La Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia acquisisce il San Rocco di Bartolomeo Caporali (1420-1505), dipinto realizzato intorno al 1487 e ritenuto disperso fino a tempi recenti. L’opera, un tempo parte della cosiddetta Pala dei Cacciatori di Castiglion del Lago, viene presentata al pubblico nella sala 18 del museo da venerdì 4 a domenica 6 settembre 2026, a partire dalle ore 15 del 4 settembre. Il dipinto sarà quindi trasferito in deposito in attesa di essere riunito agli altri frammenti superstiti della pala, in occasione della mostra dedicata alle nuove acquisizioni della Galleria, prevista per la primavera 2027.
L’acquisto, del valore di 60.000 euro, è stato reso possibile da un contributo Art Bonus di AgriEuro, azienda di e-commerce con sede a Spoleto, impegnata nel sostegno alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale del territorio. L’impresa aveva già sostenuto attraverso lo stesso strumento il restauro del Sipario Storico del Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti di Spoleto, intervento concluso nel 2025 in collaborazione con il Comune di Spoleto.
Il recupero del San Rocco è legato all’identificazione del dipinto sul mercato antiquario da parte di Emanuele Zappasodi, professore dell’Università per Stranieri di Siena. Un ruolo rilevante nelle trattative è stato svolto dalla galleria Moretti Fine Art di Londra, che ha inoltre sostenuto l’intervento di restauro dell’opera, eseguito a Firenze da Loredana Gallo. Il dipinto era transitato nel mercato antiquario francese con attribuzioni non pertinenti prima di essere individuato e riportato in Italia.
L’acquisizione si inserisce nel programma della Galleria Nazionale dell’Umbria rivolto alla valorizzazione delle opere entrate recentemente nella raccolta. Una parte importante della programmazione espositiva dei prossimi mesi sarà infatti dedicata alle nuove acquisizioni, comprendendo sia opere pittoriche sia una collezione fotografica.
Dal 18 settembre al 1° novembre 2026, la Sala Podiani ospiterà la mostra dedicata alla collezione fotografica acquisita attraverso due edizioni del bando Strategia per la Fotografia, promosso annualmente dalla Direzione generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. L’edizione 2024 ha consentito a Luigi Spina di realizzare, su commissione dei Musei nazionali di Perugia – Direzione regionale Musei nazionali Umbria, una campagna fotografica dedicata all’Umbria di san Francesco. Attraverso l’edizione 2025 sono state invece acquistate le stampe del ciclo realizzato in Umbria da Fulvio Roiter nel 1957 e alcune fotografie originali di Mario Giacomelli che documentano, in un’insolita versione a colori, la Piana di Castelluccio di Norcia durante la fioritura.
La primavera del 2027 sarà dedicata alle opere pittoriche entrate nella collezione della Galleria Nazionale dell’Umbria negli ultimi dieci anni, cioè dal conseguimento dello status di istituto ad autonomia speciale. Al centro dell’esposizione sarà il San Rocco di Caporali, che verrà affiancato dai quattro frammenti superstiti della Pala dei Cacciatori: i due già appartenenti alla collezione della Galleria e quelli conservati presso i Musei Civici di Udine e la Fondazione Federico Zeri.
La mostra comprenderà inoltre altre acquisizioni considerate di particolare rilievo e legate alla storia artistica dell’Umbria e all’identità del museo. Le opere saranno presentate attraverso un allestimento pensato per contestualizzarle e approfondirne le vicende storiche e i caratteri formali, anche attraverso l’accostamento ad altri lavori ritenuti rappresentativi dei loro percorsi.
La Pala dei Cacciatori venne commissionata nel 1487 a Bartolomeo Caporali dai cacciatori di Castiglion del Lago per la pieve extra muros di Santa Maria Maddalena. Si trattava di una tabula quadrata con una Sacra conversazione, al cui centro era raffigurata la Vergine col Bambino assisa in trono, affiancata da due coppie di santi: a sinistra santa Maria Maddalena e san Sebastiano, a destra sant’Antonio Abate e san Rocco.
La tavola fu suddivisa in più parti nel 1774, a causa dell’irrecuperabile stato di conservazione, per ordine del reverendo don Giuseppe Bernardi, e venne collocata nella casa parrocchiale. Nel 1864 Giovan Battista Cavalcaselle vide e disegnò i singoli frammenti, fornendo una documentazione che ha permesso di ricostruire la composizione originaria della pala.
Negli anni successivi alla ricognizione di Cavalcaselle, i dipinti entrarono nel circuito della diaspora antiquaria postunitaria. Due frammenti, una testa d’Angelo e il volto di Maria Maddalena, furono recuperati dalla Prefettura di Venezia e assegnati nel 1870 alla Civica Pinacoteca Vannucci, entrando così nella collezione della Galleria Nazionale dell’Umbria. Altri due elementi, raffiguranti sant’Antonio Abate e un altro Angelo, furono acquistati dai Musei Civici di Udine dopo un passaggio in una collezione privata e pubblicati da Umberto Gnoli nel 1916 insieme ai due frammenti perugini. Il frammento con san Sebastiano venne invece individuato nel 1969 da Elizabeth Gardner, curatrice del Metropolitan Museum di New York, nella collezione di Federico Zeri. Lo studioso e collezionista lo aveva acquistato in precedenza sul mercato antiquario fiorentino.
