Sandro Chia, vita, stile e opere dell'esponente della Transavanguardia


Sandro Chia è uno dei maggiori esponenti del gruppo della Transavanguardia. La vita, lo stile, le opere principali.

Sandro Chia, pseudonimo di Alessandro Coticchia (Firenze, 1946), è un artista, pittore e scultore tra i principali esponenti del movimento della Transavanguardia. Ha trascorso molto tempo diviso tra l’Italia e gli Stati Uniti, dove si è recato per la prima volta negli anni Ottanta. Le sue opere risultano inizialmente maggiormente concettuali, per poi approdare ad una fase più figurativa. Di base, in entrambe le fasi si riscontra un elemento comune, ovvero l’atmosfera onirica e surreale che circonda i protagonisti.

Nel corso degli anni, la figura umana acquisisce sempre maggiore spazio nel perimetro delle tele di Chia, assumendo proporzioni ieratiche. Pur se i personaggi presentati sono umili, l’artista li presenta come fossero a tutti gli effetti degli eroi mitologici, elevando ancora maggiormente la composizione inserendovi spesso utilizzando dei richiami più o meno evidenti ai grandi capolavori del passato, rielaborandoli e portandoli in una dimensione personale.

Sandro Chia
Sandro Chia

La vita di Sandro Chia

Sandro Chia (vero nome Alessandro Coticchia) è nato a Firenze il 20 aprile del 1946, ed ha studiato all’Accademia di Belle Arti del capoluogo toscano. Per un periodo ha viaggiato in India, in Turchia e in Europa, e una volta tornato in Italia, nel 1970, si stabilì a Roma ed allestì la sua prima mostra personale nel 1971 presso la galleria La salita. Qualche anno dopo entra a far parte del collettivo della Transavanguardia e partecipa insieme agli altri artisti del gruppo nella sezione “Aperto 80” della Biennale di Venezia del 1980, allestendo poi nello una mostra personale a New York. Dopo circa un decennio trascorso a Roma, decide di trasferirsi proprio a New York, dove rimane per circa venti anni continuando comunque a spostarsi regolarmente tra gli Stati Uniti e l’Italia.

Torna nuovamente alla Biennale di Venezia nel 1984 e 1989, mentre continua ad esporre le sue opere nei maggiori musei italiani ed internazionali, come il Castello di Rivoli, e poi a New York, rispettivamente nel Solomon R. Guggenheim nel 1983 e il Met - Metropolitan Museum of Modern Art nel 1984. L’artista vive tutt’oggi tra Miami, Roma, e la Toscana, più precisamente nel Castello Romitorio di Montalcino. Dal 1987 si occupa anche della produzione di vini prestigiosi, tra cui proprio il famoso Brunello di Montalcino. Lo Stato italiano ha acquisito nel 2003 tre sue opere che sono entrate a far parte della collezione permanente del Senato della Repubblica italiana a Palazzo Madama, mentre nel 2005 la Provincia di Roma ha acquistato due sculture monumentali che sono state poste davanti alla sede di Roma. Sono piuttosto frequenti le aste con le sue opere, che riscuotono molto successo, ad esempio nel 2007 l’opera The Pharmacist’s son (1981) è stata battuta da Christie’s nel Regno Unito per 300 mila euro, stabilendo un record.

Sandro Chia, La mercante di scacchiere (1976; olio su tela, 216 x 113 cm; Svizzera, Collezione Gunti Brands)
Sandro Chia, La mercante di scacchiere (1976; olio su tela, 216 x 113 cm; Svizzera, Collezione Gunti Brands)
Sandro Chia, Ossa, cassa, fossa (1978; olio su tela, 175 x 210 cm; Milano, Collezione privata)
Sandro Chia, Ossa, cassa, fossa (1978; olio su tela, 175 x 210 cm; Milano, Collezione privata)
Sandro Chia, Sinfonia incompiuta (1980; olio su tela, 110,8 x 200 cm; Torino, Fondazione CRT, in comodato presso Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea)
Sandro Chia, Sinfonia incompiuta (1980; olio su tela, 110,8 x 200 cm; Torino, Fondazione CRT, in comodato presso Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea)
Sandro Chia, Figure con bandiera e flauto (1983; olio su tela, 326 x 294,5 cm; Torino, Fondazione CRT, in comodato presso Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea)
Sandro Chia, Figure con bandiera e flauto (1983; olio su tela, 326 x 294,5 cm; Torino, Fondazione CRT, in comodato presso Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea)

