La nota

Dodicesima puntata: La realtà della Cuoca


Per la puntata dedicata a Bernardo Strozzi, Ambra ci propone una particolare lettura di una delle sue opere più famose, la Cuoca, uno dei grandi capolavori della pittura di genere del Seicento.


Lo scintillio di fiamme rapide come saette spezza il silenzio abissale che avvolge colei che umilmente compie il lavoro di ogni giorno.
Il suo volto, riscaldato dal fuoco e dalla fatica si accende di un rosso delicato come lo splendore del corallo che impreziosisce il suo collo mentre le sue labbra accennano un timido sorriso che risplende luminoso nel buio che l'avvolge.

Tra la vita e la morte, la natura dona all'uomo i frutti della terra e del cielo nell'infinita varietà di forme, odori e sapori per l'appagamento dei desiderosi sensi.
Indiscreto, il nostro sguardo sembra invadere l'intimità di un gesto quotidiano e consueto come a voler scrutare quelle mani indaffarate e sporche adagiate sul candido piumaggio di un volatile ad ali spiegate.

Soffici e leggere, variopinte di splendidi colori dalle più svariate tonalità, le mille piume non accarezzeranno mai più l'aria del loro cielo, né danzeranno nelle limpide acque dei loro laghi in preda ad una natura infinitamente generosa, ma al contempo profondamente ingiusta.
È il ciclo della vita col suo trascorrere delle stagioni, dei mesi, degli anni, col fiorire e l'appassire dei fiori, con la nascita e la morte di ogni piccola e grande creatura nell'alternarsi costante degli opposti che si attraggono e si respingono nell'infinitezza del creato.

All'interno di un ambiente spoglio e rustico, il buio incombe sovrano illuminato dall'ardore di un fuoco che dona vita proprio dove essa sembra non esistere, fra l'intensità di valori luministici e chiaroscurali ricchi e corposi frutto di un colorire fortemente consistente e materico.
E con quelle mani, strumento del fare quotidiano, ella porta avanti il suo umile lavoro nelle vesti consumate e sporche di coloro che come lei poco posseggono in vita, ma molto riceveranno nel regno dei cieli.

“Fammi vedere le mani; saprò io se ne sei degno” disse il Signore a chi bussò alle porte del suo regno con le mani sciupate dalla fatica e dal costante lavoro. Vuote d'ogni ricchezza, nere, stanche e mal odoranti, esse testimoniano il trascorrere di una vita dedita al lavoro e se esso nobilita l'uomo, povere saranno le loro vesti, ma ricchi diventeranno i loro cuori.

Ambra Grieco




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