Tre opere di Banksy sono costate quasi 175mila euro ai contribuenti londinesi


Tre opere dello street artist britannico hanno generato spese pubbliche per 175mila euro per lavori di rimozione, protezione e sorveglianza. Il costo maggiore riguarda il murale sulla Royal Courts of Justice, con la cifra destinata a crescere ulteriormente per i lavori necessari alla rimozione del murale, realizzato su un edificio tutelato.

Le opere che Banksy lascia per le strade dell’Inghilterra negli ultimi anni? Dal 2024 a oggi, tre lavori su suolo pubblico del celebre street artist di Bristol sono costate ai contribuenti inglesi 150mila sterline, circa 175mila euro, necessari per le operazioni di rimozione, pulizia, protezione e gestione: i dati sono stati diffusi dalla BBC che li ha ottenuti tramite accesso agli atti. La cifra complessiva tuttavia è destinata a salire ulteriormente, dal momento che i funzionari competenti stanno ancora lavorando per cancellare uno degli ultimi murales dell’artista dalle pareti della Royal Courts of Justice di Londra, comparso lo scorso anno.

Il costo più rilevante fra questi tre casi, fa sapere la BBC, riguarda proprio il murale dipinto sulla Royal Courts of Justice nel settembre 2025, per il quale gli interventi di rimozione e le misure di sicurezza hanno finora comportato una spesa superiore alle 85mila sterline, circa 100mila euro. Il Ministero della Giustizia britannico ha reso noto di aver speso 50mila sterline, poco meno di 60mila euro, nel tentativo di rimuovere la vernice dalla parete dell’edificio. situato in Carey Street, nel cuore di Londra, e classificato come bene storico di secondo grado, livello di tutela che impone particolari cautele negli interventi di restauro e pulizia, che devono preservare l’aspetto originario della struttura. A questa cifra si aggiungono ulteriori 35.300 sterline, circa 42mila euro, destinate a coprire i costi degli straordinari del personale e delle misure di sicurezza adottate per proteggere l’area interessata dall’intervento dell’artista.

Il murale di Banksy alla Royal Court of Justice di Londra prima che venisse coperto. Foto: account ufficiale di Banksy su Instagram
Il murale di Banksy alla Royal Court of Justice di Londra prima che venisse coperto. Foto: account ufficiale di Banksy su Instagram

L’opera che ha generato i costi più recenti raffigura un giudice in parrucca che colpisce un manifestante con il proprio martelletto, ed è comparsa sulla parete della Royal Courts of Justice l’8 settembre 2025. Come avviene abitualmente, Banksy ha rivendicato la paternità dell’immagine pubblicandola sul proprio sito ufficiale e sul proprio account Instagram, confermando così in modo inequivocabile che si trattava di un suo lavoro. Tuttavia, dal momento che l’edificio che ospita la corte è un monumento sottoposto a tutela, l’ente, come detto, è obbligato per legge a preservarne il carattere originario. Tant’è che immediatamente dopo la comparsa del murale, il personale del tribunale aveva transennato l’area e disposto un servizio di vigilanza, mentre cominciavano i primi tentativi di rimozione della vernice.

I dati resi pubblici dalla BBC riaccendono il dibattito che da anni accompagna l’attività di Banksy, diviso tra chi considera le sue opere una forma di vandalismo e chi le ritiene invece una manifestazione di arte pubblica di grande valore culturale e sociale. E proprio la circostanza che l’artista abbia scelto di dipingere sulle pareti di un edificio storico adibito a sede giudiziaria ha diviso profondamente l’opinione pubblica britannica.

Sicurezza davanti al murale di Banksy coperto per la rimozione. Foto: Matt Brown
Sicurezza davanti al murale di Banksy coperto per la rimozione. Foto: Matt Brown

Il ministro ombra della Giustizia, Nick Timothy, ha espresso una posizione fortemente critica, dichiarando alla BBC che è “scandaloso il fatto che decine di migliaia di sterline di denaro pubblico, forse anche di più, debbano essere spese per ripulire quanto lasciato da Banksy, il quale sembra ritenere di avere il diritto di deturpare edifici pubblici restando impunito. Le nostre corti sono un simbolo nazionale di giustizia e Stato di diritto: gli atti di vandalismo compiuti da Banksy dovrebbero essere fermati, con l’artista chiamato a farsi carico personalmente dei costi imposti alla collettività”. Per altri, invece, le opere di Banksy sono da salvaguardare dal momento che si tratta di opere di un artista importante e circondato da un forte consenso popolare, e che potrebbero avere persino un impatto turistico.

Gli interventi di pulizia sulla facciata della Royal Courts of Justice proseguono tuttora dietro impalcature, pannellature e una porta chiusa a chiave installata per proteggere l’area. Il murale realizzato sulla Royal Courts of Justice non rappresenta comunque l’unico caso in cui le opere di Banksy hanno generato spese a carico di enti pubblici. nel mese di aprile, ad esempio, era comparsa nei pressi di Trafalgar Square, precisamente a Waterloo Place, una statua raffigurante un uomo che porta con sé una bandiera. La bandiera copre il volto della figura, che appare sul punto di fare un passo e cadere dal piedistallo su cui è posizionata. Anche in questo caso Banksy ha rivendicato la paternità dell’opera pubblicando su Instagram un video che documentava l’installazione della statua, avvenuta nelle ore notturne. Il municipio di Westminster, proprietario del terreno su cui la statua è stata collocata, ha dichiarato di non essere stato a conoscenza dell’installazione prima che questa avvenisse. L’ente ha reso noto di aver speso quasi 60mila sterline, circa 70mila euro, per l’acquisto di barriere di sicurezza, per le attività amministrative connesse e per il pagamento di una guardia giurata incaricata di sorvegliare l’opera. In risposta a una richiesta di accesso agli atti, il municipio di Westminster ha precisato che la proprietà della statua è ora formalmente in capo all’ente, in quanto proprietario del terreno su cui essa è collocata, e che l’amministrazione ha già avvisato l’agente dell’artista di essere al lavoro sulla valutazione delle opzioni disponibili nel breve, medio e lungo periodo. La BBC ha chiesto ulteriori chiarimenti in merito a questa dichiarazione, senza al momento ricevere risposta.




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