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Il Padiglione USA della Biennale non ha i soldi per far tornare a casa le opere: rimarranno a Venezia?

di Redazione 31/10/2026

Categorie: Attualità / Argomenti: Arte contemporanea - Biennale di Venezia


Il padiglione statunitense alla Biennale di Venezia potrebbe avere difficoltà a rimpatriare le opere di Alma Allen. L’organizzazione che ha curato la partecipazione americana ha raccolto 1,4 milioni di dollari, ma ne servirebbe circa un altro milione per completare le operazioni, compreso lo smontaggio dell’esposizione. Senza questi soldi, le opere rischiano di rimanere a Venezi

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Le opere dello scultore Alma Allen sono arrivate a Venezia per riempire il Padiglione gli Stati Uniti alla Biennale d’arte, ma il loro viaggio di ritorno potrebbe rivelarsi più complicato del previsto: l’organizzazione che ha curato il padiglione americano, l’American Arts Conservancy, avrebbe infatti un deficit di circa un milione di dollari rispetto alle risorse necessarie per coprire tutte le spese, comprese quelle per smontare l’esposizione e riportare le opere negli Stati Uniti. La notizia è stata riportata dal New York Times in un articolo firmato da Zachary Small il 29 ottobre 2026.

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A lanciare l’allarme è stata Jenni Parido, commissaria del padiglione statunitense (il paese quest’anno è rappresentato da Alma Allen, una scelta che ha generato diverse polemiche), che in una lettera inviata questa settimana a potenziali donatori ha chiesto un sostegno economico urgente. “Ci troviamo di fronte a un’urgente necessità di finanziamento legata allo smantellamento finale e al rientro in sicurezza delle opere d’arte negli Stati Uniti”, ha scritto Parido, spiegando che le risorse disponibili non sono sufficienti per affrontare l’ultima fase del progetto.

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La situazione presenta un evidente contrasto con le dichiarazioni rilasciate dagli organizzatori prima dell’apertura della Biennale. In quell’occasione avevano definito la partecipazione americana “una delle mostre meno costose nella storia della Biennale”, annunciando un budget inferiore ai 2,5 milioni di dollari. Secondo quanto riferito dalla stessa Parido nella lettera, tuttavia, l’American Arts Conservancy è riuscita a raccogliere soltanto 1,4 milioni di dollari. “Sebbene abbiamo realizzato moltissimo in un lasso di tempo relativamente breve”, ha scritto la commissaria, “La fase finale di questa iniziativa ha comportato sfide finanziarie che sto cercando di risolvere con impegno instancabile”.

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Il Padiglione degli USA alla Biennale di Venezia 2026. Foto: Andrea Avezzù
Il Padiglione degli USA alla Biennale di Venezia 2026. Foto: Andrea Avezzù

Il Dipartimento di Stato americano ha contribuito soltanto in parte alle spese per la partecipazione nazionale, lasciando all’organizzazione privata il compito di reperire il resto dei finanziamenti. Una portavoce del Dipartimento ha dichiarato che l’amministrazione non è coinvolta nella raccolta fondi e che non avrebbe ulteriori commenti sulla Biennale 2026.

La vicenda si inserisce in un’edizione particolarmente controversa per la presenza degli Stati Uniti. Per quasi un secolo la selezione del progetto americano aveva seguito una procedura consolidata: dirigenti di musei e curatori di primo piano proponevano le esposizioni, mentre una commissione indipendente di esperti che faceva capo al Dipartimento di Stato sceglieva il progetto destinato a rappresentare il paese a Venezia, con l’obiettivo di individuare artisti e proposte capaci di rappresentare la produzione culturale americana.

Per l’edizione del 2026 il sistema è stato invece modificato dall’amministrazione Trump. I professionisti del mondo museale e curatoriale che tradizionalmente partecipavano alla selezione sono stati sostituiti da una nuova organizzazione non profit diretta da Parido, nominata commissaria lo scorso autunno. Parido non aveva precedenti esperienze professionali nel settore artistico: prima di assumere l’incarico era proprietaria, insieme al marito, di un negozio di animali a Tampa, in Florida.