Il San Rocco è rimasto invece fuori dalla ricostruzione della pala fino a tempi recenti. La sua ricomparsa sul mercato antiquario francese era stata accompagnata da attribuzioni considerate non pertinenti. Il riconoscimento dell’opera ha permesso di riportarla in Italia e di sottoporla a un intervento di restauro, al termine del quale sono tornati leggibili i caratteri della figura del giovane santo pellegrino: il volto dall’espressione aggrottata, i riccioli biondi che ricadono sulle spalle e il cappello scuro a larga falda.
Il ricongiungimento del dipinto con i frammenti già conservati dalla Galleria Nazionale dell’Umbria costituisce un passaggio rilevante per la ricostruzione della Pala dei Cacciatori e per lo studio della fase matura di Caporali. L’artista, attivo nel Quattrocento umbro, viene considerato una figura di passaggio tra la tradizione bonfigliesca e la nuova cultura figurativa fiorentina introdotta nella Perugia del tempo dal giovane Pietro Vannucci.
L’arrivo del San Rocco si inserisce nel processo di ampliamento delle collezioni della Galleria Nazionale dell’Umbria sviluppato nel corso degli oltre dieci anni di autonomia dell’istituto, a partire dal DPCM 171 del 29 agosto 2014 e fino alle successive modifiche normative. Dal 2024, inoltre, la Galleria è stata amministrativamente unificata con gli altri quattordici musei statali dell’Umbria, dando vita a un unico istituto autonomo.
La raccolta del principale museo della regione è cresciuta attraverso acquisti e donazioni effettuati direttamente dal Ministero della Cultura, dalla Galleria e da privati, sia attraverso lasciti sia mediante lo strumento dell’Art Bonus. L’incremento ha interessato in particolare gli ultimi anni e ha consentito di colmare alcuni vuoti nella sequenza degli artisti che hanno segnato la storia dell’arte umbra, oltre ad aprire, con la collezione fotografica, nuovi ambiti di raccolta. La nuova acquisizione del San Rocco si inserisce quindi in questa strategia di crescita e studio del patrimonio, con l’obiettivo di ricostruire anche materialmente, quando possibile, nuclei di opere precedentemente dispersi.
“L’acquisizione di questo dipinto di Bartolomeo Caporali”, afferma Veruska Picchiarelli, delegata alla direzione dei Musei Nazionali dell’Umbria, “rappresenta un momento di grande importanza per la Galleria Nazionale dell’Umbria. Accogliere nelle nostre collezioni un’opera di tale rilievo, che va oltretutto a reintegrare un complesso smembrato e in parte disperso, significa non solo restituire la giusta attenzione a uno dei protagonisti della pittura umbra del Quattrocento, ma anche riappropriarsi di una parte importante della nostra identità culturale. L’ingresso del San Rocco si inserisce infatti nel percorso di studio e valorizzazione che il museo dedica alla cultura figurativa del territorio, offrendo al pubblico una nuova occasione per approfondire la ricchezza e la qualità dell’arte umbra del Rinascimento. Un particolare ringraziamento va ad Alessia Settimi e ad AgriEuro, azienda umbra di respiro internazionale che ha scelto di sostenere i Musei Nazionali dell’Umbria attraverso il contributo Art Bonus, che per la prima volta viene destinato all’incremento della collezione della Galleria. Questo significativo gesto di mecenatismo sposa la visione lungimirante di una realtà imprenditoriale attenta e sensibile alla valorizzazione del contesto in cui opera alla missione di creare sinergie con il territorio, che è propria delle istituzioni culturali”.
“Crediamo che il mecenatismo d’impresa possa contribuire a rafforzare il legame tra patrimonio culturale e comunità, custodendo ciò che abbiamo ricevuto e rendendolo fruibile alle generazioni future. Le aziende cambiano e si trasformano nel tempo; un’opera d’arte, invece, attraversa i secoli”, ha dichiarato Alessia Settimi, Chief Operating Officer di AgriEuro. “Aver contribuito all’acquisizione del San Rocco di Bartolomeo Caporali è per noi motivo di grande orgoglio e rappresenta la prosecuzione di un percorso di valorizzazione culturale che sentiamo parte del nostro modo di fare impresa. Ci hanno affascinato molto anche i valori rappresentati dalla figura di San Rocco, pellegrino dedito alla cura degli altri, così come il viaggio stesso dell’opera, dispersa fuori dall’Italia e oggi finalmente tornata in Umbria”.
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