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Catarsini torna a Roma dopo 41 anni, con la grande tela del grano e una mostra accessibile

di Redazione 19/10/2026

Categorie: Mostre / Argomenti: Novecento - Arte Moderna


Dalla tela di oltre due metri per tre dipinta per il Premio Cremona ai macchinari del Simbolismo meccanico: alla Camera dei Deputati, nel Complesso di Vicolo Valdina, 26 opere ripercorrono la parabola di Alfredo Catarsini, con apparati pensati anche per i visitatori non vedenti.

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S’intitola Il grano della bonifica lucchese la grande tela con cui Alfredo Catarsini (Viareggio, 1899 – 1993) partecipò, nel 1940, al Premio Cremona, la manifestazione nazionale in cui l’anno precedente aveva ottenuto il secondo posto. Più di ottant’anni dopo, il dipinto ha una vita espositiva tutt’altro che sedentaria: nel 2022 è stato mostrato alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Viareggio, nel settembre 2023 è stato al centro di una visita guidata a Palazzo Ducale a Lucca, nel 2024 ha raggiunto il MART di Rovereto per la mostra Arte e Fascismo. Ora occupa la Sala della Sacrestia del Complesso di Vicolo Valdina, a Roma, dove dal 20 al 30 ottobre la Camera dei Deputati ospita la mostra Il Novecento di Catarsini. Dalla macchia alla macchina.

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Per Catarsini, Roma è una città con cui i conti sono aperti da tempo. Nel testo che firma per il pieghevole della mostra, il curatore Rodolfo Bona ricorda che l’artista viareggino vi ha esposto dal 1943 al 1985, con quattordici mostre tra personali e collettive e con la partecipazione a cinque Quadriennali, dalla metà degli anni Quaranta alla fine dei Cinquanta. Proprio alla quarta edizione, nel 1943, al Palazzo delle Esposizioni, un suo Paese toscano fu acquistato dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Nello stesso anno, scrive Bona, l’allora ministro dell’Educazione nazionale Giuseppe Bottai inaugurò una sua personale al Dopolavoro dei bancari, in via Colonna Antonina. L’ultima esposizione romana risale a quarantuno anni fa: è questa la distanza che separa le sale di Vicolo Valdina dalla precedente occasione in cui le opere di Catarsini sono state viste nella capitale.

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La mostra è l’ultima tappa di un percorso itinerante promosso e realizzato dalla Fondazione Alfredo Catarsini 1899 ETS e curato da Bona, storico dell’arte. Il debutto è avvenuto al Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera, dove l’allestimento è rimasto aperto da marzo a settembre 2024. Dal giugno 2025 il progetto ha ripreso il suo cammino in Toscana, toccando musei e palazzi storici: il Palazzo Strozzi Sacrati di Firenze, sede della Giunta regionale toscana, il Museo di Villa Paolina a Viareggio, che all’ultimo piano ospita l’Atelier in cui Catarsini lavorava, il Fortilizio della Cittadella di Pisa, il Mo.C.A di Montecatini Terme, il Palazzo Guinigi di Lucca e le Scuderie del Palazzo Mediceo di Seravezza. In ogni sede la selezione di dipinti e disegni è cambiata di numero a seconda degli spazi, senza perdere il carattere di antologica. A Roma l’allestimento comprende ventisei opere, distribuite tra la Sala del Cenacolo e la Sala della Sacrestia, che si affacciano sul chiostro.

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Alfredo Catarsini, Barche nel porto di Viareggio (1939; olio su tavola, 56 x 70 cm)
Alfredo Catarsini, Barche nel porto di Viareggio (1939; olio su tavola, 56 x 70 cm)
Alfredo Catarsini, Il grano della bonifica lucchese (1940; olio su tela, 233 x 300 cm)
Alfredo Catarsini, Il grano della bonifica lucchese (1940; olio su tela, 233 x 300 cm)

Chi era dunque Catarsini? Nato a Viareggio il 17 gennaio 1899, comincia a disegnare da bambino e nel 1919 si diploma al Regio Istituto di Belle Arti di Lucca. Frequenta Lorenzo Viani, che lo considera una promessa dell’arte locale, e Filippo Tommaso Marinetti, che lo invita a esporre alle mostre del gruppo futurista. Le sue prime esposizioni risalgono ai secondi anni Venti, e la sua pittura degli esordi parte da un robusto realismo toscano e da paesaggi di derivazione macchiaiola e postimpressionista, per evolversi verso composizioni più volumetriche e plastiche, con un’impronta che resta tendenzialmente espressionista, assorbendo nel frattempo suggestioni futuriste, metafisiche e legate al successivo “ritorno all’ordine”. Catarsini è comunque un pittore che ha attraversato tutto il Novecento e che, pur immerso nella vivacità artistica di un’epoca che ha spesso trovato in Versilia il suo ritrovo estivo, ha mantenuto una propria identità di pittore figurativo.

