Milo Moiré si fa masturbare in pubblico: un remake di “Tapp-und Tastkino” di Valie Export


La recente performance 'Mirror Box' di Milo Moiré è un omaggio a 'Tapp-und Tastkino' di Valie Export. Una piccola analisi in merito.

Un paio di settimane fa, ha suscitato un certo scalpore la notizia dell’arresto di Milo Moiré, fermata dalla polizia di Londra durante la sua performance Mirror Box, che la ragazza stava tenendo a Trafalgar Square, e quindi tratta in cella, dove è stata sottoposta a un fermo di ventiquattro ore. La performer svizzera è stata quindi ritenuta colpevole del reato di outraging public decency (“oltraggio alla pubblica decenza”), come apprendiamo dal sito del Mirror, e le è stata comminata una multa di 750 sterline, più costi accessori.

La performance di Milo Moiré in realtà non è niente di nuovo, perché si tratta semplicemente di un remake, prendendo a prestito un termine mutuato dal linguaggio del cinema, di un’altra performance, datata 1968, realizzata dall’artista austriaca Valie Export e intitolata Tapp-und Tastkino (ma è nota anche col suo nome inglese Tap and Touch Cinema, ovvero “Cinema sfiora e tocca”). Milo Moiré ha esplicitamente dichiarato di aver voluto omaggiare Valie Export, benché a molti la cosa sia sfuggita. Il meccanismo di Mirror Box e Tapp-und Tastkino è infatti identico, fatte salve un paio di varianti introdotte da Milo Moiré: la performer indossa una scatola all’altezza del seno, con una sorta di ingresso sul davanti, e il pubblico è invitato, da un uomo che illustra la performance al megafono (nel caso di Valie Export si trattava dell’artista e curatore Peter Weibel), a inserire le mani all’interno della scatola per toccare il seno dell’artista. Milo Moiré, a differenza di Valie Export, ha coperto di specchi la scatola e l’ha indossata anche all’altezza del bacino, con il foro messo in corrispondenza dei genitali, lasciando il pubblico libero anche di masturbarla. Per comprendere l’azione di Milo Moiré è però necessario tornare a quella di Valie Export, che nasceva nell’ambito dell’azionismo viennese, un movimento artistico in cui il corpo era considerato il mezzo espressivo che l’artista utilizzava per diffondere un messaggio fortemente anticonformista attraverso azioni provocatorie, trasgressive fino all’eccesso, che prendevano di mira, spesso in modo molto violento e distruttivo, argomenti ritenuti intoccabili (come la religione) oppure sconvenienti (la sessualità). Valie Export riprende, dall’azionismo viennese, il concetto del corpo come supporto per creare l’opera d’arte, ma sovvertendo uno dei principî fondanti dell’azionismo: se per artisti come Nitsch e Mühl il corpo della donna è una sorta di oggetto (Nitsch dichiara che nelle sue performance “l’essere umano non è visto come un essere umano, come una persona, ma come un corpo che ha determinate proprietà”: la performance Degradation of a female body, durante la quale il corpo della modella veniva coperto di vernice e rifiuti, è un chiaro esempio di questa logica), per Valie Export il corpo, benché rimanga dissociato dalla personalità, diventa un codice, il teatro attraverso il quale la donna afferma la propria identità.

Milo Moiré, Mirror Box e Valie Export, Tapp-und Tastkino
A sinistra: Milo Moiré, Mirror Box (2016). A destra: Valie Export, Tapp-und Tastkino (1968)

Il concetto di corpo come “segno e codice per un’espressione sociale ed estetica” (secondo un’espressione usata dalla stessa Valie Export) iniziava a essere elaborato proprio con il “cinema espanso” di Tapp-und Tastkino. Il film che l’artista metteva in scena era qualcosa in più di una pellicola (e allo stesso tempo anche qualcosa in meno, perché prescindeva dall’uso... della pellicola stessa): il pubblico era chiamato a partecipare in prima persona, le immagini che gli spettatori erano abituati a vedere sullo schermo diventavano reali e offrivano possibilità di interazione mai sperimentate. In questo caso, la possibilità offerta al pubblico era quella di saggiare un brano di sessualità vera, e ciò in segno di protesta contro le immagini stereotipate delle donne che venivano proposte da parte del cinema “tradizionale”. La trama del film si sviluppava quindi sul seno di Valie Export, e il pubblico era chiamato a interpretarla, a diventare attore, a decidere cosa doveva succedere sul “set”. Interessante è il cortocircuito che la performance riusciva a innescare: il ruolo dell’immagine e dello spettatore venivano infatti letteralmente capovolti. Se, nei cinema, lo spettatore godeva di corpi proiettati su uno schermo (e quindi non reali) e, allo stesso tempo, guardava lo spettacolo nell’anonimato che gli veniva garantito dal buio della sala, con la performance di Valie Export l’oggetto diventava reale e lo spettatore usciva dall’anonimato, in quanto spronato a godere della realtà di fronte a tutti, in uno spazio pubblico.

