Ferrara ritrova Palazzo Barbantini-Koch: apre una collezione da 135 opere


Dal Rinascimento al Novecento, a Ferrara riapre Palazzo Barbantini-Koch: 135 opere raccontano non solo la storia degli artisti, ma anche quella del collezionismo, delle istituzioni e dei patrimoni dispersi e ritrovati. Il nuovo polo de La Galleria BPER apre anche l’Archivio storico della Cassa di Risparmio.

Per capire che cosa sia stata Ferrara, e soprattutto come la città abbia conservato nel tempo la propria memoria artistica, non basta guardare soltanto ai dipinti: occorre seguire anche le vicende di chi li ha raccolti, degli istituti che li hanno acquistati o ricevuti in dono, delle opere che hanno cambiato sede, di quelle che sono state disperse e di quelle che oggi tornano a essere visibili al pubblico. È questa la prospettiva con cui Palazzo Barbantini-Koch, storico edificio della Cassa di Risparmio di Ferrara, riapre alla città dall’8 ottobre 2026 come nuova sede de La Galleria BPER. Al piano nobile del palazzo, 135 opere tra dipinti, sculture, disegni e stampe sono riunite in 18 sale per un percorso di circa 760 metri quadrati. La mostra permanente, intitolata Uno scrigno di storia. Arte a Ferrara tra passato e presente, curata da Lucia Peruzzi e Luciano Rivi, attraversa più di cinque secoli, dal Rinascimento al Novecento, mettendo insieme i nuclei storici dell’ex Cassa di Risparmio di Ferrara con opere provenienti da altre raccolte della Corporate Collection BPER.

Ma il punto non è soltanto la quantità o la cronologia delle opere: la particolarità del nuovo percorso è che la collezione viene utilizzata per raccontare contemporaneamente la storia dell’arte e quella del territorio che l’ha prodotta, conservata e in parte perduta. Accanto ai quadri entrano così nella narrazione gli archivi, la storia dell’istituzione bancaria, le donazioni, gli acquisti, i recuperi e le vicende dei nuclei collezionistici che nel tempo hanno formato la raccolta. Tra le opere più significative c’è l’Allegoria del Buon governo di Gaspare Venturini, che torna alla fruizione pubblica dopo essere stata originariamente parte dell’apparato decorativo del Camerino dei Libri commissionato dal duca Cesare d’Este per Palazzo dei Diamanti. La sua presenza permette di cogliere uno degli aspetti centrali del progetto, ovvero che le opere non sono considerate soltanto per il loro valore autonomo, ma anche come frammenti di una storia cittadina più ampia, fatta di committenze, trasferimenti, dispersioni e ritorni. Lo stesso vale per la Veduta cittadina di Girolamo Marchesi detto Girolamo da Cotignola, databile intorno al 1520. La piccola tavola, 46 per 37 centimetri, faceva parte di un complesso oggi disperso e costruisce una veduta prospettica animata da mura e architetture della vita quotidiana. Il suo ritorno a Ferrara la riavvicina idealmente alle opere provenienti dalla collezione Sacrati Strozzi, ricomponendo almeno in parte la memoria di un insieme che non esiste più nella sua forma originaria.

Ferrara, Palazzo Barbantini-Koch. Foto: Paolo Pugnaghi / La Galleria BPER
Ferrara, Palazzo Barbantini-Koch. Foto: Paolo Pugnaghi / La Galleria BPER
Ferrara, Palazzo Barbantini-Koch. Foto: Paolo Pugnaghi / La Galleria BPER
Ferrara, Palazzo Barbantini-Koch. Foto: Paolo Pugnaghi / La Galleria BPER
Ferrara, Palazzo Barbantini-Koch. Foto: Paolo Pugnaghi / La Galleria BPER
Ferrara, Palazzo Barbantini-Koch. Foto: Paolo Pugnaghi / La Galleria BPER
Ferrara, Palazzo Barbantini-Koch. Foto: Paolo Pugnaghi / La Galleria BPER
Ferrara, Palazzo Barbantini-Koch. Foto: Paolo Pugnaghi / La Galleria BPER

