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Artissima 2026 cerca la tranquillità e la piacevolezza. Il reportage (coi prezzi)

Categorie: News Focus / Argomenti: Arte contemporanea - Artissima - Fiere d'arte


La trentatreesima edizione della fiera torinese conferma una proposta ampia e di buona qualità, con prezzi per tutte le tasche e una crescente attenzione al collezionismo. L’offerta punta sulla leggibilità delle proposte, in aumento il moderno. E la sperimentazione sembra lasciare sempre più spazio a scelte consolidate e rassicuranti. Il reportage di Federico Giannini e Ilaria Baratta.

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Artissima giunge alla trentatreesima edizione, la quinta con la direzione di Luigi Fassi, con un impianto che ricalca quello delle edizioni recenti: una fiera sempre meno sperimentale, sempre più vicina ai gusti dei collezionisti. Dal 30 ottobre al 1° novembre l’Oval Lingotto Fiere ospita dunque 183 gallerie da 35 paesi (circa metà degli espositori sono stranieri), con 66 progetti monografici e 37 gallerie alla prima partecipazione. Sono distribuite nelle quattro sezioni principali (Main Section, New Entries, Monologue/Dialogue e Art Editions) e nelle tre curate (Present Future, Back to the Future e Disegni), che non cambiano rispetto alle edizioni passate. Il tema è Fancy: A Flexible, Acrobatic Body, ispirato alle riflessioni di Martha Nussbaum sull’immaginazione come forma di intelligenza pubblica e come strumento per avvicinarsi a chi è diverso da noi.

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Sul piano dell’offerta l’impressione è quella di un’edizione più attenta alla solidità che alla sperimentazione. Un’edizione gradevole, dunque, che non spaventa pubblico, appassionati, compratori. Le proposte tendono alla leggibilità, e verrebbe da pensare che dipenda anche da un mercato che oggi spinge in questa direzione: la ricerca si incontra con minore frequenza rispetto ad altre stagioni, poche le vere novità, diverse gallerie consolidate confermano ormai da anni la solita impostazione, circostanza che rassicura il collezionista ma lascia al visitatore abituale meno margine di sorpresa. Cresce inoltre il numero di gallerie che affiancano al contemporaneo il moderno: capita allora di vedere in mostra opere, per esempio, di Piero Manzoni, Giorgio Morandi, Lucio Fontana, Luigi Ghirri, Alighiero Boetti, Jannis Kounellis, in numero sempre maggiore. Prosegue invece, ed è un dato positivo, la diffusione dei prezzi esposti (in particolare da parte delle gallerie emergenti), che facilita il dialogo con il collezionismo, soprattutto quello più giovane.

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Artissima 2026. Foto: Perottino-Piva-Castellano-Bergadano / Artissima
Artissima 2026. Foto: Perottino-Piva-Castellano-Bergadano / Artissima

Cominciamo il nostro giro dai corridoi lato centro storico, dove si trovano gli espositori della sezione New Entries, riservata alle gallerie con meno di cinque anni di attività alla loro prima partecipazione. Ci s’imbatte subito nella svedese Saskia Neuman, da Stoccolma, presenta un’installazione immersiva di Josef Jägnefält (Göteborg), accompagnata da dipinti a olio su tavola di formato contenuto: i prezzi vanno da 2.250 a 4.500 euro. Sempre da New Entries, la moldava Lutnița di Chișinău propone un esercizio di attenzione visiva attorno a sei artisti della scena rumeno-moldava. Di Alex Bodea (Cluj-Napoca, 1981), pittrice la cui ricerca nasce dall’esperienza di una vita nomade in Europa e dal desiderio di raccontare storie, sono proposti lavori su tela e su carta con un range che va dai 1.000 ai 5.000 euro. Centrata sui paesaggi della memoria domestica è la ricerca di Diana Cepleanu (Bucarest, 1957), di cui si trovano dipinti di piccolo formato e un autoritratto in quattro pannelli del 1995, con prezzi da 2.500 a 12.000 euro, mentre i disegni di Mark Verlan (Cocieri, 1963 – Chișinău, 2020), uno dei nomi più apprezzati dell’arte moldava, con un lavoro che si muoveva tra ironia storica e invenzione fantastica, vanno da 2.500 a 5.500 euro. Nello stand ci sono anche i neon di Pavel Brăila (Chișinău, 1971), che rappresenta quest’anno la Moldova alla Biennale di Venezia: i prezzi stanno tra gli 8.000 e i 10.000 euro.