Per Valie Export, si trattava del primo “passaggio dall’oggetto verso il soggetto”, nel senso che, a suo avviso, Tapp-und Tastkino offriva all’artista la possibilità di “muoversi dalla pura materia verso l’essenza”, perché la performance si faceva simbolo della liberazione della donna, che diventava capace di “disporre liberamente del proprio seno, senza dover seguire le regole imposte dalla società”, affermando dunque la piena autonomia della propria sessualità. Si trattava, in sostanza, di unire le istanze del femminismo di cui l’artista era fiera sostenitrice (vale la pena ricordare che in realtà Valie Export si chiamava Waltraud Lehner, e da sposata Waltraud Höllinger, e assunse il nome d’arte in segno di protesta contro l’uso di dare alle donne il cognome del padre o quello del marito) a quelle dell’azionismo, tanto che non sono pochi i critici che parlano di "azionismo femminista“. Gli intenti del remake di Milo Moiré sono praticamente gli stessi. Durante la performance lei stessa, al megafono, richiamava il pubblico utilizzando questa frase: ”Sono qui oggi per i diritti delle donne e per l’autodeterminazione della loro sessualità. Le donne hanno una sessualità, esattamente come gli uomini. Dunque, le donne decidono per conto loro quando e come vogliono essere toccate, e quando non vogliono".

Insomma: niente di nuovo. Neppure le due modifiche di Milo Moiré aggiungono alcunché alla performance. Lo spostamento dal seno ai genitali non cambia il senso della performance, e l’idea di aggiungere gli specchi alla scatola, pensata allo scopo di mettere lo spettatore di fronte alla sua reazione nei confronti dell’artista è probabilmente poco efficace in quanto la reazione naturale diviene sicuramente mutata dal contesto: e innescare questo cambiamento era già uno degli obiettivi di Tapp-und Tastkino. Come ha scritto Bernadette Wegenstein della John Hopkins University di Baltimora: “in questa performance gli spettatori diventano palpeggiatori, l’anonimato garantito dalla sala cinematografica cessa di fronte all’atto teatrale di essere visti in pubblico mentre si tocca il seno di Valie Export”. Potremmo dunque passare ore a discutere il senso del remake di Milo Moiré, domandandoci peraltro se si possa veramente parlare di arte o meno (lo avevamo già fatto un paio d’anni fa dopo la sua incursione ad Art Basel). Il fatto che media abituati a non passare notizie d’arte ne continuino a parlare ci dà comunque un primo riscontro: si tratta di una performer che di sicuro, con le sue provocazioni, riesce nonostante tutto a raggiungere i suoi obiettivi.

Bibliografia di riferimento

  • Randall Halle, Reinhild Steingröver (a cura di), After the Avant-garde: Contemporary German and Austrian Experimental, Camden House, 2008
  • Chrissie Iles, Kristine Stiles, Gary Indiana, Robert Fleck, Valie Export: ob/de+con(struction), Goldie Paley Gallery, 2000
  • Malcolm Green, Brus, Muehl, Nitsch, Schwarzkogler: Writings of the Vienna Actionists, Atlas Press, 1999
  • Johannes Willem Bertens, Hans Bertens, Douwe Fokkema, International Postmodernism: Theory and Literary Practice, John Benjamins Publishing, 1997
  • Roswitha Mueller, Valie Export: Fragments of the Imagination, Indiana University Press, 1994

PS: mentre mi accingo a terminare l’articolo, noto che su Artspecialday è uscito qualche giorno fa un articolo in cui si parla sostanzialmente degli stessi argomenti toccati dal pezzo che avete appena letto. Sul finale, l’autrice dell’articolo (Fiammetta Pisani) si domanda quali riscontri possa avere la performance, bollandola tuttavia di scarsa coerenza per il fatto che l’artista ha messo in vendita online la versione non censurata delle riprese di ciò che accadeva all’interno della sua Mirror box. Posto che non ritengo che la venalità di un performer sia condizione sufficiente (e né, tanto meno, la principale) per decidere se includere o meno le sue imprese nelle categorie dell’arte, al contrario di altri trovo che gli esperimenti di Milo Moiré possano comunque essere guardati con un certo interesse. In questo caso, se non altro, ci ha aiutati a fare un ripasso di storia dell’arte contemporanea... !



Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Giornalista d'arte, ho fondato Finestre sull'Arte nel 2009 con Ilaria Baratta. Sono nato a Massa nel 1986 e ho ottenuto la laurea specialistica a Pisa nel 2010. Oltre che su queste pagine, scrivo su Art e Dossier e su Left.

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1. mario48 in data 17/07/2016, 16:10:58

performance più da sociopatici che necessitano di studi di psicanalisi per l'identificazione della corretta prevenzione e cura: ma che arte !!! Ma che pudore !!! Solo puro esibizionismo contrabbandato e sostenuto da mille inutili fantasie
Mario48



2. Giuseppe Ferrante in data 18/07/2016, 19:22:26

Pier Paolo Pasolini in alcuni dei suoi film mise in risalto un valore intrinseco del corpo umano: la sacralità di ogni individuo come legge naturale appartenente ad un ordine prestabilito e immutabile. Forse non è stato capito a fondo e i controversi dibattiti sulla libertà sessuale, la censura che investì la sua opera e lo scandalo di mostrare la nudità fisica dell'uomo e della donna non potevano essere, e non lo sono stati, dei rimedi per placare la furia di matrice religiosa o sociale. Anzi rimase spiazzata anche certa opinione pubblica di larghe vedute. Nessun scandalo può essere più grande di due individui che si lasciano andare all'atto sessuale non più per procreare ma per soddisfare un'esigenza di piacere consumistico. Proprio in questo momento la sacralità del corpo umano viene violentata, calpestata e svenduta. Il senso della performance di Milo Moiré è la conferma, purtroppo drammatica, che il tentativo di ridurre l'atto artistico ad un gioco che "manipola" il corpo umano con la pretesa di ottenere chissà quale conquista è inutile: le funzioni vitali aderiscono ad una legge naturale immutabile e l'associazione con temi sociali "dinamici" non possono più essere veicolati attraverso un mezzo statico come il corpo umano. Questa idea ha forse avuto senso fino a gli anni '60 ma riproporla oggi è anacronistico. Anacronistico perché è ridicolo invocare la libertà sessuale (inteso come atto sessuale) in un tempo in cui è stata sdoganata la sacralità del corpo umano. Pasolini aveva capito prima di tutti che sarebbe arrivato il giorno in cui l'atto sessuale avrebbe avuto un mero valore meccanico divenendo più una forzatura che un simbolo di libertà. In questo modo, purtroppo, la figura della donna viene ulteriormente screditata e perde efficacia qualsiasi ricerca di riscatto sociale. Puntare sempre alla sfera sessuale per affermare la propria dignità e per dimostrare che la donna non è un oggetto è sbagliato. Questo elemento è uno dei principali fattori di discriminazione ma alcune "artiste" ancora non lo hanno capito.




3. Chiara in data 24/07/2016, 16:39:27

Onestamente, al di là di tante "masturbazioni" psicologiche, non credo proprio si possa definire arte. Mi domando: se si avvicinava un bambino sfuggito innavvertitamente ad un genitore un pò distratto, la sedicente artista lasciava fare, in nome della "sua arte/protesta" o come la si voglia definire?
Riprendendo una frase, ed il contesto in cui è inserita, scritta nell'articolo "...il teatro attraverso il quale la donna afferma la propria identità", direi che ci sono donne che, ad esempio, nella medicina, nella scienza, nella letteratura sono state premiate con il Nobel, mi sembra che abbiano ben affermato la loro identità.
Non sono una bigotta e tanto meno una conformista, ma non mi si possono far passare per arte, puri esibizionismi di tal genere: se si vogliono esprimere le proprie idee o disagi lo si può fare con enorme maestria ed originalità, purchè dotati, attraverso altre forme e qualora i contenuti fossero convincenti, non vi preoccupate, la gente vi ascolterà anche se sussurrerete.



