Completato il restauro dell’Assunzione del Moretto nel Duomo Vecchio di Brescia


Il 13 giugno a Brescia viene presentato il restauro dell’Assunzione della Vergine di Alessandro Bonvicino detto il Moretto, realizzata tra il 1524 e il 1526. L’intervento, durato sei mesi, ha interessato anche l’ancona lignea dell’altare maggiore del Duomo Vecchio.

Il 13 giugno 2026, alle ore 20.30, sarà presentato al pubblico l’esito del restauro dell’Assunzione della Vergine di Alessandro Bonvicino detto il Moretto, opera collocata sull’altare maggiore del Duomo vecchio di Brescia. La tela, realizzata tra il 1524 e il 1526, è stata sottoposta a una campagna di interventi conservativi della durata di sei mesi, che ha interessato anche la monumentale ancona lignea intagliata e dorata che la incornicia.

L’intervento è stato promosso e sostenuto da Ca’ del Bosco e dalla Fondazione Venetian Heritage, con il patrocinio della Diocesi di Brescia e della Parrocchia della Cattedrale. Il coordinamento scientifico e organizzativo è stato affidato a Davide Dotti, mentre le operazioni di restauro sono state eseguite dal laboratorio di Antonio Zaccaria. La supervisione è stata garantita da Silvia Massari e Andrea Quecchia della Soprintendenza di Brescia.

Le attività conservative hanno riguardato sia le problematiche strutturali della tela sia il recupero dell’equilibrio estetico dell’opera. L’intervento è stato preceduto e accompagnato da una serie di indagini diagnostiche non invasive, condotte da Vincenzo Gheroldi, finalizzate all’analisi dello stato di conservazione e delle tecniche esecutive utilizzate dal pittore, anche in relazione a elementi non immediatamente visibili.

La pala raffigurante l’Assunzione della Vergine si sviluppa su due registri narrativi sovrapposti, separati da una fascia di nubi. Nel registro superiore è rappresentata la Vergine, figura centrale e monumentale, accompagnata in cielo da schiere angeliche. La composizione evidenzia un’impostazione solenne e gerarchica della scena sacra. Nel registro inferiore sono invece raffigurati gli apostoli attorno al sepolcro vuoto. Le figure manifestano reazioni diversificate attraverso gesti e posture che suggeriscono stupore, sorpresa e incredulità di fronte all’evento descritto. La varietà delle espressioni contribuisce a costruire una scena dinamica, impostata su una pluralità di atteggiamenti che sottolineano la dimensione narrativa dell’opera.

Prima del restauro: Alessandro Bonvicino detto Il Moretto, Assunzione della Vergine (1524-1526; olio su tela con ancona lignea intagliata, policroma e dorata, 472 x 310 cm; Brescia, Duomo Vecchio) © Fotostudio Rapuzzi
Alessandro Bonvicino detto Il Moretto, Assunzione della Vergine - prima del restauro (1524-1526; olio su tela con ancona lignea intagliata, policroma e dorata, 472 x 310 cm; Brescia, Duomo Vecchio) © Fotostudio Rapuzzi
Dopo il restauro: Alessandro Bonvicino detto Il Moretto, Assunzione della Vergine (1524-1526; olio su tela con ancona lignea intagliata, policroma e dorata, 472 x 310 cm; Brescia, Duomo Vecchio) © Fotostudio Rapuzzi
Alessandro Bonvicino detto Il Moretto, Assunzione della Vergine - dopo il restauro (1524-1526; olio su tela con ancona lignea intagliata, policroma e dorata, 472 x 310 cm; Brescia, Duomo Vecchio) © Fotostudio Rapuzzi

Dichiarazioni

“Siamo davvero orgogliosi di aver contribuito all’importante restauro di un’opera dal profondo valore simbolico per la città di Brescia insieme alla Fondazione Venetian Heritage”, afferma Maurizio Zanella, fondatore e presidente di Ca’ del Bosco. “Il legame di Ca’ del Bosco con il mondo dell’arte e della scultura, in particolare, è ormai noto”.

