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Artemisia Gentileschi a Firenze: oltre 50 opere raccontano gli anni della pittrice nella città medicea

di Redazione 19/10/2026

Categorie: Mostre / Argomenti: Seicento - Firenze - Artemisia Gentileschi - Arte antica


Dal 20 ottobre 2026 al 4 aprile 2027 il Museo degli Innocenti a Firenze ospita una mostra dedicata agli anni fiorentini di Artemisia Gentileschi. Oltre 50 opere ricostruiscono il percorso che portò la pittrice ad affermarsi nella Firenze dei Medici.

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Nella Firenze dei Medici, Artemisia Gentileschi consolida la propria identità artistica, confrontandosi con i grandi maestri del tempo e conquistando un posto in un ambiente culturale dominato dagli uomini. A questa fase fondamentale della sua carriera è dedicata la mostra Artemisia Gentileschi a Firenze, in programma al Museo degli Innocenti dal 20 ottobre 2026 al 4 aprile 2027. Curata da Cristina Acidini, Sandro Bellesi e Costantino D’Orazio, l’esposizione vuole riportare l’attenzione sugli anni trascorsi dall’artista a Firenze, tra il 1613 e il 1620, quando le commissioni prestigiose e il confronto con gli ambienti intellettuali fiorentini contribuirono alla sua affermazione. Attraverso oltre cinquanta opere provenienti da più di quaranta musei, fondazioni e collezioni italiane e internazionali, la mostra intende ricostruire un capitolo decisivo della pittura del Seicento, mettendo in luce la capacità di Artemisia di rielaborare la lezione di Caravaggio attraverso una sensibilità originale.

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Artemisia arriva a Firenze poco più che ventenne, dopo il processo contro Agostino Tassi e il matrimonio con il fiorentino Pierantonio Stiattesi. La città che la accoglie è un centro culturale vivace e competitivo, animato dalla corte di Cosimo II de’ Medici, dalla granduchessa madre Cristina di Lorena e da Maria Maddalena d’Austria, granduchessa consorte di Toscana. In questo contesto, la pittrice entra in contatto con artisti, intellettuali e importanti committenti, ottenendo incarichi che le permettono di sviluppare il proprio linguaggio e di affermare il valore della sua produzione. Nel 1615, alcune sue opere vengono destinate alla villa medicea di Artimino, mentre nello stesso periodo Michelangelo Buonarroti il Giovane la coinvolge nella decorazione di Casa Buonarroti. Artemisia è l’unica donna chiamata a partecipare a questa importante impresa collettiva, accanto ad alcuni tra i più apprezzati artisti fiorentini. Realizza l’Allegoria dell’Inclinazione (1615-1616), opera dedicata alla vocazione e alla forza interiore che orienta ciascuno verso il proprio destino.

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Un ulteriore riconoscimento arriva nel 1616, quando viene ammessa all’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze: è una delle prime donne a entrare nella prestigiosa istituzione. Un traguardo significativo, che testimonia la posizione conquistata grazie alle proprie capacità in un mondo professionale nel quale le donne incontravano ancora numerosi ostacoli.

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Il percorso espositivo riunisce dipinti conservati in sedi diverse, alcuni dei quali raramente visibili al pubblico o concessi eccezionalmente in prestito. Tra le istituzioni coinvolte figurano i Musei Vaticani, le Gallerie degli Uffizi e Palazzo Pitti, il Museo di Capodimonte, la Houghton Hall Collection, Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica di Torino, la Fondazione Casa Buonarroti, la Galleria Nazionale dell’Umbria, la Pinacoteca Nazionale di Bologna e la Galleria Nazionale delle Marche.

Le opere di Artemisia sono presentate accanto a dipinti di altri protagonisti della pittura fiorentina del Seicento, tra cui Cristofano Allori, Francesco Furini, Cesare Dandini, Giovanni Martinelli, Filippo Tarchiani, Ottavio Vannini, Lorenzo Lippi, il Volterrano e Jacopo Vignali. Il confronto permette di comprendere le caratteristiche di una stagione artistica nella quale tradizioni differenti si incontrano e si influenzano reciprocamente.

Nella pittura di Artemisia, il naturalismo e la tensione drammatica di matrice caravaggesca si fondono con l’eleganza compositiva e la ricchezza cromatica della scuola fiorentina. Le sue protagoniste, tratte dalla storia sacra e dalla mitologia, sono figure dalla forte presenza emotiva: Giuditta, Maddalena, Cleopatra e Caterina emergono dalle tele con gesti intensi, sguardi incisivi e una fisicità che invita a osservare da vicino ogni dettaglio. Il confronto con gli altri pittori evidenzia come uno stesso soggetto possa assumere significati diversi a seconda della sensibilità dell’artista.

