Correggio, profondamente umano. L'eccezionale mostra di Dresda


II Correggio ha sentito e conosciuto ogni sentimento e ogni espressione umana, dalla gaia fanciullezza, agli amori fisici e familiari, alla amplissima intensità culturale della sua epoca, e infine agli slanci mistici e miracolosi della storia sacra, davvero condivisi. Questo è l’argomento che la grande mostra di Dresda a lui dedicata adesso approfondisce. L’articolo di Giuseppe Adani. 

Il titolo della grande Mostra allegriana di Dresda è sorprendente; di certo è al di fuori di ogni altra attuale designazione di evento d’arte, in particolare di arte storica. Non vi è dubbio che nelle varie generazioni abbiano operato taluni pittori intimisti o apostrofanti, la cui corporeità voleva comprendere riflessioni, appelli, o stesure morali, ma questa indicazione di profondità sul largo dato dei sentimenti umani che viene ora applicata al Correggio risulta nuovissima, eppure oltremodo giustificata e viva. Le ragioni stanno nella straordinaria e giustissima indagine del professor Andreas Plackinger che ha compreso il cuore e le sapienze dell’artista, e che ora ci offre questa dimostrazione: Correggio “berührend menschlich”: umano in modo toccante.

Innanzitutto il titolo sembrerebbe inapplicabile venendo letto in veloce adesione ai capolavori della mostra che sono le quattro meravigliose pale d’Altare della Gemäldegalerie, e a molte altre opere che ostendono ad evidenza il loro carattere sacro. Ci sentiamo colpiti da un tale richiamo, inaspettato, che ci rende curiosi nel senso antico del termine, poiché ci spinge a trovare la ragione di esso, ossia quei caratteri che certamente i curatori della mostra hanno rilevato. Ecco che di questo insigne maestro del Rinascimento italiano emerge soprattutto la continuativa complessità umana: Antonio Allegri ha vissuto una pienezza esistenziale che lo ha gratificato di tutte le esperienze e di tutte le conoscenze con una continuità e una amplitudine veramente rare.

La sua terra natale, quieta nella grande valle padana e incondizionata da grandi scuole, gli ha consentito di proiettare in ogni modo e in ogni momento quella attenzione al visibile e al tangibile che gli si offriva su ogni cosa: tutti i tipi umani con i loro corpi ad iniziare dall’infanzia; tutti i mestieri dei campi e dei laboratori; l’ampio universo vegetale e animale che egli ha captato e posseduto sempre, ed anche ogni e qualsiasi mutare della natura e delle luci. Ma, insieme a tutto questo, il Correggio ha sentito e conosciuto ogni sentimento e ogni espressione umana: dalla gaia fanciullezza, agli amori fisici e familiari, alla amplissima intensità culturale della sua epoca, e infine agli slanci mistici e miracolosi della storia sacra, davvero condivisi.

Il Correggio giovane

Come primo impegno del Correggio giovane scegliamo alcune composizioni, già inizialmente rivelatrici.