Commenti dal post ufficiale su Facebook

4.Luigi Meucci Carlevaro in data 17/07/2016 12:49:32

Ho letto l'interessante articolo di approfondimento che mi ha permesso di farmi una idea. Mi ha fatto piacere che l'autore si sia domandato se si possa parlare d'arte. A mio avviso no. Ho delle riserve sull'arte performativa e in ogni caso nel caso preso in considerazione non mi sembra che l'autrice abbia aggiunto qualcosa di nuovo o in grado di stimolare nuove feconde riflessioni.



5.Maria Grazia China in data 17/07/2016 12:52:26

Degradante ...al massimo surreale .....



6.Silvana Inama in data 17/07/2016 12:55:24

Per favore, questo non si può chiamare arte!!!!



7. Finestre sull'Arte in data 17/07/2016 19:52:19

Beh se dal 1968 a oggi buttarla sul sesso equivale a vincere facile evidentemente il problema non è degli artisti... :)



8. Silvana Inama in data 17/07/2016 20:07:52

Penso che usare il sesso come forma di arte non porti a nulla, questo è il mio pensiero....



9.PierVittorio Formichetti in data 17/07/2016 13:37:08

Figuriamoci se una performance così è arte...



10.Angela Bani in data 17/07/2016 14:03:14

Qualunque sia l'obbiettivo da raggiungere è necessario passare attraverso tutto questo?



11.Ilaria Righi in data 17/07/2016 14:20:58

Ho sempre avuto molti dubbi su una certa parte dell'arte performativa , ma non voglio addentrarmi su cosa sia da considerare arte e cosa no. Quello che qui mi lascia perplessa è che l'artista in entrambi i casi si dichiari soggetto della performance ma in realtà, a mio parere, ne diventa oggetto. Non siamo ai livelli di passività di Rhythm 0 della Abramovic (lì il centro della performance era proprio la passività), ma non capisco come certe performance possano essere considerate di liberazione femminile e rivendicazione del proprio corpo. Sì certo l'artista arriva liberamente ad offrire il proprio corpo, ma non possiamo non tenere conto delle intenzioni del pubblico che compie l'azione. Sarei poi curiosa di sapere se l'artista permetteva di toccare a chiunque si presentasse o si fosse concessa una qualche possibilità di scelta. Ultima cosa: se l'intenzione della Export era di passare dalla finzione del cinema alla realtà, la vendita da parte della Moiré del filmato della performance mi pare sia un passo indietro oltre che dal punto di vista concettuale, anche per quanto riguarda la posizione dell'artista che diventa definitivamente oggetto passivo nelle mani dello spettatore.



12. Fausto Gambino in data 17/07/2016 15:49:02

>non possiamo non tenere conto delle intenzioni del pubblico che compie l'azione. certo che ne tiene conto, il punto è ESATTAMENTE quello.



13. Finestre sull'Arte in data 17/07/2016 20:02:42

Ilaria Righi sì, la vendita è sicuramente un passo indietro dal punto di vista prettamente concettuale, e forse basterebbe anche questo a far ritenere "Mirror Box" nettamente inferiore rispetto alla performance che voleva omaggiare. La possibilità di scelta è un altro interessantissimo elemento che dovrebbe influire il messaggio della performance :-) Se l'artista non opera una scelta, il messaggio si fa universale ma il rischio di strumentalizzazione è alto in quanto il corpo diventa a disposizione di chiunque e la donna non può pertanto disporne liberamente. Viceversa, se sceglie mantiene intatta la propria libertà ma ci si potrebbe domandare quali sono le motivazioni che hanno portato a scegliere un individuo piuttosto che un altro, e di sicuro il discorso "corpo-oggetto" non sarebbe così al riparo da eventuali critiche... forse Milo Moiré ci avrà pensato? :)



14.Francesco Di Branco in data 17/07/2016 14:52:11

Dove andremo a finire signora mia!...



15. Fausto Gambino in data 17/07/2016 15:47:25

Contessa!



16.Fulvio Codan in data 17/07/2016 15:02:22

chiamiamola allora spremitura dell'uva, con l'olio. Potrebbe tentare di buttarsi giù dalla Mole Antonelliana con un paracadute volutamente bucato, e potremmo porci lo stesso quesito.........



