Il mercato globale dell’arte torna a crescere nel 2025: +4% e 59,6 miliardi di dollari


Pubblicato oggi il report Art Basel e UBS sul mercato globale dell’arte, che segnala un ritorno alla crescita nel 2025. Vendite a 59,6 miliardi di dollari con aste in aumento del 9% e gallerie in ripresa, ma restano incertezze geopolitiche, costi elevati e cambiamenti nei modelli di collezionismo.

Il mercato globale dell’arte torna a crescere nel 2025 dopo due anni di contrazione, registrando un incremento complessivo del 4% e raggiungendo un valore stimato di 59,6 miliardi di dollari. È quanto emerge dalla decima edizione dell’Art Basel and UBS Global Art Market Report 2026, lo studio annuale realizzato da Clare McAndrew, fondatrice della società di ricerca Arts Economics, che analizza l’andamento del settore inserendolo nel contesto economico e patrimoniale internazionale. Il rapporto, considerato uno dei principali strumenti di riferimento per il settore, esamina in modo approfondito i principali comparti del sistema dell’arte, dalle gallerie alle case d’asta fino alle fiere, offrendo una panoramica basata su dati che consente di comprendere le dinamiche che stanno ridefinendo il mercato globale.

Secondo Clare McAndrew il 2025 ha segnato un cambio di direzione dopo la fase di contrazione degli anni precedenti. Il mercato ha infatti registrato una crescita moderata, pur continuando a operare in un contesto caratterizzato da instabilità geopolitica e da una crescente incertezza nelle relazioni commerciali internazionali. Le tensioni legate ai dazi e alle politiche commerciali hanno avuto effetti indiretti anche sul settore dell’arte, incidendo sui prezzi e sulle catene di approvvigionamento, mentre l’emergere di politiche più protezionistiche e di una maggiore concentrazione sulle vendite domestiche rappresenta un potenziale rischio nel lungo periodo per un mercato tradizionalmente fondato sulla circolazione internazionale delle opere e sull’accesso a un pubblico globale. Nonostante queste criticità, i primi indicatori suggeriscono che nel 2025 gli scambi internazionali di opere d’arte siano rimasti complessivamente stabili, anche se l’evoluzione di questi flussi nei prossimi anni sarà determinante per le prospettive di crescita del settore.

Anche Noah Horowitz, amministratore delegato di Art Basel, sottolinea come il 2025 abbia rappresentato non solo un ritorno alla crescita ma anche un momento di svolta strategica per l’evoluzione del mercato dell’arte. Nel corso dell’anno, le gallerie hanno affinato i propri programmi e le strategie di relazione con i collezionisti, mentre le vendite legate alle fiere hanno mostrato un rafforzamento significativo. Nonostante i costi operativi elevati, l’incertezza geopolitica e le preoccupazioni legate ai dazi continuino a influenzare l’attività commerciale, la fiducia degli acquirenti è progressivamente migliorata nel corso dell’anno, culminando in una serie di importanti risultati di vendita negli ultimi mesi del 2025.

Paul Donovan, chief economist di UBS Global Wealth Management, evidenzia invece come il mercato dell’arte stia attraversando una fase di adattamento strutturale che coincide con una trasformazione più ampia nella distribuzione globale della ricchezza. Il cosiddetto Great Wealth Transfer, ovvero il trasferimento di oltre 83 mila miliardi di dollari tra generazioni previsto nei prossimi decenni, sta modificando profondamente il profilo dei collezionisti. Con una quota crescente di ricchezza che passa nelle mani delle donne e delle nuove generazioni, cambiano le dinamiche familiari, le motivazioni del collezionismo e le priorità filantropiche, fattori destinati a influenzare i modelli di raccolta e il rapporto a lungo termine con il mercato dell’arte.

Nel 2025 la crescita complessiva del mercato è stata trainata sia dal settore delle gallerie sia da quello delle aste pubbliche. Le vendite delle gallerie hanno raggiunto i 34,8 miliardi di dollari, segnando un aumento del 2% rispetto all’anno precedente, mentre le vendite pubbliche all’asta sono cresciute del 9% arrivando a 20,7 miliardi di dollari. Le vendite private gestite dalle case d’asta hanno invece registrato un calo del 5%, scendendo a poco meno di 4,2 miliardi di dollari.

