Alessio Nebbia, a Torino si riscopre un pittore della montagna del Novecento


La Galleria d’Arte Pirra di Torino riscopre Alessio Nebbia, pittore piemontese che fece della montagna il centro della sua ricerca, tra osservazione del paesaggio, memoria alpina e atmosfere sospese. In mostra 24 dipinti che raccontano l’artista.

La neve, quando copre un paesaggio, sembra sottrarre invece di aggiungere: cancella i dettagli, attenua i colori, modifica le distanze e rende più difficile distinguere ciò che appartiene all’osservazione da ciò che nasce dalla percezione. È soprattutto in questo territorio incerto, tra precisione e sospensione, che si può riconoscere la pittura di Alessio Nebbia (Castello d’Annone, 1896 – Cuneo, 1975), artista piemontese che per gran parte della sua vita guardò alla montagna come a un soggetto da conoscere nei suoi aspetti più concreti e, insieme, da trasformare in esperienza poetica. A lui la Galleria d’Arte Pirra di Torino dedica Incanti, mostra che riunisce 24 dipinti a olio e propone una rilettura della sua attività pittorica attraverso il tema del paesaggio. L’esposizione inaugura venerdì 23 ottobre alle 17 e rimarrà aperta fino al 29 novembre 2026, mentre il catalogo che accompagna la rassegna contribuisce a ricostruire la figura di un artista appartato, profondamente legato alla cultura alpina del Novecento e capace di unire alla pittura una formazione tecnica molto particolare.

Nebbia nacque a Castello d’Annone, presso Asti, il 9 febbraio 1896, e arrivò alla montagna attraverso un percorso che inizialmente non sembrava destinato alla pittura. A Torino frequentò la Scuola di Arti e Mestieri, ma non aveva i mezzi economici per dedicarsi agli studi artistici come avrebbe voluto: trovò quindi lavoro come disegnatore meccanico, continuando però a coltivare autonomamente il proprio interesse per l’arte attraverso la frequentazione di mostre e musei. Nel frattempo, cominciò a conoscere la montagna anche direttamente. Entrò nell’associazione alpinistica Giovane Montagna e partecipò alle escursioni organizzate dalle sezioni di Torino, Ivrea e Aosta. In quegli anni l’associazione riuniva giovani appassionati di alpinismo e di ambiente montano, tra i quali figuravano anche Pier Giorgio Frassati, Natale Reviglio, Renato Chabod e l’abate Joseph Henry. Per Nebbia quel rapporto con il territorio non rimase però un semplice interesse sportivo o escursionistico: contribuì a orientare progressivamente il suo percorso personale e artistico.

Nel 1925, insoddisfatto del lavoro meccanico e ormai convinto dell’importanza che la montagna aveva assunto nella sua vita, lasciò Torino e si trasferì a Courmayeur. Qui avrebbe costruito una parte essenziale della propria attività, sviluppando una conoscenza del territorio che precedette e accompagnò la sua maturazione come pittore. La sua formazione tecnica ebbe inizialmente un ruolo decisivo: prima che fosse soprattutto la pittura a occupare il centro della sua attività, Nebbia si dedicò alla fotografia e alla rappresentazione dei grandi massicci alpini attraverso carte e plastici caratterizzati da una notevole precisione. Realizzò, tra gli altri lavori, un ortorama della catena del Monte Bianco e plastici del Cervino, del Monte Rosa, del Monte Bianco e dell’intera Valle d’Aosta. Però non erano semplicemente esercizi tecnici: il suo interesse per la geografia del territorio lo portava a studiare e descrivere le caratteristiche dei paesaggi montani, come dimostrano anche alcuni articoli pubblicati sulla rivista Giovane Montagna, dedicati al Rocciamelone e alla Valtournenche. Prima ancora di dipingere la montagna, Nebbia aveva dunque sviluppato un modo analitico di guardarla: conoscerne la struttura, misurarne le forme, comprenderne la conformazione.

