Nel pieno dello scontro fra l’amministrazione Trump e lo Smithsonian, Lonnie G. Bunch III, quattordicesimo segretario dello Smithsonian, ha annunciato ieri le proprie dimissioni dall’incarico, chiudendo così quasi trentotto anni di servizio presso l’istituzione e una carriera che ha profondamente segnato il mondo museale negli Stati Uniti e non solo. Bunch ha affidato l’annuncio a un comunicato ufficiale: “È con sentimenti contrastanti e profonda gratitudine che annuncio il mio ritiro dallo Smithsonian”, ha dichiarato Bunch. “Ho trascorso quasi metà della mia vita lavorando e facendo parte della famiglia Smithsonian, ed è stato un privilegio immenso. Non c’è nessun altro posto come lo Smithsonian: è stato uno dei grandi amori della mia vita e sono straordinariamente orgoglioso di ciò che abbiamo realizzato insieme. Me ne vado con orgoglio e tristezza, gratitudine e gioia, e con enorme fiducia nelle persone che porteranno avanti questa straordinaria istituzione”.
Nominato segretario nel giugno del 2019, Bunch è stato il primo afroamericano e il primo storico a ricoprire questo ruolo nella storia dello Smithsonian. In qualità di segretario ha guidato quello che viene considerato il più grande complesso museale, educativo e di ricerca al mondo, comprendente ventuno musei, venti biblioteche, lo zoo nazionale, numerosi centri di ricerca e diverse unità e centri dedicati all’educazione.
L’annuncio del ritiro è stato comunicato da Bunch al presidente del consiglio dei reggenti dello Smithsonian, il giudice capo della Corte Suprema degli Stati Uniti John G. Roberts Jr., che ha voluto ricordare il percorso professionale del segretario, partito come giovane curatore nell’istituto di Washington, proseguito con la direzione fondativa del National Museum of African American History and Culture e culminato negli ultimi sette anni alla guida dell’istituzione. Secondo Roberts, l’operato di Bunch ha rappresentato un contributo di grande valore in termini di saggezza, visione e capacità di leadership per l’intero consiglio dei reggenti.
Nel corso dei suoi quasi quarant’anni di attività allo Smithsonian, Bunch ha accompagnato l’istituzione in alcuni momenti significativi della sua storia recente, dall’acquisizione del bancone del sit-in di Greensboro per il National Museum of American History di storia americana fino al ruolo svolto dallo Smithsonian nella produzione della prima immagine di un buco nero, passando per l’arrivo di due nuovi panda giganti allo zoo nazionale e all’istituto per la biologia della conservazione.
Prima di assumere l’incarico di segretario, Bunch è stato direttore fondatore del National Museum of African American History and Culture. Quando assunse questo ruolo nel 2005, il museo non disponeva ancora di un edificio, di una collezione, di finanziamenti né di un vero e proprio staff, contando su una sola persona. Nell’arco degli undici anni successivi, Bunch ha lavorato insieme a colleghi, donatori e sostenitori per realizzare un progetto atteso da oltre un secolo, guidando il museo dalla fase concettuale fino alla sua apertura nel settembre del 2016. Dall’apertura a oggi la struttura ha accolto oltre tredici milioni di visitatori, diventando una delle mete più visitate dell’intero complesso dello Smithsonian; entro la fine del mese il museo celebrerà inoltre il decimo anniversario della propria inaugurazione.
Bunch era entrato per la prima volta nello Smithsonian nel 1978, iniziando il proprio percorso presso il National Air and Space Museum e ricoprendo in seguito diversi incarichi curatoriali e dirigenziali presso il National Museum of American History fino al 2000. Come direttore associato per gli affari curatoriali, ha supervisionato il personale addetto alla curatela e alla gestione delle collezioni del museo, contribuendo a guidare importanti mostre e iniziative dedicate alla storia, alla cultura e all’identità americana.
Nel corso della propria carriera, Bunch ha lasciato temporaneamente lo Smithsonian per assumere la presidenza della Chicago Historical Society, dove ha guidato con successo una campagna di raccolta fondi, promosso una riorganizzazione istituzionale ed ampliato il coinvolgimento di nuovi pubblici. È tornato allo Smithsonian nel 2005 per guidare la creazione del National Museum of African American History and Culture, uno dei progetti più ambiziosi nella storia dell’istituzione.
Durante il proprio mandato come segretario, Bunch ha guidato una fase di crescita e trasformazione dell’intero complesso Smithsonian, portando avanti anche i progetti relativi a due futuri musei autorizzati dal Congresso, ovvero lo Smithsonian American Women’s History Museum e il National Museum of the American Latino.
Storico e autore di numerose pubblicazioni, Bunch ha scritto su temi che spaziano dall’esperienza afroamericana alla presidenza degli Stati Uniti, fino alla gestione museale e alla storia pubblica. Il suo libro più recente, dedicato alla creazione del National Museum of African American History and Culture attraverso le amministrazioni Bush, Obama e Trump, ripercorre le difficoltà incontrate nella realizzazione del progetto. Il suo lavoro è stato riconosciuto con numerosi premi nazionali e internazionali, tra cui la medaglia W.E.B. Du Bois, il Dan David Prize, la Legion d’Onore francese, la Freedom Medal dell’Istituto Roosevelt, i riconoscimenti alla carriera dell’American Alliance of Museums e dell’African American Association of Museums, oltre all’ammissione nell’American Academy of Arts and Sciences e a più di venticinque lauree honoris causa conferite da diverse università.
Nel comunicato, Bunch ha spiegato che è giunto il momento di aprire un nuovo capitolo della propria vita, che gli consentirà di continuare a proteggere l’integrità dello Smithsonian e a difendere l’importanza di una narrazione storica capace di illuminare e celebrare la complessità della storia della nazione, definendo l’istituzione un serbatoio di scienza, storia, arte e cultura in grado di offrire liberamente al pubblico conoscenza, comprensione, chiarezza, educazione, speranza e un pizzico di gioia.
L’uscita di scena di Bunch arriva a oltre un anno dall’insediamento della seconda amministrazione Trump, che secondo ha cercato di orientare l’indirizzo dello Smithsonian secondo le proprie posizioni politiche. Recentemente l’amministrazione ha minacciato di ritirare i finanziamenti federali all’istituzione, ha sottoposto i musei dello Smithsonian a un controllo particolarmente intenso e ha richiesto l’esposizione di cartelli a carattere politico all’esterno del National Museum of American History, volti a segnalare al pubblico una presunta influenza ideologica sull’istituzione. Lo scorso anno, inoltre, Trump aveva affermato falsamente di aver licenziato la direttrice della National Portrait Gallery, Kim Sajet, prima donna a guidare quel museo, definendola una persona fortemente schierata politicamente e sostenitrice delle politiche di diversità, equità e inclusione; Sajet si era infine dimessa dall’incarico.
Pur avvicinandosi ormai alla conclusione del proprio mandato, Bunch ha ribadito di non avere alcuna intenzione di abbandonare la battaglia per preservare l’autonomia dello Smithsonian, istituzione fondata dal Congresso nel 1846 come ente indipendente. Al Washington Post ha dichiarato che questo è un momento storico in cui tale indipendenza viene messa in discussione, ma di ritenere fermamente che l’istituzione conservi la stessa autonomia di sempre, impegnandosi a continuare a difenderla per tutto il tempo in cui resterà al proprio posto.
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