17.Marcello Della Valle in data 17/07/2016 15:18:31

capisco che han chiuso i manicomi, ecco che performance ed intallazioni a gogo, ovvia motivazione "culturale"..



18.Fausto Gambino in data 17/07/2016 15:44:22

certo che non è arte, per essere arte dovrebbe essere un disegno con un omino o una casetta, tipo quelli di hitler, per intenderci.



19.Maria Rossi in data 17/07/2016 15:51:38

Se l'arte è lo specchio dei tempi direi che il nostro tempo è in generale volgare come ciò che lo rappresenta.



20.Agata Stupisci in data 17/07/2016 16:11:36

Io lo dico: Che Schifo !!!



21.Gianna Torsello in data 17/07/2016 16:11:58

Credo proprio che non si possa considerare arte una performance che, con il pretesto della provocazione, strumentalizza in modo a dir poco indecoroso il corpo femminile. E dov'è l'emancipazione?....



22. Finestre sull'Arte in data 17/07/2016 19:54:16

Negli intenti della performance originale, "Tapp-und Tastkino" del 1968, l'obiettivo infatti era totalmente opposto: il senso, banalizzando, era "la donna dispone del proprio corpo come e quando vuole" perché non è un oggetto, e se decide di farsi toccare in pubblico può farlo liberamente. L'esatto opposto della strumentalizzazione :)



23. Luca Glorio in data 17/07/2016 22:02:39

Un gran coraggio peccato che temi cosi in italia siano tabù



24. Gianna Torsello in data 17/07/2016 22:11:49

Premetto che seguo con grande interesse la vostra pagina e leggo sempre con entusiasmo i vostri articoli e le vostre proposte di riflessione. Anche questa volta la vostra proposta invita a riflettere... ma ciò non toglie che un utente possa non condividere le scelte di un artista. Abbiamo capito qual era, o quale voleva essere, il senso dell'opera, ma non credo che il messaggio veicolato agli "spettatori" sia stato quello presente nell'intento dell'artista.



25. Anna Maria Monti in data 17/07/2016 23:50:39

Arte? . ..andare agli Uffizi ...ad imparare



26. Vanessa Elle Loffredi in data 18/07/2016 10:56:04

E se non strumentalizzaIone questa! Io il mio corpo non lo faccio toccare a tutti : proprio perché non è un oggetto! Se il tuo corpo lo metti a disposizione di tutti significa che per te è oggetto! E quindi ecco la strumentalizzazione ...



27. Giuseppina Iannolino in data 18/07/2016 12:04:05

ogni1 del proprio corpo fa quel che vuole, dove sta la strumentalizzazione? e da parte di chi?



28. Chiara Pavone in data 18/07/2016 12:25:33

Sinceramente il senso di questa performance mi sfugge, è ovvio che non può avere lo stesso significato di una performance del '68. Poi il fatto che la Moirè sia così notevolmente bella fisicamente non so se è più un vantaggio di esposizione o un pretesto di narcisismo.



29.Alex Marchetti in data 17/07/2016 16:13:12

Mah, anche queste sono "soddisfazioni" ...



30.Rossella Calzati in data 17/07/2016 16:45:17

Si...e Moana Pozzi era Picasso.



31. Marina Sacco in data 18/07/2016 03:55:04









32.Maddalena Paloni in data 17/07/2016 16:59:04

Per carità, sono ignorante, mi piace godere del bello artistico ma in queste sceneggiate non ci trovo nulla di interessante....



33.Viola Bosio in data 17/07/2016 17:44:06

Il sesso. Che mostro tremendo. In Italia poi. Schifo e basta, eh? L'arte non ha e non è sesso, sia mai! Potrebbe eccitarsi qualcuno!



34. Giorgio Riondato in data 17/07/2016 20:38:19

In effetti sembra quasi impossibile che chi esprime un'opinione al riguardo lo faccia liberandosi dai preconcetti sul sesso oltre che dalla dicotomia "mi piace/non mi piace".



35. Viola Bosio in data 17/07/2016 20:43:18

È dai tempi di courbet e forse anche da prima che il sesso pare l'unica cosa pessima sulla terra. Se lei si fosse tagliata i polsi e avesse sanguinato in strada nessuno avrebbe avuto da ridire. Perché il sesso DEVE farti schifo se vuoi essere una brava persona. Inutile, le persone non sono buoni critici. Reagiscono a sensazione.



