Crocifissione di Nardo di Cione

Crocifissione

Autore: Nardo di Cione
1350 circa
Firenze, Uffizi
Immagine

Tra i pittori più inclini alla drammaticità del Trecento fiorentino ci fu Nardo di Cione, che eseguì questa Crocifissione. L'opera in origine era quasi sicuramente parte di un polittico, e fu realizzata attorno alla metà del secolo. Non abbiamo notizie sulla provenienza: nel 1895 l'opera si trovava nel Monastero di San Niccolò di Cafaggio, a Firenze, ma non abbiamo idea di dove fosse prima. Nel 1895 entrò poi agli Uffizi, dove la si può ammirare ancora oggi. Durante la seconda guerra mondiale, la tavola rimase per qualche anno nel Castello di Montegufoni, nella val di Pesa, per essere sottratta ai rischi del conflitto.

La croce è al centro della scena: ai lati figurano la Madonna e san Giovanni e, ai piedi della croce, in atto di abbracciarla, abbiamo la Maddalena. Tutti i tre personaggi hanno i volti contratti in smorfie di dolore. Il corpo di Cristo, esanime, risente dell'esempio giottesco, anche se Nardo di Cione lo raffigura molto provato, quasi scheletrico. Il gusto per il drammatismo si evince anche dai particolari più crudi, come il sangue che esce a fiotti dalle mani e dal costato, e viene raccolto dai due angeli ai lati della croce in tre piatti fondi. Il sangue scorre anche dai piedi e bagna il legno della croce (ma risparmia le mani della Maddalena). Ai piedi, il teschio di Adamo che simboleggia la liberazione degli uomini dal peccato: il fatto che il sangue di Cristo bagni il teschio del primo uomo, cioè di colui che ha dato il "via" all'umanità, significa che tutta l'umanità può essere salvata. Il teschio si riferisce anche al luogo in cui Cristo venne crocifisso, il Golgota, cioè il "luogo del cranio".

Nella predella compaiono quattro santi, incorniciati da archetti trilobati che poggiano su piccole colonne tortili (cioè attorcigliate), come le due della scena principale: sono Girolamo, Paolo, Gacomo maggiore e Antonio Abate. Il primo storico dell'arte ad attribuire l'opera a Nardo di Cione (dato che non si sapeva chi ne fosse l'autore) fu Osvald Sirèn.

26 febbraio 2015
Per conoscere la Galleria degli Uffizi: https://www.finestresullarte.info/musei-d-italia/2012/14-firenze-galleria-degli-uffizi.php

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