Nell’ambito delle Notti Veneziane 2026 per l’83° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, sarà presentato alle Giornate degli Autori di Venezia il film documentario Anatomia di un ritratto dedicato alla figura di Fernanda Wittgens, la direttrice della Pinacoteca di Brera che durante la seconda guerra mondiale salvò le opere d’arte dai bombardamenti.
Il film, diretto da Francesco Clerici e Mattia Colombo, prodotto da Rossofilm, coprodotto da Luce Cinecittà, Rough Cat, RSI Radiotelevisione svizzera e Lab 80 Film, e scritto dai due registi insieme a Giulia Cosentino, Eleonora Mazzoni e Laura Sudiro, sarà proiettato alla Sala Laguna con un doppio appuntamento: 4 settembre alle ore 21, seguito da un incontro con il pubblico, e 5 settembre alle ore 13.
La coproduzione Italia-Svizzera pone al centro Fernanda Wittgens, storica e critica d’arte, prima direttrice della Pinacoteca di Brera. Entrata nell’istituzione museale nel 1928, ne divenne in pochi anni direttrice. Coraggiosa e lungimirante, si trovò a operare durante uno dei periodi più drammatici della storia italiana: durante la seconda guerra mondiale mise in salvo le opere d’arte dai bombardamenti e, contemporaneamente, aiutò perseguitati politici e famiglie ebree a fuggire dalle persecuzioni del regime. Il suo impegno antifascista le costò l’arresto e la detenzione. Dopo la Liberazione, Wittgens tornò a dedicarsi alla ricostruzione di Brera, lavorando per restituire alla città la sua istituzione culturale e per sostenere una concezione del museo come luogo aperto, accessibile e destinato a tutti. Nonostante il carattere pionieristico della sua attività, dopo la morte la sua figura cadde progressivamente nell’oblio.
È proprio da questa assenza che prende forma il film, che non vuole limitarsi a ricostruire la biografia della direttrice di Brera, ma vuole cercare di far emergere la sua voce attraverso le tracce che ha lasciato.
L’attrice Sara Drago dà infatti corpo e voce alle lettere di Wittgens, mentre la storica dell’arte Giovanna Ginex contribuisce alla ricostruzione della sua figura e del suo contesto storico. I registi hanno inteso costruire così uno spazio di confronto nel quale memoria, interpretazione e presente s’incontrano, per raccontare una presenza viva in grado di interrogare il pubblico contemporaneo.
Il documentario diventa quindi anche una riflessione sul modo in cui la memoria viene costruita, trasmessa e talvolta perduta, riportando al centro una donna che ha avuto un ruolo fondamentale nella tutela del patrimonio artistico italiano e nella difesa dei valori civili durante gli anni del fascismo.
“Quando il produttore Marco Malfi ci ha parlato per la prima volta di Fernanda Wittgens”, hanno dichiarato i due registi Francesco Clerici e Mattia Colombo, “ne siamo rimasti subito affascinati. In un momento storico segnato dal riemergere dei nazionalismi e dalla persistenza del patriarcato, la sua storia ci è apparsa di straordinaria attualità, oltre a presentare una sfida affascinante: costruire un film a partire da ciò che manca, dall’assenza quasi totale di immagini che la ritraggano. Come raccontarla partendo quasi dal nulla? E, da uomini, come avvicinarci alla sua esperienza con il giusto sguardo? Per questo abbiamo coinvolto l’attrice Sara Drago e la storica dell’arte Giovanna Ginex, passando insieme una settimana in studio, cercando insieme di restituire la sua voce e di costruirne un ritratto al tempo stesso rigoroso e intimo. Seguendo le tracce di Wittgens, il progetto si è trasformato in una riflessione sul biopic stesso: la centralità dell’archivio e la ricostruzione storica si dissolvono progressivamente nel presente, lasciando spazio a un confronto vivo con le urgenze del nostro tempo”.
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