Lo stile e le opere di Sandro Chia

L’artista si è inizialmente orientato verso l’arte concettuale, subito dopo il suo trasferimento a Roma. A partire dalla metà degli anni Settanta Chia ha invece preferito dedicarsi alla figurazione, ed è entrato a far parte del gruppo della Transavanguardia diventandone uno degli esponenti più noti. Il movimento era stato fondato dal critico d’arte Achille Bonito Oliva, e vi facevano parte Francesco Clemente, Mimmo Paladino, Nicola De Maria ed Enzo Cucchi. Gli artisti della Transavanguardia si distinguevano per l’utilizzo di colori molto accesi e d’impatto, stesi sulla tela con pennellate molto decise e pastose. Nel frattempo, a partire dal 1982, Chia inizia a dedicarsi alla scultura parallelamente all’attività pittorica.

Il concetto che caratterizza l’arte di Chia è la convinzione che la linfa che alimenta l’arte è intrinseca a se stessa. L’artista ritiene che sia necessario per gli artisti conoscere ciò che è venuto prima di loro e guardare ai maestri con occhio rispettoso, per poi poter citarli nelle opere. Infatti, Chia guarda molto ai capolavori degli artisti del passato, tra cui Tiziano, Masaccio, Tintoretto, Lorenzo Lotto, Michelangelo Buonarroti, ma anche agli esempi contemporanei del calibro di Giorgio de Chirico, Fernand Lèger, Paul Cézanne, Francis Picabia e Marc Chagall, rielaborando i loro risultati e facendoli suoi attraverso numerosi riferimenti e citazioni che porta nelle sue opere, spesso anche in modo ironico ed allusivo.

Le prime opere di Chia sono, quindi, certamente figurative ma molto concettuali, tra cui La mercante di scacchiere (1976), in cui una figura femminile di spalle si muove tra diverse superfici a scacchi di diversi colori e dimensioni che riempiono tutta la tela, proprio come se ci si trovasse in una dimensione onirica; oppure Ossa, cassa, fossa (1978) in cui un uomo guarda in una sorta di abisso rappresentato da un parallelepipedo nero ricavato in un muro rosso, nel quale si leggono le parole che danno il titolo all’opera; infine si ricorda una delle opere in cui sono presenti citazioni derivate dalle opere metafisiche di De Chirico, ovvero Sul tetto, sulla strada (1979). Con il proseguire degli anni, a poco a poco le figure umane si appropriano di buona parte dello spazio della tela. Si tratta di personaggi ben delineati da contorni definiti con il colore nero e costituiti da volumi possenti, che campeggiano imponenti su sfondi vivaci che non hanno luogo e non hanno tempo, perpetrando la sensazione di trovarsi di fronte ad un sogno visionario fatto di contrasti apparentemente inconciliabili tra loro. In particolare, si riconoscono in queste opere espliciti riferimenti ai contrasti tra l’antico e il contemporaneo, tra l’apollineo e il dionisiaco, tra la passione e la razionalità. Non a caso, sia nelle opere scultoree che pittoriche di Chia il personaggio che ricorre più frequentemente è il maschio presentato come eroe, che simboleggia l’artista stesso in atteggiamento di ribellione e di affermazione di se stesso. Le opere diventano in questo modo per l’artista una sfida avventurosa il cui fine ultimo è trovare la propria libertà e riuscire a lasciarsi andare completamente senza limiti.

L’espediente dell’eroe, tuttavia, viene costantemente sdrammatizzato da Chia attraverso l’uso dell’ironia, che appare evidente ad esempio in Sinfonia incompiuta (1980), in cui una figura vista di spalle, voltata a guardare lo spettatore, sfoga la propria creatività come fosse un istinto corporeo da lasciare libero. In questo specifico caso la creatività viene rappresentata da uno spartito musicale, ma ad ogni modo l’artista lascia intendere che nell’opera si riferisca alla creatività in generale. Successiva a quest’opera è Figure con bandiera e flauto (1983), dove vengono ritratti due uomini seduti all’aperto di notte, uno intento a suonare un flauto mentre l’altro regge una bandiera. Si tratta di una scena dai toni umili, eppure Chia infonde nei protagonisti un’aura di grande importanza, come se fossero eroi di un grande poema storico. Emblematica è anche Il pittore (1983) in cui la figura che campeggia nell’intero spazio della tela ha il volto di una statua, mentre il resto del corpo è umano e ritratto mentre reca tra le mani un dipinto fatto semplicemente di macchie di colore informi.

Anche la scultura è perfettamente integrata nell’intento artistico di Chia, come si evince da Senza titolo del 1984. La figura umana è sempre protagonista ed è raffigurata mentre riprende, o meglio prende in giro, le pose tipiche della scultura antica. Il busto infatti segue una torsione enfatizzata, innaturale, mentre gli occhi risultano grandi almeno il doppio del normale, in un continuo travalicare il limite tra immaginazione, sogno e realtà.