Il titolo della mostra, Dalla macchia alla macchina, riassume la traiettoria. Con “macchia” si indicano le radici post macchiaiole del primo Catarsini. Con “macchina” si indica invece l’esito più originale della sua ricerca, il simbolismo meccanico, che l’artista elabora nei primi anni Cinquanta, dopo il clima favorito dal Fronte Nuovo delle Arti, e sviluppa fino agli anni Ottanta. In questo linguaggio, spiega la biografia dell’artista, immagini meccaniche si mescolano a inquiete presenze umane con risultati di grande ambiguità visiva. Il comunicato lo descrive come una denuncia, affidata a figure umane attonite e a ingranaggi complessi, di un progresso tecnologico che sta travolgendo l’essere umano, ormai incapace di dominare le macchine che lui stesso ha creato. Il Simbolismo meccanico ebbe molto successo a Parigi: nel 1971 Catarsini ottenne la Medaglia d’oro al Salon Babylone per queste opere, e nel 1982 una selezione fu esposta al Palazzo dei Diamanti di Ferrara, in una mostra interamente dedicata a questo periodo.

A Roma sono presenti due tele che portano questo titolo: Simbolismo meccanico del 1965, olio su cartone, e un altro Simbolismo meccanico del 1970, olio su tela. La prima è anche l’immagine scelta per la copertina del catalogo, ed è frutto del suo pensiero sul rapporto tra uomo e macchina. Alla stessa stagione di ricerche si affianca una Natura morta fantastica, china acquerellata su carta databile al 1960-70 circa, tra i lavori su carta presenti in mostra.

Alfredo Catarsini, Natura morta (1943; olio su cartone telato, 45 x 55,5 cm)
Alfredo Catarsini, Natura morta (1943; olio su cartone telato, 45 x 55,5 cm)
Alfredo Catarsini, Bambina all'atelier (1945-1949 circa; olio su compensato, 75 x 60 cm)
Alfredo Catarsini, Bambina all’atelier (1945-1949 circa; olio su compensato, 75 x 60 cm)

Accanto a questo filone corre quello che la biografia chiama il “Riflessismo”, una breve stagione pittorica iniziata negli anni della guerra, con opere sperimentali in cui oggetti e paesaggi ordinari assumono valenze ambigue attraverso la frammentazione e la sovrapposizione dei piani e delle prospettive. È anche il periodo dell’affresco che l’artista realizza nel 1944 nell’abside della chiesa di San Martino in Freddana, vicino a Lucca, dove era sfollato: un’iconografia in cui l’evento sacro è immerso in un paesaggio offeso dalle barbarie della guerra. Quell’opera, L’Immacolata fra i Santi Martino e Paolino, ha un ruolo particolare nella mostra romana, come si vedrà più avanti.

Il nucleo più numeroso e riconoscibile delle opere esposte appartiene però alla pittura di figura e di paesaggio. Ci sono due capisaldi della produzione più tipica di Catarsini, Barche nel porto di Viareggio (1939) e Il molo di Viareggio (1942), e a queste si aggiungono Cantiere (1936), Capanni sul mare (1936), Vecchio cantiere (1952), Il patino rosso, databile tra il 1950 e il 1960 circa, Gasometri (1955-60 circa) e “Mare agitato” (1969). Il mare e i luoghi di lavoro attraversano dunque tutto l’arco cronologico selezionato, dagli anni Trenta ai Sessanta. Nella biografia dell’artista, del resto, gli anni Ottanta riportano l’attenzione sull’ambiente in cui vive, l’amata darsena, le marine, le bagnanti, temi che fanno riemergere l’antica radice espressionista.

Ci sono poi le figure e i soggetti più intimi: Ritratto di mia figlia (1941), Bimba all’atelier (1945-49 circa), un Nudo rosso in poltrona (1945), una Composizione con nudo (1951), le nature morte del 1943 e del 1946, tra cui quella con bottiglia di seltz, e le Case bombardate del 1945 circa. Un tema ricorre con particolare insistenza ed è l’autoritratto: ce ne è rimasta una cospicua serie, dal monotipo su carta del 1930 al Doppio autoritratto del 1934, dall’Autoritratto a cinquant’anni del 1949 all’Autoritratto di pietra del 1973. Più di quarant’anni di vita si leggono così nel volto dell’artista, in tecniche diverse, dalla grafica alla pittura a olio.

Bona sottolinea che il pittore viareggino è stato “un esempio di originalità all’interno del panorama artistico del Novecento, caratterizzandosi per qualità figurativa, densità espressiva e modernità del pensiero”, anche nella sua vasta attività letteraria. Il curatore ricorda che la selezione di dipinti e disegni copre sei decenni di intensa attività, tra il 1930 e il 1990, in un periodo denso di avvenimenti storici e di grandi trasformazioni.

