BIAF 2026 ha richiamato collezionisti e giovani: vendite e trattative, il reportage


La 34ª Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze chiude con circa 30mila visitatori e numerose vendite, ma anche con un segnale significativo per il futuro del mercato: una presenza più consistente di giovani e un pubblico internazionale rimasto numeroso per tutta la settimana. Il reportage di Ilaria Baratta e Noemi Capoccia.

Si è conclusa ieri, nelle sale dello storico Palazzo Corsini a Firenze, la 34ª edizione della Biennale Internazionale dell’Antiquariato (BIAF), la più antica e prestigiosa mostra-mercato italiana dedicata all’arte antiquaria. Un’edizione caratterizzata da importanti elementi di continuità, ma anche da significative novità, a partire dal debutto alla guida della manifestazione del nuovo segretario generale Bruno Botticelli, nominato nell’aprile dello scorso anno.

Al fine di rafforzare il dialogo con il territorio e con le principali istituzioni culturali fiorentine e regionali, è stata sviluppata una rete strategica che coinvolge Fondazione CR Firenze, Casa Buonarroti, Opificio delle Pietre Dure e Fondazione Palazzo Strozzi, con la volontà di creare un palinsesto culturale diffuso e di collegare idealmente la BIAF ai luoghi simbolo della tutela, della conservazione, del restauro e della produzione culturale della città, fino a coinvolgere la principale istituzione filantropica del territorio. La 34ª edizione si è svolta inoltre con il sostegno di Gucci, Main Sponsor della manifestazione, confermando il ruolo della Biennale come punto di riferimento per il mercato internazionale dell’arte.

Particolare attenzione è stata riservata anche alla qualità delle opere presentate. La BIAF 2026 si è avvalsa di un comitato di selezione di altissimo profilo composto da 63 professionisti di rilievo provenienti dagli ambiti del restauro, della direzione museale e della curatela internazionale, per garantire la qualità conservativa e l’autenticità delle opere esposte, assicurando standard scientifici e professionali di massimo livello.

Allestimenti della BIAF 2026. Foto: BIAF
Allestimenti della BIAF 2026. Foto: BIAF
Allestimenti della BIAF 2026. Foto: BIAF
Allestimenti della BIAF 2026. Foto: BIAF
Allestimenti della BIAF 2026. Foto: BIAF
Allestimenti della BIAF 2026. Foto: BIAF

Per l’edizione 2026, Palazzo Corsini ha accolto circa ottanta espositori, accuratamente selezionati tra le principali realtà italiane e internazionali del mercato dell’arte. Una proposta caratterizzata da un alto livello qualitativo, accompagnata da un rinnovato concept espositivo firmato da Matteo Corvino. Gli organizzatori fanno sapere che sono stati registrati circa 30mila visitatori, di cui oltre 7mila nelle due giornate di preview riservate a collezionisti, direttori di musei, curatori e stampa.

“La Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze ha confermato con un numero straordinario di visitatori il lavoro del passato rafforzato dall’apertura del presente ai giovani”, ha dichiarato il segretario generale, Bruno Botticelli. “Il solo parlarne e l’uso dei social ha cambiato radicalmente l’età media dei visitatori. Dopo i giorni iniziali, dedicati ai grandi collezionisti e ai musei, con grande successo di vendite di alta fascia, la mostra ha visto l’incremento di vendite dedicate al nuovo collezionismo. È emerso con forza come il rapporto tra le istituzioni, istituti bancari, Fondazioni e mercato dell’arte crei un circolo virtuoso con una ricaduta importante nella percezione generale della Biennale. L’incrociarsi di eventi: Palazzo Strozzi, l’Accademia del disegno, il nuovo museo Casamonti, l’ultima mostra del Museo del Novecento, e tanti altri appuntamenti, hanno trasformato Firenze in un centro vivibile dell’arte Europea”.

A restituire una fotografia dell’edizione appena conclusa sono i galleristi, tra vendite già finalizzate, trattative ancora aperte e una sensazione condivisa di forte interesse da parte del pubblico. Un quadro che restituisce l’immagine di una manifestazione che mantiene la propria attrattiva internazionale anche in una fase non semplice per il mercato dell’arte antica.

