Un’indagine dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale (TPC) di Palermo ha portato al recupero di un patrimonio artistico, archeologico, bibliografico e archivistico dal valore complessivo stimato in circa 400mila euro. L’operazione ha inoltre consentito di identificare due persone indagate in relazione ai reati di furto e ricettazione di beni culturali.
Il procedimento, coordinato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, è nato dalle denunce presentate da un professionista del settore antiquariale palermitano, che nel 2024 aveva subito la sottrazione di numerose opere databili tra l’VIII-IX e il XVI secolo. Le attività investigative, condotte anche attraverso monitoraggi e analisi tecniche, hanno permesso agli investigatori di risalire ai due presunti responsabili.
Nel corso dell’indagine sono stati sequestrati anche diversi reperti archeologici. Tra questi figurano tre anfore da trasporto di età romana e greco-italica, databili tra il V e il IV secolo a.C., una scultura lignea raffigurante una testa di ambito egizio antico, una ushabti, ovvero una statuetta funeraria appartenente a un corredo funerario, e una testa scultorea in marmo di età arcaica, di probabile produzione greco-orientale. Sequestrato anche un elemento dorato, verosimilmente una casseruola in bronzo, di area pompeiana.
Il recupero ha interessato inoltre beni bibliografici e archivistici. Tra questi si trova una raccolta di antichi manoscritti riferibili al Monastero di San Giovanni l’Origlione di Palermo, datati tra il 1554 e il 1655, oltre a un editto del Regno delle Due Sicilie, manoscritto sul retro e recante un timbro riferibile al Comune di Avellino, datato 1835. È stato inoltre recuperato un corpus di documenti riconducibile al carteggio personale della duchessa Beatrice Mantegna dell’Arenella, risalente alla prima metà del Novecento e relativo a Lo Studio del Cavalluccio, opera inizialmente attribuita a Leonardo da Vinci.
Per le verifiche sui beni recuperati, i Carabinieri TPC hanno collaborato con l’Arma territoriale, con dirigenti e funzionari archeologi e archivisti della Soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Palermo e della Soprintendenza archivistica della Sicilia – Archivio di Stato di Palermo, oltre che con un funzionario archeologo specialista in egittologia della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Torino e con docenti delle Università di Palermo e “Kore” di Enna. La collaborazione tra gli enti ha consentito di accertare il valore storico, artistico ed economico dei beni recuperati.
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