Il percorso antico, curato da Lucia Peruzzi, parte dal Quattrocento e arriva al Settecento. Artisti come Michele Coltellini, Domenico Panetti e Giovanni Battista Benvenuti detto l’Ortolano documentano il passaggio dalla tradizione ferrarese quattrocentesca verso una pittura più morbida e misurata, aperta alle suggestioni provenienti dalla cultura veneta, da Perugino e da Raffaello. Più avanti, altri nomi importanti dell’arte ferrarese, quali Girolamo da Carpi, Girolamo Marchesi da Cotignola, Gaspare Venturini e Carlo Bononi, restituiscono la varietà della cultura figurativa ferrarese tra Cinquecento e Seicento. È una storia che tuttavia non rimane confinata entro i limiti della città: un esempio è il Ritratto di Gabriele Tadino di Tiziano e bottega, datato 1538, nel quale il comandante bresciano Gabriele Tadino è raffigurato con la croce dei Cavalieri Gerosolimitani e con uno schieramento di cannoni che allude al suo ruolo militare. L’occhio perduto durante la difesa di Rodi diventa un elemento visibile della sua biografia. Il dipinto introduce così nella raccolta ferrarese una dimensione più ampia, legata a una cultura artistica che supera i confini locali.

Accanto alla pittura di carattere più ufficiale compaiono nature morte, dipinti caravaggeschi e paesaggi, fino alle tele di Giuseppe Zola, che chiudono la sezione antica mantenendo un rapporto diretto con la storia del Monte di Pietà. Tra queste figura il Riposo nella fuga in Egitto, tela del XVIII secolo di 162 per 198 centimetri, nella quale la Sacra Famiglia è inserita in un paesaggio dove la narrazione religiosa convive con episodi di vita quotidiana. L’opera appartiene al nucleo storicamente documentato negli uffici del Monte di Pietà. Un altro episodio significativo riguarda la Santa Cecilia di Girolamo Sellari detto Girolamo da Carpi, realizzata negli anni Trenta del XVI secolo: qui la figura riprende un’iconografia resa celebre da Raffaello, ma la interpreta attraverso l’eleganza di Parmigianino e le suggestioni di Giulio Romano. E anche in questo caso la storia della pittura ferrarese appare come una storia di scambi e di relazioni, una storia in cui le influenze esterne vengono assorbite e trasformate.

Il passaggio all’Ottocento e al Novecento, curato da Luciano Rivi, cambia prospettiva ma conserva il rapporto con la città. Gaetano Previati e Giuseppe Mentessi aprono il percorso moderno con opere in cui si intrecciano istanze simboliste, attenzione ai temi sociali e partecipazione degli artisti ferraresi al dibattito nazionale. La città del Novecento emerge poi attraverso sculture e dipinti di Arrigo Minerbi, Annibale Zucchini, Giuseppe Virgili, Ulderico Fabbri, Filippo de Pisis, Achille Funi, Giorgio Sallustio Rossi e Galileo Cattabriga. È una sezione che mostra come la cultura artistica ferrarese non sia stata un fenomeno isolato, ma abbia avuto rapporti con i circuiti nazionali e internazionali. Un ruolo nella formazione della raccolta è attribuito anche al Premio Niccolini e alle donazioni, attraverso le quali sono entrati nella collezione alcuni dei suoi nuclei più consistenti.

Ferrara, Palazzo Barbantini-Koch. Foto: Paolo Pugnaghi / La Galleria BPER
Ferrara, Palazzo Barbantini-Koch. Foto: Paolo Pugnaghi / La Galleria BPER
Ferrara, Palazzo Barbantini-Koch. Foto: Paolo Pugnaghi / La Galleria BPER
Ferrara, Palazzo Barbantini-Koch. Foto: Paolo Pugnaghi / La Galleria BPER
Ferrara, Palazzo Barbantini-Koch. Foto: Paolo Pugnaghi / La Galleria BPER
Ferrara, Palazzo Barbantini-Koch. Foto: Paolo Pugnaghi / La Galleria BPER
Ferrara, Palazzo Barbantini-Koch. Foto: Paolo Pugnaghi / La Galleria BPER
Ferrara, Palazzo Barbantini-Koch. Foto: Paolo Pugnaghi / La Galleria BPER

La conclusione del percorso sposta ulteriormente lo sguardo oltre i confini cittadini: una sala è dedicata infatti al consistente nucleo di opere di Jules Pierre Van Biesbroeck, artista italo-belga entrato nella raccolta attraverso una donazione. Tra le opere esposte c’è Adamo ed Eva, realizzata nel 1889, quando l’artista aveva appena sedici anni: il dipinto, olio su tela incollata su faesite, misura 207,3 per 95,6 centimetri e affronta il soggetto biblico trasformandolo in una riflessione sulla colpa e sulla perdita dell’innocenza, con un precoce confronto con il Simbolismo europeo.

