Con la nascita di AStArte, Associazione Nazionale Storici dell’Arte, si apre una nuova fase di confronto sul ruolo della professione all’interno del sistema culturale italiano. In questa intervista, Silvia Mazza, storica dell’arte, giornalista, curatrice e Presidente di AStArte nella fase transitoria verso il Congresso nazionale, ripercorre le ragioni alla base dell’iniziativa e le prospettive di una categoria che, secondo la sua analisi, necessita oggi di una rappresentanza strutturata e riconosciuta. L’obiettivo dichiarato è quello di rafforzare il profilo dello storico dell’arte sul piano istituzionale, scientifico e professionale, attraverso strumenti condivisi di tutela, formazione e valorizzazione.
La sua formazione si sviluppa tra l’Università LUMSA, dove consegue il diploma di specializzazione in Storia dell’arte medievale e moderna, e un solido percorso di ricerca legato ai temi della conservazione del patrimonio, con particolare attenzione alla “Carta del Rischio”. Giornalista e saggista, Mazza da anni collabora con Finestre sull’Arte, e ha scritto anche per alcune delle principali testate italiane di settore e generaliste, tra cui Il Giornale dell’Arte, Il Giornale dell’Architettura e Gazzetta del Sud, affiancando all’attività pubblicistica un’intensa azione curatoriale e convegnistica in dialogo con istituzioni statali, regionali e università.
Nel corso dell’intervista, Mazza delinea le finalità di AStArte a partire dallo Statuto dell’associazione, che pone al centro la promozione della qualità scientifica, dell’etica professionale e del riconoscimento pubblico della figura dello storico dell’arte, insieme alla necessità di definire standard condivisi e un ruolo più incisivo nei processi decisionali del settore culturale. Ampio spazio viene dedicato anche alla struttura organizzativa dell’associazione e al suo rapporto con il quadro normativo vigente, in particolare la Legge 4/2013. La riflessione si estende poi alle criticità della professione, tra precarietà, frammentazione del lavoro e mancanza di un sistema di rappresentanza unitario, fino al tema della formazione e dei concorsi pubblici, oggi al centro di un acceso dibattito nazionale. In questo quadro, AStArte viene descritta come un tentativo di ricomposizione e di interlocuzione stabile con le istituzioni, con l’ambizione di colmare una storica assenza nel panorama delle professioni dei beni culturali in Italia.
NC. Quale dovrebbe essere, oggi, il ruolo concreto di un’associazione nazionale degli storici dell’arte all’interno del sistema culturale italiano?
SM. Dovrebbe rappresentare in ogni sede e valorizzare la professione dello storico dell’arte e le competenze degli associati, promuovere la qualità, la competenza e l’etica professionale dei soci, garantendo il rispetto delle regole deontologiche, favorire il riconoscimento pubblico e istituzionale della professione, tutelare gli interessi professionali degli associati, contribuire alla tutela, allo studio e alla valorizzazione del patrimonio storico-artistico, promuovere la formazione permanente e l’aggiornamento professionale, promuovere l’avvicinamento del pubblico alla storia dell’arte e la funzione culturale e sociale del lavoro dello storico dell’arte. Sono tutte finalità individuate nello Statuto dell’Associazione Nazionale Storici dell’Arte, AStArte. Per il conseguimento di queste finalità l’Associazione svolge, a titolo esemplificativo, attività come quelle di elaborare proposte sulle regole, le procedure e gli standard scientifici del lavoro dello storico dell’arte, operare per la definizione, promozione e proposta di quadri regolativi a tutela della professione dello storico dell’arte, collaborare e interloquire con i ministeri competenti, le università, i musei e le istituzioni di settore al fine di promuovere e tutelare gli interessi della categoria, organizzare convegni, conferenze, incontri, dibattiti e tavoli di confronto tra tutti i soggetti pubblici e privati operanti in Italia nel campo della Storia dell’arte. Inoltre, in coerenza con la Legge 4/2013 (che disciplina in Italia le professioni non organizzate in ordini o collegi), AStArte contribuisce a definire e aggiornare i profili professionali dello storico dell’arte; a promuove standard di qualità e buone pratiche, adotta un Codice di condotta (Codice etico o deontologico), vigila sul rispetto delle regole associative, garantisce trasparenza verso l’utenza e i committenti, attivando un apposito sportello di riferimento per il cittadino consumatore ai sensi dell’art. 2, comma 4, della L. 4/2013, favorisce l’accesso alla certificazione delle competenze, ove prevista, garantisce l’accessibilità sul proprio sito web dell’elenco dei soci e il relativo possesso dei requisiti professionali richiesti dal D.M. 244/2019, Allegato 7 (è il regolamento che concerne la procedura per la formazione degli elenchi nazionali di storici dell’arte), e degli altri elementi informativi previsti dall’art. 5 della L. 4/2013.