Madonna dei limoni, Primo affresco giovanile (1506 circa; Modena, Galleria Estense)
Madonna dei limoni, Primo affresco giovanile (1506 circa; Modena, Galleria Estense).
Nella precoce “Madonna dei limoni”, affrescata probabilmente sulla Porta Santa Maria a Correggio, notiamo come la chiamata dei Patroni della città avvenga in un liberissimo convegno paesano contro le mura, dove angeli e santi accompagnano con una spontaneità tutta familiare l’accoglienza della Madonna con Gesù, e dove – dietro l’augurante distesa dei limoni – allo spontaneo interloquire di san Francesco con san Quirino faccia riscontro quello, incredibile, dei due conigli. Ecco già un pittore freschissimo, e libero da schemi di scuola.
La cupoletta della Cappella del Mantegna (1507). Affresco in Sant’Andrea a Mantova.
La cupoletta della Cappella del Mantegna (1507). Affresco in Sant’Andrea a Mantova.
Nella cappella del Mantegna (1507), deceduto l’anno precedente, il Correggio pone il transito al cielo su costoloni di intreccio che portano egualmente i limoni (frutti dal cogente significato di sapienza, di vita, di forza) con la precisa cura aggiungente di garofani e gigli, che sono a loro volta gli emblemi dell’intelligenza e della grazia. Occorre sempre tutta la nostra attenzione per comprendere un’opera correggesca e occorre sapere che in questo artista nulla – ma nulla – viene mai eseguito “a caso”.
Il Matrimonio mistico di Santa Caterina (1510) della National Gallery di Washington
Il Matrimonio mistico di Santa Caterina (1510) della National Gallery di Washington Il “Matrimonio mistico di Santa Caterina”, così ammirato da David Alan Brown, ci richiama intensamente alla riflessione del Correggio giovane sui tipi umani, sulle espressioni dei volti, su particolari compositivi che derivano dalla diretta gestualità delle persone e dunque sui giochi figurativi che siano sciolti, autentici, non formali.
Giuditta e la sua ancella con la testa di Oloferne (1510-1511), straordinaria incursione pittorica nella notte. Strasburgo, Musée des Beaux-Arts.
Giuditta e la sua ancella con la testa di Oloferne (1510-1511), straordinaria incursione pittorica nella notte. Strasburgo, Musée des Beaux-Arts.
La sorprendente tavoletta con “Giuditta e la sua ancella” è una testimonianza precocissima dell’attenzione alla gamma luministica di ogni momento vissuto, che può avere sorgenti assai diverse, ma cadere anche nel notturno buio completo, come ai tempi del Correggio era normale provare. Allora ecco una sorgente interna che il nostro pittore governa con genio e autentico risultato. Una prova totalmente umana, rarissima nella pittura italiana dell’ineunte secolo XVI.
Madonna, detta di Vienna (1513), conservata al Kunsthistorisches Museum.
Madonna, detta di Vienna (1513), conservata al Kunsthistorisches Museum.
Nella “Madonna di Vienna” il simbolismo è diffuso ed è protagonista: per essere decodificato chiede una mente preparata e insistente. Teniamo conto che l’intero corpus pittorico dell’Allegri ha sorgenti e espressioni simboliche di grande profondità. In questo piccolo lavoro cogliamo tutta l’attenzione all’espressione mimica del viso di Maria (un profilo quasi mai presente nelle opere del Correggio), e al difficile ma spontaneo atteggiamento del Bambino Gesù; ma anche a tutto lo svolgimento del paesaggio, accuratissimo e pur denso di significati.

La prima maturità. 1515 - 1522

Quella pienezza che dobbiamo chiamare umana Antonio Allegri la vive e la dipinge dal 1515 dove realizza la Madonna di San Francesco e ne fa un’ampia sigla del suo cantico pittorico, quasi un poema che lo accompagnerà attraverso temi sempre più ricchi e sempre più amati. Dopo altre prove di grande interesse egli affrescherà l’intera Camera di San Paolo nell’omonimo monastero femminile, benedettino, a Parma.

Nella pienezza della sua intensa e ricchissima carriera artistica il Correggio raccoglie il tema allegorico e quello dell’incontro ipostatico tra la divinità e l’umanità, nei quali quest’ultima agisce come protagonista felice di un disegno divino. In tale impegno che supera le normali forze intellettuali, cogitative e materialmente esecutive, il Nostro va oltre qualsiasi creazione pittorica precedente e si può dire che egli si faccia pienamente partecipe – emotivo e attivo – degli atti che dimostra in figura.

