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La Pinacoteca Nazionale di Bologna riporta alla luce i nudi del Seicento dai depositi del museo

di Redazione 13/10/2026

Categorie: Musei / Argomenti: Bologna - Pinacoteca Nazionale di Bologna


Dal 13 ottobre un nuovo nucleo espositivo nel corridoio del Barocco mette a confronto opere di Michele Desubleo, Flaminio Torri, Simone Cantarini, Giovanni Lanfranco e Giovan Battista Gaulli. L’iniziativa accompagna il ritorno visibile di dipinti conservati a lungo nei depositi e valorizza la tradizione bolognese della pittura di nudo.

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La Pinacoteca nazionale di Bologna presenta da martedì 13 ottobre un nuovo nucleo espositivo dedicato alla pittura di nudo nel Seicento bolognese. L’allestimento, collocato nel corridoio del Barocco, riunisce opere di Michele Desubleo, Flaminio Torri, Simone Cantarini, Giovanni Lanfranco e Giovan Battista Gaulli, detto il Baciccio, offrendo un confronto sulle diverse interpretazioni del corpo umano elaborate dagli artisti nel corso del XVII secolo.

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L’iniziativa nasce dal prestito del dipinto Susanna e i vecchioni di Artemisia Gentileschi, destinato alla mostra Artemisia Gentileschi a Firenze, in programma al Museo degli Innocenti dal 21 ottobre 2026 al 4 aprile 2027. In sostituzione della tela, la Pinacoteca espone due opere provenienti dai propri depositi: il San Giovanni Battista di Michele Desubleo e il San Giovanni Battista eseguito da Flaminio Torri e Simone Cantarini. I dipinti sono collocati in dialogo con le opere già presenti sulla parete di fronte, ovvero il San Girolamo di Simone Cantarini, il Sansone di Giovanni Lanfranco e l’Abele di Giovan Battista Gaulli.

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Le due tele recuperate dai depositi tornano così accessibili al pubblico dopo un lungo periodo di conservazione negli spazi non espositivi del museo. L’operazione si inserisce nel lavoro del direttore Luigi Gallo volto a rendere visibili le opere custodite nei depositi e a valorizzare la collezione della Pinacoteca nazionale. Particolare rilievo assume il San Giovanni Battista di Desubleo, unica opera dell’artista presente nel percorso espositivo permanente del museo. Il dipinto viene presentato dopo un importante intervento di restauro eseguito dal Laboratorio Ottorino Nonfarmale, reso possibile anche grazie al contributo dell’azienda farmaceutica Alfasigma S.p.A.

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“Questo nucleo espositivo invita a scoprire il ruolo del nudo nella pittura bolognese del Seicento, dove il corpo diventa espressione di una bellezza insieme seducente ed eroica”, dichiara Gallo. “I due San Giovanni Battista di Desubleo e di Cantarini e Torri, da molti anni conservati nei depositi, tornano a dialogare con gli altri capolavori del percorso, mostrando come l’ideale di Guido Reni si rinnovi attraverso una più intensa ricerca del vero. Il restauro sostenuto da Alfasigma, cui va il nostro ringraziamento, restituisce piena leggibilità alla straordinaria qualità del dipinto di Desubleo. Prosegue così il lavoro di valorizzazione dei depositi, che arricchisce la visita e offre al pubblico nuove occasioni di conoscenza delle nostre collezioni”.

Il nuovo nucleo espositivo dedicato alla pittura di nudo nel Seicento bolognese.
Veduta del nuovo nucleo espositivo dedicato alla pittura di nudo nel Seicento bolognese.

Al restauro e alla storia dell’opera sarà dedicato anche un incontro di approfondimento, intitolato Dentro il dipinto. Il San Giovanni di Michele Desubleo tra storia e restauro, in programma il 10 novembre alle ore 17. Interverranno Luigi Gallo, Angelo Mazza, storico dell’arte, già ispettore onorario del Ministero della Cultura per la tutela e la vigilanza dei beni storici e artistici nel territorio dell’Emilia-Romagna e tra i curatori del catalogo generale della Pinacoteca nazionale di Bologna, Giovanni Giannelli, direttore tecnico del Laboratorio di restauro Ottorino Nonfarmale, e Gisella Pollastro, funzionaria restauratrice dei Musei Nazionali di Bologna.

Il nuovo allestimento, intitolato Il nudo nella Bologna del Seicento, permette di approfondire la fortuna di un genere che ebbe nella città emiliana un importante centro di elaborazione. Tra i riferimenti fondamentali figura Guido Reni, il cui Sansone vittorioso, esposto nella sala a lui dedicata, rappresenta una delle espressioni più rilevanti del suo ideale di bellezza. Il corpo monumentale dell’eroe, costruito secondo proporzioni ispirate alla statuaria classica e caratterizzato da una posa sensuale ma armoniosa, occupa il primo piano della composizione.

Le soluzioni anatomiche elaborate da Reni influenzarono più generazioni di artisti, che ne ripresero e rielaborarono i modelli, contribuendo alla continuità della pittura di nudo nel corso del Seicento. Il confronto tra le opere riunite nel corridoio del Barocco consente di osservare come quel linguaggio sia stato progressivamente reinterpretato, anche attraverso una maggiore attenzione alla resa naturalistica dei corpi.

Nel San Giovanni Battista di Desubleo, la posa languida del giovane richiama la lezione reniana, mentre il chiaroscuro accentua il naturalismo dell’incarnato e della pelliccia che gli avvolge i fianchi. Il dipinto eseguito da Cantarini e Torri sviluppa invece il modello in una direzione più terrena e umana. La serrata alternanza di luce e ombra contribuisce alla costruzione della figura e la distingue dalla solenne idealizzazione degli eroi di Reni. Il San Gerolamo di Simone Cantarini, realizzato durante il soggiorno bolognese dell’artista, documenta un equilibrio maturo tra la ricerca personale del vero e l’adesione ai principi appresi nella bottega di Guido Reni.

Completa il confronto il Sansone di Giovanni Lanfranco, artista che in gioventù collaborò con Reni a Roma nella realizzazione di importanti cicli di affreschi. L’opera viene accostata all’Abele del Baciccio, dipinto più tardo con cui condivide il taglio diagonale della figura e l’interesse per l’indagine anatomica. In entrambi i casi, la crudezza dei soggetti viene ricondotta a una composizione in cui l’equilibrio formale e la ricerca estetica si confrontano con l’eredità della poetica reniana.

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