Venezia, Anish Kapoor in mostra a Palazzo Manfrin con cento progetti e installazioni monumentali


A Venezia, Palazzo Manfrin ospita la seconda apertura pubblica della sede della Fondazione Anish Kapoor, con una mostra in cui Kapoor espone circa cento modelli architettonici, nuove installazioni di grandi dimensioni e opere che ripercorrono cinquant’anni di ricerca artistica.

In concomitanza con la 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, Anish Kapoor (Mumbai, 1954) presenta una nuova e ambiziosa mostra negli spazi di Palazzo Manfrin, storico edificio cinquecentesco situato nel sestiere di Cannaregio e sede della Fondazione dell’artista. L’esposizione, intitolata Anish Kapoor: Palazzo Manfrin, è visitabile fino al 9 agosto 2026 e rappresenta la seconda occasione in cui il palazzo apre le proprie porte al pubblico. Il progetto espositivo riunisce circa cento modelli architettonici che documentano opere e progetti sviluppati nell’arco degli ultimi cinquant’anni di attività dell’artista, e include sia interventi realizzati sia proposte rimaste sulla carta. Accanto a questi materiali trovano spazio una serie di installazioni di grande scala e opere in acciaio inossidabile che approfondiscono il rapporto tra oggetto, spazio e percezione, temi centrali nella ricerca di Kapoor.

L’esposizione si propone infatti come un viaggio attraverso la particolare concezione dello spazio elaborata dall’artista nel corso della sua carriera. Kapoor ha più volte sottolineato come il proprio lavoro sia stato pensato a lungo come una forma di architettura potenziale. Secondo la sua visione, la creazione di una nuova opera d’arte implica necessariamente la creazione di un nuovo spazio, capace di modificare il modo in cui il pubblico percepisce e vive l’ambiente circostante.

Questa riflessione intende trovare una concreta traduzione nel percorso allestito a Palazzo Manfrin, dove il visitatore è invitato a confrontarsi con lavori che superano i tradizionali confini tra scultura e architettura. Kapoor è infatti riconosciuto a livello internazionale per aver sviluppato un linguaggio artistico in grado di trasformare la scultura in esperienza spaziale e l’architettura in oggetto scultoreo. Nel corso della sua carriera ha realizzato opere che hanno ridefinito il rapporto tra arte, ambiente e partecipazione pubblica, operando su scale estremamente diverse e sperimentando materiali eterogenei.

Allestimenti della mostra. Foto: Umberto Santoro
Allestimenti della mostra. Foto: Umberto Santoro
Allestimenti della mostra. Foto: Umberto Santoro
Allestimenti della mostra. Foto: Umberto Santoro
Allestimenti della mostra. Foto: Umberto Santoro
Allestimenti della mostra. Foto: Umberto Santoro
Allestimenti della mostra. Foto: Umberto Santoro
Allestimenti della mostra. Foto: Umberto Santoro
Allestimenti della mostra. Foto: Umberto Santoro
Allestimenti della mostra. Foto: Umberto Santoro
Allestimenti della mostra. Foto: Umberto Santoro
Allestimenti della mostra. Foto: Umberto Santoro
Allestimenti della mostra. Foto: Umberto Santoro
Allestimenti della mostra. Foto: Umberto Santoro

Tra i riferimenti richiamati dalla mostra figurano alcuni dei progetti più emblematici della sua produzione. È il caso di Taratantara, l’imponente installazione in PVC teso realizzata nel 1999 per il Baltic Centre for Contemporary Art di Gateshead, nel Regno Unito, considerata una delle opere più spettacolari dell’artista. Allo stesso modo viene ricordata Ark Nova, inaugurata nel 2013 e presentata come la prima sala concerti gonfiabile al mondo, concepita come struttura itinerante destinata a ospitare eventi musicali e culturali. Tra gli interventi più recenti compare inoltre la stazione della metropolitana Monte Sant’Angelo di Napoli, aperta nel corso dello scorso anno e testimonianza dell’interesse costante dell’artista verso l’integrazione tra arte pubblica e architettura.

