di Redazione 18/10/2026
Categorie: Arte antica / Argomenti: Genova - Seicento - Arte antica
Dopo oltre un anno di lavoro, a Palazzo Spinola (Genova) tornano visibili il planisfero e le cinque carte dedicate ai continenti e alle province del Belgio. I manufatti, realizzati nei Paesi Bassi nel XVII secolo, documentano le conoscenze geografiche dell’epoca e un immaginario ricco di allegorie, figure e animali esotici.
Un planisfero e cinque grandi carte geografiche realizzate nei Paesi Bassi nel Seicento tornano a essere visibili a Palazzo Spinola, a Genova, dopo un intervento di restauro durato oltre un anno. Le opere, parte di una collezione di eccezionale interesse storico e artistico, documentano le conoscenze geografiche della seconda metà del XVII secolo e restituiscono, attraverso carte, iscrizioni e raffigurazioni allegoriche, il modo in cui gli europei dell’epoca rappresentavano il mondo conosciuto. Il restauro ha permesso di recuperare scritte, immagini e colori attenuati dal tempo, migliorando le condizioni conservative di manufatti particolarmente fragili.
Il progetto è stato presentato il 13 ottobre 2026 alla Galleria Nazionale di Palazzo Spinola, nell’ambito del seminario Le carte geografiche di Palazzo Spinola. L’incontro rientra nel ciclo di appuntamenti pubblici L’unione fa la forza. Art Bonus e il mecenatismo moderno, promosso dalla Galleria Nazionale di Palazzo Spinola per illustrare cinque importanti interventi di restauro resi possibili dalla collaborazione tra pubblico e privato.
Le sei opere restaurate appartengono a una raccolta di quattordici mappe di grande formato, esposte a rotazione lungo lo scalone monumentale del palazzo. La collezione, donata dai marchesi Spinola nel 1958, costituisce un unicum nel panorama italiano per rarità e qualità esecutiva. Le carte, realizzate nel XVII secolo, sono preziose testimonianze della cartografia olandese del periodo, ma il loro interesse va oltre la rappresentazione dei territori: la componente testuale e figurativa, insieme ai dettagli etnografici, restituisce una visione del mondo nella quale il sapere geografico si intreccia con l’immaginazione e con le conoscenze, ancora parziali, delle diverse aree del pianeta.
Il nuovo intervento si inserisce in una più ampia campagna di recupero conservativo della raccolta. In precedenza erano già stati restaurati un grande planisfero e sette carte di dimensioni minori. La fase appena conclusa ha riguardato gli altri sei manufatti, a partire dalla Nova totius terrarum orbis tabula, un planisfero realizzato ad Amsterdam intorno al 1660-1663, per proseguire con le carte dedicate ai quattro continenti allora conosciuti e con quella delle diciassette province del Belgio. Il planisfero si distingue per la raffinata decorazione figurativa collocata ai quattro angoli, dove sono rappresentate le allegorie dei continenti attraverso gruppi di persone appartenenti a diverse etnie e caratterizzate da abiti distintivi. Queste figure non hanno una funzione puramente ornamentale: riflettono il modo in cui la cartografia del tempo affiancava alla descrizione geografica una rappresentazione culturale e simbolica delle popolazioni del mondo. La mappa diventa così anche un documento della mentalità europea del Seicento, con le sue curiosità, le sue classificazioni e le sue conoscenze ancora incomplete.
Particolarmente dettagliata è la Tabula Nova XVII Belgi Provinciarum, dedicata ai territori delle antiche Fiandre, all’epoca divisi tra la parte meridionale ancora sotto il dominio spagnolo, corrispondente all’attuale Belgio, e quella settentrionale indipendente, coincidente con gli odierni Paesi Bassi. La carta presenta una caratteristica insolita nell’orientamento: è ruotata di novanta gradi in senso antiorario, con l’ovest collocato nella parte superiore. Anche in questo caso la componente figurativa arricchisce la rappresentazione geografica. In un dettaglio sono raffigurati gli stessi cartografi al lavoro, intenti a utilizzare gli strumenti del proprio mestiere, un riferimento diretto alle pratiche attraverso cui si produceva e si diffondeva la conoscenza del territorio.
