Roma, il percorso per scoprire dieci delle opere più famose di Gian Lorenzo Bernini


Dall’Estasi di Santa Teresa d’Avila al Salvator Mundi: dieci opere a Roma per immergersi nel mondo di Gian Lorenzo Bernini.

Gian Lorenzo Bernini (Napoli 1598 - Roma 1680) è il massimo protagonista della cultura figurativa barocca Seicentesca europea. Nella sua carriera artistica ha saputo distinguersi tra gli artisti romani, guadagnandosi una reputazione prestigiosa presso i Papi e le figure di spicco del suo tempo. Da grande interprete della cultura del periodo, Bernini ha saputo realizzare opere che hanno scandito la storia dell’arte e sono state capaci di emozionare e stupire gli spettatori. Dotato di un fascino innato e di un eloquio brillante, incarnava uno spirito socievole e aristocratico, che lo rendeva una figura ammirata e rispettata. Papa Urbano VIII lo definì “Huomo raro, ingegno sublime, e nato per disposizione divina, e per gloria di Roma a portar luce al secolo”, riconoscendo il suo straordinario talento e l’immenso contributo all’arte e alla cultura della sua epoca.

In sei decenni di attività, Bernini ha plasmato molte opere emblematiche che hanno segnato la storia dell’arte e continuano ad emozionare i visitatori. Le sue prime sculture di rilievo, come Il ratto di Proserpina e Apollo e Dafne, realizzate per i giardini della villa Borghese, lo hanno immediatamente consacrato come un maestro dello scultura, grazie al suo virtuosismo tecnico e alla straordinaria espressività delle opere. L’ascesa di Bernini nel mondo dell’arte inoltre si accelerò però nel 1623, con l’elezione di Urbano VIII al soglio pontificio. Il pontefice, desideroso di promuovere un nuovo Rinascimento artistico, vide nell’artista un erede di Michelangelo, un genio poliedrico capace di elevare l’arte alla massima perfezione. Per questo in quegli anni, Bernini venne incaricato di decorare la basilica di San Pietro, dove realizzò opere maestose come il baldacchino sull’altare maggiore e il monumentale sepolcro del pontefice stesso. La sua poliedricità artistica si espresse anche nella creazione di scenografie teatrali e opere teatrali, evidenti nelle composizioni scultoree come la Transverberazione di Santa Teresa d’Avila e l’Estasi della beata Ludovica Albertoni. Gian Lorenzo Bernini ha lasciato un’impronta indelebile sulla città eterna. Ecco perciò dieci opere iconiche presenti a Roma, che rappresentano il massimo splendore dell’arte barocca seicentesca e ne testimoniano il genio.

1. Ratto di Proserpina, Galleria Borghese

All’interno della Galleria Borghese, a Roma è conservato il Ratto di Proserpina, realizzato nel 1621-1622 in marmo di Carrara. L’opera raffigura il momento del rapimento di Proserpina da parte di Plutone, signore degli Inferi, come narrato sia da Claudiano che da Ovidio. Il mito racconta del rapimento avvenuto sulle rive del lago di Pergusa, vicino a Enna e dell’angoscia di Cerere, la dea del grano, che ridusse la terra alla siccità fino a costringere Giove a intervenire affinché la giovane potesse tornare da lei per sei mesi all’anno. Bernini nel complesso cattura l’apice dell’azione: Plutone impassibile trascina Proserpina nell’oltretomba, i suoi muscoli tesi nello sforzo mentre la ragazza si contorce nel tentativo di liberarsi, tanto che le mani del dio affondano nella sua carne. L’intero impianto scultoreo sembra sfidare i limiti della stabilità, con le due figure che si allontanano l’una dall’altra pur mantenendo un contatto frontale con lo spettatore. L’avvitamento della fanciulla richiama il virtuosismo del manierismo, ma la potenza plastica, la tensione muscolare, la sensualità delle forme e l’intensità emotiva esprimono un linguaggio espressivo basato su un naturalismo evidente nella resa materica del marmo. Bernini traduce la poetica del mito attraverso lo studio attento della statuaria classica e il recupero delle tecniche antiche per dare vita a questa opera d’arte.