Alessio Nebbia, Nevicata in Valmalenco (1969; olio, 81 x 66 cm)
Alessio Nebbia, Nevicata in Valmalenco (1969; olio, 81 x 66 cm)
Alessio Nebbia, Alba sul Monte Bianco (olio, 100 x 100 cm)
Alessio Nebbia, Alba sul Monte Bianco (olio, 100 x 100 cm)

A Courmayeur questa attività assunse anche una dimensione professionale: nel 1926 Nebbia aprì la Bottega d’Arte Alpina, nella via centrale, presso la farmacia, e si trattava di un negozio era rivolto ai turisti, agli escursionisti e agli alpinisti e offriva fotografie, guide, carte geografiche, plastici e materiali utili a conoscere il territorio. La Bottega d’Arte Alpina divenne così il marchio della sua attività legata alla rappresentazione dei paesaggi alpini, inizialmente concentrata sul Monte Bianco e successivamente estesa al Cervino e al Monte Rosa. La crescita della stazione sciistica di Cervinia offrì inoltre nuove possibilità per la sua attività: dal 1938 Nebbia lavorò come fotografo con la denominazione Foto Cervino, in quello che allora era il centro della località, accanto al negozio gestito da Leo Gasperl e nei pressi della storica cappella.

È significativo che la pittura sia arrivata a occupare il posto principale nella sua attività soltanto a partire dagli anni Quaranta: a quel punto Nebbia poteva mettere al servizio della rappresentazione artistica una conoscenza del paesaggio maturata attraverso l’alpinismo, la fotografia, la cartografia e la costruzione di plastici. La sua pittura non nasceva quindi da uno sguardo occasionale sulla montagna, ma da una familiarità profonda con le sue forme.

La sua formazione pittorica si confrontò con l’opera di alcuni artisti attivi in Piemonte nella prima parte del Novecento, da Cesare Maggi a Giuseppe Bozzalla, da Mario Reviglione a Felice Vellan, e un ulteriore riferimento importante fu Giovanni Segantini. In Nebbia, tuttavia, l’osservazione del paesaggio rimase legata a una particolare esigenza di precisione, ereditata anche dalla sua precedente attività tecnica, che però non si tradusse in una semplice riproduzione naturalistica, ed è proprio nella distanza tra descrizione e interpretazione che si trova uno degli elementi più caratteristici della sua pittura: la precisione con cui Nebbia restituisce il paesaggio non sembra infatti avere come unico obiettivo quello di riprodurne fedelmente l’aspetto. La tecnica diventa, piuttosto, lo strumento attraverso cui la realtà viene progressivamente trasformata in un’immagine più rarefatta, soprattutto nei paesaggi innevati. Opere come Dopo la nevicata e Nevicata in Valmalenco mostrano questo modo di guardare alla montagna: la neve modifica la relazione tra le forme, attenua i contrasti e introduce nella scena una dimensione sospesa. Il dato naturale resta riconoscibile, ma la sua precisione non esaurisce ciò che il dipinto vuole restituire. Il paesaggio sembra spingersi oltre la semplice registrazione della realtà e assumere un carattere quasi metafisico.

Questa componente emerge anche nei dipinti dedicati all’alta montagna, come Notturno, Alba sul Monte Bianco e Cervino. Sono opere nelle quali la materia pittorica, i colori attenuati e l’equilibrio della composizione concorrono a costruire un’atmosfera contemplativa. La montagna, dunque, non è soltanto il soggetto rappresentato: diventa il luogo attraverso cui Nebbia può misurarsi con una dimensione più intima del paesaggio. Il titolo Incanti si riferisce proprio a questa capacità della pittura di spostare la percezione del paesaggio dalla semplice osservazione verso una dimensione evocativa. La tecnica rimane evidente, così come la conoscenza precisa del territorio, ma il risultato non coincide con una veduta documentaria. Nel passaggio dalla realtà all’immagine, il paesaggio acquista una qualità diversa, nella quale la descrizione e la poesia rimangono inseparabili.

Alessio Nebbia, Autunno in Val Ferret (1974; olio, 70 x 70 cm)
Alessio Nebbia, Autunno in Val Ferret (1974; olio, 70 x 70 cm)
Alessio Nebbia, Notturno (olio, 45 x 35 cm)
Alessio Nebbia, Notturno (olio, 45 x 35 cm)
Alessio Nebbia, Dopo la nevicata (olio, 81 x 66 cm)
Alessio Nebbia, Dopo la nevicata (olio, 81 x 66 cm)

La montagna fu senza dubbio il soggetto privilegiato di Nebbia, ma non l’unico. Nel corso della sua attività l’artista si confrontò anche con paesaggi d’acqua, dalle Cinque Terre a Ischia e Ponza, fino al lago di Ginevra, e con le colline piemontesi. La varietà dei luoghi non modifica però la gerarchia dei suoi interessi: la montagna, osservata nei suoi diversi aspetti, dai villaggi alle alte vette e dai paesaggi invernali alle vedute dei grandi massicci, rimase il centro della sua ricerca. Anche il tema dell’acqua offre tuttavia un elemento utile per comprendere l’ampiezza della sua idea di paesaggio: Nebbia non fu infatti interessato esclusivamente alla monumentalità delle cime alpine. Marine e vedute lacustri mostrano la sua attenzione anche verso ambienti nei quali il rapporto tra spazio, atmosfera e luce assume caratteristiche differenti. La predilezione per la montagna resta però quella che più profondamente definisce la sua identità artistica.

