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Venezia, Palazzo Grassi diventa sede permanente della Collezione Pinault dal 2027

di Redazione 15/10/2026

Categorie: Musei / Argomenti: Arte contemporanea - Venezia - Arte Moderna - Pinault Collection


Dal 21 marzo 2027 Palazzo Grassi ospiterà oltre cento opere della Collezione Pinault in un percorso permanente. A Punta della Dogana, una mostra dedicata a Tadao Ando metterà in dialogo le fotografie dell’architetto giapponese con le ricerche del movimento Mono-ha.

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Palazzo Grassi a Venezia diventerà, dal 21 marzo 2027, sede di un’esposizione permanente dedicata a una selezione di oltre cento opere fondamentali della Collezione Pinault. La decisione segna una nuova fase nel progetto culturale avviato da François Pinault in città nel 2006, quando l’imprenditore e collezionista francese inaugurò il proprio programma espositivo negli spazi dello storico edificio affacciato sul Canal Grande. A partire dalla primavera del 2027, le sale di Palazzo Grassi saranno destinate a un percorso che riunirà opere di particolare rilievo nella storia della collezione, alcune delle quali sono diventate, nel corso del tempo, punti di riferimento della creazione contemporanea.

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Dalla sua apertura, Palazzo Grassi ha ospitato ventisette mostre. La scelta di passare a una presentazione permanente intende offrire una nuova modalità di incontro con il patrimonio raccolto da Pinault, proponendo ai visitatori un’esperienza che privilegia la possibilità di osservare le opere con tempi più distesi. In un contesto caratterizzato da una continua circolazione di immagini e stimoli, il progetto invita infatti a rallentare, soffermarsi sui lavori e cogliere le relazioni che si sviluppano tra linguaggi artistici, sensibilità e visioni del mondo.

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L’esposizione sarà curata da Emma Lavigne, direttrice e conservatrice generale della Collezione Pinault, insieme all’équipe curatoriale della collezione. Il percorso intende restituire un’immagine complessiva dell’identità del progetto di François Pinault, costruita in oltre mezzo secolo di scoperte, incontri e scelte personali. La raccolta, composta da più di 10.000 opere d’arte moderna e contemporanea, comprende differenti correnti artistiche e linguaggi espressivi e viene presentata regolarmente nelle tre sedi museali legate al collezionista: Palazzo Grassi e Punta della Dogana a Venezia, e la Bourse de Commerce a Parigi.

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L’iniziativa veneziana si inserisce in una storia di interventi architettonici e culturali che ha trasformato edifici storici in luoghi dedicati alla produzione artistica contemporanea. Nel 2006 Pinault avviò il progetto con Palazzo Grassi, affidandone la trasformazione a Tadao Ando, architetto giapponese tra i protagonisti dell’architettura contemporanea. Nel 2009 fu inaugurata Punta della Dogana, recuperata attraverso un intervento essenziale dello stesso progettista, mentre nel 2013 venne completato il Teatrino di Palazzo Grassi. Il percorso proseguì a Parigi nel 2021, con la trasformazione della Bourse de Commerce nella terza sede espositiva della collezione.

Palazzo Grassi - Pinault Collection © Matteo De Fina
Palazzo Grassi - Pinault Collection © Matteo De Fina

Per Pinault, l’arte costituisce una possibilità di interrogare l’esperienza umana, mettendone in evidenza fragilità, slanci, dubbi e risorse. Le opere possono modificare il modo in cui si guarda ciò che circonda, sollecitando una revisione delle certezze e delle prospettive abituali. In questa visione, la collezione esprime un’idea di mecenatismo autonoma ed esigente, rivolta alla creazione del proprio tempo e aperta a una continua evoluzione.

L’apertura dell’esposizione permanente di Palazzo Grassi sarà accompagnata da un secondo appuntamento espositivo a Punta della Dogana, dove dal 21 marzo al 21 novembre 2027 si terrà la mostra Tadao Ando & Mono-ha. I cinque elementi. Il progetto, curato da Jean-Marie Gallais, conservatore di Pinault Collection, e Nicolas-Xavier Ferrand, ricercatore presso la stessa istituzione, metterà in relazione la ricerca fotografica dell’architetto con le opere di alcuni protagonisti del movimento giapponese Mono-ha (“La scuola delle cose”), una corrente d’avanguardia nata alla fine degli anni Sessanta e ancora relativamente poco conosciuta al di fuori degli ambienti specialistici.