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Terza tappa tra le new New Entries, la galleria rumena Biju di Cluj-Napoca, che porta quattro artisti giovani. Tra questi, Marius Ghita (Satu Mare, 1999) lavora su un equilibrio sospeso tra un presente fuggevole e un passato già carico di nostalgia, con atmosfere enigmatiche e malinconiche. Niente di particolarmente originale, ma pittura gradevole e a prezzi contenuti, tant’è che molti suoi dipinti son già stati venduti alla preview: tra quelli ancora disponibili, A Place of Odd Glances III del 2026 (5.800 euro, è tra i dipinti più grandi in mostra). Più curioso il lavoro di Nicolae Romanițan (Cugiur, 1991), che presenta invece le sue “reliquie”, olii su frammenti trovati (muri, pietre, schede elettroniche) inglobati nella resina, con riferimenti ai videogiochi e ai manoscritti medievali: prezzi tra 2.500 e 5.500 euro. La galleria Ceravento, di Pescara, porta ad Artissima uno degli stand più delicati e curati della fiera, tutto dedicato ai lavori di Federica Giulianini (Ravenna, 1990), tra i migliori italiani under 40 in fiera, opere su carte antiche, su tavola e su tela, con un’attenzione alle vibrazioni della natura e del paesaggio e anche del mondo animale: le sculture costano da 600 a 1.000 euro, i dipinti arrivano fino a 6.400 per i formati più grandi. Arriva invece da Miami la proposta di Andrew Reed, che dedica l’intero stand ai dipinti monocromi della giovane austriaca-brasiliana Patricia Geyerhahn, giovane lanciata dalla galleria statunitense, la cui carriera è cominciata appena cinque anni fa (del 2023 invece la sua prima personale, proprio da Reed): i prezzi vanno da 3.600 a 16.000 euro, quest’ultima cifra per l’opera di più grande formato, Core (2026, olio su lino, 152 per 244 centimetri).

Josef Jägnefält, Unsure of what to say (2025; olio su tavola, 27 x 22 cm). Presentato da: Saskia Neuman Galleries
Josef Jägnefält, Unsure of what to say (2025; olio su tavola, 27 x 22 cm). Presentato da: Saskia Neuman Galleries
Alex Bodea, The fabulous procession (2023; olio su tela, 61 x 87 cm). Presentato da: Lutnița
Alex Bodea, The fabulous procession (2023; olio su tela, 61 x 87 cm). Presentato da: Lutnița
Marius Ghita, A Place of Odd Glances III (2026; olio su tela, 64 x 82 cm). Presentato da: Biju Gallery
Marius Ghita, A Place of Odd Glances III (2026; olio su tela, 64 x 82 cm). Presentato da: Biju Gallery
Federica Giulianini, L'ultimo imperatore (2026; tecnica mista su lino, 100 x 150 cm). Presentato da: Ceravento
Federica Giulianini, L’ultimo imperatore (2026; tecnica mista su lino, 100 x 150 cm). Presentato da: Ceravento
Patricia Geyerhahn, Core (2026; olio su lino, 152 x 244 cm). Presentata da: Andrew Reed
Patricia Geyerhahn, Core (2026; olio su lino, 152 x 244 cm). Presentata da: Andrew Reed

