Caro Vittorio Sgarbi, sei indietro di duecento anni


L'idea di Vittorio Sgarbi di portare all'Expo bronzi di Riace, Ortolano di Arcimboldi e Venere di Botticelli è vecchia di almeno duecento anni.

Avrei voluto non esprimere commenti sul caso bronzi di Riace all’Expo 2015. Perché ho sempre avuto l’impressione che tutto l’ambiente stia perdendo tempo ad accapigliarsi su una questione di poca importanza, quando invece sarebbe più opportuno impiegare energie preziose a discutere, a lungo e nel miglior modo possibile, sulla riforma del MiBACT attualmente in cantiere, che potrebbe portare degli sconvolgimenti (devastanti secondo alcuni) sul Ministero dei Beni Culturali. Ma di fronte alle ultime uscite di Vittorio Sgarbi a cui, come ben sapete, è stato conferito il ruolo di “ambasciatore della Cultura della Regione Lombardia per Expo 2015”, anche il più compassato dei commentatori culturali non può non prendere una posizione.

Infatti, dopo aver richiesto i bronzi di Riace, la voracità da esposizione del nostro critico d’arte si è dapprima avventata sul celebre Ortolano di Giuseppe Arcimboldi (a cui è seguito il rifiuto del Comune di Cremona: l’opera è conservata nel Museo Civico “Ala Ponzone” della città lombarda), e adesso prende di mira niente meno che la Nascita di Venere di Sandro Botticelli. L’idea di Sgarbi sarebbe quella di esporre alla Reggia della Venaria Reale l’opera-simbolo degli Uffizi. Mi sfugge quale sia il senso dell’operazione: il visitatore dell’Expo impiegherebbe un’ora di treno, in alta velocità, per raggiungere Torino da Milano, e un’ora e quaranta (sempre con l’alta velocità) per raggiungere Firenze. Se il “visitatore che arriva dall’Australia”, ovvero quello preso come esempio da Sgarbi nelle sue dichiarazioni, prova l’irrefrenabile smania di vedere il più famoso dipinto del grande artista fiorentino, può investire quaranta minuti del suo tempo per ammirarlo in un contesto più consono e congeniale. Vale a dire, la sua naturale collocazione: gli Uffizi. Anni di investimenti nell’alta velocità a scapito dei treni regionali, che sono in condizioni indecenti, dovranno pur servire a qualcosa?

Le opere richieste da Sgarbi per l'Expo

L’idea di allestire un percorso di capolavori rappresentativi di un paese (non si spiegherebbe altrimenti la proposta di portare all’Expo i bronzi, l’Ortolano e la Venere, dato che sono opere che non hanno legami tra di loro: e se esistono motivazioni più forti, Sgarbi dovrebbe aver premura di spiegarcele), oltre a essere tecnicamente difficoltosa, è anche vecchia e superata. Almeno di duecento anni. Bisogna infatti tornare al 1796, quando Antoine Chrysostome Quatremère de Quincy, un raffinatissimo intellettuale francese, pubblicò le sue Lettres à Miranda, una sorta di trattato, scritto sotto forma di lettere indirizzate al generale venezuelano Francisco Miranda, in cui l’autore discuteva temi come la costituzione dei musei, i saccheggi di opere d’arte compiuti dalle truppe di Napoleone nei confronti dei paesi conquistati (e che avrebbero poi alimentato i musei francesi), l’opportunità di visitare le opere laddove erano state create e nei luoghi per i quali erano state concepite. Nella sesta lettera, Quatremère de Quincy scrive che “è una follia immaginare che si possano produrre, attraverso esempi di tutte le scuole di pittura riuniti in un magazzino, gli stessi effetti che quelle scuole producono nei loro paesi”.

