Meduse e aragoste, la nostra critica d'arte in disarmo si ridesta al mercato del pesce


Il trash estivo in Campania, dalla Medusa di Jago alle aragoste di Colbert, accende inevitabilmente le polemiche, ma finisce soprattutto per offrire alla critica d’arte italiana un’occasione prevedibile di visibilità e consenso. L’editoriale di Federico Giannini.

Capita talvolta che la nostra critica d’arte in disarmo si ridesti dai suoi torpori e rivendichi di colpo le proprie prerogative d’esistenza, specie quando non c’è da correre rischio alcuno e ci si limita a cercare il consenso dei consimili: il miracolo della levata collettiva spetta stavolta alla Campania, cui occorre riconoscere il merito d’aver consentito lo svilupparsi d’una fervida discussione, specie sui social (e come potrebbe non essere?), a proposito delle meduse di Jago e dei gamberoni di Colbert. E comunque, la vera sostanza è che non c’è molto da dire sul fatto che quest’anno le intemperanze ittiche della Campania finiscano per assicurarle una nuova nomination a quella palma del trash estivo che ha già conseguito più volte negli anni passati (merito dei mammozzoni che Vincenzo Trione era uso seminare per le piazze di Napoli al sopraggiungere dei primi tepori: e però, sui pesci di Pesce, sulle ipersomie pistolettiane e sui pachidermici musi di Jaume Plensa, ovvero una specie di Rabarama catalano, son sempre piovute più scappellate che obiezioni). Dunque, perché accanirsi? Perché ostinarsi a voler diventare parte dello show, a diventare ulteriore forma d’intrattenimento dentro quello stesso sistema che si ha tanto a disdoro? A ogni giorno la sua pena, a ogni pubblico la sua arte. Non s’importuni chi vuol godere del nuovo Michelangelo e del nuovo Andy Warhol. Si lascino in pace le scenografie di cui sono ghiotti gli assessori alle attività produttive con delega ai grandi eventi. E poi, Jago stavolta non cerca confronti improbabili coi grandi defunti: piuttosto, s’è limitato a procacciarsi l’inconsapevole complicità d’una qualche veneranda eminenza dello spettacolo capitata in Italia per le vacanze, e in più è a casa sua (sì, conosciamo l’obiezione: tecnicamente la villa dove Jacopo Cardillo ha ammonticchiato il suo museo sarebbe proprietà del Comune di Capri, ma dopo che il Comune di Firenze ha fittato per mesi piazza della Signoria all’ingombrante suppellettile di Thomas Price, qualunque molestia arrecata agl’isolani dovrebbe esser catalogata, quanto meno, come deplorevole manifestazione di scortesia). A Pompei, invece, gli astici di Philip Colbert sono appena una trentina, sparpagliati per tutta la città antica. Vero è che incontrare un’aragosta camuffata da gladiatore in mezzo alle rovine d’una città cancellata dal fuoco e dalla cenere offra niente più che uno spettacolo postmoderno un poco démodé, ma gli artropodi di Colbert godono invero della più felice, della più rasserenante delle virtù: la provvisorietà. Ovvero, fra quattro mesi avranno il buon gusto di tornarsene da dove son venuti, e non ce li ricorderemo più.

La Medusa di Jago. Foto: Jago
La Medusa di Jago con le fattezze di Whoopi Goldberg. Foto: Jago
Philip Colbert a Pompei. Foto: Valentina Sensi
Philip Colbert a Pompei. Foto: Valentina Sensi
Philip Colbert a Pompei. Foto: Valentina Sensi
Philip Colbert a Pompei. Foto: Valentina Sensi

Ora, intervenire con una stroncatura significherebbe aggiungere una nota marginale a uno scritto ch’è già ampiamente glossato e che per di più ha il pregio di commentarsi a sufficienza da sé: certo, finirebbe per assicurare una qualche neghittosa, effimera soddisfazione (e centinaia di commenti sui social), ma il guizzo peccherebbe di prevedibilità. È il corrispettivo in critica d’arte dell’amico bourgeois bohème che marca il territorio fingendo di non sapere cosa sia Temptation Island. È insomma un atto dovuto, un esercizio di corriva amministrazione. Quando si parla di Jago, o dell’ennesimo epigono di Jeff Koons (che per di più ha l’aggravante d’esser piombato in mezzo a qualche anticaglia o a qualche rudere), la critica negativa è diventata regola di prammatica, è diventata norma d’importanza inderogabile. Un po’ come la visita guidata col curatore durante la conferenza stampa, come il consigliere comunale che celebra il formidabile intervento in grado di ridare centralità al museo fiore all’occhiello del territorio, come la domanda sui progetti futuri alla fine dell’intervista all’artista. Ecco, forse allora occorrerebbe ringraziare i vari Jago e i vari Colbert. Intanto perché ci assicurano visibilità, letture, commenti, interazioni sui social (ovvio dunque che ne parli anche il sottoscritto, che credete? Che qui si rinunci a un doppio e mezzo in avanti carpiato con tre avvitamenti sull’argomento del giorno?). E poi sono paraventi perfetti, schermi impeccabili che garantiscono alla nostra critica d’arte in disarmo l’irrinunciabile agio d’una stroncatura che non scomoda nessuno, che non disturba nessuno, che non incrina alcunché, ma che offre l’impagabile vantaggio di dimostrare che sì, non lo vedete che siamo in grado di produrre stroncature?



Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Nato a Massa nel 1986, si è laureato nel 2010 in Informatica Umanistica all’Università di Pisa. Nel 2009 ha iniziato a lavorare nel settore della comunicazione su web, con particolare riferimento alla comunicazione per i beni culturali. Nel 2017 ha fondato con Ilaria Baratta la rivista Finestre sull’Arte. Dalla fondazione è direttore responsabile della rivista. Nel 2025 ha scritto il libro Vero, Falso, Fake. Credenze, errori e falsità nel mondo dell'arte (Giunti editore). Collabora e ha collaborato con diverse riviste, tra cui Art e Dossier e Left, e per la televisione è stato autore del documentario Le mani dell’arte (Rai 5) ed è stato tra i presentatori del programma Dorian – L’arte non invecchia (Rai 5). Al suo attivo anche docenze in materia di giornalismo culturale all'Università di Genova e all'Ordine dei Giornalisti, inoltre partecipa regolarmente come relatore e moderatore su temi di arte e cultura a numerosi convegni (tra gli altri: Lu.Bec. Lucca Beni Culturali, Ro.Me Exhibition, Con-Vivere Festival, TTG Travel Experience).




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