Ci si sposta quindi a Monologue/Dialogue, la sezione per gallerie emergenti o sperimentali, con stand monografici o dialoghi a due. Kodl Contemporary, di Praga, porta un altro artista quest’anno alla Biennale, ovvero Jakub Jansa (Vyškov, 1989), che rappresenta la Repubblica Ceca nel padiglione ceco-slovacco a Venezia. Il video The Silence of the Mole (2026, 13 minuti, edizione 2/5), nato in dialogo col progetto per la Biennale, racconta di un anziano interprete di un personaggio per l’infanzia che si ritrova trasformato in strumento di rappresentanza culturale: costa 55.000 euro IVA inclusa. Le fotografie analogiche della serie Pumpkinville, tratte da un cortometraggio presentato a Berlino, vanno invece dai 1.160 ai 3.660 euro. Nello stesso stand i dipinti di Pavla Malinová (Vsetín, 1985), a metà tra figurazione e astrazione e con una forte componente simbolica: da 3.460 euro per i formati piccoli fino a 9.910 per Notes on Time (2026, 120 x 160 centimetri). Viene dalla Repubblica Ceca anche un’altra galleria, Clauda (che fa parte della sezione New Entries), e che propone opere della giovane Tereza Kalousová (1998), architetta e artista intermediale che lavora sul confine tra corpo, arredo e architettura, e che ha vinto quest’anno il Premio Jindřich Chalupecký, lo stesso che Jansa si era aggiudicato nel 2021. Propone dipinti che vanno dai 5.000 euro agli 8.400 euro. La galleria Lohaus, di Monaco di Baviera e di nuovo in Monologue/Dialogue, costruisce il dialogo tra due allieve di Karin Kneffel, entrambe accomunate dall’idea di costruire dei paesaggi che evochino la presenza dell’essere umano senza tuttavia raffigurarlo in maniera diretta. Sarah Zagefka (Münster, 1977), formatasi a Ottersberg, Brema e all’Accademia di Monaco, lavora sulle tracce che le persone lasciano negli spazi che abitano, spesso gli ambienti degli artisti, con pennellate delicate: dipinti da 3.200 a 4.600 euro. Melanie Siegel (Friburgo in Brisgovia, 1978) dipinge paesaggi visti dall’alto, costruiti e quasi clinici, in bilico tra utopia e distopia, a partire da luoghi familiari come i campi da tennis: la richiesta per i dipinti esposti allo stand è di 18.900 euro. Infine, da segnalare in questa sezione lo stand della trentina Boccanera Gallery, che porta il solito Andrea Fontanari, uno dei giovani pittori italiani più solidi, con dei nuovi dipinti dall’aria più eterea e sognante del solito, in dialogo con il cinese Yirui Fang.

Qualora esistesse un premio per lo stand più curioso, lo si assegnerebbe senza troppi indugi alla galleria ZERO…, di Milano, vincitrice lo scorso anno del Premio Orlane per l’Arte, che sempre per Monologue/Dialogue mette in relazione due opere di Maurizio Cattelan e Giorgio Andreotta Calò riunendole in un’unica installazione, intitolata Something went wrong (2026). Stand minimalista, due sole opere, e a quanto pare nessuno ad accogliere i visitatori. Da una parte Torno subito (1989) di Cattelan, un’assenza annunciata come temporanea che rischia di non finire; dall’altra Icarus (ramo) di Andreotta Calò, un’ascesa interrotta in cui si attende però l’emergere di una falena. Due immagini sospese, dunque, che parlano del tempo della promessa e dell’attesa. Il titolo richiama un messaggio di errore di sistema e rimanda a un evento continuamente annunciato e mai verificabile, in un’attesa che la galleria legge in chiave quasi teologica.

Jakub Jansa, The silence of the Mole (2026; video, 13 minuti). Presentato da: Kodl Contemporary
Jakub Jansa, The silence of the Mole (2026; video, 13 minuti). Presentato da: Kodl Contemporary. Foto: Jan Kolsky
Tereza Kalousová, To the bone (2025; legno, cuoio, 40 x 46 x 115 cm). Presentata da: Clauda
Tereza Kalousová, To the bone (2025; legno, cuoio, 40 x 46 x 115 cm). Presentata da: Clauda
Sarah Zagefka, K.H.23-8 (2026; olio su tavola, 15 x 20 cm). Presentata da: Lohaus Gallery
Sarah Zagefka, K.H.23-8 (2026; olio su tavola, 15 x 20 cm). Presentata da: Lohaus Gallery
Melanie Siegel, Gehause (VI) (2026; olio su tela, 150 x 120 cm). Presentata da: Lohaus Gallery
Melanie Siegel, Gehause (VI) (2026; olio su tela, 150 x 120 cm). Presentata da: Lohaus Gallery
Lo stand di Zero...
Lo stand di Zero...