Gian Lorenzo Bernini, Ratto di Proserpina (1621-1622; marmo, altezza 255 cm senza base; Roma, Galleria Borghese)
Gian Lorenzo Bernini, Ratto di Proserpina (1621-1622; marmo, altezza 255 cm senza base; Roma, Galleria Borghese)

2. Apollo e Dafne, Galleria Borghese

Oltre al Ratto di Proserpina, la Galleria Borghese preserva altre opere del suo periodo giovanile, tra cui la celeberrima Apollo e Dafne. Scolpito nel marmo di Carrara nel 1622-1625, il dio è ritratto in corsa, con il piede destro saldo a terra mentre il sinistro è sospeso nell’aria; il panneggio che lo avvolge, sulle sue anche e sulla spalla sinistra, fluisce seguendo il suo movimento. Giunto al culmine dell’inseguimento, posa la mano sinistra sul corpo di Dafne mentre sotto il suo tocco divino, la ninfa, fermata istantaneamente nella sua fuga con braccia protese in alto e volto che cerca di voltarsi all’indietro, ha già trasformato i suoi piedi in radici e le sue mani e capelli in fronde di alloro. Il soggetto di questo gruppo scultoreo è la famosa favola di Ovidio dalle Metamorfosi, dove si racconta di Apollo, colpito da una freccia d’oro scagliata da Eros, che si innamora perdutamente della ninfa Dafne, devota seguace di Diana. La giovane, invece, trafitta da una freccia di piombo, rifiuta l’amore del Dio e supplica suo padre, il dio fluviale Peneo, di trasformarla. L’opera cattura il momento culminante della metamorfosi di Dafne in albero di alloro. Inizialmente, la scultura era posizionata sul lato della stanza adiacente alla cappella e sorgeva su un basamento più basso rispetto a quello attuale, accorgimenti che amplificavano l’impatto scenografico dell’opera e coinvolgevano emotivamente lo spettatore.

Gian Lorenzo Bernini, Apollo e Dafne (1622-1625; marmo di Carrara, altezza 243 cm; Roma, Galleria Borghese)
Gian Lorenzo Bernini, Apollo e Dafne (1622-1625; marmo di Carrara, altezza 243 cm; Roma, Galleria Borghese)

3. Baldacchino della Basilica di San Pietro

Tra il 1624 e il 1633, Bernini assunse il ruolo di direttore del cantiere di San Pietro nella Basilica omonima nel cuore del Vaticano, a Roma. Durante il periodo, vennero realizzate numerose opere d’arte, tra cui il celebre Baldacchino. Il monumento, di notevole complessità tecnica, rappresenta il manifesto dell’arte barocca grazie alla sua struttura architettonica a base quadrata e alla sua esecuzione prevalentemente scultorea. Commissionato da Papa Urbano VIII, il Baldacchino sorge proprio sopra la tomba di San Pietro. Le colonne tortili in bronzo, alte 11 metri, sono tra i primi elementi che catturano l’attenzione, con le loro decorazioni in oro a motivi fitomorfi, ispirati alla natura, sormontate da capitelli compositi che aggiungono dinamismo alla composizione. La trabeazione concava, tipica del Barocco, congiunge le quattro colonne attraverso una frangia a festoni, che sembra davvero tessuto mossa dal vento grazie alla maestria nella lavorazione del bronzo. Il Baldacchino è coronato da quattro statue di angeli agli angoli e da putti che reggono festoni, le chiavi di San Pietro e la corona papale, tutte impreziosite dalla doratura. Su un lato, un putto solleva al cielo un’enorme ape rovesciata, simbolo della famiglia Barberini di papa Urbano VIII, committente dell’opera. Il Baldacchino catturò inoltre l’ammirazione di grandi scrittori come D’Annunzio, che nelle sue “Elegie Romane” scrive “Sorgono scintillando per l’ombra le quattro colonne che nel pagano bronzo torge il Bernini a spire”.

