Mercato dell'arte, Deloitte: aste in crescita del 71% nel primo semestre 2026


Le principali case d’asta internazionali raggiungono 6,7 miliardi di dollari di fatturato nel primo semestre 2026. A trainare il mercato sono i grandi capolavori, le single-owner collection e la crescita delle aste online, mentre aumenta l’interesse per i Passion Assets.

Il mercato internazionale dell’arte apre il 2026 con risultati che segnano una netta inversione di tendenza rispetto all’anno precedente: nel primo semestre le principali case d’asta internazionali hanno registrato un fatturato complessivo di circa 6,7 miliardi di dollari, in aumento del 71% rispetto allo stesso periodo del 2025, a fronte di una crescita molto più contenuta del numero di aste, fermatasi al 10,3%. Un dato che evidenzia come l’espansione del mercato sia stata trainata soprattutto dall’incremento del valore delle opere aggiudicate e dalla presenza di collezioni di particolare prestigio. È questo il quadro delineato da Deloitte Private Art&Finance durante la conferenza Il mercato dell’arte e dei beni da collezione, ospitata all’Auditorium Deloitte di Roma, dove sono stati presentati i risultati dell’analisi sul comparto delle principali major internazionali, Christie’s, Sotheby’s e Phillips.

A sostenere la crescita sono state soprattutto le aste dal vivo, nelle quali il valore medio di aggiudicazione per lotto è quasi raddoppiato rispetto al primo semestre del 2025, registrando un incremento del 96,5% fino a raggiungere circa un milione di dollari per lotto. Parallelamente continua il rafforzamento del canale digitale, con le aste online che hanno generato l’8,2% del volume d’affari complessivo, pari a 562 milioni di dollari, in crescita del 54,9% rispetto ai primi sei mesi dello scorso anno.

Secondo Ernesto Lanzillo, Deloitte Private Leader, il risultato conferma i segnali di ripresa che avevano iniziato a manifestarsi nella seconda parte del 2025: “L’andamento positivo, che sembra confermare i segnali di ripresa del mercato secondario già emersi nella seconda parte del 2025, è riconducibile anche alla rinnovata fiducia che il mercato aveva trasmesso ai collezionisti, in particolare sul fronte dei venditori. I mesi di ottobre, novembre e dicembre sono infatti determinanti per la costruzione dei cataloghi delle vendite dei primi mesi dell’anno successivo e gli ottimi risultati registrati dalle single-owner collection nelle aste autunnali potrebbero aver favorito l’immissione sul mercato di opere di elevata qualità”.

Foto: Christie's
Foto: Christie’s

A confermare la vivacità del mercato non è soltanto la Fine Art. Anche il comparto dei Passion Assets continua infatti a registrare una domanda sostenuta, alimentata soprattutto da collezionisti più giovani e da chi si avvicina per la prima volta al collezionismo. “Anche nel primo semestre 2026”, evidenzia Roberta Ghilardi, Deloitte Private Art&Finance Senior Manager, “il mercato dei Passion Assets conferma il forte interesse dei collezionisti, soprattutto giovani e first-time buyer. Design (+44,3% rispetto al primo semestre 2025), beni antichi (+39,9%) e Orologi e Gioelli (+33,4%) guidano la crescita, ma si conferma forte anche l’interesse per lotti fuori dall’ordinario, come il Golden Ticket della fabbrica di Willy Wonka, venduto per oltre 200 mila dollari tra altri beni di una single-owner collection”.

Alla presentazione dello studio è seguita una tavola rotonda dedicata alle prospettive del settore, alla quale hanno preso parte Davide De Blasio, founder della Fondazione Made in Cloister, Marcello Minuti, coordinatore generale della Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali, Antonio Mirabelli, art advisor e giornalista, Emilio Pennacchio, founder di Casa Aemilia, e Clara Tosi Pamphili, consigliera di amministrazione della Fondazione La Quadriennale di Roma.

I dati illustrati da Deloitte mostrano come il mercato secondario abbia superato nel semestre i 6,68 miliardi di dollari di fatturato. Il valore medio delle aggiudicazioni nelle aste live ha raggiunto 1,03 milioni di dollari per lotto, con un incremento del 96,5%, mentre il numero delle aste considerate nell’analisi è cresciuto soltanto del 10,3%. Ancora più significativo il dato relativo ai cinque migliori lotti dell’intero semestre, che hanno fatto registrare un’aggiudicazione media superiore ai 105,2 milioni di dollari.

Il segmento Fine Art continua a rappresentare il cuore del mercato, arrivando al 71,6% del fatturato complessivo e crescendo dell’85,3% rispetto al primo semestre del 2025. Nei primi sei mesi dell’anno il comparto ha già generato il 76,2% del fatturato complessivo registrato nell’intero 2025. All’interno della Fine Art il segmento Post War rappresenta il 72,5% del fatturato della categoria, con una crescita del 79,3%, mentre il comparto Pre War pesa per il 22,8% e registra una progressione ancora più marcata, pari al 157,4%. Più contenuta la crescita degli Old Masters, che rappresentano il 4,7% del fatturato della categoria con un incremento del 5,7%, pur facendo segnare un tasso di invenduto pari al 26%.

L’analisi evidenzia come la domanda continui a orientarsi verso opere di fascia alta, confermando la solidità del comparto degli Old Masters e la crescita dell’arte moderna e contemporanea. Allo stesso tempo emerge un ridimensionamento della componente più speculativa del mercato, dal momento che il segmento contemporaneo più giovane è risultato pressoché assente tra le dieci principali aggiudicazioni del semestre.