Nel dopoguerra Courmayeur divenne inoltre un luogo d’incontro con altri pittori. Nebbia dipinse spesso insieme ad artisti di diversa provenienza ed esperienza, tra i quali lo svizzero Jean Hurzeler e Ange Abrate, di origine francese e successivamente naturalizzato francese. Per un periodo si unì a loro anche il domenicano Angelico Pistarino, pittore torinese. Il confronto con questi artisti si inseriva in un ambiente nel quale la montagna rappresentava non soltanto il soggetto della pittura, ma anche il contesto concreto nel quale gli artisti lavoravano.

La prima mostra di Nebbia si tenne a Courmayeur nel 194, dopodiché, a partire da quella esposizione, le sue opere iniziarono a richiamare l’attenzione di critici e galleristi e la sua attività espositiva proseguì negli anni successivi. Le personali divennero particolarmente frequenti dagli anni Sessanta. Tra gli appuntamenti ricordati nella sua storia espositiva figurano anche quelli ad Aosta del 1952, 1962, 1979 e 1982. La vicenda di Nebbia è quindi quella di un artista che arrivò alla pittura dopo avere costruito una conoscenza del paesaggio attraverso strumenti diversi. E la sua precisione pittorica può essere letta anche alla luce di questa formazione: il paesaggio è osservato con l’attenzione di chi ne conosce la struttura, ma restituito con la sensibilità di chi vi riconosce qualcosa che va oltre la forma visibile. È questa combinazione a distinguere i dipinti nei quali la montagna appare innevata o avvolta nella luce dell’alba e del crepuscolo: lontano dall’effetto spettacolare della veduta alpina, Nebbia tende a ridurre il rumore visivo e a costruire immagini nelle quali il silenzio sembra diventare parte della composizione. I colori ovattati e la materia morbida contribuiscono a questa impressione, così come l’equilibrio con cui vengono organizzati gli elementi del paesaggio.

La mostra della Galleria d’Arte Pirra concentra il racconto soprattutto su questa dimensione della sua opera, attraverso 24 dipinti a olio. Il percorso permette di ritrovare i principali soggetti della sua ricerca e, soprattutto, di osservare il modo in cui la precisione descrittiva convive con una progressiva trasformazione poetica della realtà. Nebbia trascorse gli ultimi anni a Cuneo, dove morì il 18 ottobre 1975. A cinquantuno anni dalla sua scomparsa, Incanti torna quindi a rivolgere l’attenzione su un pittore profondamente legato al paesaggio alpino e alla cultura della montagna del Novecento, proponendo una selezione di opere nella quale la dimensione tecnica e quella poetica rimangono strettamente intrecciate.

Informazioni sulla mostra

Titolo mostraAlessio Nebbia. Incanti
CittàTorino
SedeGalleria Pirra
DateDal 23/10/2026 al 29/11/2026
ArtistiAlessio Nebbia
TemiNovecento, Torino, Arte Moderna



Se ti è piaciuto questo articolo abbonati a Finestre sull'Arte.
al prezzo di 12,00 euro all'anno avrai accesso illimitato agli articoli pubblicati sul sito di Finestre sull'Arte e ci aiuterai a crescere e a mantenere la nostra informazione libera e indipendente.
ABBONATI A
FINESTRE SULL'ARTE

Commenti

Commenta l'articolo che hai appena letto






Per inviare il commento devi accedere o registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo l’accesso.

MAGAZINE
primo numero
NUMERO 1

SFOGLIA ONLINE

MAR-APR-MAG 2019
secondo numero
NUMERO 2

SFOGLIA ONLINE

GIU-LUG-AGO 2019
terzo numero
NUMERO 3

SFOGLIA ONLINE

SET-OTT-NOV 2019
quarto numero
NUMERO 4

SFOGLIA ONLINE

DIC-GEN-FEB 2019/2020
Finestre sull'Arte