Baldacchino della Basilica di San Pietro
Baldacchino della Basilica di San Pietro

4. Medusa, Musei Capitolini

La Medusa creata tra il 1644 e il 1648 ed esposta nei Musei Capitolini di Roma, offre un’interpretazione unica e espressiva della temibile figura mitologica. Bernini scolpisce un vero e proprio ritratto della Gorgone, catturata nel momento transitorio della sua metamorfosi. Medusa, osservando la sua immagine riflessa in un immaginario specchio, è sorpresa mentre prende coscienza della punizione e, davanti ai nostri occhi, si trasforma letteralmente in marmo con dolore ed angoscia. Per Bernini, Medusa diventa una sofisticata metafora barocca sulla scultura e sulle abilità dello scultore, capace di pietrificare chi ammira il suo talento. Nonostante la sua natura mostruosa, Bernini ritrae Medusa come una giovane dall’aspetto attraente, differenziandosi dall’interpretazione più distante della Medusa Rondanini, che mostra una bellezza fredda. La versione di Bernini esprime una leggera sofferenza, suggerendo il dolore dei morsi dei serpenti e la conseguente trasformazione in un mostro, come ipotizzato da Patrick Haughey. Irving Lavin sottolinea che il volto di Medusa esprime piuttosto una sofferenza morale derivante dalla meditazione sulla sua condizione. Inoltre, Lavin propone di interpretare la Medusa di Bernini come un autoritratto metaforico dello stesso scultore.

Gian Lorenzo Bernini, Busto di Medusa (1644-1648; marmo, altezza 68 cm; Roma, Musei Capitolini)
Gian Lorenzo Bernini, Busto di Medusa (1644-1648; marmo, altezza 68 cm; Roma, Musei Capitolini)

5. L’Estasi di Santa Teresa, Santa Maria della Vittoria

Il capolavoro scultoreo dell’Estasi di Santa Teresa, custodito nella chiesa di Santa Maria della Vittoria a Roma è stato realizzato dall’artista tra il 1645 e il 1652. Commissionato dal cardinale Federico Cornaro, il complesso marmoreo e dorato comprende non solo l’Estasi di Santa Teresa, ma l’intera cappella di famiglia. Per la rappresentazione, Bernini si basò su uno scritto della santa la quale descriveva di essere stata trafitta nel cuore da un angelo con una lancia di fuoco. Questo dettaglio è reso fedelmente nel marmo di Carrara: l’angelo tiene la freccia simbolo dell’amore divino, pronto a colpire la santa in estasi, con occhi e labbra socchiusi. Oltre alla complessità estetica, emerge la ricerca spirituale dell’artista, che cerca di trasmettere il senso dell’amore divino attraverso le esperienze mistiche dei santi. L’effetto teatrale della scena è accentuato dall’edicola circostante, dove Bernini inserì l’opera. Ai lati sono collocati palchetti con architetture prospettiche in stucco, raffiguranti membri della famiglia Cornaro, che assistono all’evento. L’artista modellò inoltre il marmo con maestria, conferendo un effetto drammatico e dinamico: l’abito della santa infatti cade in modo disordinato, come se fosse cera. In questo Bernini dimostra il suo virtuosismo tecnico, creando un’opera straordinaria che fonde maestria artistica e profondità spirituale.

Gian Lorenzo Bernini, Estasi di santa Teresa (1647-1652; marmo e bronzo dorato, h. 350 cm; Roma, Santa Maria della Vittoria)
Gian Lorenzo Bernini, Estasi di santa Teresa (1647-1652; marmo e bronzo dorato, h. 350 cm; Roma, Santa Maria della Vittoria). Foto: Miguel Hermoso Cuesta

