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Alla Tate Modern un artista trasforma il suono in materia: l'installazione di Tarek Atoui

di Redazione 24/10/2026

Categorie: Arte contemporanea / Argomenti: Arte contemporanea - Londra - Tate Modern Museum


Trombe uzbeke, strumenti cinesi, tessuti conduttivi e sistemi elettronici trasformano la Turbine Hall della Tate Modern, a Londra, in un paesaggio sonoro in continua trasformazione. Con Hold, l’artista e compositore Tarek Atoui esplora il rapporto tra suono, architettura e corpo in un’installazione destinata a evolversi per sei mesi.

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Una tromba cerimoniale in ottone proveniente dall’Uzbekistan, strumenti a fiato cinesi e del Sud-est asiatico, gong, pelli di tamburo e tessuti lunghi venti metri sospesi nello spazio. Alla Tate Modern di Londra, il suono prende forma attraverso oggetti, materiali e correnti d’aria, trasformando la Turbine Hall in un ambiente da esplorare con tutto il corpo. È Hold, la nuova installazione multisensoriale dell’artista e compositore Tarek Atoui (Beirut, 1980), realizzata per l’undicesima Hyundai Commission e concepita come un’orchestra in continua evoluzione, tra scultura, musica, tecnologia e ricerca sociale.

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Il progetto si confronta con le dimensioni monumentali della Turbine Hall, la grande sala industriale della Tate Modern che ogni anno viene affidata a un artista per una nuova commissione. Atoui ha costruito un ambiente in cui gli strumenti non sono semplicemente esposti, ma entrano in relazione con l’architettura, l’aria e la presenza dei visitatori. Il risultato è un paesaggio sonoro mutevole, destinato a trasformarsi nel corso dei sei mesi di apertura anche attraverso appuntamenti dal vivo.

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Uno degli elementi più visibili è sospeso sopra la rampa della Turbine Hall: si tratta di un karnai metallico, ovvero una lunga tromba cerimoniale in ottone della tradizione uzbeka, affiancata da due corni realizzati con la stampa 3D, che ne riprendono e amplificano la forma allungata. All’estremità opposta della sala, pelli di tamburo, gong, corni e tessuti sono appesi all’interno di una struttura composta da bambù e sheng, strumenti a fiato ad ancia libera diffusi in Cina e in altre aree del Sud-est asiatico. Un motore controllato da computer convoglia l’aria attraverso questi strumenti, contribuendo alla produzione dei suoni.

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L’installazione è stata progettata tenendo conto delle caratteristiche specifiche dello spazio: l’altezza eccezionale della sala, i flussi d’aria e la sua acustica. Pietre che ricordano i litofoni, strumenti musicali che producono suoni percuotendo elementi di pietra, e luci calde invitano il pubblico a fermarsi, sedersi o sdraiarsi, osservando le strutture sospese e prestando attenzione alle vibrazioni. L’ascolto non è quindi limitato alla percezione uditiva, ma diventa un’esperienza fisica, legata alla materia e alla dimensione architettonica: Atoui ha spiegato il progetto attraverso il ricordo di luoghi d’incontro, dalle coperture ombreggiate da pergolati di vite ai cortili riparati. Anche la Turbine Hall viene ripensata come uno spazio di incontro e scambio, in cui il suono nasce dalla relazione tra strumenti, ambiente e persone.

Tarek Atoui, Hold (2026). Veduta dell'installazione per la Hyundai Commission alla Tate Modern di Londra. Foto: Matt Greenwood / Tate Photography
Tarek Atoui, Hold (2026). Veduta dell’installazione per la Hyundai Commission alla Tate Modern di Londra. Foto: Matt Greenwood / Tate Photography
Tarek Atoui, Hold (2026). Veduta dell'installazione per la Hyundai Commission alla Tate Modern di Londra. Foto: Matt Greenwood / Tate Photography
Tarek Atoui, Hold (2026). Veduta dell’installazione per la Hyundai Commission alla Tate Modern di Londra. Foto: Matt Greenwood / Tate Photography
Tarek Atoui, Hold (2026). Veduta dell'installazione per la Hyundai Commission alla Tate Modern di Londra. Foto: Matt Greenwood / Tate Photography
Tarek Atoui, Hold (2026). Veduta dell’installazione per la Hyundai Commission alla Tate Modern di Londra. Foto: Matt Greenwood / Tate Photography