Foto: Art Basel
Foto: Art Basel

Il ritorno alla crescita rappresenta un punto di svolta dopo due anni consecutivi di flessione, ma il mercato rimane ancora al di sotto del picco raggiunto nel 2022. A pesare sulle dinamiche del settore continuano infatti a essere l’aumento dei costi operativi, l’impatto delle politiche tariffarie e la presenza di nuove barriere commerciali che comprimono i margini di profitto. Nonostante queste difficoltà, il volume complessivo delle transazioni è aumentato del 2%, raggiungendo circa 41,5 milioni di operazioni nel corso dell’anno.

Dal punto di vista geografico, il mercato globale continua a essere dominato da tre principali poli: Stati Uniti, Regno Unito e Cina, che insieme rappresentano il 76% delle vendite globali per valore. Gli Stati Uniti si confermano il primo mercato mondiale con una quota del 44%, in aumento di un punto percentuale rispetto all’anno precedente, seguiti dal Regno Unito con il 18% e dalla Cina con il 14%, in lieve flessione.

Negli Stati Uniti le vendite hanno raggiunto i 26 miliardi di dollari nel 2025, registrando una crescita del 5% nonostante l’incertezza legata alle politiche commerciali e due anni di contrazione del mercato. In particolare, il segmento delle opere di altissimo valore ha mostrato segnali di forte ripresa: il valore complessivo delle opere di belle arti vendute all’asta per oltre 10 milioni di dollari è aumentato di quasi il 40%. Il Regno Unito ha registrato vendite per 10,5 miliardi di dollari, con un incremento del 2% rispetto al 2024. In questo caso la crescita è stata trainata principalmente dal settore delle aste pubbliche, mentre le vendite delle gallerie hanno mostrato un andamento più contenuto. In Cina il mercato ha risentito delle difficoltà del settore immobiliare e di altre preoccupazioni economiche che hanno influito sulla fiducia dei consumatori. Le vendite sono comunque cresciute di poco più dell’1%, raggiungendo 8,5 miliardi di dollari. L’attività delle aste nella Cina continentale ha mostrato un rafforzamento, mentre il mercato di Hong Kong, più orientato a una dimensione internazionale, è stato maggiormente esposto alle sfide globali.

La Francia ha invece segnato una decisa inversione di tendenza dopo due anni di calo. Le vendite hanno raggiunto i 4,5 miliardi di dollari nel 2025, con un aumento del 9% rispetto all’anno precedente, sostenuto sia dal buon andamento delle aste sia dalla crescita del settore delle gallerie. Questo risultato ha riportato il mercato francese al di sopra dei livelli del 2019, consolidandolo come quarto mercato mondiale e primo all’interno dell’Unione Europea.

Il quadro negli altri paesi europei appare più eterogeneo. La Svizzera e l’Austria hanno registrato entrambe una crescita del 13%, mentre la Spagna ha segnato un aumento del 6%. Al contrario, la Germania e l’Italia hanno registrato una flessione rispettivamente del 10% e del 2%. Nel complesso, sostenuto soprattutto dalle performance della Francia, il mercato dell’arte dell’Unione Europea è cresciuto del 3%, raggiungendo un valore stimato di 8,4 miliardi di dollari.

Anche in Asia le dinamiche sono state contrastanti. Il Giappone, che nel 2024 aveva registrato una crescita in controtendenza rispetto al resto del mercato, ha avuto un anno più debole con una diminuzione dell’1% delle vendite, mentre la Corea del Sud ha registrato un incremento del 6%.