AStArte viene presentata come un progetto nuovo nel panorama italiano. Ma che cosa cambia davvero rispetto ai tentativi precedenti? Qual è l’elemento che dovrebbe evitare l’ennesimo naufragio? Inoltre, Lei ha sottolineato che archeologi, archivisti e bibliotecari possiedono già organismi rappresentativi riconosciuti. Perché, secondo il Suo parere, proprio gli storici dell’arte hanno fallito per decenni nel costruire una struttura unitaria? È davvero “individualismo”, come sostengono i professionisti del settore sui social?
AStArte è stata presentata al Convegno di Palermo il giorno prima del Ventennale celebrato a Roma dall’Associazione Nazionale Archeologi. Non una coincidenza. La novità più rilevante rispetto ai tentativi del passato è, infatti, che il processo “costituente” la nuova Associazione è stato attivamente partecipato da ANA, in particolare da Alessandro Garrisi, per due mandati presidente nazionale e attualmente presidente del Collegio dei Probiviri della stessa Associazione, che ha messo a disposizione della fase costituente della nuova associazione il know-how accumulato in tanti anni di servizio. Ciò significa che si è voluto fare tesoro della lunga esperienza maturata da una delle più importanti associazioni di categoria tra i professionisti dei beni culturali in Italia. Con ANA, peraltro, ho condiviso negli anni passati diverse “battaglie” per il patrimonio culturale. In particolare voglio ricordare la proposta di riforma per i parchi archeologici siciliani consegnata agli Atti del Convegno del 2022 all’Università di Messina, che ho curato con il compianto prof. Francesco La Torre. AStArte nasce all’insegna di questa reciprocità. Se gli archeologi sono al nostro fianco, non si vede allora cui prodest che gli storici dell’arte si facciano guerra tra di loro. E, infatti, posso dirLe che stiamo già registrando un incoraggiante consenso e supporto. Credo che in passato si sia fraintesa la teoria dell’evoluzione della specie di Charles Darwin e di cosa debba intendersi per selezione naturale. Per sopravvivere bisogna essere forti, adattarsi all’ambiente, non autosabotarsi! Condannarsi all’estinzione è un paradosso difficilmente comprensibile. La marginalità a tutti i livelli di questa categoria ritengo sia un portato della storica contrapposizione tra l’ambito ministeriale e quello accademico, discendente dal momento stesso in cui fu istituito da Giovanni Spadolini l’allora Ministero per i Beni Culturali e Ambientali che raccolse le competenze e le funzioni in materia che erano prima del Ministero della Pubblica Istruzione (insieme a quelle del Ministero degli Interni e della Presidenza del Consiglio dei Ministri). Probabilmente hanno pesato anche gli scontri tra le diverse scuole di pensiero accademico. Ma lo storico dell’arte che la nuova Associazione vuole tutelare e valorizzare è uno specialista che non deve appartenere ad alcuna parrocchia per sperare di ritagliarsi uno spazio di ascolto a tutti i livelli. Personalismi, guelfi e ghibellini non fanno onore a una professione di elevato contenuto intellettuale e notevole complessità, che viene svolta sia presso enti pubblici e privati, sia come lavoratori autonomi.
Un altro fattore nuovo è l’endersoment ampio e trasversale che già l’insieme degli interventi al Convegno di Palermo ha dimostrato di essere stato accordato ad AStArte, col coinvolgimento di istituzioni, università, amministrazioni pubbliche, sindacati, mondo dell’impresa e delle professioni.
