Il Castello di Rivoli rinnova la Collezione con nuove commissioni e riallestimenti


Nuove commissioni, riallestimenti della Collezione, acquisizioni e progetti espositivi ridefiniscono il percorso del Castello di Rivoli. La stagione autunnale presenta la terza edizione di Inserzioni, un nuovo allestimento dedicato all’Arte povera e una serie di interventi permanenti.

La stagione autunnale del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea si concentra sulla trasformazione del percorso della Collezione permanente attraverso una serie di interventi che coinvolgono nuove commissioni, riallestimenti, acquisizioni e progetti educativi. L’insieme delle iniziative ridisegna l’assetto espositivo del museo secondo una prospettiva che considera la Collezione come uno spazio in continua evoluzione e non come un patrimonio statico.

Il programma si articola in diversi progetti complementari: la terza edizione di Inserzioni, il programma di commissioni ideato dal direttore Francesco Manacorda; il nuovo riallestimento dedicato all’Arte povera; una sala permanente di Giulio Paolini realizzata in memoria del collezionista Gino Viliani; una nuova edizione de Il Castello Incantato, con una sala dedicata a Remo Salvadori; e la presentazione delle opere vincitrici del Premio Piero Siena 2026.

Uno dei principali interventi è rappresentato dalla terza edizione di Inserzioni, in programma dal 25 settembre negli spazi del primo e del secondo piano dell’edificio Castello. Nato con l’obiettivo di invitare artisti contemporanei a confrontarsi con l’architettura incompiuta della residenza sabauda e con il percorso della Collezione, il progetto continua a trasformare periodicamente le sale del museo in un’esposizione in costante evoluzione.

L’edizione 2026 presenta tre nuove commissioni affidate a Haris Epaminonda, Christelle Oyiri e Sung Tieu, artiste che affrontano temi legati alla contemporaneità quali la migrazione delle persone e delle forme culturali, il rapporto tra architettura e costruzione dell’identità, la memoria collettiva e le strutture che regolano la società globalizzata. Pur utilizzando linguaggi differenti, i tre interventi condividono una riflessione sullo spazio inteso come dispositivo culturale e politico, capace di custodire appartenenze, gerarchie, ricordi e rapporti di potere.

Giliberto Zorio, Barca nuragica (2020) Su concessione del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino. Foto: Paolo Pellion
Giliberto Zorio, Barca nuragica (2020) Su concessione del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino. Foto: Paolo Pellion
Pier Paolo Calzolari, Senza titolo (mortificatio, imperfectio, putrefatio, combustio, incineratio, satisfactio, confirmatio, compositio, inventio, dispositio, actio, mneme) (1970-71) Su concessione del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino. Foto: Paolo Pellion
Pier Paolo Calzolari, Senza titolo (1970-71; mortificatio, imperfectio, putrefatio, combustio, incineratio, satisfactio, confirmatio, compositio, inventio, dispositio, actio, mneme). Su concessione del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino. Foto: Paolo Pellion

Per Haris Epaminonda il Castello diventa un elemento di connessione tra la sala decorata da Juvarra e Casa Mollino, facendo emergere corrispondenze tra due differenti modalità di concepire lo spazio come rappresentazione dell’identità. Attraverso una costruzione frammentaria, il progetto apre inoltre a molteplici possibilità interpretative e narrative.

Sung Tieu realizza invece un’installazione site-specific pensata appositamente per il Castello di Rivoli. L’intervento riflette sui meccanismi che modellano la memoria collettiva e il senso di appartenenza, indagando il modo in cui le storie si radicano negli spazi, nelle architetture e nelle esperienze vissute.

Christelle Oyiri utilizza la Piramide di Memphis come punto di partenza per una riflessione sulla trasformazione dei simboli nel cinema, nella scultura e nell’installazione contemporanea. L’opera segue il passaggio delle architetture sacre verso forme di spettacolarizzazione commerciale, interrogandosi sulla capacità della fede di sopravvivere alle fratture della storia attraverso la musica, la cultura popolare e gli immaginari della diaspora nera.

Accanto alle nuove commissioni, il museo presenta un ampio riallestimento dedicato all’Arte povera, avviato già da luglio 2026. Il nucleo storico dedicato a questo movimento rappresenta uno degli elementi fondativi dell’identità del Castello di Rivoli, che conserva una delle più importanti raccolte dedicate ai protagonisti dell’Arte povera. L’importanza internazionale del movimento contribuì infatti alla nascita stessa del museo, inaugurato nel 1984.