Si passa alla Main Section con 1/9unosunove, di Roma, che affianca un classico a due generazioni più recenti: di Sergio Lombardo (Roma, 1939) c’è Azzurro 81 (1960, collage e smalto su tela, 200 x 200 centimetri), una delle opere più costose della fiera, a 400.000 euro, mentre di Pietro Moretti (Roma, 1996) si possono acquistare dipinti a 18.000 euro, e acquerelli da 1.300 a 5.500, cifre in linea con quelle dei paesaggi su carta visti lo scorso anno; di un altro giovane italiano, tra i migliori che si siano visti in questa edizione, ovvero Giovanni Bongiovanni (Augusta, 2001), è esposto un dipinto di grande formato, Ancora Insaziati (2026, olio su tela, 130,5 x 180,5 centimetri), a 6.000 euro. La galleria Prometeo, con sedi a Milano e Lucca, accosta, tra gli altri lavori, i dipinti di Niccolò Tomaini (Lecco, 1989), prezzi da 7.000 a 9.700 euro, alla grande scultura in legno No di Santiago Sierra, del 2009 e già protagonista del progetto itinerante NO Global Tour, che trasforma il rifiuto in un gesto visibile nello spazio pubblico: 40.000 euro. La galleria Zilberman, di Istanbul e Berlino, presenta, tra i lavori di maggior impatto, una scultura della slovacca Lucia Tallová (Bratislava, 1985) dalla serie Fragility of Caryatid (2025, tecnica mista, 15.000 euro) e collage della serie Unstable Monument a 5.000 euro, oltre agli acquerelli di uno dei nomi più noti dell’arte israeliana, Itamar Gov (Tel Aviv, 1989), tra cui la serie Self Portrait, da 2.000 a 5.000 euro.

Da 193 Gallery, con sedi a Parigi, Saint-Tropez e Venezia, arriva una delle proposte più varie della fiera: il lavoro più impegnativo è di April Bey (Bahamas, 1987), che intreccia femminismo, cultura nerd vista da una prospettiva nera e immaginari speculativi: il grande arazzo Me Personally? I Wouldn’t Let Anyone Talk to Me Like That (2023, tessuti jacquard, coperta sherpa e mollette giganti, 203,2 x 609,6 centimetri) è proposto a 115.000 euro. Accanto, i dipinti del coreano Hyangmok Baik (Seul, 1990), che attinge a riferimenti biblici e mitologici con un tono irriverente e un certo umorismo nero, vanno da 5.500 a 16.000 euro. La giapponese Side 2, di Tokyo, presenta un gradevole stand centrato soprattutto sui dipinti di Takeo Hanazawa (Chiba, 1977), legato alla pittura giapponese del Settecento e dell’Ottocento ma attento alla cultura di oggi, con alcuni piccoli dipinti dorati e tre tele che ruotano attorno alla serie ispirata all’incontro tra Salvador Dalí e Rick James: da 2.500 a 2.800 euro per un lavoro dal tono cosmopolita ma anche fortemente legato alla sua terra d’origine. Nello stesso stand, cè spazio anche per uno dei grandi nomi dell’arte relazionale: Rirkrit Tiravanija (Buenos Aires, 1961), i cui prezzi vanno da 6.000 a 27.000 euro, cifra quest’ultima richiesta per un’opera di stampo tradizionale, un Untitled del 2025 a olio su carta, di 82 x 55 centimetri.

Poco distante, lo stand di Lia Rumma porta, tra le opere più interessanti, i Paradossi dell’abbondanza #67 (Midnight zone) di Marzia Migliora (Alessandria, 1972), diorami composti da collage e disegni su carta con elementi tridimensionali su basi rotanti di legno, venduti a 16.000 euro. La cifra più alta dello stand è però per un lavoro di Wael Shawky (Alessandria d’Egitto, 1971), Drama 1882: Vitrine, ceramic plates #2, una sorta di grande vetrina con piatti in ceramica, concepita in origine per il Padiglione dell’Egitto alla Biennale di Venezia del 2024 e là esposta due anni fa, come sostegno materiale del grande film che Shawky aveva portato per rappresentare il suo paese e la sua lotta per l’indipendenza: 200.000 euro.

