Sono iniziati i Mondiali di Calcio Brasile 2014! E per celebrare l'evento, proponiamo un particolare dipinto dedicato al calcio: Il gioco del calcio a Sant'Alvise, un dipinto realizzato nel Settecento da un vedutista veneziano minore, Gabriel Bella, e conservato oggi a Venezia presso la Fondazione Querini Stampalia.
A Venezia il calcio si giocava fin da epoche antiche, prima ancora che fosse codificato nell'Inghilterra ottocentesca nelle forme in cui è sopravvissuto finora. Era praticato sia dal patriziato che dal popolo, benché le classi sociali pare non giocassero assieme, e ognuna aveva i propri campi preferiti. Tra quelli preferiti dai nobili c'era il bersaglio di Sant'Alvise, un campo dove ci si esercitava al tiro ma dove si giocava anche al pallone: è proprio al bersaglio di Sant'Alvise che è ambientata la scena di Gabriel Bella.
I calciatori si affrontavano, come oggi, in due squadre (anche se all'epoca erano composte da 25 giocatori ciascuna), ognuna con la propria divisa e, proprio come nel calcio odierno, non si potevano utilizzare braccia e mani per colpire la palla (benché nel dipinto di Gabriel Bella sia rappresentata una variante che prevedeva anche l'uso delle mani), né tantomeno per colpire gli avversari. Nel dipinto vediamo anche che il campo da gioco aveva due porte, rialzate (si trovavano infatti sopra un paio di gradini), che erano costruite in legno ed erano ricoperte di stucco. Le porte erano segnalate, come si vede anche dal dipinto, da due alfieri che reggevano lo stendardo con il leone di San Marco, simbolo di Venezia.
E, a giudicare dal pubblico che Gabriel Bella raffigura nella scena, già allora le partite dovevano essere piuttosto seguite... !
13 giugno 2014
Aspetta, non chiudere la pagina subito! Ti chiediamo solo trenta secondi del tuo tempo: se quello che hai appena letto ti è piaciuto, clicca qui per iscriverti alla nostra newsletter! Niente spam (promesso!), e una sola uscita settimanale per aggiornarti su tutte le nostre novità!