E il “fronte” si apre anche alla rappresentanza degli storici dell’arte dell’alta formazione artistica, già invitati per il secondo momento di presentazione dell’Associazione a Roma, che coinciderà anche con il Congresso Nazionale in cui saranno eletti gli organi di governance. La chiamata resta aperta a tutti coloro che vogliono dare un contributo costruttivo. Ancora, altro elemento di novità sta nell’obiettivo senza precedenti di voler colmare una significativa lacuna: ad oggi non esiste alcuna associazione nazionale degli storici dell’arte riconosciuta dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy ai sensi della Legge 4/2013. Attualmente le associazioni accreditate sono quelle degli archeologi (ANA e CIA), bibliotecari (AIB), archivisti (ANAI) e demoetnoantropologi (ANPIA). Queste associazioni professionali, infatti, hanno un riconoscimento che consente la rappresentanza di fronte a terzi, anche in sede istituzionale. Non è un caso che le professioni che si sono dotate di una tale forma di rappresentanza all’interno del comparto beni culturali godono di migliore salute delle altre.
AStArte avrà anche una funzione politica oppure resterà soprattutto un organismo culturale e scientifico?
AStArte è apartitica e aconfessionale. È un’associazione professionale che rappresenta la categoria degli storici dell’arte che, come le altre professioni non ordinistiche (con alcune eccezioni ibride come quella dei restauratori), non è regolamentata. Ottenuto il riconoscimento di cui ho detto poc’anzi potrà presentarsi come interlocutore nei confronti del Ministero della Cultura e degli enti locali. Consideri che nei luoghi deputati alle politiche di categoria, come per esempio possiamo considerare la commissione ministeriale istituita ai sensi dell’art. 10 del D.M. 244/2019, gli storici dell’arte sono rappresentati da ministeriali, in assenza di un’associazione di categoria. Questo mi sembra un vulnus da sanare. Anche in Sicilia in Commissione V – Cultura dell’ARS, il Parlamento siciliano, si avverte l’assenza di audizioni di un soggetto che rappresenti gli storici dell’arte. Nel 2021 nel fronte che riuscì a stoppare, proprio a partire da una serie di articoli che firmai su questa rivista, la famigerata “Carta di Catania”, il decreto con cui l’allora assessore regionale al ramo Albero Samonà [ndr: oggi direttore di Villa Adriana e Villa d’Este a Tivoli] voleva concedere in uso a pagamento ai privati i beni culturali dei depositi museali, si unirono compatti giganti del mondo della cultura come Salvatore Settis, accademici, Associazioni in difesa del patrimonio culturale da Legambiente a Italia Nostra, da Assotecnici a Icom, al movimento Mi riconosci. Ancora una volta mancava la voce degli storici dell’arte.
A proposito, la nascita dell’associazione avviene proprio in Sicilia, territorio con un patrimonio immenso ma anche con storiche criticità nella gestione culturale. È una coincidenza geografica oppure pensa che proprio dalla Sicilia possa partire un nuovo modello nazionale per la tutela e la valorizzazione delle professioni culturali?
La ringrazio per la domanda perché c’è una sorta di diffidenza nei confronti di questa primogenitura. A parte il fatto che non si capisce perché qualsiasi iniziativa che si connoti come nazionale dovrebbe essere tenuta a battesimo solo nella Capitale, ogni regione ha una sua dignità propositiva, tanto più che la Sicilia è storicamente nota come “laboratorio d’Italia” e se questo laboratorio talvolta produce qualcosa di positivo non è un male. Soprattutto ci si rende conto di quale patrimonio culturale regionale stiamo parlando? Dallo studio condotto l’anno scorso da THEA Group emerge che la Sicilia è la prima Regione del Sud Italia e la settima in Italia per numero di istituti culturali, con 188 teatri e strutture artistiche, 139 musei e gallerie, 40 complessi monumentali e 32 parchi archeologici, oltre a 7 siti Patrimonio Mondiale UNESCO e 2 beni immateriali riconosciuti dall’UNESCO. Fin qui la pars costruens, ma mi faccia ricordare che questa è anche la Regione in cui un concorso pubblico si è trasformato in una delle più desolanti pagine di uno scandalo tutto siciliano. Mi riferisco a quello bandito nel 2000: i vincitori, iper qualificati, invece che immessi nei ruoli della dirigenza, si sono ritrovati a tutt’oggi subordinati a funzionari diplomati che furono piazzati, invece, per semplice anzianità, a ricoprire ruoli direttivi. Con una bella sperequazione retributiva, per cui specialisti con tanto di Dottorato e Specializzazione si trovano di fatto sfruttati al pari dei colleghi che non lavorano per un ente pubblico. La domanda, però, non è se dalla Sicilia potrà partire un nuovo modello per la tutela e la valorizzazione delle professioni culturali, ma se la nuova Associazione a vocazione nazionale sarà in grado di farsene promotrice. Di nuovo c’è già la proposta emersa durante il Convegno di Palermo di avviare convenzioni o protocolli d’intesa con le Case d’asta e il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale che per le loro attività necessitano di specialisti nei diversi rami della storia dell’arte. AStArte diventerebbe soggetto di riferimento e di mediazione per attivare presso i suoi tesserati una sorta di “atto d’interpello”.
