Alla Villa dei Tritoni di Roma il primo scavo dopo l’acquisizione pubblica


Nell’area archeologica sull’Appia Antica sono emerse strutture in opera reticolata e diverse fasi di frequentazione. Il cantiere sarà visitabile il 3 e 4 ottobre in occasione dell’Appia Day.

A Roma la Villa dei Tritoni, sull’Appia Antica, è entrata a far parte del patrimonio pubblico nel 2022 e quattro anni dopo, per la prima volta, gli archeologi hanno iniziato a scavare in una parte del complesso che non era mai stata indagata. Le prime settimane di lavoro hanno già restituito strutture murarie in opera reticolata e tracce di diverse fasi di frequentazione, aprendo nuove domande sulla storia di una villa romana che conserva ancora ampie porzioni da conoscere. Lo scavo è iniziato il 16 settembre nell’area di via Appia Antica 55, nei pressi dell’incrocio con via della Caffarella. La campagna è condotta dal Parco Archeologico dell’Appia Antica insieme all’Università degli Studi di Ferrara e coinvolge anche studentesse e studenti dei corsi di laurea triennale e magistrale in Archeologia, impegnati direttamente nelle attività sul campo. La direzione scientifica è affidata a Luigi Scaroina, direttore del Parco, mentre Stefano Roascio, funzionario archeologo del Parco, e Rachele Dubbini, professoressa associata di Archeologia classica all’Università di Ferrara, dirigono congiuntamente le operazioni sul terreno.

Il nuovo settore di indagine si trova a breve distanza dal nucleo principale della villa e riguarda un edificio di notevoli dimensioni: per ora sono state individuate strutture murarie, ma sarà il proseguimento dello scavo a stabilire con maggiore precisione quando furono costruite, quali trasformazioni subirono e a quale funzione fossero destinati gli ambienti (uno degli obiettivi delle prossime settimane sarà infatti ricostruire la cronologia delle strutture e comprendere il loro rapporto con il resto del complesso). È un passaggio particolarmente significativo perché la Villa dei Tritoni conserva testimonianze di una storia edilizia molto lunga. I resti visibili oggi comprendono un casale di origine tardomedievale costruito sulle strutture di un precedente edificio residenziale romano. Del complesso romano sono già noti ambienti in opera reticolata e laterizia, una struttura circolare e alcuni spazi ipogei, appartenenti a diverse fasi comprese tra l’epoca repubblicana e il IV secolo d.C.

Il nome della villa deriva dall’elemento che, più di ogni altro, ne ha caratterizzato la conoscenza: il grande mosaico pavimentale conservato in un ambiente di rappresentanza, probabilmente un ninfeo: raffigura un corteo marino popolato da tritoni, ittiocentauri e altre creature associate al mondo di Nettuno, rappresentati in bianco su fondo nero. Il mosaico risale al III secolo d.C. e appartiene dunque a una delle fasi monumentali più tarde del complesso.

Villa dei Tritoni
Villa dei Tritoni

La composizione doveva avere anche una precisa relazione con l’acqua: sul pavimento, infatti, doveva scorrere un velo d’acqua che ne accentuava l’effetto dinamico, facendo emergere le figure marine all’interno della decorazione. È proprio questo mosaico ad aver dato alla villa il nome con cui oggi è conosciuta, ma il nuovo scavo mostra quanto la storia del sito non possa essere ridotta al solo ambiente decorato. L’edificio ora oggetto di indagine si trova infatti in una zona che finora non era stata scavata. La sua esplorazione potrebbe quindi aggiungere nuovi elementi alla conoscenza della villa e delle diverse fasi attraverso le quali il complesso si è sviluppato. Al momento, tuttavia, la funzione degli ambienti e la loro precisa cronologia restano da definire: saranno i dati raccolti nel corso della campagna a permettere di stabilire il rapporto fra le nuove strutture e quelle già note.

La scoperta e la ricerca archeologica arrivano dopo una lunga vicenda legata alla proprietà dell’area. I resti romani della villa vennero individuati negli anni Settanta del Novecento, durante lavori di ristrutturazione del casale, dopodiché, nel 1982, il Ministero impose sul complesso un vincolo archeologico e in seguito, dopo alcune aste andate deserte, quel vincolo rese possibile l’esercizio del diritto di prelazione da parte dello Stato.

Nel 2022 il sito è quindi diventato pubblico ed è entrato a far parte del Parco Archeologico dell’Appia Antica, istituto del Ministero della Cultura. L’area acquisita misura circa un ettaro e si trova in una posizione particolare, fra la via Appia Antica e la Valle della Caffarella. Proprio la sua collocazione è uno degli elementi che rendono l’acquisizione rilevante anche in prospettiva futura: l’area potrà infatti consentire la realizzazione di un collegamento con la valle della Caffarella.

Villa dei Tritoni
Villa dei Tritoni

Il nuovo scavo rappresenta dunque uno dei primi interventi di ricerca successivi al ritorno del complesso sotto la proprietà pubblica: l’acquisizione non si è limitata a modificare lo status del bene, bensì ha creato le condizioni per avviare un programma di studio, conservazione e valorizzazione e per portare avanti indagini archeologiche in settori che non erano ancora stati esplorati.

Ad ogni modo, la Villa dei Tritoni non è ancora un sito interamente leggibile. Le strutture romane conosciute costituiscono parti di un complesso che ha attraversato secoli di trasformazioni, fino alla costruzione del casale tardomedievale che ancora oggi caratterizza l’area. Il mosaico del III secolo, gli ambienti in opera reticolata e laterizia, la struttura circolare e gli spazi ipogei sono testimonianze di momenti diversi, che il nuovo scavo potrà contribuire a mettere in relazione.

Per vedere direttamente il lavoro degli archeologi sarà possibile entrare eccezionalmente nella Villa dei Tritoni durante l’Appia Day: l’area sarà aperta al pubblico sabato 3 ottobre dalle 10 alle 18 e domenica 4 ottobre dalle 10 alle 14, senza prenotazione. L’accesso alla zona del mosaico sarà però contingentato. Negli stessi giorni sarà possibile visitare anche il cantiere archeologico attraverso due visite guidate quotidiane, alle 10 e alle 11, curate dall’Università degli Studi di Ferrara. Sarà l’occasione per osservare direttamente le attività di scavo e conoscere i primi risultati emersi nelle settimane iniziali della campagna. Le visite sono gratuite, ma in questo caso è necessaria la prenotazione attraverso il sito di Appia Day (www.appiaday.org) . Il cantiere sarà aperto al pubblico anche sabato 10 ottobre, con visite alle 10 e alle 11. Anche in questo caso ogni turno potrà accogliere al massimo 30 persone per ragioni di sicurezza. Le modalità di prenotazione per questa seconda giornata saranno comunicate attraverso i canali social del progetto Appia Antica 55 e del Parco Archeologico dell’Appia Antica.




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