6. Fontana dei Quattro Fiumi, Piazza Navona

La Fontana dei Quattro Fiumi in Piazza Navona a Roma, commissionata da papa Innocenzo X Pamphilj come ornamento per la piazza durante la costruzione del palazzo di famiglia, aveva lo scopo di sostituire un abbeveratoio. Nel 1647, il pontefice incaricò Francesco Borromini del progetto per una nuova conduttura d’acqua e decise di spostare sull’obelisco della piazza, precedentemente spezzato e situato nel circo di Massenzio lungo la Via Appia Antica. Dopo un concorso al quale parteciparono importanti artisti, il compito di realizzare la fontana fu affidato al maestro Bernini, che presentò un modello in argento. La fontana, al centro di un bacino ellittico, rappresenta una scogliera di travertino con una grotta e quattro aperture per sorreggere l’obelisco di granito. Sugli angoli della scogliera sono collocate statue marmoree monumentali dei quattro fiumi che rappresentano i continenti allora conosciuti, con vegetazione e animali accanto: il Danubio per l’Europa, il Gange per l’Asia, il Nilo per l’Africa e il Rio della Plata per l’America. Sulla scogliera ci sono stemmi marmorei della famiglia del papa, con una colomba che tiene un ramo d’ulivo nel becco, e la stessa colomba in bronzo in cima all’obelisco. Realizzata tra il 1648 e il 1651 da un gruppo di artisti diretti da Bernini, la fontana dei Quattro Fiumi è l’unione tra l’architettura e scultura, esprimendo movimento in ogni dettaglio, dalla vegetazione alle statue e alla fauna, diventando il punto focale dello spazio circostante.

La Fontana dei Quattro Fiumi. Foto: Wolfgang Moroder
La Fontana dei Quattro Fiumi. Foto: Wolfgang Moroder

7. Gli Angeli di ponte Sant’Angelo

Nel 136 d.C., l’imperatore Adriano eresse un ponte per facilitare l’accesso al suo mausoleo dal centro di Roma: questa antica struttura è oggi conosciuta come Castel Sant’Angelo. Il ponte, fatto di marmo travertino, attraversa il fiume Tevere con cinque archi, di cui tre risalenti all’epoca romana. Nel 1688, il ponte fu ulteriormente abbellito con dieci statue di angeli, cinque su ogni lato, scolpite dagli allievi di Bernini e dal maestro stesso. Ogni angelo porta un simbolo della Passione di Cristo. Tra le opere di Bernini, spiccano due degli angeli presenti sul ponte: l’Angelo con il cartiglio e l’Angelo con la corona di spine. Le sculture originali, sostituite da copie dei suoi allievi sul ponte, sono ora conservate nella basilica di Sant’Andrea delle Fratte a Roma. L’Angelo con il cartiglio porta l’iscrizione INRI, simbolo del titolo posto sulla croce sopra la testa di Gesù. Il modello originale in terracotta è custodito presso gli Harvard Art Museums. L’Angelo con la corona di spine, invece, tiene tra le mani la corona che verrà posta sulla testa di Cristo. Il modello originale in terracotta di questa opera è esposto invece al Museo del Louvre.

Uno degli angeli di Ponte Sant'Angelo. Foto: Germano Flauto
Uno degli angeli di Ponte Sant’Angelo. Foto: Germano Flauto

8. Bozzetto della statua equestre di Luigi XIV, Galleria Borghese

Il Bozzetto della statua equestre di Luigi XIV, modellato in terracotta da Bernini tra il 1669 e il 1670 e ora esposto nella Galleria Borghese, ritrae Luigi XIV di Francia, noto come il Re Sole, in armatura e con uno scettro, mentre cavalca un cavallo rampante sostenuto da rocce. Il bozzetto preparatorio fu realizzato per la grande statua equestre commissionata dal re per una piazza di Parigi. Nel 1669, Bernini ricevette il blocco di marmo per la statua, ma non iniziò il lavoro per anni. Completata solo nel 1677 o 1678, la scultura rimase nel suo studio fino alla sua morte nel 1680, quando era ancora in attesa di essere spedita a Parigi. Tuttavia, quando il re la vide nel 1685, non ne fu soddisfatto e ne chiese la sua distruzione. Successivamente, accettò che fosse trasformata nella rappresentazione dell’eroe romano Marco Curzio, da François Girardon. Attualmente è esposta nell’Orangerie di Versailles, mentre esistono altre due copie, una al Museo del Louvre e l’altra in Svizzera. Il bozzetto, caratterizzato da una modellazione vigorosa e vitale, mostra chiaramente l’influenza della statua dell’imperatore Costantino, che Bernini aveva eseguito poco tempo prima per la Scala Regia in Vaticano. Questa somiglianza infatti era stata richiesta esplicitamente da Jean-Baptiste Colbert, ministro delle finanze del re.