La mostra si concentra sulle fotografie realizzate da Ando alle proprie architetture, un aspetto meno noto della sua attività. Attraverso diverse centinaia di immagini, alcune delle quali presentate per la prima volta, il percorso ricostruirà la riflessione sviluppata dall’architetto sul rapporto tra immagine, costruzione ed esperienza dello spazio. Stampe fotografiche e proiezioni di diapositive saranno allestite nelle sale di Punta della Dogana, mettendo in evidenza l’attenzione di Ando per le variazioni della luce, il rapporto tra ombra e superficie e gli effetti prodotti dal trascorrere del tempo.

Nato nel 1941, Tadao Ando collabora con François Pinault da oltre venticinque anni. Il rapporto, fondato sulla fiducia e sulla stima reciproca, ha dato origine a una serie di progetti nei quali l’architettura contemporanea si confronta con la storia degli edifici e con le opere esposte. Palazzo Grassi, il Teatrino, Punta della Dogana e la Bourse de Commerce costituiscono le tappe principali di questa collaborazione, che ha assegnato a strutture preesistenti nuove funzioni culturali attraverso interventi capaci di ridefinirne gli spazi senza cancellarne la memoria.

Tadao Ando, PUNTA DELLA DOGANA, Venezia, Italia, 2009. Su gentile concessione di Architect & Associates
Tadao Ando, PUNTA DELLA DOGANA, Venezia, Italia, 2009. Su gentile concessione di Architect & Associates

Il titolo della mostra richiama cinque elementi che costituiscono il filo conduttore del percorso: aria, terra, acqua, fuoco e calcestruzzo. L’aria rimanda al vuoto e al concetto giapponese di ma, inteso come spazio tra le cose; la terra richiama il contesto e la storia; l’acqua evoca la fluidità; il fuoco allude alla trasformazione di materiali come il vetro e il metallo; il calcestruzzo rappresenta invece la materia attraverso la quale Ando conferisce forma concreta a principi di ordine e astrazione.

Questi temi entrano in relazione con le ricerche di Mono-ha, movimento che prese forma nel 1968 a Tokyo, negli ambienti delle università d’arte di Tama e Tokyo. Artisti come Nobuo Sekine, Kishio Suga, Lee Ufan e Jiro Takamatsu svilupparono una pratica radicale, fondata sulla materia, sulle relazioni tra gli oggetti, sullo spazio e sulla percezione del reale. La loro ricerca mirava a definire un’estetica contemporanea autonoma rispetto ai modelli occidentali, attraverso l’impiego di materiali semplici e quotidiani, disposti in installazioni dalle forme essenziali.

Nel contesto dell’espansione della società dei consumi e dei mass media, Mono-ha riportava l’attenzione sull’esistenza stessa dei mono, termine giapponese che significa “cose”, considerate nella loro presenza materiale e nelle relazioni che instaurano con l’ambiente e con chi le osserva. L’obiettivo era sollecitare una sensibilità più profonda nei confronti degli elementi non umani che costituiscono il mondo, sottraendoli alla consuetudine dello sguardo e rendendone percepibili le qualità intrinseche.

“A mio avviso, Tadao Ando è praticamente l’unico architetto giapponese ad aver colto il senso di questa corrente di pensiero [Mono-ha]”, dichiarava l’architetto Arata Isozaki nel 1985.

La scelta di accostare le fotografie di Ando alle opere di Mono-ha si fonda sulle affinità tra le rispettive ricerche: l’attenzione per le caratteristiche dei materiali, la centralità dell’esperienza spaziale e il ruolo dei fenomeni naturali. Anche l’edificio di Punta della Dogana, ristrutturato dall’architetto nel 2009, diventa parte integrante del progetto, grazie a un’architettura che mette in evidenza queste corrispondenze.

Dichiarazioni

“Ho sempre pensato che fosse necessario dare tempo alle opere: il tempo di essere viste, riviste e talvolta comprese sotto una luce diversa”, afferma François Pinault. “A vent’anni dall’apertura di Palazzo Grassi, ho voluto dare ad alcune di esse una collocazione duratura. Non per cristallizzare la Collezione, ma per permettere alle opere di continuare a interrogarci e rinnovare il nostro sguardo sul mondo”.

“Ritengo fondamentale interrogarsi continuamente sui principi delle cose; è per questo che spesso mi sento in sintonia con l’esigente atteggiamento riflessivo degli artisti contemporanei”, dice Tadao Ando.

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