Due mostre a Venezia per François Reboul: dall’astrazione al movimento della libertà pittorica


Lo spazio SV a Campo San Zaccaria ospita fino a novembre 2026 le esposizioni Beyond Chaos e From Chaos to Freedom, curate da Vittoria Brachi e dedicate alla nuova serie di lavori dell’artista francese François Reboul, tra espressionismo astratto e tensioni figurative.

A Venezia, lo spazio espositivo SV, situato in Campo San Zaccaria a Castello 4693, ospita un doppio appuntamento dedicato all’opera di François Reboul, artista francese attivo tra Venezia e la Provenza, che presenta una nuova serie di lavori realizzati a partire dal 2020 e incentrati su una rilettura personale dell’espressionismo astratto. Il progetto espositivo si articola in due momenti distinti ma complementari. La prima mostra, intitolata Beyond Chaos, è in programma dal 1 maggio al 15 agosto 2026, e la seconda, From Chaos to Freedom, sarà invece visitabile dal 28 agosto al 22 novembre 2026, con inaugurazione prevista per il 4 settembre alle ore 18. Entrambe le esposizioni sono curate da Vittoria Brachi e si svolgono nello stesso spazio veneziano, costruendo una continuità narrativa che accompagna il pubblico lungo diversi mesi.

Il lavoro di Reboul si colloca all’interno di un dialogo con la tradizione dell’espressionismo astratto e della cosiddetta Scuola di New York, che l’artista non si limita a citare, ma utilizza come struttura operativa per una ricerca personale sulla pittura. Il linguaggio pittorico diventa così un dispositivo attraverso il quale verificare le possibilità del gesto, inteso non come semplice esecuzione ma come processo di costruzione dell’immagine.

Le due mostre presentano complessivamente venti dipinti ciascuna, organizzati secondo una progressione che riguarda tanto le dimensioni delle opere quanto la densità della materia pittorica. Le superfici, spesso segnate e ruvide, rendono evidente la presenza fisica dell’intervento manuale. Il quadro, nelle parole della curatrice Vittoria Brachi, non nasconde il proprio processo di formazione, ma lo espone integralmente. Ogni strato di colore, ogni passaggio del pennello e ogni accumulo materico diventa traccia visibile del lavoro dell’artista sulla tela, fino a generare elementi tridimensionali che emergono o brillano dalla superficie.

Dipinti di François Reboul. Foto: Jean Porcel Studio
Dipinti di François Reboul. Foto: Jean Porcel Studio
Dipinti di François Reboul. Foto: Jean Porcel Studio
Dipinti di François Reboul. Foto: Jean Porcel Studio

La struttura formale delle opere privilegia formati prevalentemente verticali, che rafforzano una percezione frontale e riducono ogni possibile illusione di profondità. Non esiste una gerarchia tra sfondo e figura, né una costruzione prospettica tradizionale. Tutto si svolge sulla superficie, dove il colore agisce attraverso contrasti intensi e accostamenti che evocano, pur nella loro piena astrazione, una memoria della tradizione pittorica veneziana, da Tintoretto a Tiepolo.

All’interno di questa apparente coerenza formale emergono tuttavia elementi di instabilità. Le opere di Reboul oscillano infatti tra astrazione e figurazione, lasciando affiorare immagini che sembrano dissolversi nel gesto pittorico. Corpi, spesso femminili, appaiono e scompaiono nella materia cromatica, senza mai assumere una forma definitiva. Non si tratta di rappresentazioni compiute, ma di apparizioni temporanee, che si formano e si disfano nel flusso della pittura.

Un elemento distintivo della ricerca dell’artista è la presenza di una tensione chiaroscurale che attraversa molte opere. Linee scure, nere o blu, attraversano le superfici e contribuiscono a definire margini e possibili profondità, introducendo una dimensione spaziale che non abbandona del tutto la tridimensionalità. La pittura diventa così un campo di forze in equilibrio instabile, nel quale convivono controllo e perdita, costruzione e dissoluzione, struttura e gesto.

In questa dinamica, la ricerca di Reboul si avvicina talvolta a una dimensione quasi surrealista, nella quale le immagini emergono come frammenti non pienamente controllati dalla coscienza. Il risultato è una pittura che non si limita a rappresentare, ma che si costituisce come processo di emersione continua, in cui il visibile appare sempre in uno stato di formazione.

Per l’artista l’astrazione non rappresenta un esercizio formale, ma una necessità espressiva. L’astrazione è descritta come una forma di libertà, un modo per interrompere il flusso ordinario del pensiero e fissare sulla tela una tensione immediata. Le opere si configurano così come “situazioni visive” più che immagini definitive, in cui campiture e linee generano movimenti e traiettorie che si attivano nello sguardo dello spettatore, coinvolto in un continuo processo di riconoscimento e perdita.

Dipinti di François Reboul. Foto: Jean Porcel Studio
Dipinti di François Reboul. Foto: Jean Porcel Studio
Dipinti di François Reboul. Foto: Jean Porcel Studio
Dipinti di François Reboul. Foto: Jean Porcel Studio
Dipinti di François Reboul. Foto: Jean Porcel Studio
Dipinti di François Reboul. Foto: Jean Porcel Studio

Anche nei lavori in cui il riferimento alla figura si fa più evidente, Reboul evita ogni intenzione descrittiva. Volti e anatomie rimangono allo stato di traccia, segni essenziali ai quali è il colore a conferire densità emotiva. La pittura sembra così spingersi fino al limite della formazione dell’immagine, collocandosi in una zona intermedia tra apparizione e dissoluzione.

Il percorso artistico di François Reboul si inserisce in una biografia caratterizzata da una relazione complessa e articolata con il mondo dell’arte e della cultura. Nato in Francia, vive e lavora tra Venezia e la Provenza, sviluppando fin da giovane un interesse per l’arte moderna e individuando nell’espressionismo astratto e nella Scuola di New York i principali riferimenti della sua ricerca. Un momento decisivo è rappresentato dal viaggio negli Stati Uniti nel 1960, che gli consente di entrare in contatto diretto con la scena artistica americana. Tornato in Europa, intraprende una carriera come medico oncologo tra Europa e Stati Uniti, mantenendo al tempo stesso un legame costante con l’ambiente culturale. Parallelamente sviluppa una pratica fotografica alimentata da viaggi in Asia e Sud America, che contribuiscono ad ampliare il suo sguardo visivo e concettuale.

È solo durante il primo periodo di lockdown che Reboul ritorna alla pittura, scegliendo di dedicarsi completamente a quella che definisce la propria vocazione originaria. Da quel momento avvia una pratica quotidiana che dà vita a un corpus coerente di opere, tutte orientate verso una rilettura personale dell’espressionismo astratto e delle sue possibilità contemporanee.




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