Il Museo Archeologico Nazionale di Paestum conclude il più ampio intervento di rinnovamento degli ultimi decenni e si presenta al pubblico con un assetto del tutto rinnovato. Con l’inaugurazione del percorso espositivo Paestum fuori le mura, il museo completa il programma di riqualificazione avviato nel 2019 dai Parchi archeologici di Paestum e Velia, restituendo ai visitatori un itinerario unitario che attraversa oltre quarantamila anni di storia e riportando alla piena fruizione una delle raccolte più celebri dell’archeologia italiana, quella delle tombe dipinte di età greco-lucana. A inaugurare il nuovo allestimento è stato stamani il ministro della cultura Alessandro Giuli, affiancato dalla direttrice dei Parchi archeologici di Paestum e Velia, Tiziana D’Angelo. Alla cerimonia hanno preso parte anche Luca Mercuri, dirigente delegato della Direzione generale Musei, e Gaetano Paolino, sindaco di Capaccio Paestum.
L’apertura di Paestum fuori le mura non coincide con l’inaugurazione di una singola sezione, ma rappresenta il completamento di un progetto sviluppato nell’arco di sette anni e articolato in più fasi. Il percorso era iniziato nel 2019 con l’avvio degli interventi di riqualificazione dell’edificio museale e del nuovo allestimento permanente. Nel 2023 erano state riaperte le sezioni dedicate alla preistoria e alla protostoria del territorio, gli spazi dedicati ai santuari e all’organizzazione della città greco-lucana, oltre alla nuova sezione Oltre il museo. Nel 2024 era stata invece inaugurata la sezione Paestum: dalla città romana a oggi. L’ultimo tassello arriva ora con l’apertura della nuova sezione Nuovi scavi e ricerche e con la riapertura delle sale dedicate alle necropoli, al territorio e alle tombe dipinte della città greco-lucana.
Il risultato è un museo completamente ripensato, nel quale il percorso di visita assume una struttura organica e continua. Il nuovo allestimento accompagna il pubblico dalle prime testimonianze della presenza umana nel territorio, risalenti a oltre quarantamila anni fa, fino alle più recenti campagne di ricerca archeologica, passando per la fondazione della colonia greca di Poseidonia, la trasformazione della città in età lucana e romana, la sua riscoperta durante il Grand Tour e le moderne attività di tutela e valorizzazione. Il titolo scelto per il nuovo progetto espositivo sintetizza l’impostazione che caratterizza l’intero museo. Paestum fuori le mura sposta infatti lo sguardo oltre il perimetro dell’antica città, verso quel territorio che durante l’età greca e lucana ospitava necropoli, santuari suburbani e rurali, insediamenti abitativi e aree produttive. Non un semplice spazio periferico, dunque, ma un elemento essenziale per comprendere il rapporto tra Poseidonia e il paesaggio circostante, tra la città, il culto religioso e la memoria dei defunti.
L’intero percorso è stato concepito per mettere in relazione reperti archeologici, contesti di provenienza, apparati didattici e strumenti multimediali, costruendo una narrazione che supera la tradizionale suddivisione per sezioni e restituisce un racconto unitario dello sviluppo storico del territorio. Tra gli elementi più attesi del nuovo allestimento figura il ritorno della straordinaria collezione delle tombe dipinte, uno dei nuclei identitari del patrimonio archeologico di Paestum. Le celebri lastre funerarie di età greco-lucana, databili tra il V secolo e i primi decenni del III secolo a.C., tornano infatti pienamente accessibili al pubblico insieme ai rispettivi corredi funerari, all’interno di sale completamente rinnovate. Il nuovo percorso espositivo propone una lettura diversa rispetto al passato: le tombe dipinte non vengono più presentate soltanto come capolavori della pittura funeraria antica, ma vengono ricollocate nel loro contesto originario, ricostruendo la struttura delle sepolture, i rituali funerari e le circostanze della scoperta archeologica. Il dialogo continuo tra le lastre dipinte e i corredi permette di comprendere meglio l’identità delle persone sepolte, le credenze religiose e i valori sociali delle comunità lucane. Le decorazioni raccontano scene di ritorno del guerriero, combattimenti, gare atletiche, cortei e momenti di commiato, offrendo una testimonianza diretta delle concezioni della morte, della memoria e della rappresentazione del prestigio sociale nell’Italia meridionale tra V e III secolo a.C.