Il settore delle gallerie ha mostrato segnali di stabilizzazione dopo due anni difficili. Nel 2025 il 42% dei galleristi ha dichiarato un aumento delle vendite, una quota in crescita di sette punti percentuali rispetto all’anno precedente. Il 33% ha invece registrato un calo, mentre il 25% ha riportato risultati stabili. Parallelamente, i costi operativi delle gallerie sono aumentati in media del 5%, un ritmo superiore sia al tasso di inflazione nella maggior parte dei principali mercati dell’arte sia alla crescita complessiva delle vendite. Questo divario continua a rappresentare una sfida significativa per la redditività delle imprese. Nonostante ciò, la quota di galleristi che ha dichiarato un calo della redditività è scesa al 38%, cinque punti percentuali in meno rispetto all’anno precedente, mentre il 33% ha segnalato un miglioramento e il 29% ha mantenuto livelli simili al 2024.

Le dinamiche di vendita variano sensibilmente a seconda delle dimensioni delle gallerie. Il segmento più basso del mercato, composto da operatori con fatturati inferiori a 500 mila dollari, ha registrato aumenti a doppia cifra nelle vendite medie. Le gallerie con fatturati compresi tra 1 e 10 milioni di dollari hanno invece registrato una lieve flessione dell’1%. Al vertice del mercato, le gallerie con fatturati superiori a 10 milioni di dollari sono tornate a crescere con un incremento del 3% dopo due anni di calo.

Il rapporto evidenzia anche un rafforzamento della presenza delle artiste donne nelle gallerie. Nel mercato primario si è raggiunta la parità, con il 50% degli artisti rappresentati, mentre considerando l’intero settore delle gallerie la quota è salita al 45%, rispetto al 41% del 2024 e al 35% del 2018. Le opere di artiste donne hanno rappresentato il 37% delle vendite totali per valore, in crescita rispetto al 28% del 2018, e il 44% nel mercato primario. Nonostante questi progressi, persistono differenze significative tra i diversi segmenti del mercato. Nelle gallerie con fatturati inferiori a 250 mila dollari le donne rappresentano il 55% degli artisti e il 43% delle vendite, mentre nelle gallerie con ricavi superiori a 10 milioni di dollari la quota scende rispettivamente al 35% degli artisti e al 27% delle vendite.

Dal punto di vista della struttura del settore, il 2025 non ha mostrato un aumento significativo delle chiusure di gallerie, nonostante l’attenzione mediatica su alcuni casi di alto profilo. Un’analisi delle aperture, chiusure e trasferimenti pubblicamente annunciati indica che il 42% delle attività ha riguardato nuove aperture, mentre le chiusure hanno rappresentato il 25%. Il restante 33% è stato caratterizzato da trasferimenti o cambiamenti strutturali, segno di una fase di adattamento del settore. Tra le trasformazioni più rilevanti emerge un aumento del peso dei collezionisti locali rispetto a quelli internazionali. Più della metà dei galleristi ha segnalato nel 2025 un incremento dei costi indiretti legati a tasse, dazi e oneri amministrativi, fattori che hanno scoraggiato alcune transazioni internazionali. Di conseguenza molte vendite si sono spostate verso collezionisti locali, in particolare tra le gallerie più piccole.

Nel segmento delle gallerie con fatturati inferiori a 250 mila dollari la quota di vendite a collezionisti nazionali è salita al 71%, con un aumento di nove punti percentuali. Anche tra le gallerie con fatturati superiori a 10 milioni di dollari la presenza di acquirenti locali è cresciuta, arrivando al 29% e registrando un aumento di sei punti percentuali rispetto all’anno precedente. Il numero medio di acquirenti per galleria è diminuito nel 2025, scendendo a 57 clienti unici, il livello più basso dal 2021. Il calo più marcato riguarda le gallerie più piccole, dove il numero medio di acquirenti è diminuito del 40% arrivando a 29 clienti, il dato più basso dal 2021 anche se ancora leggermente superiore ai livelli del 2019.

Nonostante questa riduzione, la ricerca di nuovi acquirenti rimane una priorità strategica per il settore. Nel 2025 quasi la metà dei clienti delle gallerie, pari al 49%, era costituita da nuovi compratori, in aumento rispetto al 44% dell’anno precedente. La quota più elevata si registra tra le gallerie più piccole, dove i nuovi clienti rappresentano il 60% degli acquirenti, mentre tra le gallerie con fatturati superiori a 10 milioni di dollari la quota si attesta al 39%.