Quatrèmere de Quincy, attraverso le sue lettere, sanciva un concetto che, malgrado abbia subito evoluzioni nel corso del tempo, dovrebbe essere familiare a chiunque si occupa di storia dell’arte: l’inscindibilità tra l’opera d’arte e il suo contesto. Portare i bronzi a Milano e la Venere a Torino, senza addurre alcuna motivazione valida (ammesso che ce ne siano), è un’idea vecchia e inopportuna, e non proietta l’Italia verso il futuro: difatti, non si comprende perché questi bislacchi e tardivi esperimenti di grandeur all’amatriciana, debbano sempre guardare al nostro passato come serbatoio da cui attingere sistematicamente (e spesso a caso) per mostrare al mondo quanto eravamo belli e bravi. Piuttosto, dovremmo mostrare al mondo quanto siamo belli e bravi, e questo vale anche per l’arte.

Caro Vittorio Sgarbi, i padiglioni della cultura all’Expo, se volti a valorizzare i tesori artistici di Milano, paiono essere una buona idea: lasci dunque perdere iniziative prive di senso e slegate da ogni contesto. Sarebbe bello vedere mostre valide, ispirate da seri progetti scientifici, che magari facciano divulgazione di qualità: mostre sulla temperie artistica della Milano di Leonardo e di Bramante, per esempio. Mostre sul fervido clima intellettuale della Milano settecentesca. Mostre sul ruolo centrale di Milano nelle vicende del Rinascimento lombardo in particolare e del Rinascimento italiano in generale. E mostre che valorizzino le giovani eccellenze dell’arte italiana contemporanea, per esempio: abbiamo tanti artisti validi, che possono davvero proiettare l’Italia in una contemporaneità di altissimo livello e che possono far tornare il nostro paese al centro delle vicende artistiche mondiali.

Le opportunità per organizzare valide iniziative artistiche e culturali ci sono. E riusciremmo pure a fare contento Quatremère de Quincy. :-)


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Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Giornalista d'arte, nato a Massa nel 1986, laureato a Pisa nel 2010. Ho fondato Finestre sull'Arte con Ilaria Baratta. Oltre che su queste pagine, scrivo su Art e Dossier e su Left. Seguimi su Twitter:

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1. Dario in data 26/08/2014, 00:00:37

Signor Giannini, come lei prende in considerazione Quatremère e le sue parole, prenda anche in considerazione il contesto in cui lo stesso visse e scrisse, del tutto diverso da quello di allora. È come citare Giulio Cesare per la guerra di Israele di questi anni, due cose completamente diverse. Io personalmente non vedo nulla di male nell'esposizione di un'opera come queste all'Expo, prima di tutto perché la discussione sul concetto di contesto di opera lascia il tempo che trova: Botticelli non realizzò la Venere per la sala degli Uffizi in cui si trova, così l'Arcimboldi e i Bronzi di Riace. Il problema della contestualizzazione prende prima di tutto in considerazione il Museo, che per primo decontestualizza le opere dal loro contesto per ragioni "alte" di conservazione e di fruizione delle stesse. E poi scusi, quando ci sono le mostre e le opere vengono prestate da un museo o da un'ente non è la stessa cosa? Queste opere non lasciano la loro "casa"? Credo che il tutto sia, come ha detto già lei, una questione su cui si perde tempo. E siamo sempre i migliori a farlo. Cordialmente, Dario



2. Santi in data 26/08/2014, 00:02:47

La foga di Sgarbi e' una naturale espressione di esaltazione di personaggi che vivono il clima psicologico dei Sindaci capaci di trasformare l' Italia e la Sua Storia. Sgarbi messo lì a fare l' ambasciatore è spinto a raccattare opere d' arte estranee alla EXPO per semplici motivi di cassetta. I governicchi debbono giustificare la quantità enorme di esborsi pubblici per una manifestazione finanziata da tutti gli italiani ma concentrata a Milano. Anche voi dimenticate che i grandi viaggiatori, circa venti milioni di visitatori al' EXPO, si sarebbero spalmati in tutta Italia e tale fatto giustificava il rastrellamento di ogni risorsa finanziaria virus EXPO . Era una balla conclamata e l' alta velocità non c'entra nulla , l' australiano avrebbe conoscere il food italiano , questo e' lo scopo dell' EXPO, nei territori. Ora che così non sarà la Magistrature contabile dovrebbe agire altro che trasferimento di opere d' arte... Santi