La sua nomina è arrivata dopo che il Dipartimento di Stato aveva abbandonato le consuete linee guida per la selezione, seguendo la raccomandazione di Erin Scavino, responsabile del programma Art in Embassies e figura vicina al presidente Donald Trump. Il Dipartimento ha comunque precisato che Parido era stata scelta attraverso una procedura di valutazione. Scavino e la commissaria sono amiche strette e hanno recentemente curato insieme a Washington una mostra per celebrare il 250° anniversario degli Stati Uniti. Per realizzare il progetto veneziano, Parido ha lavorato con il curatore Jeffrey Uslip. Dopo che diversi artisti avevano rifiutato le proposte di partecipazione, la scelta è ricaduta sullo scultore americano Alma Allen, che vive in Messico. La sua esposizione, intitolata Call Me the Breeze, riunisce grandi sculture in pietra e metallo.

Anche il rapporto tra l’artista e i responsabili del padiglione sarebbe stato tutt’altro che semplice. Allen ha raccontato che né il commissario né il curatore avevano esercitato una supervisione significativa sul progetto espositivo e che nessuno dei due si era recato nel suo studio per vedere le opere prima della loro presentazione. Al termine delle giornate di anteprima della Biennale, inoltre, l’artista e il curatore non erano più in rapporti.

Allen ha dichiarato mercoledì di non essere a conoscenza delle difficoltà finanziarie dell’American Arts Conservancy. “Ho ricevuto solo il rimborso per le spese di viaggio e per il mio Airbnb, che era economico”, ha affermato, precisando di aver ricevuto soltanto il rimborso delle spese di viaggio e dell’alloggio. L’organizzazione non ha invece risposto alle domande del New York Times su quale sarebbe il destino delle sculture nel caso in cui non riuscisse a trovare il denaro necessario per smontarle e spedirle negli Stati Uniti.

Il Padiglione degli USA alla Biennale di Venezia 2026. Foto: Andrea Avezzù
Il Padiglione degli USA alla Biennale di Venezia 2026. Foto: Andrea Avezzù
Il Padiglione degli USA alla Biennale di Venezia 2026. Foto: Andrea Avezzù
Il Padiglione degli USA alla Biennale di Venezia 2026. Foto: Andrea Avezzù

Le cifre raccolte per il padiglione americano risultano particolarmente contenute anche se confrontate con quelle delle precedenti edizioni. Nel 2024 il budget della partecipazione statunitense era stato di circa 5 milioni di dollari, mentre nel 2022 la spesa aveva raggiunto quasi 7 milioni. Il contributo messo a disposizione dal Dipartimento di Stato per i padiglioni nazionali è pari a 375.000 dollari: ai commissari spetta quindi reperire attraverso donazioni private la parte restante delle risorse necessarie.

Secondo tre ex organizzatori del padiglione interpellati dal New York Times, le precedenti procedure per la partecipazione americana richiedevano ai commissari di presentare bilanci dettagliati e di dimostrare di poter contare su un adeguato sostegno da parte di musei e fondazioni, così da garantire la copertura finanziaria dell’intero progetto.

La raccolta fondi dell’American Arts Conservancy si è basata soprattutto su eventi privati, tra cui una festa organizzata durante Art Basel Miami Beach e una cena nella residenza di Donald Trump a Mar-a-Lago. Tra i donatori figurano lo stilista Tommy Hilfiger e l’imprenditore John Phelan, che ha ricoperto l’incarico di segretario della Marina degli Stati Uniti durante l’amministrazione Trump, fino al suo licenziamento nell’aprile 2026.

A rendere più complicata la situazione è anche la natura delle opere di Allen. Le grandi dimensioni delle sculture rendono difficile trovare una sistemazione temporanea a Venezia nel caso in cui il loro trasferimento non possa essere organizzato nei tempi previsti. Il padiglione americano, infatti, non dispone di spazi di deposito e neppure la Fondazione Guggenheim, che si occupa della manutenzione dell’edificio, avrebbe locali sufficientemente ampi per accogliere le opere. Per il padiglione statunitense, dunque, la questione non riguarda soltanto la conclusione di un’esposizione: a pochi mesi dalla chiusura della manifestazione, resta da risolvere il problema concreto di come riportare a casa le opere che rappresentano il paese.

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