Si parla sempre più spesso del valore della cultura per il benessere delle persone. Il recente protocollo d’intesa tra Ministero della Cultura e Ministero della Salute, che apre alla sperimentazione degli effetti della fruizione del patrimonio culturale e delle attività artistiche sulla salute, segna un passaggio importante: riconoscere alla cultura un ruolo nei percorsi di benessere significa riconoscerne il valore per la qualità della vita. Ma proprio da qui nasce una domanda: se la cultura può contribuire al benessere delle persone, è davvero accessibile a tutti?
Per una persona con disabilità intellettiva, infatti, la barriera non è necessariamente la porta del museo. Può essere il linguaggio con cui viene raccontata un’opera, la difficoltà di orientarsi nello spazio, di comprendere un percorso, di attribuire un significato a ciò che si sta osservando. Non basta poter entrare in un museo: bisogna poter comprendere e vivere l’esperienza culturale. Per molti anni abbiamo giustamente lavorato sull’eliminazione delle barriere architettoniche. Oggi dobbiamo fare un passo ulteriore: chiederci non soltanto chi può entrare in un museo, ma chi può realmente partecipare all’esperienza che il museo propone. Non significa semplificare l’arte o impoverirne il significato. Significa trovare modalità diverse per permettere a pubblici diversi di avvicinarsi a quel significato. È la prospettiva con cui L’abilità ETS lavora da oltre dieci anni attraverso Museo per tutti, sviluppando insieme ai musei strumenti e metodologie per rendere il patrimonio culturale comprensibile e fruibile alle persone con disabilità intellettiva.
L’esperienza ci ha insegnato che non esiste una soluzione valida per tutti. Occorre considerare l’intera esperienza della visita: il linguaggio, l’orientamento, i tempi, le modalità di comunicazione, la possibilità di scegliere e partecipare. E soprattutto occorre ascoltare le persone alle quali quelle soluzioni sono destinate. L’accessibilità non significa rendere l’esperienza culturale uguale per tutti, ma creare le condizioni perché ciascuno possa farne esperienza. Oggi questo lavoro entra in una nuova fase con INCLUDE-ID, progetto europeo di ricerca finanziato da Horizon Europe, coordinato dall’IRCCS Eugenio Medea, nel quale L’abilità partecipa portando l’esperienza maturata attraverso Museo per tutti. Il progetto coinvolge anche tre realtà italiane – Fondazione Luigi Rovati a Milano, Villa Panza a Varese e Palazzo Moroni a Bergamo – e mira a studiare come rendere più inclusive le istituzioni culturali per le persone con disabilità intellettiva, attraverso percorsi personalizzati, co-progettazione e nuove soluzioni tecnologiche.
Per noi significa portare nella ricerca europea una domanda nata dalla pratica: come possiamo costruire istituzioni culturali capaci di adattarsi alle persone, invece di chiedere alle persone di adattarsi ai loro linguaggi? È una domanda che riguarda il futuro dei musei. Se oggi iniziamo a riconoscere alla cultura un ruolo anche nel benessere, dobbiamo essere conseguenti: non possiamo considerare la cultura una risorsa per tutti se non tutti hanno la possibilità di comprenderla e viverla.
La sfida dell’accessibilità culturale, quindi, non è soltanto fare entrare più persone nei musei. È fare in modo che, una volta entrate, possano capire, orientarsi, partecipare e sentirsi parte di quell’esperienza. È da qui che, a mio avviso, passa una cultura realmente inclusiva.
L'autrice di questo articolo: Laura Borghetto
Laura Borghetto è fondatrice e direttrice de L'Abilità ETS, associazione del terzo settore che si prende cura di bambini e bambine con disabilità e delle loro famiglie, grazie a una rete di centri specializzati dove vengono garantiti il diritto all’inclusione, alla cura e all’uguaglianza.Per inviare il commento devi
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