Gian Lorenzo Bernini, Bozzetto della statua equestre di Luigi XIV (1669-1670; terracotta, altezza 76 cm; Roma, Galleria Borghese)
Gian Lorenzo Bernini, Bozzetto della statua equestre di Luigi XIV (1669-1670; terracotta, altezza 76 cm; Roma, Galleria Borghese)

9. Estasi della beata Ludovica Albertoni, Chiesa di San Francesco a Ripa

Nel 1675, all’età di settantasette anni, il Bernini ormai anziano, creò una delle sue ultime sculture: l’Estasi della Beata Ludovica Albertoni, custodita a Roma nella Chiesa di San Francesco a Ripa. Questo tema non era nuovo per lui; venticinque anni prima, aveva realizzato la Transverberazione di Santa Teresa d’Avila per la Cappella Corner in Santa Maria della Vittoria. Per onorare la beata Ludovica, la famiglia Altieri commissionò a Bernini la realizzazione di un altare dedicato a lei. Nonostante lo spazio limitato della cappella in cui si trova l’altare, l’artista riuscì a ottimizzare il lavoro adattando la statua allo spazio. Ludovica Albertoni è raffigurata sdraiata su un letto di marmo ricamato in estasi, tema centrale dell’intera composizione, simile a quanto fatto per Santa Teresa. La veste della beata è più lineare rispetto a quella di Santa Teresa, ma ugualmente suggestiva. Bernini studiò attentamente lo spazio e riuscì a spostare la parete sul fondo, creando due piccole finestre verticali nascoste ai lati che danno all’esterno, permettendo un’illuminazione radente per la statua. L’illuminazione mutabile durante il giorno, mette in risalto la luminosità dell’opera, rendendola più visibile nella penombra della cappella. Purtroppo, oggi una delle finestre è murata e la luce originale è stata persa. Nella scena inoltre, nove teste di angeli compaiono senza ali, svolgendo la funzione di un pubblico privilegiato, simile ai personaggi della Cappella Corner sui loro palchetti. Nell’opera, gli angeli sono vicini al mistero mistico e sensuale dell’estasi, creando un’atmosfera trascendentale.

Gian Lorenzo Bernini, Estasi della beata Ludovica Albertoni (1671-1675; marmo e diaspro, 188 cm; Roma, San Francesco a Ripa)
Gian Lorenzo Bernini, Estasi della beata Ludovica Albertoni (1671-1675; marmo e diaspro, 188 cm; Roma, San Francesco a Ripa)

10. Salvator Mundi, Basilica di San Sebastiano fuori le Mura

Il busto raffigurante il Salvatore, iniziato dal Bernini nel 1679 fu lasciato alla sua morte come eredità alla regina Cristina di Svezia, per poi arrivare a Papa Innocenzo XI Odescalchi. La famiglia Odescalchi custodì l’opera fino alla fine del Settecento, quando le sue tracce si persero. Negli ultimi trent’anni, gli studiosi hanno cercato di rintracciare l’originale perduto di Bernini. Nel 1972, è stato individuato per la prima volta il busto ora conservato nel Chrysler Museum di Norfolk, in Virginia; successivamente è stato proposto come originale il busto nella Cattedrale di Sées, in Normandia. Sebbene di qualità superiore rispetto alla versione del Chrysler Museum, il tipo di marmo e le caratteristiche stilistiche del Salvatore di Sées suggeriscono un autore di origine francese che ha reinterpretato il modello creato da Bernini in chiave classica. Solo nel 2001, durante le ricerche per la mostra su Papa Albani e le arti, è stata segnalata la presenza di un busto del Salvatore nel convento adiacente alla Basilica di San Sebastiano fuori le Mura a Roma, fino ad allora sconosciuto agli studiosi. La scultura presenta i tratti stilistici barocchi tipici della tarda produzione di Bernini e corrisponde pienamente alle antiche descrizioni, sia nelle dimensioni colossali mezza figura maggiore del naturale, sia nel materiale del piedistallo, in diaspro di Sicilia.

Gian Lorenzo Bernini, Busto del Salvator Mundi (1679; marmo, 103 x 100 x 48,5 cm; Roma, San Sebastiano fuori le Mura)
Gian Lorenzo Bernini, Busto del Salvator Mundi (1679; marmo, 103 x 100 x 48,5 cm; Roma, San Sebastiano fuori le Mura)

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