Tra le vendite, spicca il Paesaggio fluviale con barcaioli di Annibale Carracci, proposto da Alice Fine Art e opera vincitrice del “Premio per la Pittura BIAF 2026”. Dello stesso artista è stato venduto da Goldfinch Fine Arts anche il Ritratto di pittore (del fratello Agostino?), acquistato a fronte di una richiesta di 100mila euro da un nuovo cliente straniero residente in Italia e conosciuto proprio durante questa edizione della BIAF. La galleria genovese, alla sua prima partecipazione alla manifestazione fiorentina, ha inoltre sottolineato come la Biennale abbia rappresentato per lei un’occasione per acquisire nuovi contatti e consolidare rapporti professionali. Positivo anche il giudizio sull’organizzazione, definita impeccabile.

Anche la galleria Antonacci Lapiccirella Fine Art ha ottenuto ottimi riscontri: “La BIAF è stata per noi molto positiva, una fiera che si è confermata internazionale con offerta di opere di alto livello”, ha dichiarato Francesca Antonacci. “Il nostro stand ha avuto un ottimo riscontro di critica e abbiamo mandato in porto diverse vendite tra le quali: il raro disegno del grande artista veneziano Giovanni Battista Piazzetta, Testa di vecchio; la scultura di Silvio Canevari, Gorgone, del 1925 circa entrate a far parte di due importanti collezioni private italiane, entrambi gli acquirenti sono per noi nuovi clienti. Inoltre un raro dipinto raffigurante La Galleria degli Specchi di Palazzo Borghese a Roma, del 1890 dell’artista danese Adolf Heinrich Hansen e un capolavoro di Vito Timmel, Amazzone, del 1915 caratterizzato da un raffinato gusto secessionista. Le due opere sono entrate a far parte di due importanti collezioni private, una italiana e l’altra estera, confermando il grande interesse suscitato dalle opere presentate in fiera e la qualità del dialogo instaurato con collezionisti e appassionati. Per ragioni di riservatezza e nel rispetto della privacy dei nostri clienti, preferiamo non rendere pubblici i prezzi di vendita. C’è una trattativa molto avanzata con un collezionista estero per l’importante dipinto di Giulio Aristide Sartorio, mentre un museo internazionale è seriamente interessato alla magnifica scultura secessionista di Attilio Selva Ritmi capolavoro dell’artista eseguito nel 1914”.

Annibale Carracci, Paesaggio fluviale con barcaioli (olio su tela, 66 x 86 cm). Presentato da: Alice Fine Arts
Annibale Carracci, Paesaggio fluviale con barcaioli (olio su tela, 66 x 86 cm). Presentato da: Alice Fine Arts
Annibale Carracci, Ritratto di pittore (del fratello Agostino?) (olio su tela, 60 x 39,5 cm). Presentato da: Goldfinch Fine Arts
Annibale Carracci, Ritratto di pittore (del fratello Agostino?) (olio su tela, 60 x 39,5 cm). Presentato da: Goldfinch Fine Arts
Adolf Heinrich Hansen, La Galleria degli Specchi a Palazzo Borghese, Roma (1890; olio su tela, 61 x 49 cm). Presentato da: Antonacci Lapiccirella Fine Art
Adolf Heinrich Hansen, La Galleria degli Specchi a Palazzo Borghese, Roma (1890; olio su tela, 61 x 49 cm). Presentato da: Antonacci Lapiccirella Fine Art

Emerge cautela dalle parole di Matteo Salamon dell’omonima galleria, che invita ad attendere prima di tracciare un bilancio definitivo. “BIAF si è confermata come occasione unica nel panorama italiano di poter incontrare tutti i grandi collezionisti e curatori di musei sia nazionali che internazionali, e di poterne conoscere di nuovi, dando inizio a relazioni che, ne siamo certi, avranno sviluppi importanti”, ha dichiarato il gallerista, ma, per comprendere il reale ritorno della partecipazione, afferma, bisognerà aspettare. “Dopo tre o quattro settimane si possono tirare le primissime somme, ma ci vogliono sei mesi per capire veramente se questa mostra ha avuto un ritorno oppure no”. Un tempo lungo che, secondo il gallerista, rientra nella normale dinamica del mercato fieristico, caratterizzato da uno strascico di contatti e trattative che prosegue anche dopo la chiusura. “È stata una settimana di grandi emozioni e tanto lavoro (e qualche vendita già conclusa, tra cui la Crocifissione di Orazio di Jacopo firmata e datata 1442). Un voto a BIAF 2026: 110 cum laude”, conclude.