3. Federico Giannini in data 26/08/2014, 00:21:55

@Dario difatti il concetto sancito da Quatremère è un punto di partenza (e il mio pezzo, se non si fosse capito, era chiaramente provocatorio). E tale concetto ha subito naturali evoluzioni dovute al trascorrere del tempo e ai notevoli cambiamenti della società: quella odierna non è più quella del tempo di Quatremère e oggi i musei fanno parte del nostro modo di vivere e della nostra cultura, benché ci sia ancora qualcuno che vede i musei come una forzatura (il sempre presente Montanari che li ha definiti come degli "zoo" dell'arte). Ma il punto di partenza, ovvero l'inscindibilità tra l'opera d'arte e il suo contesto, dovrebbe rimanere un punto fermo. È vero che nessuna delle tre opere fu realizzata per essere ospitata in un museo. Ma in quei musei in cui si trovano ormai da tempo, sono in rapporto con altre opere, hanno una storia, hanno, appunto, il loro contesto. Dire che citare Quatremère de Quincy non ha più senso, sarebbe come dire che non ha più senso citare Dante o citare Machiavelli: e certi concetti sono di enorme attualità. Quatrèmere de Quincy sta alla base della moderna concezione di tutela del patrimonio culturale, come Machiavelli sta alla base della moderna scienza politica, così come Dante è considerato uno dei precursori della linguistica moderna. E gli esempi potrebbero continuare a oltranza... :-)



4. Eleonora Piccirillo in data 26/08/2014, 00:38:42

I miei esami sono ovunque.. De Quincy mi chiama...



5. Anna Maria Panzera in data 26/08/2014, 00:40:38

Sgarbi conferma un atteggiamento diffuso nel mondo dell'arte e della cultura in genere, estremamente preoccupante: quello della rapina, dello sfruttamento momentaneo, senza alcuna visuale su un serio progetto di investimento sul nostro patrimonio. Cecità è la parola d'ordine. Se non si vogliono scomodare gli antichi citandoli, basta il buon senso, di cui l'articolo di Giannini non difetta certo. E io lo condivido in tutto.



6. Gabriele Gottardi in data 26/08/2014, 01:31:35

Opere d'arte importanti meno si spostano meglio è. In un epoca di automobili e di alta velocità cosa costa a un' appassionato di arte visitare l'expo e poi Firenze per vedere ciò che sa già? E perché poi proprio la nascita di venere? Perché non Michelangelo che tra l'altro a Milano c'è già la Rondanini? Per i quadri in un epoca di grandi progressi digitali nella grafica si potrebbe stampare a grandezza naturale un opera d'arte e sarebbe veramente stupenda. Una copia rappresenta perfettamente l'idea che si vuol trasmettere, se poi uno vuole e ha la possibilità va a vedersela dal vero. Canaletto a VE(e tutta la scuola veneta)Leonardo a MI Mantegna a PD e VR, Botticelli a FI (e la scuola fiorentina) Piero ad'Arezzo Luca Signorelli ad Orvieto, Michelangelo,Raffaello a Roma. E per l'architettura come facciamo? L'arte richiede il movimento, un minimo di sacrificio per la gioia, per il sublime creato nella storia. Veramente in Italia si trovano grandi opere d'arte in ogni luogo, chi si interessa di arte lo sa, conosce già le opere censite ed è disponibile ad andare anche fino a RC a guardarsi (finalmente) i stupendi bronzi di Riace che tra l'altro non riguardano l'Italia ma la Grecia Classica, ellenica. In Italia sono stati trovati e restaurati a FI all'opificio delle pietre dure. Dal punto di vista artistico dell'eccellenza italiana per l'expo per me sarebbe meglio Donatello, o Cellini, o Canova, o Michelangelo, non potendo trasportare la colonna Traiana o il portale del Giberti. Perché i Bronzi di Riace? Per esporre la bravura eccelsa dell'opificio fiorentino? Comunque le opere è giusto che rimangano al loro posto, che girino le persone, e le copie delle opere che tutti conoscono. E poi penso che l'expo richieda l'eccellenza della contemporaneità, e qui è molto critica (per l'arte), meglio altri settori.