Sergio Lombardo, Azzurro 81 (1960; collage e smalto su tela, 200 × 200 cm). Presentato da: 1/9unosunove
Sergio Lombardo, Azzurro 81 (1960; collage e smalto su tela, 200 × 200 cm). Presentato da: 1/9unosunove
Giovanni Bongiovanni, Ancora Insaziati (2026; olio su tela, 130,5 × 180,5 cm). Presentato da: 1/9unosunove
Giovanni Bongiovanni, Ancora Insaziati (2026; olio su tela, 130,5 × 180,5 cm). Presentato da: 1/9unosunove
Lucia Tallová, dalla serie Fragility of Caryatid (2025; tecnica mista, dimensioni variabili). Presentata da: Zilberman
Lucia Tallová, dalla serie Fragility of Caryatid (2025; tecnica mista, dimensioni variabili). Presentata da: Zilberman
Itamar Gov, Self Portrait (The Middle Section of my Left Thumb) (2025; acquerello su carta, 34 x 42 cm). Presentato da: Zilberman
Itamar Gov, Self Portrait (The Middle Section of my Left Thumb) (2025; acquerello su carta, 34 x 42 cm). Presentato da: Zilberman
April Bey, Me Personally? I Wouldn't Let Anyone Talk to Me Like That (2023; tessuti jacquard, coperta sherpa, mollette giganti, 203,2 x 609,6 cm). Presentata da: 193 Gallery
April Bey, Me Personally? I Wouldn’t Let Anyone Talk to Me Like That (2023; tessuti jacquard, coperta sherpa, mollette giganti, 203,2 x 609,6 cm). Presentata da: 193 Gallery
Hyangmok Baik, Last scene (2026; tecnica mista su tela, 53 x 45,5 cm). Presentato da: 193 Gallery
Hyangmok Baik, Last scene (2026; tecnica mista su tela, 53 x 45,5 cm). Presentato da: 193 Gallery
Takeo Hanazawa, Señor, I am mad about the way you look (2019; tempera e foglia oro su tavola, 14 x 18 cm). Presentato da: Side 2
Takeo Hanazawa, Señor, I am mad about the way you look (2019; tempera e foglia oro su tavola, 14 x 18 cm). Presentato da: Side 2
Rirkrit Tiravanija, Untitled 2025 (2025; olio su carta, 82 x 55 cm). Presentato da: Side 2
Rirkrit Tiravanija, untitled 2025 (fear eats the sould, nihonkai newspaper march 25, 20254) (2025; olio su carta, 82 x 55 cm). Presentato da: Side 2
Marzia Migliora, Paradossi dell'abbondanza #67 (Midnight zone) (2026; diorama, collage e disegno su carta, elementi tridimensionali su basi rotanti di legno, 160,5 x 67 x 54 cm). Presentata da: Lia Rumma
Marzia Migliora, Paradossi dell’abbondanza #67 (Midnight zone) (2026; diorama, collage e disegno su carta, elementi tridimensionali su basi rotanti di legno, 160,5 x 67 x 54 cm). Presentata da: Lia Rumma
Wael Shawky, Drama 1882: Vitrine, ceramic plates #2 (2024-2026; legno, vetro, piatti di ceramica, 196 x 155 x 22 cm). Presentato da: Lia Rumma
Wael Shawky, Drama 1882: Vitrine, ceramic plates #2 (2024-2026; legno, vetro, piatti di ceramica, 196 x 155 x 22 cm). Presentato da: Lia Rumma

La galleria ChertLüdde, di Berlino, ha uno degli stand più articolati (diverse le gallerie che non si sono preoccupate di avanzare una proposta curata, ma offrono al contrario una sorta di campionario del loro materiale), con alcuni nomi noti dell’arte italiana. Tra questi Monia Ben Hamouda (Milano, 1991), vincitrice nel 2024 del MAXXI Bulgari Prize, è presente con A brief period of darkness, flames and barricades IX (2026, tecnica mista su cotone, 114 x 84 centimetri), a 12.000 euro. Uno dei dipinti più fotografati della fiera è del solito Patrizio Di Massimo (Jesi, 1983) ed è The orange curtain (Gray and Asa) (2024, olio su tela di lino, 134 x 94 centimetri) costa 25.000 euro. Il veterano Franco Mazzucchelli (Milano, 1939) è presente con A. on A. (2021-2023, PVC e aria, 60 x 60 centimetri), a 8.000 euro, richiamo alla serie delle sculture gonfiabili degli esordi. Mazzoli, di Modena e Berlino, porta Flower Cake di David Salle (2025, olio, acrilico, flashe e carboncino su stampa d’archivio ai pigmenti su lino, 152 x 234 centimetri), a 280.000 euro.

Allo stand della modenese Mazzoli, l’attenzione è catturata dal grande dipinto Flower Cake di David Salle (Norman, 1952), quest’anno forte di una bella mostra a Venezia, a Palazzo Cini: per l’opera dell’artista americano, una tela di grande formato che sovrappone pittura, carboncino e una base fotografica, la richiesta è di 280.000 euro. Alfonso Artiaco, da Napoli, tra le gallerie di primo piano presenti in Main Section, propone un altro dei lavori che più catturano l’attenzione, il simpatico Bichon mélancolique et pourtant mobile di Tursic & Mille (2021, olio su legno intagliato, base in Douglas con rotelle, 129 x 94 x 45 centimetri): 35.000 euro, un lavoro a metà tra pittura e scultura, in cui l’immagine del cagnolino triste è intagliata nel legno e il supporto, dotato di rotelle, suggerisce la possibilità del movimento.

