È disponibile online in doppia edizione, italiana e inglese, il volume Lucio Fontana. Origini e immaginario, pubblicazione che raccoglie i contributi di venti studiosi e storici dell’arte internazionali dedicati all’opera di uno dei principali protagonisti del Novecento. L’iniziativa editoriale è stata realizzata dalla Fondazione Lucio Fontana e dall’Istituto per la Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini e nasce a seguito del convegno internazionale che si è tenuto nel dicembre 2024 sull’Isola di San Giorgio Maggiore, a Venezia, con il sostegno di Intesa Sanpaolo.
Curato da Silvia Ardemagni, Luca Massimo Barbero e Maria Villa, il volume è consultabile gratuitamente sui siti delle due istituzioni in modalità open access, con l’obiettivo di favorire la più ampia diffusione dei contenuti presso studenti, ricercatori, professionisti del settore, collezionisti e appassionati. Alla pubblicazione digitale seguirà anche un’edizione a stampa. I saggi ripercorrono l’intero itinerario artistico di Lucio Fontana, dagli esordi in Argentina fino alle esposizioni che hanno contribuito a consolidarne il profilo internazionale. Il volume propone una sintesi aggiornata degli studi sull’artista, evidenziando al tempo stesso nuove prospettive di ricerca.
La pubblicazione si apre con una serie di contributi dedicati all’immaginario che ha alimentato l’avanguardia fontaniana. Ester Coen affronta le radici futuriste del pensiero dell’artista, mentre Nico Stringa analizza il rapporto con l’officina di Arturo Martini. Francesco Tedeschi si concentra invece sul tema dell’astrazione creativa attraverso i progetti e le sculture degli anni Trenta, mentre Valerio Terraroli propone una rilettura della ceramica italiana degli anni Trenta e Quaranta. Giovanni Bianchi ricostruisce infine il rapporto tra Fontana e Mario Deluigi, mettendo in luce le differenti sensibilità presenti all’interno dello Spazialismo.
Un altro nucleo di studi è dedicato ai luoghi legati alla biografia artistica di Fontana e alla loro dimensione culturale. Daniela Alejandra Sbaraglia ripercorre gli anni della formazione tra Rosario e Milano, mentre Lorena Mouguelar prende in esame la cosiddetta nuova sensibilità nell’arte argentina. Luca Bochicchio si sofferma sull’esperienza della fornace di Albisola, Sileno Salvagnini analizza la partecipazione dell’artista alle Biennali e Giorgina Bertolino approfondisce i rapporti instaurati con l’ambiente culturale torinese degli anni Sessanta.
Ampio spazio è riservato anche alla fortuna internazionale dell’artista nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta. Paolo Campiglio ricostruisce il ruolo svolto dal mediatore Charles Damiano nei rapporti tra Inghilterra e Stati Uniti, Silvia Bignami torna sull’esperienza parigina definita come una doccia fredda, mentre Stefano Turina segue le tracce della ricezione di Fontana in Giappone, un ambito ancora poco esplorato dalla storiografia.
Il tema delle mostre viene affrontato attraverso una serie di casi studio che hanno avuto un ruolo rilevante nella costruzione della fortuna critica dell’artista. Luca Pietro Nicoletti prende in esame l’interpretazione proposta da Enrico Crispolti, Francesco Guzzetti rilegge la mostra personale del 1966 al Walker Art Center e Choghakate Kazarian si concentra sulla retrospettiva del Musée d’Art moderne de Paris. Marina Pugliese affronta invece la presenza di Fontana al Pirelli HangarBicocca, mentre Cristina Beltrami analizza la mostra organizzata da Hauser & Wirth a New York. Accanto alle questioni storico-critiche, il volume dedica spazio anche agli aspetti materiali dell’opera. Barbara Ferriani propone infatti un’analisi delle pratiche, delle tecniche e dei problemi conservativi legati ai lavori dell’artista. A chiudere la pubblicazione è il contributo dell’artista contemporaneo Gianni Caravaggio, che interpreta il Concetto spaziale come un dispositivo capace di generare e performare immagini primarie.
“Convegno e volume vedono protagonisti studiosi e studiose di generazioni diverse: a loro abbiamo chiesto non di comporre un inventario, ma di disegnare, con voci plurali, una mappa leggibile dell’opera e della sua ricezione, dai primi anni rioplatensi fino alla messa in forma espositiva del mito”, sostiene Luca Massimo Barbero, direttore dell’Istituto per la Storia dell’Arte.
“Ci si è mossi per emblemi, selezionando momenti e temi che consentono di riconsiderare le cronologie e gli orizzonti geografici in cui l’artista ha operato. Il risultato è un insieme di sentieri la cui direzione è ancora oggi possibile definire”, dicono Silvia Ardemagni e Maria Villa, presidente e vice presidente della Fondazione Lucio Fontana.
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