La professione di storico dell’arte è già regolata da requisiti definiti dal Ministero della Cultura e dagli elenchi professionali del MIC. In questo quadro, come si colloca AstArte rispetto al sistema normativo esistente?
Come dicevo prima l’Associazione rappresenta i professionisti dei beni culturali che, insieme agli archeologi, archivisti, bibliotecari, demoetnoantropologi, antropologi fisici, esperti di diagnostica e di scienze e tecnologia applicate ai beni culturali, rientrano nella categoria della formazione (non professione) regolamentata. Una formazione che, secondo le prescrizioni vigenti, è specificamente orientata all’esercizio di una determinata professione e consiste in un ciclo di studi completato, eventualmente, da una formazione professionale, un tirocinio professionale o una pratica professionale, secondo modalità stabilite dalla legge (D.M. 244/2019). Una volta ottenuto il riconoscimento ai sensi della legge 4/2013 di cui ho detto, come le altre associazioni di categoria anche AStArte potrà svolgere un ruolo importante nella tenuta degli elenchi dei professionisti in collaborazione con il Ministero della Cultura, perché potrà rilasciare un’attestazione del possesso dei requisiti per l’iscrizione ad un profilo e ad una specifica fascia (l’elenco di ogni profilo è suddiviso in tre fasce I, II e III, corrispondenti ai livelli del quadro europeo delle qualifiche EQF 8, 7, 6).
In queste settimane il tema è tornato al centro del dibattito dopo le proteste del CISDA – Comitato Idonei Storici dell’Arte contro la possibile decadenza della graduatoria (scadenza 30 maggio 2026) del concorso MiC 518 per funzionari storici dell’arte, in un contesto segnato da una forte carenza di personale specializzato. Qual è la posizione di AStArte su questi temi?
La graduatoria è stata fatta decadere a fine maggio 2026. Oggi 204 idonei si trovano letteralmente appesi alla comunicazione degli organi preposti del MiC di uno scorrimento della graduatoria di 90 unità. È una situazione che rende palpabile la debolezza di questa categoria, se pensiamo che a differenza di tutte le altre figure professionali reclutate con il medesimo concorso la graduatoria degli storici dell’arte rimane l’unica non esaurita e per le altre figure è stato bandito un nuovo concorso. AStArte è vicina al CISDA e ha voluto, già dal Convegno di presentazione a Palermo, condividere queste rivendicazioni e la sottolineatura che questa mancata proroga non ha nulla a che fare con la prassi della pubblica amministrazione, con i principi di economicità e buon andamento, rappresentando uno spreco di risorse pubbliche ingiustificabile e un indebolimento ulteriore della capacità dello Stato di tutelare il proprio patrimonio culturale. Si tratta della prima graduatoria a scadere in seguito alla riforma della pubblica amministrazione del 2023, tra l’altro per un concorso pubblico bandito nel 2022. Il CISDA ha salutato come necessaria la creazione di un’associazione di categoria, che si ponga come obiettivo la regolamentazione della professione degli storici dell’arte. E se vedere decadere una graduatoria in un Ministero cronicamente in carenza d’organico è un paradosso non digeribile, ho accennato prima che c’è pure chi aspetta addirittura da 26 anni un concorso. Tanti sono gli anni passati dall’ultimo bandito dalla Regione Siciliana, dove le province di Trapani, Siracusa, Ragusa e Caltanissetta non hanno nemmeno uno storico dell’arte in Soprintendenza. Sono privi di storici dell’arte anche i due importanti istituti di ricerca che afferiscono al Dipartimento regionale dei Beni culturali - Centro Regionale per la Progettazione e per il Restauro e per le Scienze Naturali ed Applicate ai Beni Culturali (CRPR) e il Centro Regionale per l’Inventario, la Catalogazione e la Documentazione (CRICD). Soltanto due musei regionali sono diretti da storici dell’arte, a Palermo: Palazzo Abatellis e il RISO, museo d’arte contemporanea. Gli altri sono affidati a tecnici di altre professionalità dei beni culturali e non. E l’elenco delle criticità non si ferma qui. Per citarne ancora qualcuna, al momento della attribuzione delle posizioni organizzative all’interno della amministrazione regionale, soltanto due storici
dell’arte hanno ottenuto questa progressione, a fronte di geometri, ingegneri e architetti
che nella maggior parte dei casi l’hanno avuta; mentre resta la mancata definizione dei profili
professionali tecnici nel Dipartimento. Nel dicembre scorso, finalmente, un bando regionale volto al reclutamento nei ruoli del comparto non dirigenziale di diversi profili professionali ha contemplato anche 10 unità di professionisti dei beni culturali. Si tratta di archeologi, peraltro assolutamente insufficienti. Non sono contemplati, invece e inspiegabilmente, gli altri profili, tra cui neanche a dirlo gli storici dell’arte. Anche in questo caso l’attenzione riservata agli archeologi è dovuta all’azione di una forte associazione come l’ANA. E dal momento che il Programma Nazionale Capacità per la Coesione 2021-2027 prevede per la Regione Siciliana il reclutamento di altre unità è evidente che anche AStArte, sebbene ai primi passi, può ritagliarsi un ruolo di moral suasion presso l’interlocutore politico come presso gli Assessorati competenti.