Patrizio Di Massimo, The orange curtain (Gray and Asa) (2024; olio su tela di lino, 134 x 94 cm). Presentato da: Chertlüdde
Patrizio Di Massimo, The orange curtain (Gray and Asa) (2024; olio su tela di lino, 134 x 94 cm). Presentato da: Chertlüdde
David Salle, Flower Cake (2025; olio, acrilico, flashe e carboncino su stampa d'archivio ai pigmenti su lino, 152 x 234 cm). Presentato da: Mazzoli
David Salle, Flower Cake (2025; olio, acrilico, flashe e carboncino su stampa d’archivio ai pigmenti su lino, 152 x 234 cm). Presentato da: Mazzoli
Tursic & Mille, Bichon mélancolique et pourtant mobile (2021; olio su legno intagliato, base in Douglas con rotelle, 129 x 94 x 45 cm). Presentato da: Alfonso Artiaco
Tursic & Mille, Bichon mélancolique et pourtant mobile (2021; olio su legno intagliato, base in Douglas con rotelle, 129 x 94 x 45 cm). Presentato da: Alfonso Artiaco

Veniamo alle sezioni curate: Present Future, giunta alla ventiseiesima edizione, riunisce dieci progetti monografici di artisti emergenti, scelti dai curatori Léon Kruijswijk e Joel Valabrega attorno alla sperimentazione con materiali, tecniche e tecnologie, e assegna l’illy Present Future Prize. Qui, tra le altre, la galleria Secci, con sedi a Milano e Pietrasanta, presenta la giovane Emma Scarafiotti (Augusta, 1996), vincitrice della terza edizione del Premio Fondazione Volker Walter Feierabend, che si muove tra film, scultura e immagine. Il film Baccanti (2025, 27 minuti e 30 secondi, anamorfico digitale) costa 6.500 euro; AI-QUARIUM (2026), un televisore in resina stampata in 3D con un video generato con l’intelligenza artificiale, è venduto a 8.500 euro, e completano lo stand i lightbox della serie XRay, con sei fotogrammi stampati tratti da video, a 6.500 e 7.000 euro.

In Disegni, l’unica sezione di una fiera italiana dedicata a questo mezzo espressivo, alla decima edizione e curata da Irina Zucca Alessandrelli con dieci progetti pensati come mostre personali, Maurits van de Laar, dell’Aia, porta i lavori di Susanna Inglada (Banyeres del Penedès, 1983). L’artista spagnola, di base ad Amsterdam e con una formazione teatrale alle spalle, parte dalla storia biblica di Susanna e i vecchioni per ragionare su potere, disuguaglianza di genere e peso delle dicerie, con collage di carboncino, pastello e acrilico su carta colorata, figure deformate e gesti simbolici. I disegni sono accompagnati da un’animazione commissionata nel 2024 da un museo olandese, in cui un uccello diventa simbolo del desiderio di fuga: i lavori vanno da 3.000 a 13.500 euro. Sempre in Disegni, Il Chiostro Arte & Archivi, di Saronno, ha un listino legato ai formati per i fogli della serie Santerno-Koi di Marco Di Giovanni (Teramo, 1976), lavoro legato a un’antica leggenda cinese che racconta di come, tra centinaia e centinaia di carpe, soltanto una riuscirà a risalire la corrente del fiume sacro e verrà premiata dagli dèi per la sua caparbietà. L’installazione racconta questa leggenda attraverso una serie di fogli in carta perlata, a vari prezzi: 1.000 euro per il formato 35 x 50 centimetri, 2.000 per i fogli da 50 x 70, 3.000 per il formato 70 x 100, mentre l’intera installazione (215 x 315 centimetri) è a 12.000 euro. La galleria Studio Sales, di Roma, propone una delle installazioni più ambiziose della fiera, con evocativi disegni di Flavio Favelli (Firenze, 1967), tutti su carte intestate di alberghi, tutti a 3.000 euro l’uno (cifra uniforme che dunque permette di scegliere in base al soggetto più che al listino). In Back to the Future, la sezione dedicata ai pionieri dell’arte contemporanea attivi tra gli anni Trenta e Novanta, curata da Heike Munder e Jacopo Crivelli Visconti con dieci stand monografici, dieFirma, di New York, riscopre i lavori di Nadia Gould (1929 – 2007), con dipinti tra 12.600 e 33.600 dollari.