Accanto alle tombe già note al pubblico, il museo espone per la prima volta nella collezione permanente nuove lastre dipinte. Tra queste spiccano quelle provenienti dalla tomba a camera 113 della necropoli di Spinazzo, considerate di particolare pregio per la qualità del programma decorativo. Le pitture sono state oggetto di un delicato intervento di restauro cofinanziato dal Ministero della Cultura e dalla donazione della società Eutecne S.r.l. nell’ambito del programma Art Bonus.
Le sale dedicate alle necropoli e al territorio ampliano ulteriormente il racconto, illustrando l’organizzazione dello spazio esterno alla città in età greca e lucana. Accanto a reperti già conosciuti trovano posto materiali finora conservati nei depositi, che documentano i rapporti tra il centro urbano, i santuari, gli insediamenti rurali, le attività produttive e le aree funerarie disseminate nella chora dell’antica Poseidonia.
“Il Museo Archeologico Nazionale di Paestum rappresenta da anni un punto di riferimento per il territorio”, ha dichiarato il ministro della Cultura Alessandro Giuli. “Il nuovo allestimento lo rende ancora più bello e ne amplia le possibilità di fruizione. Cura e accessibilità sono le parole chiave di questa giornata: un museo realizza pienamente la propria funzione quando favorisce la partecipazione e consente a ciascuno di sentirsi parte attiva della comunità. Professionalità, passione e tecnologie avanzate permettono di avvicinare pubblici sempre più numerosi. È così che il museo diventa un presidio fondamentale, capace di tenere viva una rete di relazioni e di rafforzare il senso di appartenenza. La cultura è anche presenza e prossimità ai cittadini”.
Anche Alfonsina Russo, capo del Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale, ha sottolineato il significato del progetto: “Il nuovo allestimento del Museo Archeologico Nazionale di Paestum rappresenta un risultato di grande rilievo per la valorizzazione del patrimonio: porta a conclusione un progetto pluriennale che restituisce al Museo la piena unità del suo percorso e ne rafforza il ruolo nel panorama nazionale e non solo. Un risultato reso possibile anche dalla capacità di integrare risorse pubbliche e contributi privati, consolidando il legame con il territorio e ampliando la capacità del Museo di raggiungere nuovi pubblici”.
Il museo, fondato nel 1952 nel cuore dell’antica Poseidonia, conserva una delle più importanti collezioni archeologiche del Mediterraneo, costituitasi attraverso oltre un secolo di campagne di scavo e ricerche scientifiche. L’edificio, progettato negli anni Trenta secondo i principi dell’architettura razionalista, nacque per ospitare il celebre ciclo delle metope scolpite in arenaria provenienti dal santuario di Hera alla foce del Sele e datate tra il 570 e il 560 a.C. Nel tempo la raccolta si è arricchita di reperti eccezionali, tra i quali spicca la celebre Tomba del Tuffatore, risalente al 480-470 a.C., ancora oggi l’unica tomba dipinta con scene figurate conosciuta nel mondo greco per questo periodo.
Tra le principali novità figura anche la sezione Nuovi scavi e ricerche, inaugurata contestualmente al completamento del museo. Lo spazio porta i visitatori dietro le quinte dell’attività quotidiana dei Parchi archeologici, illustrando le fasi della ricerca, della tutela, del restauro, della conservazione e della valorizzazione. Le vetrine ospiteranno allestimenti temporanei dedicati alle collaborazioni con università italiane e straniere, istituti di ricerca, scuole, enti e associazioni impegnati nello studio del patrimonio archeologico.