Molte polemiche recenti hanno riguardato i concorsi pubblici del MIC e l’equiparazione di percorsi formativi molto diversi tra loro: master, scuole di specializzazione, dottorati. AStArte intende intervenire anche su questi nodi? In che modo potrebbe agire?
Contro l’abolizione della circolare che toglieva l’obbligo di Scuola di Specializzazione, Dottorato di ricerca o Master biennale per partecipare ai concorsi per funzionari del MiC si sono espressi con forza gli archeologi Andrea Carandini e Giuliano Volpe. Quest’ultimo ha sottolineato che se “la circolare non fosse stata annullata, un funzionario del MiC si sarebbe trovato a dirigere un’attività di tutela, di ricerca, di valorizzazione, coordinando professionisti in possesso di titoli accademici maggiori dei suoi”. ANA è stata in prima linea nella “controffensiva” che ha ottenuto l’annullamento della circolare. Non sarà un caso che stiamo ancora parlando degli archeologi a baluardo di interessi che coincidono con quelli delle altre categorie dei professionisti dei beni culturali. In uno degli incontri con Alessandro Garrisi per la costituzione di AStArte ha ricordato di come la proposta di legge del riconoscimento (Legge 110/2014) fosse stata formulata per includere in un processo partecipato tutte le rappresentanze delle professioni dei beni culturali: archeologi, archivisti, bibliotecari, storici dell’arte, antropologi, diagnosi, restauratori. Prese parte in quegli anni a innumerevoli incontri di confronto con tali rappresentanze, comprese quelle degli storici dell’arte, riuniti in una piccola ma combattiva associazione che si chiamava “Startim” - Storici dell’Arte in Movimento. Si rese subito conto di avere davanti a sé la rappresentanza di una delle professioni meno strutturate del panorama. Questa condizione discende da un motivo specifico: tutte le professioni dei beni culturali erano infatti pienamente rappresentate (seppure in misura quantitativa e qualitativa diversa) all’interno del MIC e del MUR, Cultura e Università, ma guardando allo sviluppo delle stesse professioni nel settore privato, esisteva (ed esiste) una grande differenza tra professioni fortemente strutturate e quindi “forti” (per esempio, gli archeologi e gli archivisti) e professioni totalmente destrutturate e di conseguenza “deboli” (come storici dell’arte, antropologi e diagnosti). A distanza di oltre dieci anni dalla vittoria di quella mobilitazione, con l’approvazione del riconoscimento e la promulgazione della Legge 110 del 2014, quella debolezza permane e, per quanto riguarda gli storici dell’arte, si è rispecchiata fino ad oggi nell’assenza di una autorevole associazione di categoria.
Quali problemi quotidiani degli storici dell’arte italiani pensa che AStArte possa finalmente affrontare in modo efficace? Molti storici dell’arte lavorano oggi in condizioni estremamente frammentate: precariato, incarichi occasionali, collaborazioni esterne, libera professione, concorsi contestati.