7. Ville Distrutte in data 26/08/2014, 02:28:41

Milano e hinterland sono il territorio più scempiato d'Italia.Lo sa bene Sgarbi che fu assessore alla cultura e lo sa benissimo il soprintendente ai beni architettonici Artioli che in questi anni ha"assistito"alla distruzione panoramica di questo territorio.Ora all'alba dell'evento-farsa di Expo c'è il tentativo di confondere il visitatore con proposte da 4 soldi.Qui l'unico spettacolo che si deve mostrare al mondo è la vergogna,istituendo delle indagini che facciano emergere le responsabilità di tale disastro avallato dal silenzio assenso degli stessi cittadini.



8. Donatella Leoni in data 26/08/2014, 06:17:38

In un contesto dove si espone merce e tutto è previsto per l'effimero di 6 mesi le stesse opere potrebbero semplicemente essere riprodotte con i mezzi delle attuali tecnologie senza spostarle da dove sono.



9. Donatella Leoni in data 26/08/2014, 06:18:12

In un contesto dove si espone merce e tutto è previsto per l'effimero di 6 mesi le stesse opere potrebbero semplicemente essere riprodotte con i mezzi delle attuali tecnologie senza spostarle da dove sono.



10. Silvia Tolomeo in data 26/08/2014, 06:58:04

Esiste la tecnologia, un grande schermo che riproduca i capolavori sapientemente raccontati da Sgarbi, così da favorire la curiosità dei visitatori che, spinti dall'Interesse vanno ad ammirarli sul posto favorendo il turismo.



11. bridge in data 26/08/2014, 08:45:50

Egregio Sig. Giannini condivido la possibilità di essere rappresentati dalle nostre più importanti opere d'arti. non dimentichi che grazie alla ristrutturazione del museo in Olanda abbiamo avuto il piacere non che l'onore di poter ammirare la più grande opaca del Vermeer la Ragazza con L'orecchino di perla, allora cerchiamo di riconquistare la nostra leadership che per tanti anni ci ha visto primeggiare, e solo nell'ultimo decennio ci rappresenta sempre in negativo. Siano benvenute tutte quelle manifestazioni non che opere d'arti che noi tutti ne siamo sempre stati orgogliosi di appartenerle. Grazie e un affettuoso saluto.



12. virgilio galati in data 26/08/2014, 08:53:49

sarebbe utile per lo sviluppo di tutto il territorio organizzare dei voli appositi da Milano verso le varie città d'arte distribuite sullo stivale. Si dimostrerebbe veramente quanto tutto il sistema paese abbia contribuito a creare eccellenze coninvolgendolo con un ricaduta economica redistribuita. Al contrario si dimostra ancora una volta l'onnivoro egoismo economico della capitale lombarda...



