Una poesia di Tiziano: Venere e Adone

La nota

2011, Terza puntata

Una curiosità dell'arte di Tiziano consiste nel fatto che il pittore spesso chiamava le sue composizioni a soggetto mitologico "poesie". Ed è una di queste "poesie" il tema dell'articolo di Ambra: si tratta di Venere e Adone, conservata al Prado di Madrid. È uno dei dipinti d'amore più intensi di Tiziano: Ambra ce la descrive con il suo tipico stile elegante!

Nudo è il corpo di Venere, morbido e sinuoso al sopraggiungere dell'alba quando ormai lo scorrere crudele del tempo ha già consumato l'effusione di due corpi che sotto la luna si amarono.
Il suo caloroso e forte abbraccio mosso dalla disperazione di un atteso quanto odiato addio. si adegua al sonno profondo di Amore che ancora tiene in mano la freccia della passione.

E come scrisse Ludovico Dolce, nel 1554 “...Non si trova uomo tanto acuto di vista e di giudizio che, vedendola, non la creda viva: in uno così raffreddato dagli anni o sì duro di comprensione che non si senta riscaldare, intenerire e commuoversi nelle vene tutto il sangue”.
Le sue femminili membra si torgono avvolgendosi nel tentativo invano di trattenere l'uomo amato che già si appresta a partire per la caccia, inconsapevole dl suo crudele destino.

Con il corno attaccato al collo, le consuete armi e la coppia di cani fedeli che attendono intrepidi l'inizio della loro missione, munito d'arco e faretra piena di frecce nel bel mezzo di un bosco illuminato da un raggio di luce divino, il bellissimo Adone fa risplendere negli occhi innamorati di Venere tutta la sua divina bellezza.
Abbandonata e inanimata, una brocca rovesciata a terra tenta forse di simboleggiare, in modo discreto e poco invadente, una voluptas non più afferrabile.

Negato agli occhi dell'osservatore è la sorte fatale di Adone, ucciso dalla ferocia travolgente di un cinghiale proprio quando le ansiose parole di Venere, preoccupata rispetto alla sorte dell'amato, si fecero spazio nella sua mente pochi attimi prima che l'ultimo respiro svanisse nell'aere.

In tal divina “poesia” inviata al committente Filippo II in occasione delle sue nozze con la principessa d'Inghilterra Maria Tudor, Tiziano dimostra, come in ogni altra sua opera, un eccellente ed unico senso fisico del colore capace di rendere vive tal figure dalle eleganti righe delle Metamorfosi di Ovidio “...e perchè la Danae, che io mandai già a vostra maestà, si vedeva tutta dalla parte dinanzi, ho voluto in quest'altra poesia variare, e farle mostrare la contraria parte, acciocchè riesca il camerino, dove hanno da stare, più grazioso alla vista”.

Ambra Grieco








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