Emma Scarafiotti, Baccanti (2025; video, durata 27'30''). Presentato da: Secci
Emma Scarafiotti, Baccanti (2025; video, durata 27’30’’). Presentato da: Secci
Susanna Inglada, Entrelazados (2025; carboncino, acrilico, pastello su carta colorata, 245 x 250 cm). Presentato da: Maurits van de Laar
Susanna Inglada, Entrelazados (2025; carboncino, acrilico, pastello su carta colorata, 245 x 250 cm). Presentato da: Maurits van de Laar
Marco Di Giovanni, Santerno-koi (2026; foglia oro e inchiostro su carta, 50 x 70 cm). Presentato da: Il Chiostro Arte & Archivi
Marco Di Giovanni, Santerno-koi (2026; foglia oro e inchiostro su carta, 50 x 70 cm). Presentato da: Il Chiostro Arte & Archivi
Nadia Gould, Nadia's Bestiary (1988; acrilico su tela, 50,8 x 50,8 cm). Presentata da: dieFirma
Nadia Gould, Nadia’s Bestiary (1988; acrilico su tela, 50,8 x 50,8 cm). Presentata da: dieFirma
Flavio Favelli, Piccolo Hotel (2026; disegno a matita su carta intestata con cornice originale d'epoca, 29 x 21 cm). Presentato da: Studio Sales
Flavio Favelli, Piccolo Hotel (2026; disegno a matita su carta intestata con cornice originale d’epoca, 29 x 21 cm). Presentato da: Studio Sales

Si abbandona l’area centrale dedicata alle sezioni curate per immergersi nuovamente nella Main Section: tra i primi stand che si incontrano lasciando lo spazio al centro dell’Oval, quello di SpazioA, di Pistoia, dove sono esposte diverse sculture di Chiara Camoni (Piacenza, 1974), artista del Padiglione Italia alla Biennale di quest’anno, da 9-10.000 a 40.000 euro, con prezzi dunque in aumento rispetto all’anno scorso. La galleria Rossi & Rossi presenta invece Elisa Sighicelli (Torino, 1968) con la serie Amazons: dettagli di sculture greco-romane con scene di amazzonomachia, stampati direttamente su travertino, lo stesso materiale delle opere raffigurate, così che la grana della pietra si fonde con quella dell’immagine e la fotografia diventa essa stessa materia. Il mito, in cui le guerriere sono quasi sempre sconfitte dagli eroi greci, è letto come confronto tra l’ordine patriarcale e un modello di donna autonoma: queste fotografie, tra le migliori in mostra e molto riconoscibili, vengono vendute a 12.000 euro l’una. Andando verso gli ultimi corridoi si incontra lo stand di Dep Art che quest’anno merita una menzione particolare perché la galleria milanese compie vent’anni: la proposta allo stand include gli artisti storici della galleria, da Imi Knoebel a Wolfram Ullrich, da Regine Schumann a Pino Pinelli, a cui si aggiungono artisti come Jaime Poblete e Brian Wills che sono entrati a far parte della scuderia di Dep Art nell’ultimo paio d’anni.

Da Mazzoleni si può trovare una delle cifre più alte in mostra, la maggiore tra quelle che ci sono state indicate per la pubblicazione: un grande lavoro di Victor Vasarely (Pécs, 1906 – Parigi, 1997), Erro (1986, acrilico su tela, 215 x 215 centimetri), a 450.000 euro, esempio di quella presenza del moderno di cui si diceva; accanto, gli acquerelli di un’artista nota come Melissa McGill (Rhode Island, 1969) a 2.500 euro abbassano di molto la soglia d’ingresso allo stand. Studio Trisorio, di Napoli, che l’anno scorso aveva uno degli stand migliori con Louise Bourgeois e Jenny Holzer, insiste sul moderno e propone quest’anno diversi lavori Maria Lai (Ulassai, 1919 – Cardedu, 2013), tra cui alcune belle Case delle janas a 30.000 euro l’una. La torinese Biasutti&Biasutti ripropone uno dei suoi cavalli di battaglia, ovvero le carte di Giulio Paolini, da 20.000 a 90.000 euro (l’anno scorso la forbice era tra i 30 e gli 80mila), in concomitanza con la mostra dell’artista al Castello di Rivoli. Repetto, di Lugano, porta un grande lavoro, Strisce policrome di Giorgio Griffa (Torino, 1936), un acrilico su tela di 236 x 497 centimetri, proposto a 80.000 euro. Chiude, andando verso l’uscita, la galleria Cardelli&Fontana, di Sarzana, con una proposta rivolta a un collezionismo attento all’Italia: i nomi sono quelli noti della scuderia della galleria ligure, e si va dunque dalle sculture di Fabrizio Prevedello (Padova, 1972) con prezzi da 5.000 euro, paesaggi di Mirko Baricchi (La Spezia, 1970) da 3.500, dipinti di Andrea Barzaghi (Monza, 1988) da 3.900, di Marco Salvetti (Pietrasanta, 1983) da 2.500 e di Beatrice Meoni (Firenze, 1960) da 2.400.