Le aste dal vivo continuano a rappresentare il principale punto di riferimento per la vendita dei grandi capolavori e delle più importanti single-owner collection. Nei cataloghi più prestigiosi il valore medio dei lotti oscilla infatti tra 2,8 e 39,4 milioni di dollari. Parallelamente il canale online consolida il proprio ruolo, facendo registrare un valore medio di circa 21.500 dollari per lotto e trovando particolare forza nei segmenti del design e delle antichità.

I Passion Assets, che comprendono tutte le categorie diverse dalla Fine Art, raggiungono complessivamente 1,67 miliardi di dollari di aggiudicazioni, con una crescita del 34,8% rispetto al primo semestre del 2025. A guidare l’espansione sono soprattutto il design, che cresce del 44,3%, le antichità, in aumento del 39,9%, e orologi e gioielli, che registrano un incremento del 33,4%. Più difficile la situazione della fotografia, che perde il 9,5%, e del comparto dei vini, in flessione del 13,1%, dopo un 2025 particolarmente favorevole.

Per queste categorie emerge con forza il ruolo del digitale. Le aste online dedicate ai Passion Assets crescono infatti del 93,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, trainate soprattutto dal design, mentre le aste live dello stesso comparto registrano una flessione del 4,8%.

Secondo Deloitte questa evoluzione testimonia una progressiva specializzazione dei due canali. Le aste tradizionali consolidano il proprio ruolo nella commercializzazione dei capolavori e dei beni da collezione di maggiore prestigio, mentre l’online amplia la platea dei potenziali acquirenti nei segmenti di fascia media e medio-bassa, favorendo una maggiore accessibilità al mercato.

Quanto alla distribuzione geografica, New York conferma la propria leadership assoluta con il 51,4% del mercato mondiale e 3,49 miliardi di dollari di aggiudicazioni nel primo semestre del 2026. Londra mette invece a segno una delle performance più significative dell’anno, con una crescita del 150,4% che porta il fatturato a 1,41 miliardi di dollari, pari al 20,8% del mercato globale. Negli Stati Uniti il mercato cresce complessivamente del 71,3%, arrivando a sfiorare i 3,5 miliardi di dollari. La Fine Art rappresenta l’82% del mercato statunitense con 2,88 miliardi di dollari e un incremento del 79,2%. Christie’s New York registra un raddoppio del fatturato delle aste live dedicate alla Fine Art, con un aumento del 106%, mentre Sotheby’s cresce del 55%. Il segmento Post War aumenta del 76,5%, confermando la forte domanda per l’arte moderna e contemporanea.

Anche il mercato europeo mostra segnali di consolidamento, raggiungendo 635 milioni di dollari, pari al 9% del mercato globale. A trainare la crescita sono Parigi, che totalizza 358 milioni di dollari con un incremento del 54,7%, Ginevra con 261 milioni e una crescita del 19,8%, e Milano che raggiunge 15,8 milioni di dollari, in aumento del 22,8%, grazie soprattutto ai risultati dei segmenti Post War e delle antichità.

In Asia, Hong Kong mantiene il proprio ruolo di principale piazza regionale con 654 milioni di dollari di aggiudicazioni e una crescita del 30%. Seguono Riyad con 19,6 milioni di dollari e Singapore, che registra un incremento del 35,9% arrivando a 13,1 milioni di dollari.

Nel frattempo il canale online assume una dimensione sempre più autonoma, tanto da essere definito nello studio come un vero e proprio “polo geografico” del mercato. Le vendite digitali rappresentano ormai l’8,2% del volume d’affari complessivo, con 562 milioni di dollari di aggiudicazioni e una crescita del 54,9% rispetto al primo semestre del 2025.

La solidità del mercato emerge anche dall’andamento degli invenduti. Sette delle dieci principali vendite del semestre hanno registrato tassi di invenduto compresi tra lo 0% e il 4%, a conferma sia della capacità delle case d’asta di selezionare con attenzione le opere da proporre, sia della presenza di una domanda particolarmente robusta per i beni di maggiore qualità.

Secondo Deloitte, in un contesto nel quale i contenuti digitali sono sempre più facilmente replicabili, il valore continua a concentrarsi su opere uniche e irriproducibili. Allo stesso tempo si osserva una rinnovata vitalità delle fasce intermedie del mercato, sostenuta da una nuova generazione di collezionisti che manifesta preferenze differenti e modalità d’acquisto sempre più diversificate.

Nel complesso il primo semestre del 2026 restituisce l’immagine di un mercato globale dell’arte più selettivo ma anche più solido dal punto di vista strutturale, capace di assorbire con maggiore efficacia le oscillazioni legate ai cicli economici e ai fattori geopolitici.

Le strategie adottate dalle principali case d’asta confermano questa impostazione. Nel corso del semestre Sotheby’s, Christie’s e Phillips hanno rafforzato una politica incentrata sulla valorizzazione delle grandi collezioni private e dei capolavori, accompagnata da un ulteriore consolidamento del canale online destinato ai segmenti di fascia inferiore. Una scelta che ha sostenuto la crescita del fatturato di tutte e tre le major: Sotheby’s ha registrato un incremento del 73,1%, Christie’s del 72,7% e Phillips del 50,5%.

La costruzione dei cataloghi nell’autunno del 2025, favorita anche dall’interesse suscitato dalle grandi vendite della stagione precedente, ha permesso di portare sul mercato opere di qualità elevata e importanti collezioni. Il risultato è stato un livello particolarmente contenuto di invenduti e numerose aggiudicazioni di rilievo, confermando una tendenza che sembra ormai consolidata: il mercato continua a premiare la qualità delle opere, la loro provenienza e la solidità delle collezioni da cui provengono.




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