13. Serena in data 26/08/2014, 09:41:54

È una questione controversa..anche a me ha dato parecchio da pensare. Chiaramente anche a me preoccupa l'idea che le opere vengano spostate, più che altro per ragioni di sicurezza..ma trovo anche un pò di cattivo gusto "svendere" una così importarte opera rappresentativa della realtà artistica italiana, come La Venere o i Bronzi di Riace,esponendola a una manifestazione che effettivamente con l'Arte ha poco a che fare. Ma bisogna partire da dei presupposti, che data la situazione attuale non possono essere messi in secondo piano da dei pur sanissimi principi. Ha probabilmente ragione Sgarbi a sostenere che sarà il visitatore dell'Expo australiano o statuinitense,cinese e così via a dare rilievo all'opera che (probabilmente) si riuscirà a esporre a Milano. L'Italia, con la pessima e scadente struttura organizzativa relativa ai Beni Culturali, e non solo, non può permettersi di agire in basi a grandi principi poichè non sa assolutamente valorizzarsi da decenni. Sarebbe bello, come ho letto tra i commenti, organizzare dei treni o dei bus a basso costo per raggiungere i più importanti musei italiani dalla sede Milanese, o fare dei grandi sconti sui prezzi interi dei biglietti d'ingresso (poichè notoriamente sono piuttosto alti). Ma sappiamo che non è fattibile. Un'opera come i Bronzi o La Venere, sarebbero ammirati e riveriti anche laddove in teoria non c'entrano niente. Sarebbero uno scorcio di bellezza, un richiamo, anche per coloro che andando là a tutto hanno pensato meno che all'aspetto artistico della manifestazione. Detto questo, ribadisco che la considero una specie di svendita a buon mercato, e sicuramente si potrebbe fare qualcosa di più fine e dignitoso, ma non credo sia così terribile esporre un'opera di così grande pregio là. Anche e soprattutto perchè le opere vengono comunque spostate, e se questo può servire, seppur gretamente, a solleticare la curiosità di tanti turisti ad andarsi a visitare anche altri luoghi e musei..Ben venga. Sgarbi è notoriamente un ottimo imprenditore, e intenditore. Suppongo che l'incremento del turismo museale sia l'intento, e anche il risultato sperato. Incrociamo le dita!:)



14. Associaz Giuseppe Raverta in data 26/08/2014, 11:54:04

Mi chiedo: un appassionato d'arte come può pensare che una riproduzione, anche se fatta con le più moderne tecnologie, possa suscitare le stesse emozioni, il medesimo stupore e la stessa ammirazione di un originale? Ciò che è bello migliora l'animo umano rendiamo l'arte fruibile al maggior numero di persone. Non diventiamo come vede l'arte come un investimento e acquista quadri o sculture per tenerli in un caveau ed aspetta che il loto valore aumenti.



15. Masneri in data 26/08/2014, 12:10:47

Soprattutto lo spostamento di opere ha un costo esagerato. Accettabile se le opere vengono spostate in un altro continente per una eventuale mostra , ma assurda se le stesse sono raggiungibili con facilità dagli interessati.



16. Giovanni Serafini in data 26/08/2014, 17:23:27

Le opere d'arte, specialmente di pittura e per di più datate, soffrono gli spostamenti e inoltre incombe sempre il rischio di incidenti. Non è tanto questione di contesti, quanto di opportunità pratiche e di riferimenti conclamati: la Gioconda non solo si trova al Louvre: è il Louvre!. Se si desidera vedere Botticelli in originale, si vada a Firenze e si faccia piuttosto in modo di non far attendere troppo i visitatori sgranati in lunghe file defatiganti. Expo potrebbe essere una vetrina di riproduzioni di nostri capolavori, indirizzando gli interessati ai Musei che li possiedono, valorizzandoli e promuovendo virtuosamente il turismo anche verso altre località. Si approfitti dell'Expo per far conoscere l'eccellenza dei veri artisti italiani contemporanei: ce ne sono a sufficienza, tenuti vergognosamente nell'ombra. Giovanni Serafini



17. Salvatore Belcastro in data 26/08/2014, 18:40:26

I commenti di Vittorio Sgarbi sono viziati, come sempre, da un equivoco che si porta dietro ( o avanti? ) da sempre. Esprime giudizi o lancia boutade, come queste ultime di cui si sta discutendo, con un forte significato politico e facendo passare ogni cosa come oggetto del suo mestiere di critico d'arte. Nelle sue boutade non c'è assolutamente nulla da critico d'arte, perché come tale dovrebbe sapere che quei capolavori d'arte corrono dei seri rischi con il trasporto, soprattutto i bronzi. Ma di questo non parla. Per i bronzi, infatti, i tecnici restauratori hanno sconsigliato il trasporto per la fragilità delle opere. Parlano di microfratture che potrebbero determinare delle lesioni difficilmente sanabili. Ma Sgarbi la pone sul piano della provocazione e spesso della rissa, e se qualcuno contraddice si sentirà dire "capra! capra! capra!". E' iil suo stile. La tecnologia oggi fa dei miracoli, si potrebbero fare delle riproduzioni fedeli che non metterebbero a rischio gli originali.



