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Carta da parato di Tomaso Binga entra nella collezione del Centre Pompidou di Parigi

di Redazione 06/11/2025

Categorie: Arte contemporanea / Argomenti: Arte contemporanea - Parigi


Carta da parato (1976) di Tomaso Binga è entrata a far parte della collezione del Centre Pompidou di Parigi. 

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L’opera Carta da parato (1976) di Tomaso Binga è entrata a far parte della collezione del Centre Pompidou di Parigi e appartiene a una serie di lavori concepiti dall’artista tra il 1976 e il 1977, in cui si fondono installazione, poesia e performance. Nel 1976, Binga realizza la prima versione dell’installazione ambientale Carta da parato all’interno di una residenza privata romana. L’opera viene poi ricostruita in altre sedi, tra cui Riolo Terme e la Galleria d’Arte Moderna di Bologna.

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Per questa installazione, l’artista ricoprì accuratamente le pareti degli spazi con carta da parati, sulla quale tracciò a mano segni grafici che si estendevano fino a ricoprire interamente la superficie. Indossando un abito confezionato con lo stesso materiale, Binga si mimetizzava nell’ambiente circostante, mentre recitava in modo iterativo la poesia Io sono una carta.

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Tomaso Binga, Carta da parato (1976; Roma, Casa Malangone)
Tomaso Binga, Carta da parato (1976; Roma, Casa Malangone)
Tomaso Binga, Carta da parato (1976; Roma, Casa Malangone)
Tomaso Binga, Carta da parato (1976; Roma, Casa Malangone)

L’azione performativa trasforma in immagine l’espressione idiomatica “fare carta da parato”, un modo di dire che, nella tradizione italiana, indica le donne considerate poco avvenenti, costrette durante i balli a rimanere ai margini, “attaccate alle pareti”, in attesa di essere invitate. Attraverso questa metafora, Binga denuncia le disuguaglianze di genere e mette in luce la subordinazione culturale e la violenza psicologica che colpiscono le donne nella società contemporanea.

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In linea con i principi del femminismo, negli anni Settanta Tomaso Binga avvia una ricerca radicale sul linguaggio, mirata alla sua de-strutturazione e alla reinvenzione della riscrittura. Tale sperimentazione si fonda anche sull’uso del corpo e della voce come strumenti di espressione e di liberazione dai codici linguistici patriarcali, con l’intento di smontare gli stereotipi sessisti radicati nella comunicazione e nell’immaginario collettivo.

Veduta della mostra Tomaso Binga - Corps-poésie a cura di Marc Bembekoff a La Galerie di Noisy-Le-Sec, in Francia
Veduta della mostra Tomaso Binga - Corps-poésie a cura di Marc Bembekoff a La Galerie di Noisy-Le-Sec, in Francia

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