A Doha, in Qatar, sorgerà un nuovo spazio permanente dedicato a Gerhard Richter (Dresda, 1932), un padiglione concepito dallo stesso artista come un’opera site-specific capace di unire architettura e arte. Il Doha Pavilion, così si chiamerà, sarà una struttura autonoma progettata da Richter per accogliere un nucleo specifico di suoi dipinti e sculture. Alla realizzazione del progetto ha collaborato Selldorf Architects, che ha lavorato con l’artista per tradurne in architettura la visione. Il padiglione sorgerà nel MIA Park, l’ampio spazio pubblico all’esterno del Museum of Islamic Art, e sarà inaugurato il 20 novembre 2026, alla vigilia dell’apertura di Rubaiya Qatar, la nuova quadriennale internazionale di arte contemporanea del Paese. L’annuncio è stato dato oggi da Berlino e Doha. “Il programma ambizioso del Qatar per le installazioni di arte pubblica è stato sviluppato attraverso le nostre relazioni con figure di primo piano dell’arte contemporanea”, ha dichiarato Sheikha Al Mayassa bint Hamad bin Khalifa Al Thani, presidente Qatar Museums. “È una straordinaria soddisfazione poter ora lavorare con un artista riconosciuto come uno dei più grandi della sua generazione, Gerhard Richter, il cui inedito Doha Pavilion arricchisce sia il nostro patrimonio di opere d’arte pubblica sia il panorama culturale internazionale”.
Il progetto nasce anche da un’esperienza personale dell’artista. Richter ha raccontato che il suo viaggio a Doha nel 2013 avvenne due anni dopo l’inizio dello sviluppo dei suoi dipinti Strip e che l’architettura e la storia della città gli suggerirono l’idea di un padiglione in grado di riunire i diversi fili tematici di quella ricerca. “L’esterno del padiglione presenta piastrelle decorative basate sui Patterns che mi hanno portato per la prima volta agli Strip paintings», ha spiegato Richter. All’interno, gli Strip paintings sono accostati ai Mirrors, mentre la Strip Tower è collocato al centro della struttura. “Doha è il posto giusto e l’unico posto per il mio Padiglione”, ha aggiunto l’artista.
La carriera di Gerhard Richter, sviluppatasi dagli anni Sessanta fino al presente, è caratterizzata da una ricerca estremamente diversificata, che ha esplorato e ampliato le possibilità formali e concettuali dell’arte e il modo in cui ci rapportiamo alle immagini. La sua vasta produzione comprende dipinti, oggetti, installazioni, opere su carta, edizioni e documentazione fotografica ed è fondata su un’indagine articolata della storia, della memoria e della percezione.
Il Doha Pavilion condensa alcuni dei principali filoni di questa ricerca. La struttura ha una pianta esagonale e presenta sulle sei pareti esterne una serie di motivi ripetuti composti su pannelli stampati. I pattern sono collegati al libro d’artista Patterns, realizzato da Richter nel 2011, che documentava il processo creativo alla base della celebre serie dei dipinti Strip, iniziata nello stesso anno. Le pareti trasformano così in una nuova forma architettonica le composizioni ottenute digitalmente, portando nello spazio tridimensionale l’approccio analitico e sperimentale con cui Richter ha affrontato la pittura e, più in generale, la percezione.
La configurazione dei motivi che rivestono le sei pareti esterne è il risultato di un processo calcolato con estrema precisione. Nel 2010 Richter prese un’immagine digitale del suo dipinto Abstract Painting (724-4) del 1990 e la divise in due strisce verticali. Queste furono successivamente suddivise in 4, 8, 16, 32, 64, 128, 256, 512, 1024, 2048, 4096 e infine 8192 strisce. Ogni striscia viene specchiata e ripetuta, producendo un motivo orizzontale e simmetrico. Il procedimento matematico e il risultato visivo richiamano le geometrie accuratamente costruite dell’arte islamica, caratterizzata da arabeschi intrecciati e piastrelle che si ripetono potenzialmente all’infinito. In questo rapporto tra calcolo, ripetizione e percezione, i motivi architettonici del padiglione possono assumere anche la funzione di finestre sul mondo spirituale, come accade nelle geometrie dell’arte islamica.
All’interno del padiglione sono esposti tre grandi Strip paintings di Richter, che portano il procedimento descritto alle sue estreme conseguenze. Le opere trasformano la superficie complessa del dipinto astratto originario in una successione di sottili strisce orizzontali, ognuna delle quali rappresenta una sezione dell’immagine originale larga esattamente 0,08 millimetri. Sarebbero possibili ulteriori suddivisioni, ma oltre una determinata soglia esse diventerebbero indistinguibili a occhio nudo. Al centro del padiglione si trova la Strip Tower, una scultura tripartita che trasferisce nel linguaggio della scultura autonoma i principi degli Strip paintings. Richter l’ha progettata appositamente per questa struttura, facendo del suo elemento centrale uno dei punti di connessione tra la ricerca pittorica e quella tridimensionale.
Tra gli Strip paintings sono collocati due grandi Mirrors, appartenenti a un nucleo di opere che Richter ha iniziato a realizzare negli anni Ottanta. I due specchi, che si estendono dal pavimento al soffitto, sono montati sulle pareti più strette del padiglione e riflettono lo spazio interno, comprese le opere e le persone che lo attraversano. Il risultato è la percezione di uno spazio potenzialmente infinito, che cambia in relazione ai movimenti dei visitatori. I Mirrors sono dunque concepiti anche come una riflessione letterale, o una meditazione, sulla pittura e sulla produzione delle immagini. Completa il progetto una scultura in pietra, intitolata Brunnen, collocata direttamente all’esterno del padiglione.
“È un onore non comune assistere Gerhard Richter nella realizzazione della sua visione per questo progetto, che rappresenta un’importante aggiunta alla sua ricerca incessante e affascinante, oltre che un privilegio poter contribuire allo straordinario insieme di architetture contemporanee di Doha”, ha dichiarato Annabelle Selldorf. L’architetta ha espresso inoltre la propria gratitudine a Sheikha Al Mayassa, a Gerhard Richter e all’intero gruppo di lavoro di Qatar Museums.
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