La raccolta, dunque, non viene presentata come un repertorio chiuso della pittura ferrarese. La sua stessa formazione racconta una vicenda più articolata: è nata dall’insieme di opere destinate agli ambienti della banca, acquisizioni sul mercato, recuperi, donazioni, premi e nuclei confluiti nel tempo, una storia in cui la conservazione del patrimonio si è intrecciata alle politiche culturali locali e al ruolo svolto dalla Cassa di Risparmio di Ferrara.

A questa storia artistica si aggiunge poi quella documentaria. L’Archivio storico della Cassa di Risparmio di Ferrara, confluito nell’Archivio Storico BPER nel 2017, conserva circa 570 metri lineari di documentazione. Verbali, registri, carteggi, fotografie, elaborati progettuali e documenti contabili permettono di seguire la storia dell’istituto a partire dal 1838, ma anche di osservare attraverso le sue carte le trasformazioni economiche, sociali, urbanistiche e culturali attraversate da Ferrara. È soprattutto nella Sala del Consiglio che questa seconda dimensione entra fisicamente nel percorso di visita. Il patrimonio archivistico viene presentato attraverso un progetto narrativo e multimediale sviluppato da Promemoria Group a partire dal concept I Palazzi Testimoni di BPER. L’edificio viene considerato come un palinsesto nel quale rimangono le tracce degli avvenimenti, delle trasformazioni e delle contraddizioni che lo hanno attraversato.

Il palazzo stesso, del resto, è parte della storia che il nuovo Polo intende raccontare. La sua vicenda appartiene alla stagione dell’architettura bancaria italiana tra Otto e Novecento, quando le nuove sedi degli istituti di credito dovevano conciliare funzionalità, decoro e rappresentanza. Nel 1903 il progetto definitivo della nuova sede della Cassa di Risparmio di Ferrara fu affidato all’ingegnere ferrarese Luigi Barbantini, e alla definizione dell’impianto distributivo partecipò una commissione tecnica composta da Giacomo Duprà, Cleto Gasparini e dall’architetto e ingegnere romano Gaetano Koch. La soluzione approvata nel 1905 prevedeva due grandi spazi centrali illuminati dall’alto e un monumentale scalone principale.

Tiziano Vecellio e bottega, Ritratto di Gabriele Tadino (1538; olio su tela, 118 x 108 cm; Collezione BPER Ferrara)
Tiziano Vecellio e bottega, Ritratto di Gabriele Tadino (1538; olio su tela, 118 x 108 cm; Collezione BPER Ferrara)
Girolamo Marchesi, detto Girolamo da Cotignola, Veduta cittadina (1520 circa; olio su tavola, 46 x 37 cm; Collezione BPER Ferrara)
Girolamo Marchesi, detto Girolamo da Cotignola, Veduta cittadina (1520 circa; olio su tavola, 46 x 37 cm; Collezione BPER Ferrara)
Girolamo Sellati, detto da Carpi, Santa Cecilia (anni Trenta del XVI secolo; olio su tavola, 44,5 x 28,5 cm; Collezione BPER Ferrara)
Girolamo Sellati, detto da Carpi, Santa Cecilia (anni Trenta del XVI secolo; olio su tavola, 44,5 x 28,5 cm; Collezione BPER Ferrara)
Giuseppe Zola, Riposo nella fuga in Egitto (XVIII secolo; olio su tela, 162 x 198 cm; Collezione BPER Ferrara)
Giuseppe Zola, Riposo nella fuga in Egitto (XVIII secolo; olio su tela, 162 x 198 cm; Collezione BPER Ferrara)
Jules Pierre Van Biesbroeck, Adamo ed Eva (1889; olio su tela incollata su faesite, 207,3 x 95,6 cm; Collezione BPER Ferrara)
Jules Pierre Van Biesbroeck, Adamo ed Eva (1889; olio su tela incollata su faesite, 207,3 x 95,6 cm; Collezione BPER Ferrara)