18. Elena Silvana Barzaghi in data 26/08/2014, 19:35:54

In linea di massima sono d'accordo che le grandi opere d'arte non vengano spostate.Ma ci sono delle eccezioni. Non trovo sbagliato che parti di collezioni o singole opere vengano "ospitate" in prestito da gallerie e musei di altre città e nazioni, con le giuste precauzioni e i dovuti accordi. Mi interessa però qui far notare che le sculture dei Bronzi di Riace, pur inserite nel loro contesto e dopo un restauro costosissimo e ben riuscito, vengono annualmente visitate da veramente pochi turisti(se rapportiamo il numero dei visitatori al loro valore inestimabile e lo confrontiamo con altri musei nelle città di Roma, Firenze, Milano, Torino....) I siti archeologici e i musei di molte città del Sud Italia purtroppo non attirano neppure gli appassionati d'arte a causa di mancanza di infrastrutture e un'organizzazione generale a dir poco disarmante (mi riferisco ad orari,segnalazioni,supporti, mezzi di trasporto, valorizzazione del territorio...)



19. Angela Urzì in data 26/08/2014, 19:40:45

Sono completamente d'accordo su quanto detto nell'articolo in ogni suo punto specialmente quello riguardante l'arte milanese che è la più indicata in quanto è quella della città dell'EXPO'



20. AlbertoGuardea in data 26/08/2014, 21:21:46

Condivido in pieno l' articolo di Giannini. Inoltre nominare ambasciatore della cultura della regione Lombardia per Expo 2015 il signor Sgarbi credo che sia la più' grossa scemenza che si poteva fare, il presunto critico d' arte infatti non fa altro che dire parolacce, insultare e strillare in televisione, di idee buone da questo signore non ne ho mai viste.



21. Roberto Buffa in data 27/08/2014, 09:00:20

Sono assolutamente contrario agli "scorci di bellezza" e molto più interessato che i pozzi del tanto sbanderiato "petrolio italiano" (il Patrimonio Culturale) funzionino a dovere Lavoro nei musei e se c'è una cosa che infastidisce oltremodo il turista (che, per esempio, dall'Australia fa un viaggio di oltre 20 ore per venire a vedere la "Venere" agli Uffizzi)è proprio il fatto di non trovarla esposta!! L'Austaliano non può certo essere spaventato dall'andare a Firenze (dico Firenze) in appena un ora e un quarto.(Cosa l'abbiamo fatta a fare l'alta velocita?) Definire pessima e scadente la struttura dei Beni Culturali in Italia equivale a non conoscerla.Fatta languire da decenni di disinteresse (in molti casi voluto) della politica e di molti degli addetti ai lavori è più vero. La struttura ci sarebbe solo che qualcuno si prendesse la briga di farla funzionare.



22. Palmina in data 27/08/2014, 20:54:22

Pienamente d'accordo. Aggiungerei: approfittiamo dell'occasione per far vedere ai visitatori che arriveranno da così lontano e che siano interessati al nostro patrimonio artistico le opere e i loro ambienti, creando anche i mezzi con cui spostarsi nelle varie località e nelle stesse località strutture di accoglienza all'altezza.



23. ADRIANO in data 01/09/2014, 15:29:52

RITENGO CHE UNA IMPORTANTE MANIFESTAZIONE ARTISTICA COME UNA ESPOSIZIONE SAREBBE MOLTO PERTINENTE. ADRIANO RAMELLO SUGGERIREI DI FARE ALLA REGGIA DI VENARIA UN EVENTO A TEMA NEL QUALE IL LEGAME DELL'ALIMENTAZIONE CON L'ARTE SAREBBE IMPORTANTE. USUFRUENDO DEI RIFERIMENTO (TARTUFI,CARNI DI QUALITA', ANTIPASTI VARI, FORMAGGI QUALI CASTELMAGNO, GORGONZOLA, FONTINA, VINI PREGIATI, E ALTRE SPECIALITA' DI CUI PIEMONTE IN TESTA E ALTRE REGIONI SONO RICCHISSIME



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