Christelle Oyiri, Tempio che si scioglie (2026; resina poliuretanica lavorata a CNC, acrilico, 60 x 100 x 3 cm) Su concessione dell’artista l'artista e Gathering, London / Ibiza. Foto: New Document
Christelle Oyiri, Tempio che si scioglie (2026; resina poliuretanica lavorata a CNC, acrilico, 60 x 100 x 3 cm) Su concessione dell’artista l’artista e Gathering, London / Ibiza. Foto: New Document

Il nuovo percorso assegna a ciascun artista uno spazio autonomo, valorizzando i principali capolavori della Collezione e le opere concesse in comodato dalla Fondazione Arte CRT. Al primo piano trovano posto lavori di Alighiero Boetti, Piero Gilardi e Michelangelo Pistoletto, mentre il secondo piano ospita opere di Giovanni Anselmo, Pier Paolo Calzolari, Jannis Kounellis, Mario Merz, Giuseppe Penone e Gilberto Zorio.

Da ottobre 2026 il percorso si arricchirà inoltre di una sala dedicata a Emilio Prini, completando un allestimento che si configura come una vera mostra permanente del gruppo dell’Arte povera. L’intervento intende rafforzare il ruolo del Castello di Rivoli nella conservazione, nello studio e nella valorizzazione di un patrimonio pubblico che continua a essere oggetto di ricerca e interpretazione.

Sempre nell’ambito del riallestimento della Collezione, da ottobre 2026 il museo dedicherà per la prima volta una sala a Carol Rama, riconoscendone il ruolo all’interno della storia artistica del Novecento e valorizzando il rapporto della città di Torino con alcune delle principali esperienze dell’arte contemporanea italiana.

Tra gli interventi permanenti figura anche il progetto Giulio Paolini: In due atti, curato da Marcella Beccaria e Andrea Viliani e ospitato nella Sala 22 del secondo piano. Il progetto si sviluppa in due momenti distinti. Il primo atto, avviato durante l’estate 2026, vede l’artista utilizzare due installazioni preesistenti, Contemplator enim e In esilio, trasformandole in dispositivi espositivi destinati ad accogliere altre proprie opere. Il secondo atto, previsto da ottobre 2026, amplia questo allestimento con un gruppo di lavori appartenuti al collezionista Gino Viliani, recentemente promessi in dono al Castello di Rivoli.

“Paolini trasforma così la sala”, dichiarano i curatori Beccaria e Viliani, “in un meccanismo allestitivo e narrativo in cui riunire, come se fossero su un unico palcoscenico, luoghi, persone e ruoli diversi, quali lo studio dell’artista, la stanza della casa, la sala del museo, o l’autore, il collezionista, il curatore e il pubblico”.

Sung Tieu, Veduta dell'allestimento Bleed, Kunsthalle Bern, Bern (2025) © Sung Tieu, 2026. Su concessione dell’artista l'artista e Emalin, London, Galerie Sfeir Semler, Hamburg / Beirut, Trautwein Herleth, Berlin, e / and Kunsthalle Bern, Bern. Foto: David Aebi
Sung Tieu, Veduta dell’allestimento Bleed, Kunsthalle Bern, Bern (2025) © Sung Tieu, 2026. Su concessione dell’artista l’artista e Emalin, London, Galerie Sfeir Semler, Hamburg / Beirut, Trautwein Herleth, Berlin, e Kunsthalle Bern, Bern. Foto: David Aebi

Dal mese di settembre il terzo piano del museo ospita anche una nuova edizione de Il Castello Incantato, progetto sviluppato con la collaborazione curatoriale di Marcella Beccaria, Francesco Manacorda e Paola Zanini. Nato come iniziativa che unisce dimensione educativa ed espositiva, il progetto coinvolge bambini e ragazzi nel processo di avvicinamento all’arte contemporanea, individuando nei più giovani i visitatori del museo presente e futuro.

L’iniziativa si ispira al concetto di agorà, la piazza pubblica dell’antica Grecia, proponendo il museo come luogo di incontro, confronto, apprendimento e partecipazione. L’edizione 2026 costruisce un percorso dedicato ad artiste e artisti che hanno avuto un ruolo rilevante nella storia espositiva del Castello di Rivoli, presentando opere di John Baldessari, William Kentridge, Otobong Nkanga e Paola Pivi.

