Il Museo di Villena (MUVI), in Spagna, è stato oggetto di un assalto nella mattinata di giovedì con l’obiettivo di sottrarre il Tesoro di Villena, uno dei più importanti complessi di oreficeria preistorica d’Europa. Il museo è stato posto sotto sequestro dalla Guardia Civil Judicial, che sta effettuando i primi accertamenti all’interno dell’edificio. Secondo quanto riferito da fonti ufficiali al Periódico de Villena e secondo quanto riferisce la stessa testata, i responsabili avrebbero agito in modo coordinato e in tempi molto rapidi, utilizzando diversi veicoli e completando l’operazione in circa quattro minuti. Il furto ha interessato i 66 oggetti, in gran parte d’oro, che compongono il tesoro. Secondo quanto riferito dal Comune di Villena, l’allarme del museo è scattato intorno alle 5:20 del mattino. I ladri avrebbero lasciato l’edificio alle 5:24. Il sindaco di Villena, Fulgencio Cerdán, ha confermato che è stata sottratta la maggior parte del tesoro, parlando di una perdita che ha profondamente colpito la comunità locale. “Siamo assolutamente devastati, sto persino tremando”, ha dichiarato Cerdán al Guardian che è stato tra i primi quotidiani a riportare la notizia. “Per quelli di noi che vivono a Villena, questo ci distrugge. Fa parte del nostro patrimonio, della nostra ricchezza”.
Tra gli oggetti rimasti nel museo ci sarebbero tre recipienti d’argento, un braccialetto e parte delle decorazioni del cosiddetto bastón del reyezuelo, una sorta di scettro cerimoniale preistorico. Le autorità stanno cercando di ricostruire con precisione le modalità dell’irruzione e di stabilire come sia stato possibile portare a termine il colpo in un arco di tempo così breve. I ladri sarebbero arrivati a bordo di diversi veicoli e, secondo Manuel Pineda, rappresentante del governo spagnolo ad Alicante, sarebbero entrati nel museo attraverso una finestra. Il Comune ha però precisato che tutti i sistemi di sicurezza si sono attivati regolarmente e ha escluso che vi sia stato un malfunzionamento dell’impianto.
Un elemento che potrebbe rivelarsi importante nelle indagini riguarda un altro allarme scattato poco prima del furto presso il centro sportivo della città. Gli investigatori stanno verificando se l’episodio possa essere stato provocato deliberatamente dai ladri come diversivo per distogliere l’attenzione dal museo. Per Mauro Hernández, professore di archeologia all’Università di Alicante e studioso del Tesoro di Villena, le modalità del furto fanno pensare a un’azione preparata con cura: “Avevano pianificato tutto molto bene”, ha dichiarato alla radio Cadena SER, sottolineando che i responsabili “sapevano come farlo, come agire e come fuggire”.
Il Tesoro di Villena venne scoperto nel dicembre del 1963 dall’archeologo José María Soler e dai suoi collaboratori. Gli oggetti erano nascosti all’interno di una grande vasca sepolta nel letto asciutto di una rambla, un corso d’acqua stagionale, nel territorio di Villena. Il ritrovamento rappresentò una scoperta di straordinaria importanza per l’archeologia spagnola e contribuì a trasformare il museo archeologico della città nel principale punto di riferimento per la conoscenza della storia antica della comarca dell’Alto Vinalopó.
Il tesoro risale a un periodo attorno al 1000 a.C. ed è composto prevalentemente da oggetti in oro. La raccolta comprendeva 11 recipienti, 28 braccialetti, tre bottiglie e diversi altri elementi in oro, ai quali si aggiungono tre bottiglie d’argento, due manufatti realizzati con materiali diversi e un braccialetto di ferro. Una delle particolarità della collezione è proprio la varietà dei materiali utilizzati: oltre all’oro e all’argento, alcuni oggetti comprendono ferro, ambra e un materiale scuro a base di piombo ricoperto da un ossido dall’aspetto ferroso. Proprio la presenza di materiali insoliti ha attirato negli anni l’attenzione degli studiosi. Un recente studio pubblicato sulla rivista Trabajos de Prehistoria ha ipotizzato che alcuni degli elementi in ferro siano stati realizzati utilizzando ferro meteoritico, proveniente quindi da meteoriti cadute sulla Terra. La possibilità che alcuni manufatti siano stati prodotti con un materiale di origine extraterrestre aggiunge ulteriore interesse scientifico a una collezione già eccezionale.
