di Giuseppe Adani 06/11/2026
Categorie: Viaggi / Argomenti: Arte antica - Lombardia - Mantova - Viaggi
La piccola chiesa di Santa Maria di Valverde (San Benedetto Po, Mantova) vanta una fondazione tardo-antica e una cura monastica di particolare riguardo, soprattutto in relazione alla grandiosa e non lontana Abbazia di San Benedetto in Polirone. In questi ultimi anni un gruppo di studiosi di varie specializzazioni ha voluto trarre dal silenzio questa presenza e l’ha rivalutata sotto molti aspetti.
Remota ed ignota potremmo chiamare questa residua architettura, dispersa nel silenzio agricolo della vasta area bonificata ab antiquo nell’Oltrepò mantovano, ma da sempre amabile e quantomai suggestiva per quei pochi che volevano infiltrarsi tra le erbe e i filari dei poderi recenti per ritrovarla colà, tra gli alberi e le viti. Una dipendenza dunque dei monaci agricoltori che qui potevano alloggiare e pregare nelle stagioni dei grandi lavori rurali.
A San Benedetto Po negli ultimi anni si è formato un Gruppo di Amici della grande Basilica, splendida nelle sue forme giuliesche, che hanno esteso il loro interesse anche alla Santa Maria della verde valle: ne è guida Benito Benatti e ne è sostenitrice la gentile famiglia Bernardi, attuale proprietaria dei terreni. Così si sono articolate con estrema cura e con specializzazioni ben distinte le ricerche, gli scavi, i rilievi, le classificazioni dei reperti e gli studi d’arte che ora trovano il loro compimento dimostrato in una rigorosa ma cara ed elegante pubblicazione, fresca di stampa. In essa è assai distinto è l’accompagnamento del fotografo d’arte Carlo Perini, di San Benedetto.
Come merito d’apertura va segnalata la solidarietà di parecchi amici e volontari. Tutto l’intervento è avvenuto sotto la partecipazione archivistica e storico-artistica del professor Paolo Piva. I sondaggi di scavo sono stati condotti da Simone Sestito e Alberto Manicardi con il loro prezioso gruppo di collaboratori, sempre con l’occhio vigile della Soprintendenza di Cremona-Lodi e Mantova: così strati e reperti sono fotografati e disegnati in modo documentatissimo. Gli altri autori, veri studiosi specialisti, sono stati Dario Gallina, Andrea Breda, Luca Arioli, M. F. A. Cantatore, Giancarlo Pavesi, Letizia Ceriati. Il professor Piva ha criticizzato ogni aspetto stilistico e soprattutto gli affreschi tardogotici e gonzagheschi dell’interno; egli afferma che oggi l’edificio esistente è nella sua essenza una chiesa romanica ad aula absidata del XII secolo (seconda metà), succeduta ad una chiesa preesistente.
La chiusura della pubblicazione è l’amorevole ed accurato capitolo di Oriana Caleffi, sul culto e la devozione popolare sempre vivi da parte della popolazione della zona sino ad oggi, laddove si può ancora vedere in fotografia la parte del chiostro abbattuta ai primi decenni del novecento. L’invito a visitare Santa Maria di Valverde – dopo le bellezze del Correggio, del Begarelli e di Giulio Romano a San Benedetto Po – rimane caldo di struggente emozione. Ed è possibile riudire nel silenzio del pensiero il melodioso salmeggiare dei monaci al lavoro... benedictus Dominus Deus Israel.
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