Il percorso comprende inoltre la grande installazione No prey, no pay di Peter Friedl, ispirata alle figure dei pirati e alle loro storie dimenticate, e dream.lab di Rivane Neuenschwander. L’opera dell’artista brasiliana prende avvio dalle creature e dai mostri presenti nei sogni dei bambini e viene presentata in una nuova versione prodotta dal museo, realizzata anche grazie ai disegni elaborati dai bambini del territorio durante laboratori e workshop organizzati dal Dipartimento Educazione seguendo le indicazioni dell’artista. All’interno de Il Castello Incantato trova spazio anche Continuo infinito presente, sala dedicata a Remo Salvadori e realizzata in collaborazione con l’Archivio Remo Salvadori. Il progetto è stato completato dopo la scomparsa dell’artista, avvenuta durante la fase di preparazione dell’allestimento.

Haris Epaminonda, Senza titolo #08 c/m (2025; parete con finestra ad arco e mensola, piccolo vaso in ceramica, diciassette pagine ritrovate di libri e disegni incorniciati, sfera dorata, pannello di legno rivestito in foglia d'argento con lacca nera, dimensioni variabili). Su concessione dell'artista e Sylvia Kouvali, London / Piraeus. Foto: Stathis Mamalakis
Haris Epaminonda, Senza titolo #08 c/m (2025; parete con finestra ad arco e mensola, piccolo vaso in ceramica, diciassette pagine ritrovate di libri e disegni incorniciati, sfera dorata, pannello di legno rivestito in foglia d’argento con lacca nera, dimensioni variabili). Su concessione dell’artista e Sylvia Kouvali, London / Piraeus. Foto: Stathis Mamalakis

La sala comprende La stanza delle tazze (1985-1986), opera appartenente alla Collezione del Castello di Rivoli e considerata uno dei lavori più importanti dell’artista. L’installazione, dedicata al rapporto tra colore e forma e ispirata ai principi antroposofici di Rudolf Steiner, è affiancata da altre opere provenienti in prestito dall’Archivio Salvadori.

“Ricercando la dimensione spirituale nel reale”, dichiara Marcella Beccaria, “Salvadori ha tracciato un percorso di rara profondità etica e coerenza. Già avviata in stretto dialogo con Remo e sviluppata poi in collaborazione con il suo Archivio grazie a Sally Benjamin Salvadori, questa sala è un omaggio a un grande artista la cui visione continuerà a risplendere”.

La stagione si completa con la presentazione del Premio Piero Siena 2026, organizzato in collaborazione con la Provincia Autonoma di Bolzano-Alto Adige, Ripartizione Cultura italiana, e con il Museion – Museo di arte moderna e contemporanea di Bolzano. L’iniziativa a cura di Federica Lamedica nasce da un accordo attraverso il quale la Provincia acquisisce opere di artiste e artisti attivi in Alto Adige, selezionate insieme ai musei partner, per poi destinarle alle rispettive collezioni pubbliche.

Per l’edizione 2026 i vincitori sono Stefano Bernardi, nato a Bolzano nel 1970, destinatario dell’acquisizione per il Castello di Rivoli, e Samira Mosca, nata a Bolzano nel 1995, selezionata per il Museion. Dopo una prima presentazione al Centro Trevi di Bolzano nell’estate del 2026, le opere premiate vengono esposte dal 24 settembre nelle sale storiche del Castello di Rivoli. Contestualmente, la Collezione permanente del museo si arricchisce con l’acquisizione dell’opera di Stefano Bernardi, che entra così a far parte del patrimonio pubblico dell’istituzione.

Dichiarazioni

“Costruire una collezione pubblica oggi significa molto più che custodire un patrimonio”, afferma la presidente Francesca Lavazza. “Significa mantenerlo vivo, rinnovarne continuamente il racconto e metterlo in relazione con le domande del presente attraverso nuove produzioni, riallestimenti e acquisizioni, ma anche saper far nascere una collezione, facendo da garante tra artista e istituzione, assumendosi la responsabilità di un bene pubblico e continuando, al tempo stesso, a disegnare nuovi percorsi”.

“Commissionare nuove opere e conservare il patrimonio sono due espressioni della stessa responsabilità pubblica, non due attività distinte. Da una parte il Museo produce il presente; dall’altra custodisce la memoria affinché continui a generare futuro”, sostiene il Direttore Francesco Manacorda.




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