Strumenti antichi e tecnologie sperimentali

Hold è il risultato di oltre vent’anni di sperimentazione condotta dall’artista insieme a musicisti, costruttori di strumenti, ingegneri e ricercatori in Asia e in Europa. Nel corso di questo lavoro, Atoui ha sviluppato un approccio che mette in relazione strumenti tradizionali e tecnologie contemporanee, rielaborando, per questa installazione, sheng, tamburi coreani, corni uzbeki e sistemi elettronici progettati su misura. Per realizzare i due corni stampati in 3D, l’artista ha collaborato con lo studio di architettura Arthur Mamou-Mani. Gli strumenti sono prodotti con un materiale composito a base di resina di zucchero e polvere di bambù, una soluzione che unisce la sperimentazione tecnologica all’impiego di materiali di origine naturale.

Un altro elemento fondamentale è costituito dai tessuti sospesi, forniti da Satoshi Kondo, designer della linea femminile di ISSEY MIYAKE. Atoui li ha rivestiti con una vernice conduttiva, capace di trasmettere una debole corrente elettrica a un sintetizzatore. Quando i tessuti oscillano sotto l’effetto delle correnti d’aria e delle variazioni di umidità, il sistema genera tonalità basse che cambiano nel tempo.

Anche i suoni prodotti dagli strumenti e quelli dell’ambiente circostante entrano a far parte della composizione: microfoni integrati nell’installazione raccolgono le vibrazioni degli oggetti sonori e i rumori della Turbine Hall, compreso il brusio dei visitatori. Un software sviluppato appositamente dall’artista elabora questi segnali e li riproduce, stratificandoli nella composizione complessiva.

La componente elettronica non serve dunque soltanto ad amplificare gli strumenti, ma contribuisce a generare un sistema aperto, nel quale i suoni vengono continuamente raccolti, trasformati e restituiti allo spazio. L’improvvisazione, elemento centrale nella ricerca di Atoui, trova così una dimensione concreta: l’opera non coincide con una composizione definitiva, ma si modifica attraverso le interazioni tra strumenti, condizioni ambientali e presenza umana.

Tarek Atoui, Hold (2026). Veduta dell'installazione per la Hyundai Commission alla Tate Modern di Londra. Foto: Matt Greenwood / Tate Photography
Tarek Atoui, Hold (2026). Veduta dell’installazione per la Hyundai Commission alla Tate Modern di Londra. Foto: Matt Greenwood / Tate Photography
Tarek Atoui, Hold (2026). Veduta dell'installazione per la Hyundai Commission alla Tate Modern di Londra. Foto: Matt Greenwood / Tate Photography
Tarek Atoui, Hold (2026). Veduta dell’installazione per la Hyundai Commission alla Tate Modern di Londra. Foto: Matt Greenwood / Tate Photography
Tarek Atoui, Hold (2026). Veduta dell'installazione per la Hyundai Commission alla Tate Modern di Londra. Foto: Matt Greenwood / Tate Photography
Tarek Atoui, Hold (2026). Veduta dell’installazione per la Hyundai Commission alla Tate Modern di Londra. Foto: Matt Greenwood / Tate Photography

Sei mesi di musica e incontri

Durante i sei mesi della commissione, la Turbine Hall diventerà periodicamente anche il luogo di performance basate sul suono. Musicisti provenienti dal Regno Unito e da altri paesi potranno intervenire direttamente nell’installazione, suonando gli strumenti o collegandosi ai suoi sistemi elettronici. Il programma coinvolgerà strumentisti, artisti elettronici, collettivi e case discografiche, dando spazio sia ai collaboratori di lunga data di Atoui sia a nuove collaborazioni.

La dimensione performativa è parte integrante del progetto: gli elementi dell’installazione non costituiscono soltanto un insieme di oggetti da osservare, ma una struttura utilizzabile e trasformabile attraverso l’intervento dei musicisti. La sala diventa così uno spazio di produzione sonora, nel quale la composizione si sviluppa attraverso contributi differenti.

Hold è l’undicesima Hyundai Commission, il programma nato dalla collaborazione tra Tate e Hyundai Motor nel 2014. La partnership, inizialmente concepita con un impegno di lungo periodo, è stata estesa fino al 2036, con l’obiettivo dichiarato di sostenere l’innovazione artistica e l’accesso del pubblico all’arte contemporanea. Dal suo avvio, la commissione ha attirato fino a oggi oltre 21,6 milioni di visitatori e ha affidato a diversi artisti il compito di confrontarsi con lo spazio industriale della Turbine Hall.

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