Catarsini, ad ogni modo, non è stato soltanto pittore. Nel 1951 ha infatti iniziato a insegnare all’Istituto d’Arte Stagio Stagi di Pietrasanta e ha intrapreso una parallela attività di scrittore, giornalista e critico. Nel 1969 ha pubblicato Giorni neri, romanzo ambientato durante la lotta partigiana in Lucchesia, che La Nave di Teseo ha rieditato nel 2021 con una presentazione di Giordano Bruno Guerri. Per lo stesso editore, nel 2026, è uscito Dall’incudine al martello, con prefazione di Vittorio Sgarbi. È stato poi un artista molto prolifico e anche molto inserito: il curriculum di Alfredo Catarsini conta quasi trecento mostre personali e collettive in Italia e undici all’estero. Tra queste, tre Biennali di Venezia (1942, 1948, 1950), cinque Quadriennali di Roma (1943, 1948, 1951, 1955, 1959) e le tre edizioni del Premio Cremona (1939, 1940, 1941), nella prima delle quali ottenne appunto il secondo premio. Da ricordare anche il Premio Bergamo del 1939 e, nel 1981, l’antologica di Palazzo Strozzi a Firenze.

Alfredo Catarsini, Il patino rosso (1950-1960 circa; olio su tela, 50 x 60 cm)
Alfredo Catarsini, Il patino rosso (1950-1960 circa; olio su tela, 50 x 60 cm)
Alfredo Catarsini, Simbolismo meccanico (1965; olio su cartone, 38 x 51 cm)
Alfredo Catarsini, Simbolismo meccanico (1965; olio su cartone, 38 x 51 cm)

L’altro elemento che caratterizza questa mostra non riguarda le opere ma il modo di avvicinarle, come peraltro accade sempre nelle mostre recenti di Catarsini, che sono state rese interamente accessibili a un pubblico con disabilità visiva. Lo stesso accade a Roma dove ogni opera è dotata di un cartellino con QR code che, attraverso lo smartphone, rimanda a descrizioni adattate del dipinto o del disegno, in italiano e in inglese. Nelle sale di Vicolo Valdina è allestito anche un Laboratorio Esperienziale, in cui nei giorni di apertura si svolgono esercitazioni tattili con visitatori non vedenti o ipovedenti. Come supporto tiflodidattico è stato scelto l’altorilievo che riproduce l’affresco del 1944 di San Martino in Freddana, L’Immacolata fra i Santi Martino e Paolino, realizzato per la Fondazione dagli esperti del Museo Statale Tattile “Omero” di Ancona. È un modo per portare a Roma, in forma toccabile, un’opera che non può spostarsi: un affresco dipinto nel catino absidale di un’antica chiesa della Lucchesia.

L’attenzione all’inclusione è, secondo gli organizzatori della mostra, un punto originale dell’attività della Fondazione, che la sviluppa con il progetto pluriennale “L’Arte accessibile per tutti”. Dal 2022 ne fa parte il Cammino “I luoghi di Catarsini”, ideato e realizzato con il Touring Club e presentato come l’unico Cammino in Italia interamente accessibile a persone con disabilità visiva: è diviso in dodici tappe, percorribili in tre itinerari di diversa lunghezza, e unisce Lucca a tutti i Comuni della Versilia che ospitano nei loro luoghi storici alcune opere del maestro, con i Totem dotati di descrizioni audioregistrate e i Laboratori Esperienziali per non vedenti.

Anche il catalogo, stampato a cura della Regione Toscana, e che si configura anche come una monografia di Catarsini (con il catalogo delle opere, la bibliografia aggiornata e il resoconto dell’attività finora svolta dalla Fondazione, nata nel 2020 per volontà di Elena Martinelli e del marito Gianvittorio Serralunga, in memoria di Mity Catarsini, figlia dell’artista e madre di Elena), rientra in questa impostazione: è infatti interamente accessibile. Alla mostra, oltre al catalogo, si affiancano un pieghevole con tutte le informazioni, materiale documentario e pannelli esplicativi con note sul percorso artistico del pittore. L’iniziativa è promossa dalla Camera dei Deputati e dalla Fondazione Alfredo Catarsini 1899, con il contributo e il patrocinio della Regione Toscana. Tra i partner figurano il Museo Tattile Statale Omero, il Touring Club Italiano e, come media partner, Superando.

L’inaugurazione è fissata per il 20 ottobre. La conduce la giornalista Paola Severini Melograni, con interventi di Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati, di Cristina Manetti, assessora alla Cultura della Regione Toscana, di Elena Martinelli, presidente della Fondazione, e di Luisa Berretti, direttrice del Museo nazionale d’Arte Medievale e Moderna di Arezzo (MIC) e membro del Comitato scientifico della Fondazione. L’invito segnala l’obbligo di giacca per i signori. La mostra resta aperta dal 20 al 30 ottobre 2026, con ingresso libero e orario 11-19:30, al Complesso di Vicolo Valdina della Camera dei Deputati, nella Sala del Cenacolo e nella Sala della Sacrestia, in Piazza in Campo Marzio 42, a Roma.

Informazioni sulla mostra

Titolo mostraIl Novecento di Catarsini. Dalla macchia alla macchina
CittàRoma
SedeCamera dei Deputati
DateDal 20/10/2026 al 30/10/2026
ArtistiAlfredo Catarsini
CuratoriRodolfo Bona
TemiNovecento, Arte Moderna

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