La costruzione proseguì anche dopo la morte di Barbantini, nel 1907, e di Koch, nel 1910. I lavori furono portati avanti da Attilio Muggia e Gualtiero Pontoni, con Paolo Sironi per i dettagli decorativi, mantenendo le principali scelte del progetto originario. Al cantiere parteciparono imprese e maestranze specializzate provenienti da diverse città: dai serramenti Leins & C. di Stoccarda alle cancellate Bombelli di Milano, dai ferri battuti Maccaferri di Bologna ai marmi di Chiampo. Il palazzo fu poi completato nel 1911. In seguito, negli anni Trenta, Carlo Savonuzzi e Giuseppe Gatti Casazza intervennero sugli ambienti di rappresentanza in occasione del centenario della Cassa, ridefinendoli secondo il linguaggio dell’epoca. La nuova destinazione culturale aggiunge oggi un ulteriore livello a questa stratificazione: il progetto di riqualificazione e rifunzionalizzazione ha cercato infatti di conservare e rendere leggibile la storia dell’edificio, adattandolo allo stesso tempo alle esigenze di un centro culturale contemporaneo. La galleria permanente convive così con le sale per le mostre temporanee, gli spazi per la didattica, la sala conferenze, i laboratori di restauro e i depositi destinati alla conservazione delle opere. L’architettura non fa quindi soltanto da contenitore alla collezione: costituisce uno degli elementi attraverso cui il patrimonio viene raccontato.

A sottolineare il rapporto fra edificio, opere e memoria interviene anche il progetto di identità, wayfinding, grafica e installazioni multimediali realizzato dallo studio Migliore+Servetto. Tre installazioni riunite sotto il titolo FRAGMENTS accompagnano il visitatore nei diversi ambienti. Si comincia dall’atrio, dove FRAGMENTS #01 è una struttura verticale a forma di “L”, alta quattro metri, che incorpora uno schermo dove frammenti delle opere e segni dell’identità visiva si scompongono e ricompongono. Nel foyer delle mostre temporanee, FRAGMENTS #02 assume la forma di una grande specchiera multimediale composta da dodici monitor quadrati, alternando dettagli delle opere e riflessi dei visitatori. Infine, FRAGMENTS #03, nella Sala del Consiglio, mette invece in relazione la memoria fisica e quella digitale dell’edificio attraverso documenti, una timeline luminosa e postazioni interattive. Il sistema comprende inoltre tre postazioni digitali e una segnaletica coordinata interna ed esterna. Sulla facciata di corso della Giovecca, quattro banner bifacciali alti più di quattro metri portano all’esterno l’identità del nuovo Polo e ne rendono visibile la presenza nello spazio urbano.

L’apertura del palazzo non coincide soltanto con quella della collezione permanente. Dall’8 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027, gli spazi delle mostre temporanee ospitano VANITAS. Fiori e simboli, da Hayez a Casorati, curata da Fernando Mazzocca ed Elena Lissoni e realizzata in collaborazione con 24 ORE Cultura. La mostra riunisce più di 40 opere tra dipinti e sculture e prende come punto di partenza un soggetto apparentemente semplice: il fiore. Attraverso la sua presenza nella pittura e nella scultura italiana tra Ottocento e primo Novecento, il percorso segue trasformazioni che vanno dal Romanticismo al Naturalismo, dal Divisionismo al Simbolismo, mettendo in rapporto arti visive e poesia. La mostra temporanea introduce così un secondo modo di guardare alle raccolte e al patrimonio di Palazzo Barbantini-Koch: se cioè il percorso permanente segue la storia dell’arte e del collezionismo attraverso cinque secoli, VANITAS concentra l’attenzione su un tema e sulla sua capacità di cambiare significato attraverso epoche e linguaggi diversi.