 

“È un onore per me e per la Fondazione da me diretta”, dichiara Toto Bergamo Rossi, direttore di Venetian Heritage, “aver finanziato questo intervento di restauro in partnership con un’eccellenza italiana come Ca’ del Bosco. Dal 1999 Venetian Heritage promuove la cultura veneziana attraverso una vasta campagna di interventi di restauro effettuati a Venezia, ma anche nei territori che anticamente facevano parte della Serenissima Repubblica. Brescia fu parte integrante dei domini veneziani dal 1426 fino all’invasione napoleonica avvenuta nel 1797. La pala d’altare del Duomo Vecchio testimonia chiaramente come la pittura veneziana del grande Tiziano influenzò il giovane Alessandro Bonvicino detto il Moretto”.

 

“Restaurare l’Assunta del Moretto”, ricorda Antonio Zaccaria, Restauro Beni Culturali, “insieme alla monumentale ancona che la incornicia, ha significato confrontarsi con una macchina d’altare che, fin dalla sua realizzazione, ha assunto un valore identitario per la città di Brescia ed è stata per questo oggetto, nel corso dei secoli, di ripetute attenzioni conservative. La sfida più delicata è stata, dunque, la rimozione di due antichi strati di vernice, rispettando le tracce lasciate dai passati interventi, e l’esecuzione di una pulitura selettiva, calibrata sulle diverse caratteristiche dei pigmenti e dei materiali. Determinante è stato il continuo dialogo tra indagini diagnostiche e operazioni tecniche, che ha orientato a un nuovo e diverso approccio metodologico. L’apertura del cantiere al pubblico ha reso visibile questa complessità, trasformando il restauro in un’esperienza di partecipazione e conoscenza. Il risultato è duplice: da un lato la restituzione di una corretta leggibilità dell’opera, dall’altro una comprensione più profonda della sua genesi e una rinnovata consapevolezza del legame che continua a unirla alla sua comunità”.

 

“Gli studi tecnici”, per Vincenzo Gheroldi, autore della campagna diagnostica, “hanno consentito di ricostruire il modo di procedere del pittore e riconoscere i suoi diversi ripensamenti in corso d’opera e di identificare i differenti interventi di restauro che, nel tempo, si sono stratificati sul dipinto. Inoltre, le indagini diagnostiche hanno seguito le varie fasi del restauro, verificando le prime prove, l’efficacia delle operazioni conservative e la correttezza dei successivi interventi”.

 

“La scelta di operare direttamente nel Duomo Vecchio”, sostiene mons. Gianluca Gerbino, parroco della Cattedrale, “ha trasformato l’area dell’altare in un vero cantiere di restauro. L’intervento, quindi, non è stata solo una “pulitura” di un dipinto antico: è stato un modo per proteggere un simbolo della città e restituire al pubblico un’opera che fa parte dell’identità artistica e religiosa di Brescia. Ringrazio fautori e specialisti di questo significativo recupero che segna la storia della nostra Città e della nostra Diocesi”.

 

“È stato un grandissimo onore”, sottolinea Davide Dotti, “coordinare a livello scientifico e organizzativo un evento di così alta rilevanza artistica e culturale come il restauro di una delle più importanti opere della prima maturità di Moretto, da annoverare tra i protagonisti della pittura rinascimentale italiana. La pala con l’Assunzione della Vergine non è soltanto un capolavoro della storia dell’arte che godette nei secoli di un’ampia fortuna critica, ma è anche un simbolo per tutti i bresciani, laici e credenti, conservato in un luogo iconico della città. Il confronto e il dialogo costante con il restauratore Zaccaria e con il diagnosta Gheroldi durante i 7 sette mesi di lavoro hanno permesso di comprendere più a fondo la raffinata tecnica pittorica del maestro, il suo modo di costruire l’articolata composizione, stendere il colore sulla tela e, talvolta, tornare sui propri passi per correggere i dettagli che non lo soddisfacevano”.




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