Secondo Tiziana D’Angelo, direttrice dei Parchi archeologici di Paestum e Velia, “Paestum fuori le mura segna il completamento del progetto di rinnovamento del Museo Archeologico Nazionale di Paestum ed è un traguardo di grande significato. È il risultato di un lavoro di squadra che oggi restituiamo alla comunità e ai visitatori. Il nuovo allestimento racconta ciò che accadeva oltre le mura della città antica e il legame tra Poseidonia e il suo territorio, attraverso reperti provenienti da scavi ancora in corso, materiali finora conservati nei depositi e restauri realizzati anche grazie al sostegno dei nostri mecenati. Un museo non è soltanto un luogo di conservazione, ma uno spazio in cui il patrimonio viene interpretato, condiviso e reso accessibile”.
Uno degli aspetti centrali del nuovo museo riguarda proprio l’accessibilità. Il rinnovamento non interessa soltanto l’esposizione delle collezioni, ma anche le modalità con cui il patrimonio viene raccontato. Apparati didattici aggiornati, contenuti multimediali, supporti tattili e percorsi in Lingua dei Segni Italiana consentono differenti livelli di lettura e favoriscono l’accessibilità fisica, cognitiva e sensoriale.
Gli interventi sono stati finanziati attraverso i programmi PON Cultura e Sviluppo FESR 2014-2020, il Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche e diversi progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dedicati all’accessibilità, alla digitalizzazione del patrimonio documentale e all’efficientamento energetico.
In particolare, grazie ai fondi del PNRR è stato completato il percorso tattile del museo, sviluppato in collaborazione con il Museo Statale Tattile Omero di Ancona. Il nuovo itinerario comprende venticinque riproduzioni tridimensionali realizzate con stampa 3D, supporti progettati secondo i principi dell’universal design e didascalie in italiano, inglese e Braille bilingue, dedicate alla storia di Poseidonia-Paestum. Tutti gli elementi sono stati concepiti in modo da poter essere facilmente movimentati e riutilizzati anche in mostre temporanee, mantenendo la coerenza dell’intero progetto.
Il percorso tattile dialoga inoltre con il progetto E.LIS.A. per Paestum, promosso dalla Regione Campania insieme all’Ente Nazionale Sordi e coordinato dalla Fondazione IFEL Campania con fondi della Presidenza del Consiglio dei Ministri. L’iniziativa mette a disposizione contenuti multimediali in Lingua dei Segni Italiana e International Sign Language, ampliando ulteriormente le possibilità di fruizione del museo da parte delle persone sorde.
Il rapporto con la comunità locale emerge anche dal recupero dell’installazione realizzata nel 1972 da Carlo Alfano nel cortile del museo. L’opera, restaurata grazie al sostegno della famiglia Palmieri dell’azienda Vannulo, rappresenta il primo esempio di intervento d’arte contemporanea collocato all’interno di un museo archeologico italiano. Ideata come conclusione del ciclo Tempi prospettici in seguito alla scoperta della Tomba del Tuffatore nel 1968, torna oggi a dialogare con il celebre dipinto funerario attraverso il sistema di riflessi e rifrazioni previsto dall’artista.
“Con il completamento del nuovo allestimento, il Museo Archeologico Nazionale di Paestum offre al pubblico un racconto unitario e accessibile della città antica, del suo territorio e delle comunità che lo hanno abitato, valorizzando la straordinaria ricchezza delle sue collezioni”, conclude Luca Mercuri, dirigente delegato della Direzione generale Musei. “È un progetto che unisce qualità scientifica e attenzione a tutti i pubblici, rafforza il ruolo di Paestum nel sistema museale nazionale e interpreta pienamente la funzione del museo contemporaneo: un luogo aperto, nel quale conservazione, ricerca e partecipazione concorrono a rendere il patrimonio sempre più comprensibile e condiviso”.
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