Alla base di questi progetti monumentali si trovano sempre il disegno e il modello. Per Kapoor, infatti, il taccuino di schizzi e la costruzione di modelli rappresentano il punto di partenza di ogni processo creativo. Si tratta di sperimentazioni che permettono di esplorare forma, scala e possibilità costruttive attraverso materiali semplici e immediati, spesso appartenenti alla dimensione quotidiana dello studio. Alcune di queste intuizioni vengono successivamente sviluppate e realizzate, mentre altre rimangono allo stadio progettuale. Tuttavia, anche i lavori mai costruiti conservano una propria forza concettuale, testimoniando momenti cruciali del processo di elaborazione artistica.

I circa cento modelli esposti a Venezia restituiscono proprio questa dimensione del pensiero creativo, offrendo al pubblico la possibilità di osservare da vicino il percorso che conduce dall’idea alla realizzazione dell’opera. Attraverso questi materiali emerge il modo in cui Kapoor affronta questioni legate al volume, alla materia e alla trasformazione dello spazio, mettendo in evidenza il ruolo della sperimentazione come motore della ricerca artistica.

Il percorso espositivo si sviluppa anche attraverso nuove opere di scala architettonica che approfondiscono il carattere trasformativo della scultura. Ad accogliere i visitatori all’ingresso del palazzo è una nuova e monumentale versione dell’opera At the Edge of the World, lavoro originariamente concepito nel 1998 e qui riproposto attraverso una spettacolare configurazione in pigmento nero. L’intervento misura otto metri di diametro ed è sospeso al soffitto, imponendosi come presenza dominante nello spazio e introducendo immediatamente il pubblico alle questioni percettive che attraversano l’intera mostra. Accanto a questa installazione è presentata una nuova opera specchiante di grandi dimensioni, destinata a dialogare con una delle creazioni più iconiche dell’artista, Descent into Limbo del 1992. In questi lavori Kapoor utilizza materiali riflettenti, superfici concave e illusioni ottiche per alterare la percezione dello spazio circostante. Le opere sembrano al tempo stesso espandere e assorbire l’ambiente che le ospita, generando una condizione di instabilità visiva che coinvolge direttamente l’osservatore.

Anish Kapoor, Ga Gu Ma (2011-2012; cemento, dimensioni variabili). Foto: David Regen © Anish Kapoor. Tutti i diritti riservati, 2026
Anish Kapoor, Ga Gu Ma (2011-2012; cemento, dimensioni variabili). Foto: David Regen © Anish Kapoor. Tutti i diritti riservati, 2026
Anish Kapoor, Descent into Limbo (1992; cemento, pigmenti). Foto: Filipe Braga © Anish Kapoor. Tutti i diritti riservati, 2026
Anish Kapoor, Descent into Limbo (1992; cemento, pigmenti). Foto: Filipe Braga © Anish Kapoor. Tutti i diritti riservati, 2026
Anish Kapoor, Model for Holocaust Memorial (2017)
Anish Kapoor, Model for Holocaust Memorial (2017) © Anish Kapoor. Tutti i diritti riservati, 2026
Anish Kapoor, Alice-Double Sphere (2017; acciaio inossidabile, 100 x 180 x 90 cm). Foto: Dave Morgan © Anish Kapoor. Tutti i diritti riservati, 2026
Anish Kapoor, Alice-Double Sphere (2017; acciaio inossidabile, 100 x 180 x 90 cm). Foto: Dave Morgan © Anish Kapoor. Tutti i diritti riservati, 2026

Attraverso tali interventi il pubblico viene introdotto a quello che Kapoor definisce il “non-oggetto”, una dimensione nella quale la scultura smette di essere semplice presenza fisica per trasformarsi in esperienza percettiva e mentale. L’opera non si limita a occupare uno spazio ma lo ridefinisce, creando una relazione dinamica tra materia, vuoto e osservatore. Un’altra sezione della mostra è dedicata a Ga Gu Ma, lavoro del 2012 composto da estrusioni di cemento che evocano forme al tempo stesso organiche e meccaniche. Le masse materiche che caratterizzano questa serie oscillano tra processi industriali e riferimenti biologici, generando immagini che richiamano il grottesco e lo scatologico. In queste opere Kapoor continua a interrogare il rapporto tra controllo e casualità, tra costruzione artificiale e crescita naturale, mettendo in discussione le categorie tradizionali attraverso cui interpretiamo la materia.