Una parte centrale della serie è costituita dalle quattro carte dedicate ai continenti, nelle quali la descrizione geografica si combina con personificazioni allegoriche e immagini di carattere etnografico. La Nova Totius Asiae Tabula rappresenta l’Asia attraverso un gruppo di personaggi con turbanti, intenti a dialogare tra loro: la composizione richiama l’idea di una sapienza orientale legata alla filosofia e alla trasmissione del sapere, secondo una visione che riflette le concezioni culturali dell’epoca. La Nova Totius Europae Tabula è, tra le quattro, quella che offre una rappresentazione geografica più precisa e fedele: il continente è accompagnato dalla figura mitologica di Europa, raffigurata durante il rapimento da parte di Giove, che ha assunto le sembianze di un toro bianco. Il riferimento al mito classico inserisce la geografia in una tradizione iconografica consolidata, facendo dialogare la rappresentazione del territorio con il patrimonio narrativo dell’antichità.
La Nova Totius Americae Tabula è particolarmente significativa per ciò che rivela sui limiti delle conoscenze geografiche del XVII secolo. L’America settentrionale è rappresentata in modo più sommario, con numerose lacune e imprecisioni, mentre quella meridionale presenta un grado di dettaglio maggiore, soprattutto lungo le coste: le differenze tra le due aree permettono di cogliere come la disponibilità delle informazioni geografiche fosse ancora disomogenea e come le carte registrassero non soltanto ciò che era stato esplorato, ma anche ciò che rimaneva ignoto o scarsamente documentato. Infine, la Nova Totius Africae Tabula presenta invece un intreccio particolarmente evidente tra osservazione geografica e immaginazione. La parte figurativa comprende personaggi variopinti e animali esotici, che compongono un repertorio delle popolazioni e della fauna associate alle regioni meno conosciute dagli europei. Come accade nella carta dell’America, anche qui le immagini devono essere lette nel contesto storico in cui furono concepite: sono testimonianze di un interesse per il mondo extraeuropeo che si accompagnava a conoscenze incomplete e a rappresentazioni spesso filtrate da stereotipi e racconti indiretti.
Il restauro ha affrontato problemi conservativi complessi, legati sia alla fragilità del supporto cartaceo sia alle condizioni della superficie, sulla quale si erano accumulati sporco e materiali derivanti da precedenti interventi. L’obiettivo principale era recuperare una corretta planarità delle opere e rimuovere le sostanze che alteravano la lettura delle immagini, intervenendo nel rispetto della natura dei materiali e della necessità di garantire la conservazione futura dei manufatti.
Le operazioni hanno compreso la rimozione meccanica dei terminali e dei nastri in gros-grain, la pulitura a secco con gomma in lattice e le prove di solubilità necessarie a individuare i solventi più adatti per eliminare le vernici di restauro presenti sulla superficie. Si è quindi proceduto alla pulitura della carta e alla rimozione della precedente tela di foderatura sul verso, eliminando anche i residui di adesivo e i vecchi innesti di restauro.
Il lavoro è proseguito con la pulitura e la deacidificazione della carta, il rifacimento degli innesti e la velatura delle opere. Per garantire il sostegno dei grandi fogli è stata predisposta una nuova struttura di foderatura, basata su una tela in poliestere tensionata e sull’impiego di carta giapponese. Le lacune cromatiche sono state integrate con ritocchi ad acquerello, mentre la fase conclusiva ha previsto il montaggio di nuovi nastri in tessuto gros-grain e di bastoni terminali simili, per tipologia e colore, a quelli già presenti.
La restituzione al pubblico non significa tuttavia che le carte possano essere esposte senza limiti: la delicatezza dei materiali impone infatti modalità di esposizione compatibili con le esigenze conservative e con i tempi di esposizione consentiti dalle condizioni delle opere.
Le sei carte di Palazzo Spinola offrono uno sguardo su una fase importante della storia della cartografia europea, quando la crescente circolazione di informazioni e l’ampliamento degli orizzonti geografici si traducevano in nuove rappresentazioni del pianeta: la precisione delle coste, le incertezze nelle aree meno esplorate, le allegorie dei continenti e le raffigurazioni delle popolazioni raccontano insieme la costruzione del sapere geografico e l’immaginario attraverso cui l’Europa del Seicento interpretava il mondo. E con il restauro, questo patrimonio torna a essere leggibile nella ricchezza dei suoi dettagli, dalle iscrizioni alle immagini decorative, con la possibilità di offrire al pubblico non soltanto documenti della storia della cartografia, ma anche testimonianze della cultura visiva, delle curiosità e dei limiti conoscitivi di un’epoca.
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