C’è un versetto latino, Abyssus abyssum invocat, “l’abisso chiama l’abisso”, che ha orientato la sesta edizione di EOLIè – Arte, Letteratura e Società, il festival culturale che dal 3 al 6 luglio 2026 ha portato a Lipari un confronto tra arte, letteratura e pensiero contemporaneo. Promossa e organizzata dall’associazione culturale Un Sanpietrino, diretta da Francesco Malfitano, la manifestazione ha scelto per questa edizione il tema Abisso e Mistero, sviluppato attraverso il rapporto tra uomo e mare, memoria e conoscenza, profondità naturali e dimensioni interiori.
L’evento ha confermato il percorso intrapreso negli anni dal festival, nato con l’obiettivo di trasformare le Isole Eolie in un luogo di confronto culturale internazionale. Nel 2025 la quinta edizione, dedicata al tema Amore e Tradimento, aveva coinvolto personalità come Emilia Kabakov, Marcello Veneziani, Beatrice Venezi, Sebastiano Barisoni e Davide Rondoni, oltre alla mostra collettiva Cuori inquieti ospitata nel Chiostro normanno. La formula di EOLIè si è consolidata attorno a un tema capace di unire arte e vita, a luoghi simbolici dell’isola e al dialogo tra figure affermate e nuove generazioni attraverso il progetto EOLIè-young.
Fare cultura in un contesto insulare come quello di Lipari significa confrontarsi con condizioni specifiche. Le Eolie, riconosciute patrimonio dell’umanità UNESCO, vivono infatti la contraddizione di molti territori mediterranei: luoghi fortemente frequentati durante la stagione estiva ma che rischiano di perdere centralità nei mesi invernali. Un festival che nasce sull’isola e cresce insieme alla comunità locale propone un modello diverso, portando artisti, scrittori e studiosi a misurarsi con un territorio che diventa parte integrante della riflessione. Un arcipelago vulcanico dove archeologia sommersa, mito e geologia convivono da millenni.
La realizzazione di un progetto di questa portata comporta anche difficoltà logistiche rilevanti. Trasportare opere, allestimenti e materiali via mare richiede operazioni complesse, come nel caso della scultura monumentale arrivata dall’estero attraverso procedure navali e doganali dedicate. Una dimensione che diventa parte integrante dell’esperienza del festival: portare la cultura in luoghi periferici invece di attendere che siano questi ultimi a raggiungere i grandi centri.
Il fulcro dell’edizione 2026 è rappresentato dall’intervento di Jason deCaires Taylor, artista considerato tra i principali esponenti della scultura subacquea contemporanea, autore dei musei sommersi di Cancún e Lanzarote. Nella piscina naturale di Sottomonastero, ai piedi dell’Acropoli di Lipari, lo scultore ha collocato Journey Man, una grande installazione dedicata alla memoria di Sebastiano Tusa, archeologo e assessore siciliano ai Beni culturali scomparso nel 2019, tra i pionieri dell’archeologia subacquea mediterranea.
L’opera raffigura Tusa come una figura in viaggio verso l’ignoto, accolta e custodita dal mare. Visibile dalla superficie, la scultura è realizzata con materiali eco-compatibili ed è destinata nel tempo a trasformarsi in un habitat per la vita marina. Il progetto assume così una duplice funzione: monumento dedicato alla memoria dell’archeologo e intervento ambientale capace di rafforzare il legame tra mare, patrimonio culturale e territorio delle Eolie.
Il programma del festival ha riunito personalità provenienti da ambiti differenti. Per il settore del pensiero e della parola sono intervenuti l’architetto e urbanista Carlo Ratti, direttore del MIT Senseable City Lab, il filosofo e scrittore Marcello Veneziani, lo storico Giordano Bruno Guerri, il direttore d’orchestra Beatrice Venezi e l’autore e divulgatore Riccardo Pedicone, conosciuto anche come Ricky Pedi.
Accanto all’opera di deCaires Taylor, il programma dedicato alle arti visive ha coinvolto lo scultore Giuseppe Agnello, autore di una ricerca incentrata sul rapporto tra corpo e natura; Marco Tamburro, protagonista dell’arte urbana italiana, che ha realizzato due grandi murales con il coinvolgimento delle scuole eoliane e dei colori Boero; il fotografo Carlos Solito, presente con un progetto dedicato a grotte e abissi; e l’artista emergente Giuditta Sin. Nei prossimi mesi è inoltre prevista la partecipazione del presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco e dell’artista Jago. Un momento del festival è stato dedicato anche al confronto politico-istituzionale, ribadendo il rapporto tra produzione culturale e dimensione sociale.
EOLIè26 si è svolto con il patrocinio del Ministero della Cultura, del Ministero del Turismo, della Commissione Europea, della Regione Siciliana attraverso gli assessorati ai Beni culturali e all’Identità siciliana e al Turismo, Sport e Spettacolo, del Comune di Lipari e del Parco Archeologico Bernabò Brea delle Isole Eolie. Alla manifestazione hanno inoltre collaborato numerosi sostenitori pubblici e privati, tra cui Enel, Gruppo Ferrovie dello Stato, Fondazione Federico II, Liberty Lines, CAMPLUS, Illumia, Studio Legale Vallefuoco, Inrete Digital, Globe, ALIS, Triton, Gruppo Berti e Streetvox.
Il festival continua anche oltre i quattro giorni di appuntamenti. Per tutta l’estate Lipari ospita infatti diverse esposizioni: la personale fotografica di Carlos Solito, SCURU, nella chiesa della Madonna delle Grazie, dedicata al rapporto tra oscurità, grotte e ambienti sommersi; la mostra di sculture di Giuseppe Agnello; e i murales realizzati da Marco Tamburro, ormai integrati nel paesaggio urbano dell’isola. Rimane inoltre visitabile Journey Man, installazione permanente nella piscina naturale di Sottomonastero.
Tra agosto e settembre il progetto proseguirà sulla terraferma con EOLIèoff, sezione del festival ospitata a Patti e Tindari, sulla costa tirrenica messinese di fronte all’arcipelago. Tra gli ospiti annunciati figurano padre Antonio Spadaro e Andrea Camiolo. La nuova tappa si inserisce nel percorso della manifestazione attraverso un luogo che, come le Eolie, unisce storia, paesaggio e dimensione simbolica: Tindari, con il teatro greco affacciato sul mare e il santuario che domina i laghetti di Marinello, diventa così un ulteriore spazio di riflessione sul rapporto tra uomo e mistero.
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