Un’opera di grande rilievo è stata venduta anche da Longari: si tratta della terracotta invetriata Bambin Gesù benedicente di Andrea della Robbia, acquistata da un privato. La galleria segnala inoltre parecchio interesse per altre opere, nella speranza che le richieste possano trasformarsi in vendite nei giorni successivi alla chiusura. Anche in questo caso, il pubblico si è rivelato uno degli elementi più interessanti dell’edizione. Il primo weekend ha registrato una forte presenza internazionale, mentre nei giorni successivi la componente italiana e toscana è aumentata, per poi lasciare nuovamente spazio agli stranieri verso la fine della manifestazione. La Galleria Enrico Frascione ha venduto nelle primissime ore della preview una monumentale Veduta di Firenze da Bellosguardo (del 1760-1770), dipinto di grandi dimensioni realizzato dal vedutista britannico Thomas Patch durante il suo periodo fiorentino.

La Galleria Carlo Virgilio & C. segnala un bilancio positivo con la vendita di diversi oggetti di pregio, tra cui il gruppo fittile Andrea Vaccà Berlinghieri compiange l’urna di un amico / Allegoria funeraria dell’Amicizia (1814) dello scultore romano Michele Van Lint e la preziosa tela L’Apoteosi di Ercole, allegoria rivoluzionaria (1794-1795) di Anne-Louis Girodet-Trioson.

Per la Società Belle Arti il risultato è positivo, soprattutto alla luce della particolare congiuntura economica. “Qualcosa abbiamo fatto e abbiamo riscontrato un grande interesse”, osservano dalla galleria, sottolineando come i tempi non siano facili anche perché l’antiquariato rientra nella categoria dei cosiddetti beni voluttuari. Tra gli aspetti più significativi di quest’edizione viene sottolineata la risposta del pubblico, che ha mostrato una marcata componente internazionale. A colpire, in particolare, è stata la continuità delle presenze durante l’intera settimana. “Negli altri anni si registrava una maggiore affluenza durante il weekend, mentre nei giorni feriali si assisteva a una flessione. Quest’anno, invece, abbiamo visto arrivare persone con continuità anche dal lunedì al venerdì”. Americani, inglesi e tedeschi sono stati tra i visitatori più numerosi. Sul fronte delle vendite, la galleria segnala la vendita a un collezionista privato di La domenica al caffè. Piazza Savonarola di Baccio Maria Bacci, uno dei più importanti dipinti tra quelli portati alla BIAF dalla galleria viareggina, e la conclusione di trattative con nuovi clienti per la vendita della Vecchia stazione di Porta al Prato a Firenze, dipinto di Ruggero Panerai, insieme all’intenso dipinto In marcia di Giovanni Fattori. Positivo inoltre il giudizio sulla comunicazione della manifestazione e, soprattutto, sulla partecipazione del pubblico.

Orazio di Jacopo, Crocifissione (1442; tempera e oro su tavola, 52 x 37 cm). Presentato da: Matteo Salamon
Orazio di Jacopo, Crocifissione (1442; tempera e oro su tavola, 52 x 37 cm). Presentato da: Matteo Salamon
Andrea della Robbia, Bambin Gesù (ultimo decennio del XV secolo; terracotta invetriata policroma, 35 x 58 x 9 cm). Presentato da: Longari Arte
Andrea della Robbia, Bambin Gesù (ultimo decennio del XV secolo; terracotta invetriata policroma, 35 x 58 x 9 cm). Presentato da: Longari Arte
Michele Van Lint, Andrea Vaccà Berlinghieri compiange l'urna di un amico / Allegoria funeraria dell'Amicizia (1814; terracotta, 37,5 x 41 x 36 cm). Presentato da: Galleria Carlo Virgilio & C.
Michele Van Lint, Andrea Vaccà Berlinghieri compiange l’urna di un amico / Allegoria funeraria dell’Amicizia (1814; terracotta, 37,5 x 41 x 36 cm). Presentato da: Galleria Carlo Virgilio & C.
Baccio Maria Bacci, La domenica al caffè. Piazza Savonarola (1927; olio su tela, 76,8 x 84,8 cm). Presentato da: Società di Belle Arti
Baccio Maria Bacci, La domenica al caffè. Piazza Savonarola (1927; olio su tela, 76,8 x 84,8 cm). Presentato da: Società di Belle Arti

