Turchia, nell’antica città di Sardes riemerge una statua in marmo di 2.500 anni


Negli scavi dell’antica città di Sardes (o Sardi), in Turchia, è stata ritrovata una statua in marmo alta 2,2 metri raffigurante un giovane uomo. Datata alla prima metà del V secolo a.C., l’opera conserva elementi legati alla cultura lidia e sarà sottoposta ad analisi per individuare eventuali tracce di policromia.

Una statua monumentale in marmo raffigurante un giovane uomo è stata rinvenuta nell’antica città di Sardes (o Sardi), nell’attuale provincia turca di Manisa. Il ritrovamento, annunciato dal ministro della Cultura e del Turismo turco Mehmet Nuri Ersoy, riguarda un’opera datata alla prima metà del V secolo a.C., con un’altezza conservata di 2,2 metri. La scultura, per dimensioni, stato di conservazione e dettagli legati alla cultura lidia, rappresenta una testimonianza rilevante per lo studio dell’arte e della società dell’epoca.

Il ritrovamento è avvenuto durante le campagne di scavo coordinate dalla Direzione generale dei beni culturali e dei musei del Ministero della Cultura e del Turismo della Turchia nell’antica Sardes, nel distretto di Salihli, dove è stata individuata una figura maschile stante di dimensioni superiori al naturale. La statua, databile tra il 470 e il 450 a.C., è stata trovata in due grandi frammenti, mentre risultano mancanti i piedi e alcune parti minori.

Il ritrovamento della statua monumentale. Foto: Ministero della Cultura e del Turismo della Turchia
Il ritrovamento della statua monumentale. Foto: Ministero della Cultura della Turchia
Il ritrovamento della statua monumentale. Foto: Ministero della Cultura e del Turismo della Turchia
Il ritrovamento della statua monumentale. Foto: Ministero della Cultura della Turchia
Il ritrovamento della statua monumentale. Foto: Ministero della Cultura e del Turismo della Turchia
Il ritrovamento della statua monumentale. Foto: Ministero della Cultura della Turchia

Gli archeologi hanno stabilito che, in epoca romana, la scultura era stata riutilizzata come materiale da costruzione nella pavimentazione della strada colonnata all’ingresso di Sardes. La statua era stata collocata con il volto rivolto verso il basso, una condizione che avrebbe contribuito alla conservazione dei tratti del viso e di numerosi particolari della superficie. Dopo la rimozione accurata dei depositi che la ricoprivano, l’opera è stata sollevata dal luogo del ritrovamento con le procedure necessarie alla sua messa in sicurezza.

La figura presenta elementi che richiamano la tradizione artistica del VI secolo a.C., come la posizione eretta e la lunga capigliatura, ma le caratteristiche del volto, la resa anatomica delle mani e altri dettagli stilistici la collocano nella prima metà del V secolo a.C. Particolare attenzione è stata riservata all’abbigliamento del giovane, composto da un himation (capo di abbigliamento) pesante, un chitone (vestito di origine orientale) leggero e un ulteriore indumento sottostante caratterizzato da linee orizzontali. Questa tipologia di veste, non documentata in sculture analoghe dell’Anatolia e della Grecia, evidenzierebbe il carattere locale dell’opera e il suo legame con la cultura lidia.

Il ritrovamento della statua monumentale. Foto: Ministero della Cultura e del Turismo della Turchia
Il ritrovamento della statua monumentale. Foto: Ministero della Cultura della Turchia

Nella mano destra la figura tiene inoltre un frutto, probabilmente destinato come offerta votiva a una divinità. Gli studiosi ipotizzano che possa trattarsi di una mela cotogna, elemento che potrebbe fornire ulteriori indicazioni sul significato rituale della scultura.

La statua appartiene al periodo in cui Sardes era capitale della satrapia occidentale dell’Impero persiano achemenide. L’opera unisce infatti aspetti della tradizione classica sviluppatasi nell’Egeo con elementi dell’abbigliamento e del linguaggio figurativo lidio, offrendo nuovi dati sul contesto culturale, religioso e sociale della città nella prima parte del V secolo a.C.

Il ritrovamento assume particolare rilievo anche per la rarità di sculture monumentali di queste dimensioni e in condizioni di conservazione così favorevoli nelle aree del Mediterraneo relative alle fasi più antiche della classicità. Gli studiosi ritengono che l’opera potrà contribuire a comprendere meglio la vita delle élite di Sardes, le loro pratiche religiose e i modelli culturali adottati durante il dominio persiano.

Nei prossimi mesi saranno avviate indagini scientifiche per verificare la presenza di eventuali tracce di policromia. Come molte sculture marmoree dell’antichità, anche questa statua doveva infatti essere originariamente dipinta. La superficie dell’opera è oggi ricoperta da uno spesso strato di depositi consolidati e il gruppo di conservazione procederà con una pulitura controllata, evitando di compromettere eventuali pigmenti ancora conservati. Le analisi coinvolgeranno anche specialisti della policromia antica e comprenderanno lo studio della superficie della scultura e dei sedimenti circostanti, alla ricerca di possibili residui di colore. Al termine delle operazioni di pulitura, analisi scientifica e restauro, la statua sarà esposta al Museo di Manisa.

Il ritrovamento della statua monumentale. Foto: Ministero della Cultura e del Turismo della Turchia
Il ritrovamento della statua monumentale. Foto: Ministero della Cultura della Turchia

“Una scoperta straordinaria a Sardes, destinata a far luce sull’archeologia dell’Anatolia! Durante gli scavi condotti nell’antica città di Sardes, nella provincia di Manisa, abbiamo riportato alla luce una statua di un giovane uomo risalente alla prima metà del V secolo a.C., con circa 2.500 anni di storia”, ha dichiarato il ministro della Cultura e del Turismo Mehmet Nuri Ersoy. “La scultura in marmo, alta 2,2 metri, si distingue tra i rari esempi della produzione scultorea dell’epoca per le sue dimensioni monumentali, l’ottimo stato di conservazione e i dettagli di particolare interesse. Riutilizzata in epoca romana come materiale da costruzione nella pavimentazione della strada colonnata, l’opera è stata collocata con il volto rivolto verso il basso, una posizione che ne ha favorito la conservazione per molti secoli. I particolari insoliti dell’abbigliamento conservato sulla figura recano invece tracce della cultura lidia. La statua, raffigurata con un frutto nella mano, offrirà dati importanti per comprendere la vita quotidiana, il mondo religioso e gli scambi culturali nella Sardes dell’epoca. Nell’ambito delle accurate analisi scientifiche e degli interventi di conservazione che saranno condotti, verranno ricercate anche eventuali tracce di colore ancora presenti sulla superficie dell’opera. Al termine degli studi e dei lavori, questo prezioso reperto sarà presentato ai visitatori del nostro Museo di Manisa. Ringrazio la Direzione generale dei beni culturali e dei musei, gli accademici, gli esperti e tutti i membri delle squadre impegnate sul campo per il contributo fornito alla scoperta di questa importante opera”.



Noemi Capoccia

L'autrice di questo articolo: Noemi Capoccia

Originaria di Lecce, classe 1995, ha conseguito la laurea presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara nel 2021. Le sue passioni sono l'arte antica e l'archeologia. Dal 2024 lavora in Finestre sull'Arte.



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