Il valore economico complessivo del tesoro viene considerato incalcolabile per la sua importanza storica, archeologica e culturale. Soltanto il valore dell’oro contenuto nei reperti, tuttavia, è stato stimato dal sindaco in circa 1,7 milioni di euro. Una cifra che tuttavia non restituisce naturalmente il valore effettivo della collezione, determinato soprattutto dalla sua unicità e dal suo significato per la storia della Spagna e dell’archeologia europea.
Il Tesoro di Villena è infatti considerato uno dei più importanti complessi di oreficeria dell’Età del Bronzo. Secondo il museo, costituisce, insieme ai tesori delle tombe reali di Micene, in Grecia, uno dei principali complessi di vasellame aureo dell’Età del Bronzo conosciuti.
La storia del museo che lo conserva è strettamente legata proprio alla scoperta di Soler. Il Museo Archeologico Municipale di Villena venne inaugurato il 3 novembre 1957, con i materiali raccolti da José María Soler durante oltre quarant’anni di attività archeologica nel territorio della città e nelle aree circostanti. Il ritrovamento del Tesoro di Villena nel 1963 spinse il Ministero della Cultura spagnolo a riconoscere ufficialmente l’importanza delle collezioni e nel 1967 venne istituito il Museo Archeologico José María Soler.
Nel corso dei decenni i fondi del museo sono progressivamente aumentati, permettendo di costruire un percorso storico dell’Alto Vinalopó dal Paleolitico fino al XX secolo. Le collezioni comprendono reperti provenienti dai territori di Biar, Benejama, Campo de Mirra, Cañada, Caudete, Salinas, Sax e Villena. Accanto al Tesoro di Villena assumono particolare rilievo i materiali preistorici provenienti dal Cabezo Redondo e quelli di epoca iberica e medievale rinvenuti rispettivamente a El Puntal de Salinas e nel Castillo de la Atalaya.
Un’altra fase importante nella storia dell’istituzione risale al 2004, quando il museo assunse la gestione di una raccolta di oltre cinquemila oggetti etnografici donati dall’ingegnere agronomo Jerónimo Ferriz. La collezione era stata depositata nell’edificio dell’antica Electro Harinera Villenense, acquistato dal Comune nel 2001, e rappresenta una delle più consistenti raccolte etnografiche del territorio valenciano, seconda per quantità soltanto a un’altra collezione regionale. I materiali raccolti da Ferriz documentano soprattutto la vita agricola e i mestieri tradizionali della zona, con una significativa presenza di strumenti agricoli. La raccolta comprende però anche carrozze e carri, oggetti provenienti dalle botteghe artigiane, mobili, tessuti, manufatti legati alla religiosità popolare e numerosi altri oggetti che permettono di ricostruire le forme della vita quotidiana locale nel XIX e nel XX secolo.
Il Museo di Villena è nato infine dalla fusione di queste due importanti realtà municipali: da una parte la collezione archeologica del precedente Museo José María Soler, dall’altra il patrimonio etnografico raccolto da Jerónimo Ferriz Hernández e donato alla comunità di Villena. Il nuovo museo è stato istituito dal Comune con una delibera del 26 novembre 2020 e ha ricevuto il riconoscimento ufficiale della Conselleria de Cultura della Generalitat Valenciana il 27 aprile 2021.
Dal maggio 2024 il Tesoro di Villena, che è anche una sorta di simbolo della città, era esposto all’interno di una sala appositamente progettata nel nuovo Museo di Villena, di proprietà municipale. La nuova sede aveva permesso di valorizzare ulteriormente il complesso e di inserirlo all’interno di un percorso museale aggiornato, rafforzandone il ruolo di principale attrazione dell’istituzione.
Il furto rappresenta quindi la perdita temporanea di un insieme archeologico irripetibile, legato in modo indissolubile alla storia della città che lo custodisce. Gli investigatori dovranno stabilire quale fosse l’obiettivo dei ladri e se il tesoro sia stato sottratto per il suo valore intrinseco, con l’intenzione di fondere o smontare i manufatti, oppure se dietro il colpo vi sia un interesse specifico per reperti archeologici destinati al mercato clandestino. Il valore di questi oggetti è infatti soltanto una parte del significato di una collezione che per la ricerca archeologica e per la memoria della comunità di Villena ha un valore che non può essere quantificato.
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