La notizia di questi giorni è che il grande colosso dell’arredamento low cost IKEA ha ideato una linea di opere d’arte da proporre nei suoi grandi magazzini. Già nel 2009 avevo coniato l’espressione “IKEA evoluta” per identificare tutta una serie di opere d’arte che facevano riferimento a un linguaggio derivativo, modernista e contemporaneo, senza però discendere da modi, atteggiamenti, visioni e attitudini capaci di avere un valore concreto nell’affrontare e nel resistere al nostro presente. Al di là della solita polemica su cosa sia arte e cosa non lo sia, e al di là di quanto l’arte contemporanea possa talvolta apparire come la proposta di una grande “aria fritta”, credo sia necessario chiarire due questioni fondamentali.
Primo: Per leggere l’arte contemporanea serve un alfabeto. È molto semplice: per apprezzare e leggere l’arte contemporanea serve un alfabeto, esattamente come serve un alfabeto per poter leggere un libro. Molte persone giudicano il “libro” dell’opera d’arte limitandosi a guardarne la copertina. Lo fanno perché non possiedono gli strumenti, cioè l’alfabeto, per andare oltre ciò che vedono immediatamente. Per questo possono non comprendere come la banana di Maurizio Cattelan, Comedian, possa essere una straordinaria opera d’arte contemporanea, mentre la Medusa di Jago con le fattezze dell’attrice Whoopi Goldberg possa avere, se riferita specificamente alla contemporaneità, un valore molto più basso. Attenzione: non è una questione di “mi piace” o “non mi piace”. Comedian di Maurizio Cattelan può anche non piacermi. Posso trovarla irritante, respingente o persino detestabile. Ma se conosco l’alfabeto dell’arte moderna e contemporanea devo essere in grado di riconoscere il suo valore come opera d’arte contemporanea. Esattamente come posso non amare un determinato libro, ma questo non mi impedisce di riconoscerne il valore letterario. Il problema nasce quando non possediamo l’alfabeto e siamo quindi costretti a fermarci alla copertina.
Secondo: un’opera d’arte può cambiare uno spazio. La questione riguarda il rapporto tra arte, casa e architettura. Un’opera d’arte di valore può creare all’interno di una casa o di un progetto architettonico un valore aggiunto enorme. Gli architetti, gli interior designer e tutti noi scegliamo con grande attenzione determinate sedie, determinate finiture, determinati mobili, lampade, letti e materiali. Eppure, molto spesso, non scegliamo con la stessa cura e determinazione le opere d’arte. È un paradosso, perché proprio un’opera d’arte può creare all’interno di una casa o di uno spazio architettonico un’atmosfera unica, complessa e persino magica. Una sedia, un mobile, un salotto o una lampada rimarranno sostanzialmente quello che sono. Un’opera d’arte, invece, può crescere, vivere e modificare concretamente ogni giorno lo spazio architettonico.
Attenzione: non sto parlando di un oggetto decorativo da mettere sopra il caminetto. Sto parlando di opere d’arte moderna e contemporanea che discendono da modi, atteggiamenti, visioni e attitudini di valore. Opere che diventano testimoni di modalità concrete attraverso le quali possiamo vedere il mondo diversamente e, in qualche modo, resistere alla nostra contemporaneità. È evidente che, per riconoscere questo valore, ognuno di noi deve conoscere un alfabeto e sviluppare un proprio senso critico.
Se ci fermiamo alla copertina del libro, non potremo mai apprezzare veramente il libro. E allora, a quel punto, è molto meglio comprare una sedia, un mobile, un salotto, una lampada o un letto: almeno sono utili a qualcosa. Allungare la vita o allargarla? Tutta la cultura occidentale sembra oggi proiettata verso un unico grande obiettivo: allungare la vita. Viviamo più a lungo, cerchiamo di mantenerci giovani, investiamo nella salute, nella tecnologia e nella ricerca per guadagnare tempo. Seguendo il ragionamento fatto fin qui, potremmo allora dire che una sedia contribuisce ad allungare la vita: un’opera d’arte di qualità può invece “allargarla”. Può rendere la nostra vita più grande, più profonda, più complessa e, forse, anche più bella. Ed è precisamente in questa possibilità che risiede la differenza fondamentale tra un’opera d’arte e un oggetto d’arredamento. Perché il valore dell’arte non consiste semplicemente nell’oggetto che abbiamo davanti agli occhi, ma in tutto ciò che quell’oggetto può attivare dentro e intorno a noi.
L'autore di questo articolo: Luca Rossi
“Luca Rossi" è un nome di fantasia in cui idealmente convergono tutti i ruoli del sistema dell'arte: artista, critico, curatore, blogger e osservatore indipendente. È stato definito da Fabio Cavallucci “la personalità artistica più interessante d'Italia”. Dal 2009, “Luca Rossi”, collettivo aperto e figura controversa nel sistema artistico, cerca di stimolare quotidianamente un dibattito più critico nell'ambito dell'arte contemporanea, intesa come materia capace di rivestire un ruolo fondamentale nel nostro presente. Dalle sue riflessioni critiche, ampiamente diffuse, sue le definizioni di “Ikea evoluta”, “Sindrome del Giovane Indiana Jones” e “Nonni Genitori Foundation”, è nato un progetto artistico non convenzionale, che comprende anche attività di divulgazione e formazione, culminate nel 2016 con la creazione della Luca Rossi Art Academy & Coaching (documenta.live). Nel febbraio 2026, un Hidden Work di Luca Rossi è entrato nel nuovo percorso espositivo di Osteria Francescana di Massimo Bottura, segnando un ulteriore sviluppo del progetto e della ricerca intorno agli Hidden Works. Nel 2014 Giacinto Di Pietrantonio, in un’intervista, definì Luca Rossi la promessa futura dell'arte contemporanea, paragonandolo a ciò che Vanessa Beecroft avrebbe potuto essere negli anni Novanta. Alcuni “nodi critici” sviluppati nel corso degli anni da Luca Rossi sono entrati a far parte del linguaggio dell'arte italiana e hanno contribuito a cambiare la prospettiva e la visione di molte persone, dentro e fuori il settore. Nel 2014, la celebre critica d'arte Angela Vettese dichiarò che, dopo aver letto i testi di Luca Rossi, aveva deciso di non dedicarsi più alla pratica artistica, ma esclusivamente alla teoria.Per inviare il commento devi
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