Il progetto del Polo non si limita tuttavia alle esposizioni: tra gli obiettivi dichiarati ci sono anche didattica, ricerca e public program, con l’intenzione di utilizzare insieme collezione, archivio e mostre per costruire occasioni di studio e partecipazione. In questa direzione si colloca il Protocollo d’Intesa con Fondazione di Ferrara, che prevede attività congiunte come eventi, giornate di studio, seminari e visite, oltre ad attività di divulgazione scientifica ed editoriale, percorsi formativi e tirocini nei settori della museologia, della catalogazione, della comunicazione e della valorizzazione del patrimonio.

Ferrara, Palazzo Barbantini-Koch. Foto: Paolo Pugnaghi / La Galleria BPER
Ferrara, Palazzo Barbantini-Koch. Foto: Paolo Pugnaghi / La Galleria BPER
Ferrara, Palazzo Barbantini-Koch. Foto: Paolo Pugnaghi / La Galleria BPER
Ferrara, Palazzo Barbantini-Koch. Foto: Paolo Pugnaghi / La Galleria BPER
Ferrara, Palazzo Barbantini-Koch. Foto: Paolo Pugnaghi / La Galleria BPER
Ferrara, Palazzo Barbantini-Koch. Foto: Paolo Pugnaghi / La Galleria BPER
Ferrara, Palazzo Barbantini-Koch. Foto: Paolo Pugnaghi / La Galleria BPER
Ferrara, Palazzo Barbantini-Koch. Foto: Paolo Pugnaghi / La Galleria BPER

L’apertura di Ferrara costituisce inoltre una nuova tappa del progetto “Poli Culturali BPER. Un Sistema di Patrimonio Diffuso”, coordinato da La Galleria BPER. Il Polo ferrarese si aggiunge a quelli già attivi a Modena, a Palazzo San Carlo, e all’Aquila, a Palazzo Farinosi Branconi. La logica comune è quella di trasformare sedi storiche, collezioni e archivi del Gruppo in luoghi accessibili al pubblico, mantenendo il rapporto con i territori nei quali quei patrimoni si sono formati. “Con Ferrara diventano tre i Poli Culturali BPER aperti al pubblico”, afferma Sabrina Bianchi, responsabile patrimonio culturale La Galleria BPER. “Tre luoghi diversi per storia e identità ma uniti da una stessa visione: restituire alla fruizione pubblica un patrimonio che appartiene profondamente ai territori in cui si è formato. Palazzo Barbantini-Koch è particolarmente significativo perché qui opere, archivi e architettura raccontano insieme la storia della città. Vogliamo che questo patrimonio non sia soltanto conservato, ma continui a produrre conoscenza, occasioni di incontro e nuove relazioni con il pubblico”. Il progetto è realizzato con il patrocinio del Comune di Ferrara, con il coinvolgimento di Fondazione di Ferrara e della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio.

Un’attenzione specifica è riservata anche all’accessibilità. La consulenza è affidata all’Istituto regionale “Giuseppe Garibaldi” per i ciechi e il progetto comprende audio e videoguide sviluppate con Amuseapp. Le postazioni digitali e il sistema di orientamento sono integrati nel progetto di Migliore+Servetto, mentre l’offerta educativa prevede un’attenzione specifica agli studenti con bisogni educativi speciali e alle persone con disabilità. Nei crediti generali del progetto figura inoltre Civita Mostre e Musei per education e operations. L’ingresso è gratuito per le persone con disabilità e per un accompagnatore.

Palazzo Barbantini-Koch si trova dunque al centro di un progetto nel quale la collezione non viene separata dall’edificio che la ospita e l’archivio non viene relegato a una funzione documentaria marginale. Dipinti, sculture, documenti e architettura diventano parti di una stessa vicenda: quella di una città che ha prodotto, raccolto, perduto, conservato e nuovamente messo in circolazione il proprio patrimonio.

Ed è forse proprio nelle opere che hanno avuto una storia più movimentata, come l’Allegoria del Buon governo di Gaspare Venturini o la Veduta cittadina di Girolamo da Cotignola, che questa prospettiva trova la sua forma più concreta. Non soltanto capolavori da contemplare, ma testimonianze di come un patrimonio artistico possa attraversare istituzioni, collezioni e luoghi diversi prima di tornare a essere parte della vita pubblica di una città.




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