Le fiere d’arte continuano a rappresentare un canale fondamentale per le vendite delle gallerie. Nel 2025 le vendite realizzate attraverso le fiere hanno raggiunto il 35% del fatturato complessivo dei dealer, quattro punti percentuali in più rispetto all’anno precedente e la quota più alta dal 2022. La maggior parte delle vendite fieristiche, pari al 63%, è stata realizzata in eventi internazionali, mentre il 37% è avvenuto in fiere locali.

Il comparto delle aste ha registrato una crescita significativa nel 2025. Le vendite pubbliche sono aumentate del 9% raggiungendo 20,7 miliardi di dollari, grazie soprattutto a una maggiore attività nella seconda metà dell’anno e a numerosi record di prezzo nel segmento più alto del mercato. Al contrario, le vendite private gestite dalle case d’asta sono diminuite del 5%.

La crescita delle aste pubbliche è stata trainata in particolare dal segmento delle opere di alto valore. Il valore delle opere vendute per oltre un milione di dollari è aumentato del 21%, mentre il numero di transazioni in questa fascia è cresciuto del 15%. Nel segmento ultra-high-end, con opere vendute per oltre 10 milioni di dollari, le vendite sono cresciute del 30% con un aumento del 9% nel numero di lotti. All’estremo opposto del mercato, le opere con prezzo inferiore a 50 mila dollari hanno registrato una flessione del 2% sia in valore sia in volume. La concentrazione delle vendite di alto livello negli Stati Uniti è aumentata ulteriormente: tutte le dieci opere più costose del 2025 sono state vendute a New York, che ha ospitato anche 39 dei 50 lotti più costosi dell’anno.

Per quanto riguarda i diversi settori artistici, l’arte del secondo dopoguerra si conferma il segmento principale nelle aste di belle arti con una quota del 31% del valore totale. Seguono l’arte moderna con il 24%, l’arte impressionista e post-impressionista con il 19%, l’arte contemporanea con il 14% e il mercato degli Old Masters con l’11%.

Nel 2025 le vendite di arte del dopoguerra sono diminuite leggermente del 3%, scendendo a 3,1 miliardi di dollari. L’arte moderna ha invece registrato una ripresa dopo tre anni di flessione con un aumento del 9% fino a 2,4 miliardi di dollari, mentre l’arte contemporanea è rimasta stabile a 1,4 miliardi di dollari. La crescita più marcata riguarda il settore impressionista e post-impressionista, con un incremento del 47% rispetto all’anno precedente, mentre anche il mercato degli Old Masters ha mostrato una forte espansione con un aumento del 30% e vendite vicine a 1,2 miliardi di dollari.

Dopo il forte sviluppo degli anni della pandemia, nel 2025 le vendite online hanno registrato una flessione, scendendo a 9,2 miliardi di dollari, il livello più basso dal 2019. Le vendite di fascia alta sono tornate a concentrarsi prevalentemente nei canali in presenza, mentre le aste online-only continuano a essere soprattutto un canale per opere di fascia media e bassa. Nonostante il calo, le piattaforme digitali restano uno strumento importante per attrarre nuovi collezionisti. Tuttavia la quota delle vendite realizzate esclusivamente online è scesa al 15% del mercato totale, con una diminuzione di tre punti percentuali rispetto all’anno precedente.

Le prospettive per il 2026 appaiono complessivamente più ottimistiche rispetto a un anno fa. Il 43% dei galleristi prevede un aumento delle vendite nel corso dell’anno, una quota in crescita di dieci punti percentuali rispetto al 2025. Il 38% si aspetta un mercato stabile, mentre il 19% prevede una contrazione.

Anche nel settore delle aste il clima appare più positivo. Quasi la metà delle case d’asta di fascia media prevede un miglioramento delle vendite, con un aumento di 33 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Solo il 21% degli operatori si aspetta un peggioramento delle condizioni di mercato, una quota comunque inferiore al 40% registrato dodici mesi prima. In un contesto economico globale ancora complesso, il mercato dell’arte sembra dunque avviato verso una fase di riequilibrio, sostenuto da una domanda in evoluzione e da una progressiva ridefinizione delle dinamiche tra collezionisti, gallerie, fiere e case d’asta.




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