Chiara Camoni, Demone (luccicante) (2026; gres smaltato con cenere, terra e sabbia, vari materiali di recupero, 18,5 x 28,5 x 14 cm). Presentato da: SpazioA
Chiara Camoni, Demone (luccicante) (2026; gres smaltato con cenere, terra e sabbia, vari materiali di recupero, 18,5 x 28,5 x 14 cm). Presentato da: SpazioA
Elisa Sighicelli, Kreuza (2026; stampa UV su travertino, 87 x 60 x 4 cm). Presentata da: Rossi & Rossi
Elisa Sighicelli, Kreuza (2026; stampa UV su travertino, 87 x 60 x 4 cm). Presentata da: Rossi & Rossi
Victor Vasarely, Erro (1986; acrilico su tela, 215 x 215 cm). Presentato da: Mazzoleni
Victor Vasarely, Erro (1986; acrilico su tela, 215 x 215 cm). Presentato da: Mazzoleni
Giorgio Griffa, Strisce policrome (1936; acrilico su tela, 236 x 497 cm). Presentato da: Repetto Gallery
Giorgio Griffa, Strisce policrome (1936; acrilico su tela, 236 x 497 cm). Presentato da: Repetto Gallery
Fabrizio Prevedello, Ragazzo! Bisogna disegnare! (427, B.C.o.) (2026; gesso, marmo Bianco Carrara ossidato, 51 x 14 x 10 cm). Presentato da: Cardelli & Fontana
Fabrizio Prevedello, Ragazzo! Bisogna disegnare! (427, B.C.o.) (2026; gesso, marmo Bianco Carrara ossidato, 51 x 14 x 10 cm). Presentato da: Cardelli & Fontana

Il quadro che ne esce è quello di una fiera in equilibrio, che nelle ultime edizioni si sta preoccupando più di confermare il proprio formato, e in una direzione più confortevole, che di stupire: ne consegue che Artissima si presenta ormai come un appuntamento affidabile dotato di una offerta ampia e leggibile, e questa è insieme la sua forza e il suo limite: la qualità media è buona, ma i momenti di vera scoperta, quelli che in altre edizioni avevano segnato il carattere sperimentale della manifestazione, sono più rari (s’è detto, del resto, di come lo spazio dell’arte moderna si stia facendo sempre più largo edizione dopo edizione, quasi che l’asse della fiera si stia gradualmente sposdtando). Le sezioni curate e lo spazio delle New Entries, dove si concentra una forte presenza di gallerie internazionali (le più interessanti quest’anno sono parse quelle dell’Europa centro-orientale) rimangono i luoghi in cui si trova più ricerca, mentre nella Main Section si affiancano proposte di mercato e nomi storicizzati.

Sul piano pratico, l’arco dei prezzi è molto ampio e consente a pubblici diversi di trovare qualcosa a propria misura. Si parte da poche centinaia di euro e s’arriva alle cifre a cinque zeri dei maggiori nomi dell’arte mondiale: da tenere d’occhio, per i collezionisti giovani, soprattutto la sezione Disegni, dove si può incontrare una proposta su carta che, nel contemporaneo, può considerarsi pienamente indipendente rispetto a quella che fa uso di altri mezzi espressivi, e che offre un’occasione di ingresso al collezionismo con cifre contenute. Resta infine la questione della trasparenza sui prezzi, dove s’intravedono cambiamenti concreti. Dopo l’aumento delle gallerie che espongono i prezzi, già segnalato lo scorso anno, la pratica di rendere note le richieste si è consolidata e accompagna una fiera sempre più orientata a costruire fiducia con il pubblico, specie con chi inizia a collezionare. La tenuta complessiva della fiera è apparsa buona, e l’edizione 2026 conferma Artissima come un punto di riferimento solido per il sistema dell’arte italiano: come sempre, ad ogni modo, toccherà aspettare lunedì per i commenti dei galleristi e per capire dunque se le impressioni a caldo verranno seguite anche dalle vendite.

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