Artemisia Gentileschi, Giuditta e la sua ancella con la testa di Oloferne (1645-1650; olio su tela, 272 x 221 cm; Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte) © MIC - Museo e Real Bosco di Capodimonte
Artemisia Gentileschi, Giuditta e la sua ancella con la testa di Oloferne (1645-1650; olio su tela, 272 x 221 cm; Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte) © MIC - Museo e Real Bosco di Capodimonte
Artemisia Gentileschi, Allegoria dell’Inclinazione (1615-1616; olio su tela, 152 x 61 cm; Firenze, Casa Buonarroti)
Artemisia Gentileschi, Allegoria dell’Inclinazione (1615-1616; olio su tela, 152 x 61 cm; Firenze, Casa Buonarroti)
Artemisia Gentileschi, Betsabea al bagno (1645-1652 circa; olio su tela, 286 x 214 cm; Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria Palatina, sala di Berenice)
Artemisia Gentileschi, Betsabea al bagno (1645-1652 circa; olio su tela, 286 x 214 cm; Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria Palatina, sala di Berenice)
Artemisia Gentileschi, Susanna e i vecchioni (1652; olio su tela, 200,3 x 225,6 cm; Bologna, Pinacoteca Nazionale, Polo Museale dell’Emilia Romagna). Su concessione del Ministero della Cultura - Archivio Fotografico dei Musei Nazionali di Bologna - Direzione regionale Musei Nazionali Emilia Romagna
Artemisia Gentileschi, Susanna e i vecchioni (1652; olio su tela, 200,3 x 225,6 cm; Bologna, Pinacoteca Nazionale, Polo Museale dell’Emilia Romagna). Su concessione del Ministero della Cultura - Archivio Fotografico dei Musei Nazionali di Bologna - Direzione regionale Musei Nazionali Emilia Romagna

Ad aprire la mostra è la versione Dickinson del Ragazzo che monda un frutto (Mondafrutto), realizzata probabilmente intorno alla metà degli anni Novanta del Cinquecento. Esposta anche una versione autografa di Giuditta con l’ancella, databile intorno al 1610-1620 e raramente accessibile al pubblico. L’opera, oggi appartenente a una collezione privata romana che ne ha consentito il prestito per la mostra, era stata attribuita a Caravaggio nel catalogo della Collezione Corsini del 1880. Gli studi di Roberto Longhi ne hanno successivamente riconosciuto la paternità di Artemisia Gentileschi. Il dipinto risale agli anni fiorentini dell’artista e si collega al successo ottenuto con un dipinto dello stesso soggetto conservato a Palazzo Pitti. La composizione verticale e l’intensa illuminazione notturna rivelano un dialogo serrato con la pittura di Caravaggio, riconoscibile nella disposizione delle figure e in dettagli che richiamano opere celebri del maestro, come la Vocazione di San Matteo e la Medusa.

Artemisia rielabora tuttavia questi riferimenti attraverso una sensibilità personale, trasformando il racconto biblico in una scena di forte intensità psicologica. La tensione drammatica e la potenza espressiva delle protagoniste acquistano così un significato che si intreccia con la vicenda umana e artistica della pittrice, restituendo un’immagine di straordinaria determinazione.

Orazio Gentileschi, Giuditta e l’ancella con la testa di Oloferne (1622 circa; olio su tela, 123 x 142 cm; Città del Vaticano, Musei Vaticani)
Orazio Gentileschi, Giuditta e l’ancella con la testa di Oloferne (1622 circa; olio su tela, 123 x 142 cm; Città del Vaticano, Musei Vaticani)
Antiveduto Gramatica, Giuditta e l’ancella (1621 circa; olio su tela, 107 x 135,5 cm; Terni, Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni, Collezione d’Arte)
Antiveduto Gramatica, Giuditta e l’ancella (1621 circa; olio su tela, 107 x 135,5 cm; Terni, Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni, Collezione d’Arte)

Artemisia Gentileschi a Firenze ricostruisce il percorso di un’artista che seppe trasformare le opportunità offerte dalla città medicea in una fase decisiva della propria carriera. Attraverso i dipinti, le committenze e il confronto con gli altri protagonisti della pittura seicentesca, l’esposizione restituisce la complessità di sette anni segnati da incontri, sperimentazioni e riconoscimenti.

La mostra si svolge anche negli spazi della Pinacoteca e offre ai visitatori la possibilità di accedere gratuitamente al patrimonio storico-artistico custodito nelle sale del Museo degli Innocenti. Con il patrocinio del Comune di Firenze, l’esposizione è prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con Cristoforo, con il sostegno di Generali Valore Cultura in qualità di sponsor. Il catalogo della mostra è pubblicato da Moebius.

Informazioni sulla mostra

Titolo mostraArtemisia Gentileschi a Firenze
CittàFirenze
SedeMuseo degli Innocenti
DateDal 20/10/2026 al 04/04/2027
ArtistiArtemisia Gentileschi
CuratoriCristina Acidini, Costantino d'Orazio, Sandro Bellesi
TemiSeicento, Firenze, Artemisia Gentileschi, Arte antica

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