Un andamento positivo viene registrato anche da Reve Art, per la quale è andata bene, pur con la consapevolezza che l’ultima parola sulle vendite spetta spesso ai giorni successivi alla chiusura. Tra i risultati più significativi c’è la vendita di Le lavandaie di Venanzo Crocetti, una scultura di circa 300 chili che la gallerista Clara Santini considerava particolarmente complessa da collocare anche per le sue dimensioni. L’opera è stata acquistata da alcuni costruttori di Taiwan. A questa si aggiunge un lavoro di Gaetano Previati, Il sonno. Anche per Reve Art, però, il successo della Biennale non si misura soltanto attraverso le vendite. Il pubblico viene descritto come numeroso, qualificato e fortemente internazionale: “Qui a Firenze c’è sempre bella gente: persone interessate, preparate e anche molti stranieri”. Una caratteristica che la gallerista riconduce anche alla lunga tradizione della BIAF, una manifestazione che, grazie alla propria storia e al proprio prestigio, continua ad attirare un pubblico internazionale. La partecipazione alla Biennale rappresenta inoltre, secondo la gallerista, un momento importante per presentare opere frutto di un lungo lavoro di ricerca. “Si fa tutto un lavoro che porta a presentare un’opera per la prima volta sul mercato proprio in questo contesto. La prepariamo, la studiamo”. È questa, in fondo, una delle peculiarità del mercato antiquario: accanto ai nomi consolidati esiste la possibilità di riportare all’attenzione artisti e opere dimenticati. È il caso del dipinto di Umberto Schiavon presentato dalla galleria, un’opera acquistata recentemente in asta e sulla quale è stata condotta una specifica ricerca. “Noi siamo specializzati nel portare alla luce autori e opere completamente dimenticati”. La scarsa notorietà dell’artista, tuttavia, riconosce la gallerista, potrebbe diventare un ostacolo.

Un altro elemento ricorrente nelle testimonianze è infatti la funzione della BIAF come luogo di incontro tra galleristi, collezionisti, curatori e storici dell’arte. La galleria Brun Fine Art si ritiene “molto soddisfatta della fiera e di come è andata”, sottolineando in particolare l’intensità dei primi giorni e la presenza di numerosi visitatori stranieri. Ma la manifestazione viene apprezzata anche come momento di confronto con gli addetti ai lavori: “È sempre un bel momento per poter parlare con molti curatori e storici dell’arte che visitano la fiera”. Sulla stessa linea la galleria Fondantico, che parla di tantissima gente e sottolinea la presenza di rappresentanti di musei stranieri e di un pubblico internazionale particolarmente numeroso. Qualche vendita è stata conclusa e altre trattative sono ancora aperte, ma a colpire è soprattutto la varietà dei visitatori. Tra questi, anche una componente più giovane rispetto a quella tradizionalmente associata alle fiere antiquarie: “Abbiamo visto anche parecchi giovani, persone tra i 30 e i 40 anni, comprese giovani coppie che mettono su casa”.

La percezione di un pubblico più giovane emerge con particolare chiarezza anche dai galleristi di 800/900 Art Studio. “Mi sembra una bellissima mostra quest’anno. C’è tanta varietà”, è il giudizio sulla manifestazione, accompagnato da un bilancio positivo anche sul piano commerciale. Ma è soprattutto la composizione del pubblico a rappresentare una novità: “Abbiamo visto passare più giovani del solito”. Secondo i galleristi, tradizionalmente l’età media dei visitatori si colloca oltre i 60 anni, con una prevalenza femminile; quest’anno, invece, è stata osservata una maggiore presenza di persone tra i 30 e i 40 anni, oltre a una forte componente internazionale. Un cambiamento che viene percepito come uno degli aspetti più interessanti di questa edizione.