Madonna di San Francesco (olio su tavola, 299 x 245 cm), già nella chiesa titolare a Correggio. Dresda, Gemäldegalerie.
Madonna di San Francesco (olio su tavola, 299 x 245 cm), già nella chiesa titolare a Correggio. Dresda, Gemäldegalerie.
Il ductus spaziale si muove dalla terra d’Israele, bagnata dalle acque del Giordano, salendo al paesaggio “attuale” della pianura e delle colline padane, e s’immerge in quel cielo che si è aperto, irrorato di cherubini, da dove scendono Maria e il Bambino. Tutto è immediato, partecipabile, e ogni figura è colloquiante, entro e fuori lo spazio del dipinto. Le gigantesche colonne rimangono amabili nell’onore che rendono, e affiancano con solennità il reggimento biblico sul quale stanno le sacre figure. I cieli scendono nella profondità umana.
L’eroe incoronato di quercia, particolare di affresco (1518) dalla Camera di San Paolo a Parma.
L’eroe incoronato di quercia, particolare di affresco (1518) dalla Camera di San Paolo a Parma.
In questo superbo progetto, di stigma monumentale, il Correggio concentra una “energheia” esplicitamente eroica, che è la forza umana alla quale fu dato il compito divino di governare la terra, con la dedicazione volitiva e determinante del proprio ruolo consapevole.
La Diana conduttrice (1518). Affresco sul camino della Camera di san Paolo
La Diana conduttrice (1518). Affresco sul camino della Camera di san Paolo.
Questa figura è una sintesi, curiosamente splendida, dei valori umani che debbono accompagnare ogni atto della vita protesa verso l’eternità. Ed è il nostro Antonio, il quale ha una formazione cogentemente benedettina, a creare con immagine una sapienza antica, addirittura mitologica nella persona di una Dea, e a farla emblema di una scelta che sarà irreversibile nel suo indirizzo al cielo.
Il Ritratto di Veronica Gàmbara, Contessa di Correggio (1521-1522). San Pietroburgo, Museo dell’Hermitage.
Il Ritratto di Veronica Gàmbara, Contessa di Correggio (1521-1522). San Pietroburgo, Museo dell’Hermitage.
L’Allegri concentra in questa figura la sapienza, la poesia, la capacità di governo, la dolcezza del carattere, e quel disporsi al destino che è pure una qualità spirituale risiedente nel profondo dell’anima.
L’Allegoria della Sapienza o della Virtù, tempera grassa su tela (1522). Parigi, Musée du Louvre.
L’Allegoria della Sapienza o della Virtù, tempera grassa su tela (1522). Parigi, Musée du Louvre.
Il dipinto (al quale è abbinato quello “del Vizio”) ha impegnato il Correggio in una riflessione radicata e profonda che ben si adatta al richiamo della Mostra. Entro la parte inferiore si articolano le simbologie delle Virtù Cardinali, donate dal cielo alla guida della vita umana. Qui per certo la Dama in abito chiaro che siede in basso a sinistra le domina tutte attraverso l’ostensione dei relativi richiami: la serpe = la prudenza, la spada = la giustizia, il morso = la temperanza, la pelle del leone = la fortezza. Alla nostra destra siede invece la studiosa della geografia e del cosmo. La Sapienza regna dominando ogni deviazione peccaminosa con i segni della vittoria: la lancia spezzata e il deposto cimiero. Ella è il punto d’incontro tra l’umano e il divino: su di Lei viene deposta infatti una corona e sulla sua bocca si incrociano esattamente le due grandi diagonali del quadro. Al di sopra, con meravigliosa invenzione pittorica, veleggiano le Tre Virtù Teologali: la Fede in bianco, la Speranza in verde, e la trionfante Carità in rosso.

Le cupole e le grandi tele religiose o profane

Poniamo qui, a semplice modo di esempio, due immagini relative alle due più celebri cupole affrescate dell’intero rinascimento. Sono due “hapax” incomparabili la cui lettura è possibile soltanto con visite di piena immersione e con altrettanti e articolatissimi studi specifici. In occasione della Mostra di Dresda è annunciata una sorta di ricostruzione degli affreschi del Correggio per i pennacchi e la cupola del Duomo di Parma

Sono grato al prof. Andreas Plackinger per la sua corrispondenza artistica e per i suoi apprezzamenti; soprattutto per averci dato questa Mostra che davvero rivela il grande animo del Correggio. Ringrazio vivamente anche il dott. Paulin Schwarze.

