“Il contratto per la Casa Russa a Berlino sarà rescisso”, lo ha dichiarato il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul durante la conferenza stampa congiunta con il ministro dell’Interno Dobrindt che si è tenuta il 1° settembre 2026. La decisione rientra nelle misure adottate dal governo federale in risposta al tentato attacco all’aeroporto di Lipsia. Il governo tedesco ha definito la Russia responsabile dell’“attacco ibrido a Lipsia”. Secondo una nota diffusa dal governo, “con il tentato attacco a Lipsia, la leadership russa ha deliberatamente scelto di danneggiare ulteriormente le nostre già tese relazioni bilaterali”.
La Germania, prosegue la nota, intende mantenere la propria linea in materia di sicurezza e adottare nuove misure contro la Russia. Oltre alla rescissione dell’accordo relativo alla Casa Russa della Scienza e della Cultura di Berlino, il governo federale tedesco ha annunciato ulteriori provvedimenti, adottati in consultazione con il Cancelliere federale. Tra le misure previste figura la chiusura del Consolato Generale russo a Bonn, fissata per il 18 settembre. Berlino ha inoltre annunciato un inasprimento dei controlli all’ingresso per i cittadini russi e la predisposizione di nuove liste di persone provenienti dalla Russia e residenti nell’Unione europea, in relazione agli attacchi ibridi. Il provvedimento sulla Casa Russa si inserisce quindi in una più ampia strategia di risposta alle attività che il governo tedesco considera una minaccia alla sicurezza nazionale.
La Russisches Haus, ovvero la Casa Russa della Scienza e della Cultura, si trova al numero 176-179 di Friedrichstraße, nel cuore di Berlino. L’edificio è da tempo al centro di un acceso dibattito politico, tornato recentemente alla ribalta dopo le accuse formulate dalle autorità francesi, secondo cui la struttura sarebbe collegata ad attività dei servizi segreti russi. Le accuse hanno alimentato in Germania le richieste per una sua chiusura.
La Casa Russa è gestita da Rossotrudnichestvo, l’agenzia statale russa incaricata della cooperazione culturale, che fa capo al ministero degli Esteri di Mosca. Dal 2022 l’organizzazione è sottoposta alle sanzioni dell’Unione Europea, introdotte in seguito all’invasione russa dell’Ucraina.
L’edificio di Friedrichstraße ospita la Casa Russa dal 1984. Durante il periodo della Repubblica Democratica Tedesca e dell’Unione Sovietica, la struttura rappresentava il più grande istituto culturale sovietico presente all’estero.
L’utilizzo dell’immobile berlinese è regolato da un accordo stipulato nel 2013 tra i governi tedesco e russo, relativo alle sedi della Casa Russa a Berlino e del Goethe-Institut a Mosca. L’intesa prevede una durata di 99 anni e stabilisce, tra le altre disposizioni, che ciascuno dei due Stati sostenga l’imposta fondiaria relativa all’edificio utilizzato dall’altro Paese. A questo si aggiunge l’accordo intergovernativo sulla cooperazione culturale tra Germania e Russia, firmato nel dicembre 1992 ed entrato in vigore nel maggio 1993. Il trattato prevede una durata di cinque anni, con rinnovo automatico per periodi della stessa durata, salvo disdetta comunicata almeno sei mesi prima della scadenza. L’accordo stabilisce che i due paesi favoriscano la cooperazione culturale a tutti i livelli, garantiscano un ampio accesso alle rispettive culture e facilitino la creazione e l’attività delle istituzioni culturali dell’altra parte. Sul piano giuridico, l’accordo del 2011 che disciplina l’attività delle istituzioni culturali potrebbe infatti essere disdetto dalla Germania con effetto dal giugno 2027.
Alle misure annunciate dal governo tedesco ha fatto seguito la risposta di Mosca. Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha annunciato la chiusura in Russia dei centri culturali tedeschi del Goethe-Institut. Secondo quanto riferito dalle agenzie di stampa russe Tass e Interfax, saranno chiuse le sedi del Goethe-Institut presenti a Mosca, San Pietroburgo ed Ekaterinburg.
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