Anche la galleria Cantore chiude la Biennale con risultati molto positivi: tre le opere vendute, Nosce te ipsum (Socrate e due allievi) di Francesco Ruschi, Ercole e Onfale di Giuseppe Marchesi detto Il Sansone e Il Cardinale Alderano Cybo di Carlo Maratta, tutte acquistate da privati. Numerose sono inoltre le trattative ancora in corso. Il gallerista definisce la BIAF “una mostra molto bella, importante e selezionata”, pur ricordando l’impegno considerevole richiesto dalla partecipazione. Il lavoro, infatti, non si esaurisce nei giorni della fiera, ma comprende mesi di preparazione e di selezione delle opere. “Io sono ottimista”, conclude.

Più prudente, ma comunque fiducioso, il giudizio di Flavio Gianassi della galleria Flavio Gianassi - FG Fine Art Ltd: “Personalmente non mi posso lamentare, però come sempre non è facile”. Anche in questo caso ci sono trattative in corso e la valutazione definitiva viene rimandata ai prossimi giorni. La fiera resta “sempre una bella fiera”, pur con alcuni aspetti che, secondo il gallerista, potrebbero essere ulteriormente migliorati.

Venanzo Crocetti, Le lavandaie (1937; bronzo, esemplare unico, 155 x 115 cm). Presentato da: Reve Art
Venanzo Crocetti, Le lavandaie (1937; bronzo, esemplare unico, 155 x 115 cm). Presentato da: Reve Art
Francesco Ruschi, Nosce te ipsum (Socrate e due allievi) (1659-1660 circa; olio su tela, 104 × 87 cm). Presentato da: Cantore Galleria Antiquaria
Francesco Ruschi, Nosce te ipsum (Socrate e due allievi) (1659-1660 circa; olio su tela, 104 × 87 cm). Presentato da: Cantore Galleria Antiquaria
Calliroe supplica Zeus con due dei suoi figli (Roma, 1803/1804-1826; corniola intagliata, 25,8 × 36,8 mm). Presentato da: Alessandra Di Castro
Calliroe supplica Zeus con due dei suoi figli (Roma, 1803/1804-1826; corniola intagliata, 25,8 × 36,8 mm). Presentato da: Alessandra Di Castro
Paolo Taccone da Sezze (attr. ), Testa di Giove (seconda metà del XV secolo; marmo di Carrara, 50 x 40 cm). Presentato da: Botticelli Antichità
Paolo Taccone da Sezze (attr. ), Testa di Giove (seconda metà del XV secolo; marmo di Carrara, 50 x 40 cm). Presentato da: Botticelli Antichità
Giovanni Grande, Manifattura Lenci, Don Chisciotte e Sancio Pancia (Torino, 1929). Presentato da: Raffaello Pernici Best Ceramics
Giovanni Grande, Manifattura Lenci, Don Chisciotte e Sancio Pancia (Torino, 1929; ceramica, 53 x 60 x 35 cm). Presentato da: Raffaello Pernici Best Ceramics

Non mancano, del resto, le voci che evidenziano le difficoltà strutturali del mercato. È il caso di Altomani & Sons, il cui bilancio personale è meno positivo. La galleria individua soprattutto nel posizionamento delle opere e nella fascia di prezzo una delle ragioni del risultato: “Quando proponi oggetti da 100, 180 o 210 mila euro, entri in un livello di mercato molto alto. Se si sta su una fascia un po’ più bassa si riesce a commerciare di più”. Una scelta consapevole, ma che inevitabilmente restringe il bacino dei potenziali acquirenti: “Più si sale, più il mercato diventa piccolo”. Le difficoltà nelle vendite vengono ricondotte anche al contesto più generale del mercato dell’arte, segnato da una situazione economica e geopolitica complessa e dalla crescente concorrenza esercitata dal moderno e dal Novecento. A questo si aggiunge il confronto con il mercato delle aste, dove la presenza di opere a prezzi differenti può influenzare la percezione del valore da parte dei collezionisti.