36. Giorgio Riondato in data 17/07/2016 21:00:03

Ci sono degli esempii in cui pare che il sesso o la corporeità debba essere apprezzata per forza. In ogni caso c'è una sconfortante mancanza di serenità nell'occhio delle persone, senza osare addentrarci nel cervello.



37. Viola Bosio in data 17/07/2016 21:03:48

Non è che il corpo umano sia fatto a settori, ma a quanto pare sì. Giusto le aree neutre si possono mettere in campo, peni scroti vagine e seni /per non parlare dei culi/ sono automaticamente VOLGARI. Ma noi siamo tutti interi, scopiamo, defechiamo e uriniamo MA non si deve sapere, vedere, supporre. L'arte poi è a quanto pare qualcosa di eterno sacro e un po' noioso. L'arte per me è Vita e come tale si deve esprimere: connessa a quello che è processo vitale, senza connessi morali.



38. Viola Bosio in data 17/07/2016 21:04:54

La serenità è roba da persone abbastanza consapevoli di se stesse. Una cosa rara rarissima



39. Maddalena Paloni in data 17/07/2016 21:11:03

Il sesso è sesso ( e non è assolutamente nè mostro nè cosa pessima, anzi..) e l'arte è arte. Infilare una mano in una scatola e palpare una vagina o un seno non è nè arte nè sesso!



40.Leila Ben Yahia in data 17/07/2016 17:55:27

Ho visto questa fantomatica artista nella sua performance pubblica di masturbazione...e anche nella sua "arte" di dipingere espellendo uova colorate dalla vagina...i veri artisti si sono rivoltati nella tomba!!



41.Lucio Paoli in data 17/07/2016 18:59:02

È stupido anche solo chiedersi se si tratti di arte. Che grandi capacità avrebbe messo in campo?



42.Luca Carra in data 17/07/2016 20:16:40

Tutta una Dona !!!!!!!!!



43.Antonio Lanotte in data 17/07/2016 20:17:28

L'arte si fa con i pennelli e non con gli U....lli!i







44. Finestre sull'Arte in data 17/07/2016 20:56:16

L'arte non si fa più solo con i pennelli (o con il marmo) da un centinaio d'anni a questa parte



45. Silvio Catalano in data 17/07/2016 23:21:05

Ovvio che Antonio fosse retorico, finestre sull'arte forse non comprende altro che arte, poi possiamo anche credere che una schizzata di sperma su una tela sia arte. ...non io



46.Giorgio Riondato in data 17/07/2016 20:39:03

È arte se lo decide l'artista, ammesso che abbia senso chiederselo.



47.Florence Pugliese in data 17/07/2016 22:04:42

No, no non è arte!!!



48.Cristiano Morgia in data 17/07/2016 23:02:04

Penso sia un insulto all'arte anzi, suvvia...



49.Daniela Merendino in data 18/07/2016 05:53:54

Io ci vedo poco di artistico e la rivendicazione nemmeno. Poi ognuno del suo corpo ne fa quello che vuole.



50.Luciano Baldi in data 18/07/2016 06:23:57

Questa artista ne è sicuramente al corrente ... ?







51.Renata Carnevale in data 18/07/2016 12:23:48

Dove sarebbe l ' "azionismo femminista "???????????????????????.???????????????????????????????



52.Renata Carnevale in data 18/07/2016 12:24:23

Arte ???????????????!!!!!??????????????!!!!!!!????????????????



53.Liv Saetre in data 18/07/2016 14:33:24

Oh ..che inutile cazzata .



54.Marco Bogliani in data 18/07/2016 15:21:59

Non tutto ma parecchio porno è arte.



55.Alma Galliu in data 18/07/2016 21:00:58

Sarò ignorante ma non vedo arte!



56.Graciela Daneri in data 18/07/2016 23:48:08

Posso dire soltanto come "dilettante" que veramente credo que questa performance non é veramente arte. Provocazione si, arte...hummm. Banalizza la verita de la creazione, é sono d´accordo con Ilaria qui sa molto piu che me. Ricordarsi di la donna seduta, que si lasha vedere soltanto, Lennon e Ono a letto, il squalo al Tate, le cavalle...Ci sono "artisti" che voliono publicitá, mi sembra..



57.Ibolya Nagy in data 19/07/2016 14:12:10

You can see public masturbation in Riyadh in the street corners for free. Except the audience there does not join in. Found it rather disgusting lol





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