L’esposizione include inoltre una sala immersiva realizzata con silicone e pittura che stabilisce un collegamento diretto con la pratica pittorica più recente dell’artista. Questo ambiente rappresenta un momento di dialogo tra differenti linguaggi espressivi, confermando la volontà di Kapoor di superare le separazioni convenzionali tra scultura, pittura e installazione.

Tra i lavori presentati figura anche Violet Pearl over Burple, realizzato nel 2013. Si tratta di un monocromo blu a pigmento applicato su parete che appare come una sorta di vuoto cromatico sospeso. L’opera testimonia l’interesse costante dell’artista per le potenzialità percettive del colore e per la sua capacità di trasformare lo spazio. In questo caso il pigmento non viene utilizzato come semplice elemento decorativo, ma come strumento capace di generare profondità, assenza e tensione visiva.

La riflessione sul vuoto e sulla percezione prosegue attraverso una selezione di sculture realizzate con Vantablack, il rivoluzionario materiale nanotecnologico che ha consentito a Kapoor di ampliare ulteriormente la propria ricerca. Grazie alle sue caratteristiche di assorbimento quasi totale della luce, il Vantablack produce forme che sembrano apparire e scomparire davanti agli occhi dello spettatore. Le superfici trattate con questo materiale annullano infatti la percezione del volume, creando oggetti che sfuggono alla comprensione immediata e mettono in crisi i consueti parametri della visione. La presenza di queste opere assume un significato particolare all’interno di Palazzo Manfrin. La serie viene infatti presentata nuovamente quattro anni dopo la sua prima esposizione negli stessi spazi, avvenuta nel 2022. Questo ritorno consente di osservare l’evoluzione di una ricerca che continua a confrontarsi con il tema del vuoto e con i limiti della percezione visiva.

Figura tra i protagonisti più influenti dell’arte contemporanea internazionale, Anish Kapoor ha costruito nel corso dei decenni una ricerca caratterizzata da una straordinaria varietà di forme, materiali e scale di intervento. Le sue opere spaziano da immense membrane in PVC tese o gonfiate all’interno di edifici e paesaggi a dipinti caratterizzati da una forte fisicità materica. Accanto a questi lavori si collocano specchi che sembrano risucchiare lo spettatore all’interno di vertiginose concavità e cavità pigmentate scavate nella pietra o nel terreno, capaci di alterare radicalmente la percezione dello spazio. Al centro della sua produzione vi è una costante attenzione al rapporto tra mondo interiore e realtà esterna. Le opere di Kapoor mettono in scena inversioni, ribaltamenti e tensioni che evocano polarità metafisiche profonde: contenitore e contenuto, essere e non essere, presenza e assenza. Attraverso queste opposizioni l’artista costruisce esperienze che interrompono la normalità della percezione quotidiana e invitano il pubblico a confrontarsi con dimensioni dello spazio e della coscienza normalmente invisibili.

Informazioni sulla mostra

Titolo mostraAnish Kapoor: Palazzo Manfrin
CittàVenezia
SedePalazzo Manfrin
DateDal 06/05/2026 al 09/08/2026
ArtistiAnish Kapoor
TemiArte contemporanea, Anish Kapoor



Se ti è piaciuto questo articolo abbonati a Finestre sull'Arte.
al prezzo di 12,00 euro all'anno avrai accesso illimitato agli articoli pubblicati sul sito di Finestre sull'Arte e ci aiuterai a crescere e a mantenere la nostra informazione libera e indipendente.
ABBONATI A
FINESTRE SULL'ARTE

Commenti

Commenta l'articolo che hai appena letto






Per inviare il commento devi accedere o registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo l’accesso.

MAGAZINE
primo numero
NUMERO 1

SFOGLIA ONLINE

MAR-APR-MAG 2019
secondo numero
NUMERO 2

SFOGLIA ONLINE

GIU-LUG-AGO 2019
terzo numero
NUMERO 3

SFOGLIA ONLINE

SET-OTT-NOV 2019
quarto numero
NUMERO 4

SFOGLIA ONLINE

DIC-GEN-FEB 2019/2020
Finestre sull'Arte