La Transavanguardia in Estonia: a Tallinn una mostra sul movimento italiano


L’arte della Transavanguardia protagonista in Estonia: il KUMU di Tallinn accoglie infatti, dal 1° dicembre 2023 al 19 maggio 2024, la più grande mostra mai dedicata nelle regioni baltiche al movimento italiano degli anni Ottanta che ebbe grande successo internazionale.

L’arte della Transavanguardia protagonista in Estonia: il KUMU di Tallinn accoglie infatti, dal 1° dicembre 2023 al 19 maggio 2024, la più grande mostra mai dedicata nelle regioni baltiche al movimento italiano degli anni Ottanta che ebbe grande successo internazionale. La mostra, intitolata Borderless Universe in Their Minds: Italian Transavantgarde and Estonian Calm Expressionism, è curata da Sirje Helme, direttrice generale della Fondazione dei Musei Estoni, e da Fabio Cavallucci, già direttore del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci e del Centro per l’arte contemporanea Castello Ujazdowski di Varsavia. Sono messi a confronto i cinque protagonisti del movimento italiano, ovvero Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Nicola De Maria, Mimmo Paladino, con i due maggiori esponenti del gruppo estone Rühm T (importante movimento sorto in Estonia negli anni Ottanta, dunque contemporaneo della Transavanguardia), Raoul Kurvitz e Urmas Muru.

Era il 1979 quando Achille Bonito Oliva pubblicava sulla rivista Flash Art il primo articolo sulla Transavanguardia, aprendo una rotta che sarebbe ben presto stata percorsa da numerosi artisti in giro per il mondo. Lo Zeitgeist si stava manifestando con il ritorno alla pittura e alle tecniche tradizionali dell’arte, in opposizione all’ormai ripetitivo esperanto concettuale, all’idea di un’arte vista solo come progresso linguistico continuo. La Transavanguardia e i movimenti paralleli sviluppatisi un po’ in tutto il mondo intuiscono che anche il passato può essere ambito fertile di lavoro, avviando un nomadismo culturale che consente loro di riprendere gli stili indipendentemente dal loro significato originario, miscelarli, utilizzarli per propri fini.

Tuttavia, erano anni in cui il blocco sovietico continuava a essere pressoché sconosciuto all’Occidente dal punto di vista culturale. E anche gli artisti che vivevano oltrecortina faticavano ad avere informazioni sugli sviluppi artistici occidentali. Un testo di Bonito Oliva del 1982, The International Transavantgarde, registrava in lungo e in largo lo sbocciare della nuova pittura, dall’Italia alla Germania, dalla Francia alla Gran Bretagna, dall’America del Nord a quella del Sud, ma non sfiorava nemmeno l’Unione Sovietica, né tantomeno l’Estonia, che per l’Occidente a quel tempo proprio non esisteva. L’Estonia apparirà sulle cartine insieme agli altri Stati Baltici solo dopo il 1991 con il crollo dell’Unione Sovietica e la ritrovata indipendenza. E in Estonia, gli anni Ottanta sono stati un periodo particolarmente difficile per via del controllo della censura sovietica: le informazioni culturali trapelavano a fatica, magari attraverso qualche rivista giunta clandestinamente. Così passeranno un po’ di anni prima che quello spirito individualista, di totale libertà di muoversi fra gli stili penetri anche là. Occorrerà aspettare il 1986 perché una pittura di stampo neoespressionista abbia un suo momento di visibilità, proprio attraverso il gruppo Rühm T e i suoi principali protagonisti, Raoul Kurvitz e Urmas Muru, appunto.

Sandro Chia, Hand Game (1981; tecnica mista cu carta, 194,5 x 149,2 cm)
Sandro Chia, Hand Game (1981; tecnica mista cu carta, 194,5 x 149,2 cm)
Enzo Cucchi, Musica ebbra (1982; olio, tecnica mista e collage su tela, 190 x 200 cm)
Enzo Cucchi, Musica ebbra (1982; olio, tecnica mista e collage su tela, 190 x 200 cm)
Mimmo Paladino, Lucomone (1983; olio su tela, 143 x 113 cm)
Mimmo Paladino, Lucomone (1983; olio su tela, 143 x 113 cm)

Cosa hanno in comune gli artisti della Transavanguardia e quelli di Rühm T? Intanto una pittura espressionista potente e libera da regole. Poi soprattutto la capacità di creare una propria “mitologia personale”. Dice Sirje Helme, curatrice della mostra insieme a Fabio Cavallucci: “A differenza della mitologia nel suo significato storico, la mitologia personale non si basa sul folklore né pretende di detenere alcun merito di verità o funzione normativa classificatrice. La mitologia personale è una descrizione della visione del mondo dell’autore, un cui elemento importante è l’ambiguità spaziale e temporale e l’opportunità per l’artista di creare il proprio spazio soggettivo, di impegnarsi nel proprio mondo interiore e nelle proprie fantasie. L’enfasi sulla soggettività ha consentito il disprezzo delle norme precedentemente implicitamente accettate, nonché la critica alla linea culturale ufficiale.” E qui sta proprio uno dei punti principali del confronto tra i due movimenti, secondo i curatori: mentre la Transavanguardia italiana è vista spesso come movimento apolitico, se non addirittura reazionario rispetto agli anfni precedenti dell’impegno, Rühm T, puntando sulla soggettività, ha dato un segnale di opposizione alle norme implicitamente accettate, avviando così una critica culturale che in qualche grado era anche politica.

Tra le opere italiane in mostra ci sono alcuni capolavori, principalmente degli anni Settanta e Ottanta, gli anni d’oro della Transavanguardia, prestati da collezionisti privati (la vasta collezione D’Ercole di Roma), gallerie private (Claudio Poleschi Arte Contemporanea di San Marino), musei pubblici (Mart) e anche dagli artisti. Tra le opere esposte, Silenzioso. Mi ritiro a dipingere un quadro (1977) di Mimmo Paladino, che segna come un punto di svolta nel ritorno alla pittura; La rastrellatrice (1979) di Sandro Chia; Non vuoto (1979) di Francesco Clemente; Musica ebbra (1982) di Enzo Cucchi; Il regno dei fiori (1984-85) di Nicola De Maria.

Oltre alle opere di Kurvitz e di Muru completano poi la mostra anche alcuni esempi delle coeve produzioni dei neoespressionisti tedeschi, come Baselitz, Kiefer, Lüpertz, A. R. Penck, provenienti da collezioni private. È presente infine una larga documentazione, che vede, per la parte Italiana, numerosi interventi di Achille Bonito Oliva prodotti dalla Rai e un’intervista recente della Televisione nazionale estone.


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