L’Associazione intende mettere al centro del proprio programma la definizione di linee politiche di supporto in primis ai lavoratori del settore privato, che patiscono penuria di sbocchi professionali all’altezza di altre professioni del settore. In quest’ultimo si registra un quadro di assoluta deregolamentazione, con prestazione di lavoro gravemente sottopagato, come emerso anche dall’inchiesta “Cultura, contratti e condizioni di lavoro”, del 2019, realizzata dal movimento Mi Riconosci, e da cui emergeva che l’80% dei partecipanti guadagnasse meno di 15mila euro all’anno e con retribuzioni di meno di 8 euro all’ora dichiarate dalla metà degli intervistati. Un’inchiesta che avevo portato all’attenzione del pubblico di settore anche in Sicilia, al Museo Regionale di Messina “Accascina” . Mi è rimasto impresso come stigmatizzò quelle retribuzioni non un sindacalista, ma l’allora presidente di Confindustria Messina, Ivo Blandina, definendole “paghe da caporalato della piana di Sibari”. Mentre l’allora direttore del museo, Orazio Micali, sottolineava proprio come “la paga oraria più diffusa nei contratti privati del settore, compresa tra 8 e 12 euro, trovi riscontro anche nei contratti che la Regione siciliana ha applicato a quei vincitori del concorso (del 2000)”.
Un altro tema molto sentito riguarda il rapporto tra merito e accesso alla professione. Quali saranno i criteri per aderire ad AStArte? Pubblicazioni scientifiche, titoli accademici, esperienza sul campo, attività museale? E come evitare il rischio di creare nuove esclusioni?
Sembra banale e scontato, ma solo gli storici dell’arte possono iscriversi a un’associazione di storici dell’arte. È positivo riscontrare consenso intorno a questo progetto di rappresentanza, ma è evidente che richieste come quelle di architetti, ma anche degli stessi archeologi, che pure pervengono, non possono essere valutate. Lo storico dell’arte che può chiedere l’iscrizione deve possedere i requisiti di legge. Le categorie previste sono quelle di: Soci Ordinari (storici dell’arte in possesso dei titoli di cui al D.M. 244/2019, all. 7, par. 1.3, 2.3.), Soci Partecipanti (storici dell’arte in possesso dei titoli di cui al D.M. 244/2019, all. 7, par. 3.3.), Soci Studenti (studenti universitari iscritti ai corsi di laurea previsti dal D.M. 244/2019, all.7, par. 3.3.). Corrispondono alle fasce del MiC, oltre alla categoria degli studenti, che è molto opportuno inizino ad organizzarsi per tempo per capire come funziona davvero la professione che eserciteranno dopo il percorso formativo, qualsiasi sia la sua durata. Precisiamo, inoltre, che non bisogna essere inseriti nelle fasce ministeriali per iscriversi all’Associazione: è semmai vero il contrario, cioè che sarà questa a rilasciare l’attestazione del possesso dei requisiti per iscriversi negli elenchi nazionali. C’è, infine, anche la categoria dei Soci Onorari, studiosi e personalità di chiara fama (non per forza storici dell’arte) che si sono spesi pubblicamente per la promozione e lo sviluppo delle arti, del loro studio e delle professioni ad esse collegate.
Una delle critiche emerse riguarda il rischio che AStArte possa trasformarsi in una sorta di “corporazione culturale”. Come risponde a chi teme la nascita di un sistema chiuso, capace di stabilire chi possa definirsi storico dell’arte e chi no?
Come ho appena chiarito, non ci confrontiamo con valutazioni opinabili, ma disciplinate per legge. Il D.M. 244/2019 è una pietra miliare, avendo individuato i requisiti necessari per esercitare le professioni dei beni culturali, compresa quella dello storico dell’arte. Non si tratta di creare corporazioni, ma sicuramente occorre che gli storici dell’arte sviluppino il prima possibile una coscienza di categoria, che superi gli steccati degli ambiti “sicuri” (accademia, ministero, etc…) e che divenga davvero “la casa di tutte e tutti gli storici dell’arte”
Come sottolineano alcune critiche sui social, l’associazione non sarà un ordine professionale. Questo significa che chiunque potrà continuare a intervenire pubblicamente nel campo delle attribuzioni, delle scoperte o della divulgazione artistica. Allora quale sarà il confine concreto tra competenza certificata e autodichiarazione?