Basilica di San Giovanni Evangelista in Parma. Affresco entro la cupola, 1520.
Basilica di San Giovanni Evangelista in Parma. Affresco entro la cupola, 1520.
Vi si ammira la discesa dal “cielo dei cieli” di Gesù in persona, tra gli Apostoli, per chiamare a sé San Giovanni morente. In questa sacra e inebbriante creazione sentiamo la dolcezza veramente paradisiaca da parte di Dio, tradotta stupendamente in piena verità visibile dall’animo profondamente umano e toccante del Correggio.
Chiesa Cattedrale, ovvero Duomo di Parma. Affresco amplissimo dai pennacchi al tamburo, e in tutto l’invaso superbo della cupola. 1530 – 1533.
Chiesa Cattedrale, ovvero Duomo di Parma. Affresco amplissimo dai pennacchi al tamburo, e in tutto l’invaso superbo della cupola. 1530 – 1533.
Diamo qui soltanto una visione generale dell’opera che segna l’apice artistico e lo specchio di ogni pensiero, umano e trascendente, del Correggio. “La cupola più bella che è stata e che sarà mai dipinta” (Anton Raphael Mengs).
La Adorazione dei pastori, detta “la Notte”, olio su tavola (1522-1530). Dresda, Gemäldegalerie.
La Adorazione dei pastori, detta “la Notte”, olio su tavola (1522-1530). Dresda, Gemäldegalerie.
Un dipinto amatissimo dal Correggio ed eseguito a pieno cuore. Qui la profondità umana è un intero abbraccio. Nasce verginalmente Gesù ed effonde quella luce che sarà spirituale per sempre ma che Antonio, pittore di genio immediato, fa risplendere autenticamente sui corpi e sui volti dei suoi umili e primi visitatori, mentre gli spiriti celesti aleggiano in cielo. E’uno dei dipinti più famosi del mondo, e su questo possiamo dire che l’autore è davvero profondamente, seppur misticamente, umano.
La Madonna di San Sebastiano, olio su tavola centinata (1524-1525). Dresda, Gemäldegalerie.
La Madonna di San Sebastiano, olio su tavola centinata (1524-1525).
Dresda, Gemäldegalerie. Accumunati tra prato e nubi stanno in basso i tre Santi protagonisti: San Sebastiano e San Rocco ai lati affermano che è avvenuta una grave pestilenza in Modena, mentre il vescovo San Geminiano, protettore della Città, testimonia l’ottenuta grazia della fine di tale contagio. Una composizione tumultuosa, molto mossa, incastrata tra terra e cielo con la mediazione di due angiolozzi che sono veri bimbi carnosi e che il Correggio sceglie come invitanti alla visione mirifica, luminosissima, della Madonna che scende a guardare portando Gesù Bambino, il vero concessore della grazia. L’arco paradisiaco è palpitante di testine angeliche, come nella recente cupola di san Giovanni, ma gli inviti alla corrispondenza fra terra e cielo vengono dalle meravigliose Angele ai lati di Maria. E giù in fondo una presenza umana innocente ringrazia con l’offerta del simbolo della città: è la famosa “Modanina” del Correggio che il pittore crea come segno del proprio cuore e di quello di tutto un popolo.
La Madonna di San Giorgio, olio su tavola (1528-1532). Madonna col Bambino e i santi Giovanni Battista, Geminiano, Giorgio e Domenico. Dresda, Gemäldegalerie. Particolare della Pala di san Giorgio. I putti che giocano.
La Madonna di San Giorgio, olio su tavola (1528-1532).
Madonna col Bambino e i santi Giovanni Battista, Geminiano, Giorgio e Domenico. Dresda, Gemäldegalerie. È una pala grandissima, ideata per la felice preghiera dell’intera città di Modena. Qui il Correggio, che già volava negli spazi superni e indicibili entro la cupola della Cattedrale di Parma, volle lasciare veramente un inno di gioia piena. L’invaso è quello di un oratorio aperto verso le colline; la composizione è simmetrica e scalare e anche qui lo spazio calcato dai santi e dai putti prosegue idealmente verso di noi, così come ci giunge lo sguardo di San Giovanni e di San Giorgio. La festa è indicata dai fiori e dagli angeli reggitori, ma più ancora dalla piena serenità della sacra conversazione che si sta svolgendo, e dal gioco incredibile dei putti che giocano con le armi e si congegnano fra le gambe dei Santi maggiori. Qui vi è tutto l’animo del Correggio.
Giove e la ninfa Io. Olio su tela (1530-1532). Vienna, Kunsthistorisches Museum.
Giove e la ninfa Io, olio su tela (1530-1532). Vienna, Kunsthistorisches Museum.
Questo amore totale, atteso, desiderato, ed ora finalmente posseduto dalla Ninfa del fiume viene portato dal Correggio ad una visione, pittoricamente prodigiosa, che è assai più intima che tangibile. E’un amore che si conclude nella pienezza del trasporto del corpo e dell’animo, al quale lo stesso pittore pare partecipare con il proprio cuore.


L'autore di questo articolo: Giuseppe Adani

Membro dell’Accademia Clementina, monografista del Correggio.



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