Nella prolifica produzione di Chia degli anni Novanta e Duemila, continuano ed essere presenti delle palesi citazioni del passato, che in particolare virano verso Braque o Picasso (non a caso le figure presenti in una serie di opere Senza titolo del 2006 sembrano essere estrapolate direttamente da Les Demoiselles d’Avignon, in quanto ricorrono delle figure femminili, presentate singolarmente, che nelle loro posizioni contorte ricordano le medesime presenti nella celebre opera di Picasso). Ricorrono in questo periodo anche citazioni del Futurismo, evidenti negli sfondi dinamici composti da blocchi di colori accesi che ricordano molto le opere di Umberto Boccioni, Giacomo Balla e Fortunato Depero, fino a nominare esplicitamente il movimento nel titolo Fotografo futurista del 2003.

Nel 1999 Chia aveva inoltre realizzato dei ritratti di artisti italiani esponenti della Pop Art, in occasione di una mostra al Chiostro del Bramante di Roma dedicata al movimento. Le opere degli anni Duemila proseguono la tendenza di presentare la figura ieratica e plastica a tutto campo, con una variazione riguardo le cromie che diventano meno contrastanti, bensì più sfumate e giocate sui toni del verde, dell’azzurro, del rosa e del bianco, come ad esempio Attesa (2013-14), in cui un aitante giovane è ritratto mentre è seduto su un masso, in attesa di qualcuno, e dietro di lui si staglia un paesaggio dai volumi tondeggianti e semplificati, ma pur sempre plastici. Tutta la composizione si basa su diverse tonalità di azzurro, verde acqua e grigio, mentre i contorni sono ben delineati da spesse linee nere.

Sandro Chia, Il pittore (1983; olio su tela, 248 x 140 cm; Vicenza, Collezione Danieli)
Sandro Chia, Il pittore (1983; olio su tela, 248 x 140 cm; Vicenza, Collezione Danieli)
Sandro Chia, Senza titolo (1984; bronzo, 83 x 65 x 47 cm; Collezione privata)
Sandro Chia, Senza titolo (1984; bronzo, 83 x 65 x 47 cm; Collezione privata)
Sandro Chia, Attesa (2013-14; olio su tela, 60 x 50 cm)
Sandro Chia, Attesa (2013-14; olio su tela, 60 x 50 cm)

Dove vedere le opere di Sandro Chia

Moltissime opere dell’artista fanno parte di collezioni private, e ancora oggi molte sono in vendita presso gallerie italiane e battute all’asta. Sono comunque conservate diverse opere dell’artista in importanti musei, italiani ed internazionali. Nel nord Italia è possibile ammirare le opere di Chia al Castello di Rivoli, dove si trovano i dipinti Bruti protagonisti della fantasia erotica di una scimmia (1979-80), Sinfonia incompiuta (1980), Figure con bandiera e flauto (1983), Uomo in rosa (2001) e la scultura Senza titolo (1984).

Un’altro gruppo consistente di opere è di proprietà della Galleria Mazzoli di Modena, soprattutto dipinti realizzati recentemente come Discussione sull’arte e sulla pittura (1998-2000), Melanconia del pittore (1999-2000), Gino immortale (2000), Ritratto Enzo (2001), Senza titolo 2 (2003), Senza titolo 1 (2003), Attesa (2013-14), In posa (2013-14). Sempre in Emilia Romagna, nella Collezione Maramotti di Reggio Emilia si trova La cucina di Dionisio (1980). A Roma le opere di Chia sono presenti nella collezione Giorgio Franchetti, che comprende Ponte di rane senza il ponte (1979), La bugia (1979-80), e nella collezione D’Ercole, dove sono conservate Pastorello eccitato (1980) e Leave the Artist Alone (1985).

In Europa, le opere di Chia risultano presenti in diversi paesi. In Svizzera, nella Collezione Gunti Brands si trova La mercante di scacchiere (1976), mentre a Berlino la Zattera temeraria (1982) è nella Collezione Marx, inoltre nel Stedelijk Museum di Amsterdam è custodito Rabbit for dinner (1982). In Gran Bretagna si trovano due opere datate al 1981, Courageous Boys at Work, nella Scottish National Gallery of Modern Art di Edimburgo, e Portatore d’acqua Londra, nella Tate Gallery di Londra. Infine, nel MoMA - Museum of Modern Art di New York è possibile ammirare L’ozio di Sisifo (1981).


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