In questo panorama si inseriscono anche i risultati particolarmente positivi di Galleria Alessandra Di Castro, che ha registrato numerose vendite, tra cui le trentasette gemme incise appartenute al principe Stanislaw Poniatowski acquistate da un unico collezionista privato, il micro-mosaico su marmo nero raffigurante Glorie del mattino, gelsomini, farfalle, una libellula e una lucertola, opera di Michelangelo Barberi, e la monumentale specchiera da parete in ottone e canne di vetro sommerse bicolori disegnata da Paolo Venini per Murano nel 1951. Anche Galerie Canesso definisce molto positivo il bilancio sul fronte commerciale, mentre la galleria Botticelli ha venduto la Testa di Profeta o di Giove (1460-1465 circa) attribuita a Paolo Taccone da Sezze (Paolo Romano), testimonianza dell’archeologismo papale sotto Pio II Piccolomini, e due importanti riscoperte inedite provenienti da collezioni private fiorentine: uno Stemma in marmi policromi con simboli di Santa Lucia (XVII secolo) dell’ambito romano e un raffinato Paliotto in legno intarsiato (inizio XVIII secolo) di ambito pugliese, espressione della riforma barocca sud-italiana. Bottegantica ha registrato un importante interesse collezionistico con diverse vendite dedicate al Futurismo tra le due guerre, tra cui opere di Guglielmo Sansoni, detto Tato, ed Enrico Prampolini.

Per Walter Padovani, il bilancio è “molto positivo da tutti i punti di vista”, anche se le vendite non sono ancora state formalizzate. “Ci sono delle trattative in corso”, spiega la galleria, e il dato assume particolare rilevanza considerando la scelta di presentare “pochi oggetti e molto importanti. Difficilmente sono operazioni che si concludono con una stretta di mano. Sono cose che richiedono più tempo”, sottolinea, “però la cosa fondamentale è che, in questo contesto, si siano avviate trattative per opere molto importanti”.

Anche la galleria Maurizio Nobile Fine Art, dopo alcune vendite avvenute nei primissimi giorni di fiera, ha aperto trattative con privati e istituzioni pubbliche. Si dice dunque soddisfatta nell’aver incontrato un pubblico ampio e soprattutto la possibilità di nuovi incontri, grazie anche alla presenza di numerosi visitatori stranieri. Mirco Cattai, l’unico specialista di tappeti e arazzi a Palazzo Corsini, è invece molto contento di aver accolto nel suo stand, oltre a molti collezionisti privati, anche i direttori di due importanti musei americani che conservano collezioni di rilievo di tappeti e arazzi. Tra le sue vendite, diversi tappeti antichi dal XVI al XIX secolo dell’Anatolia Centrale. Infine, la galleria Raffaello Pernici Best Ceramics ha venduto opere di assoluto rilievo per le arti decorative del Novecento: Don Chisciotte e Sancio Pancia (Giovanni Grande / Manifattura Lenci, 1929), una monumentale e rara composizione in ceramica che raffigura i personaggi di Cervantes con complessità plastica e drammatica espressività, lontana dagli stereotipi eroici, e la Coppia di urne decorative “Archi e corde” (Gio Ponti / Richard-Ginori, 1927). Si tratta dell’unica coppia nota al mondo di questa tipologia in porcellana dipinta e oro.

Nel complesso, dalle testimonianze dei galleristi emerge quindi un quadro sfaccettato ma sostanzialmente positivo. La BIAF continua a essere anche un luogo di incontro, ricerca e relazione, capace di mettere in contatto opere, collezionisti e professionisti del settore.

A emergere con particolare forza è però un altro dato: la capacità della Biennale di mantenere un pubblico internazionale costante per tutta la durata della manifestazione, affiancato da una presenza più significativa di visitatori giovani. La 34ª edizione della BIAF sembra aver confermato non soltanto la solidità della propria tradizione, ma anche la possibilità di rinnovarsi e di allargarsi a una dimensione sempre più internazionale.



Ilaria Baratta

L'autrice di questo articolo: Ilaria Baratta

Giornalista, è co-fondatrice di Finestre sull'Arte con Federico Giannini. È nata a Carrara nel 1987 e si è laureata a Pisa. È responsabile della redazione di Finestre sull'Arte.



Noemi Capoccia

L'autrice di questo articolo: Noemi Capoccia

Originaria di Lecce, classe 1995, ha conseguito la laurea presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara nel 2021. Le sue passioni sono l'arte antica e l'archeologia. Dal 2024 lavora in Finestre sull'Arte.



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