È una questione mal posta: lo storico dell’arte non si autodichiara tale, ma lo è in forza dei titoli conseguiti, come da normativa che ho più volte richiamato. Per citare ancora ANA, il Ventennale è stata occasione nella quale gli archeologi si sono posti anche l’obiettivo di regolamentare la professione tramite ordine professionale. A parte che senza un’organizzazione intermedia quale un’associazione come quella appena costituita per gli storici dell’arte la questione per “noi” non si potrebbe porre se non sul medio-lungo periodo, ma solo dopo che la categoria avrà avuto modo di ragionarci, confrontarsi e decidere che quella è la cosa giusta da fare. Oggi, forse, è ancora presto, e finiremmo solo per dire cosa piace a ciascuno di noi individualmente: ritornando, quindi, allo schema che in passato ha reso impossibile la nascita di un organismo di rappresentanza solido e duraturo. Rischiando di contraddire ciò che ho appena detto, ma essendo iscritta a un albo, in quanto anche giornalista, personalmente ritengo che gli ordini professionali necessitino di una profonda riflessione su efficienza, costi e necessità di modernizzazione. Del resto ci si dovrebbe chiedere perché l’Italia rappresenti un’anomalia in Europa per l’elevato numero di albi. Numerose attività per cui nel nostro Paese è obbligatoria l’iscrizione a uno degli albi professionali, previo superamento di un esame di stato, il possesso di specifici titoli di studio, il giuramento di osservanza di una deontologia, la vigilanza sul rispetto del decoro della professione, eccetera, sono invece del tutto libere nel resto dell’Unione europea, con differenziazioni da stato a stato per singole attività. Prendiamo la Germania, ci si può iscrivere al Verein Deutscher Ingenieure (VDI), l’Associazione degli ingegneri tedeschi, la più grande dell’Europa occidentale: non è un ordine, ma supporta, promuove e rappresenta gli ingegneri e non è obbligatorio iscriversi, né ci sono esami di stato.
Infine, che cosa dovrebbe cambiare sul piano culturale, prima ancora che istituzionale, perché AStArte non ripeta il destino di altri tentativi associativi falliti e riesca davvero a costruire una rete solida tra gli storici dell’arte?
Si deve riuscire a costruire attorno ad AStArte una rete ampia e trasversale, capace di coinvolgere istituzioni, università, amministrazioni pubbliche, mondo dell’impresa e delle professioni. L’obiettivo è la tutela e la valorizzazione della professionalità della categoria degli storici dell’arte, per i quali si vuole definire una nuova cornice di riconoscimento per il loro ruolo nel sistema culturale nazionale. E questo a prescindere dalla condizione contrattuale, dal ruolo che ricoprono e del soggetto per il quale esercitano la professione, sia nel settore pubblico che privato. Tralasciando l’ovvio e abusato argomento della natura quantitativa e qualitativa del patrimonio culturale del Paese, rinforzare il settore professionale degli storici dell’arte, tanto di quelli del settore privato quanto di quelli del settore pubblico, significa guadagnare al Paese, finalmente, la rappresentanza di una professione che ha certamente enormi margini di sviluppi. Si tratta, quindi, di un investimento non solo sulla crescita culturale del Paese, ma anche sulla crescita economica di un settore lavorativo con grandi margini di sviluppo. Un’ultima parola vorrei dedicarla alla scelta dell’acronimo. AStArte appare particolarmente pertinente sia dal punto di vista iconografico che dei rimandi culturali con la Sicilia, regione che ha ospitato l’evento di fondazione della nuova Associazione. Astarte, infatti, richiama una divinità della cultura semitica, profondamente radicata nel Mediterraneo, ampiamente nota tra gli specialisti e storicamente documentata, associata a una ricca iconografia e a significati connessi alla femminilità, alla fertilità, alla fecondità, all’eros, alla vendetta e alla guerra. In particolare il carattere più spiccato della divinità fenicia Astarte era quello della dea madre, legato ad una concezione naturistica: essa è la terra madre, progenitrice comune di tutti gli esseri viventi, piante, animali e uomini. Per questa caratteristica è possibile associarla alla dea greca Demetra, il cui culto era particolarmente diffuso in Sicilia. Un nome, dunque, la cui potenza evocativa si presta ad assurgere a metafora delle finalità della nuova Associazione, il cui raggiungimento richiederà anche una notevole determinazione da parte di chi vorrà ritagliarsi un ruolo attivo.
L'autrice di questo articolo: Noemi Capoccia
Originaria di Lecce, classe 1995, ha conseguito la laurea presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara nel 2021. Le sue passioni sono l'arte antica e l'archeologia. Dal 2024 lavora in Finestre sull'Arte.Per inviare il commento devi
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