Alla 61ª Biennale di Venezia, il Regno Unito è rappresentato da Lubaina Himid che porta nel Padiglione della Gran Bretagna il progetto Predicting History: Testing Translation. L’esposizione affronta una delle questioni più personali e allo stesso tempo più politiche dell’esperienza contemporanea: cosa significa costruirsi una casa in un luogo nuovo e come cambia il significato dell’appartenenza quando lo spazio che si abita non è stato pensato per chi lo attraversa. Himid ha costruito per Venezia un ambiente nel quale grandi dipinti dialogano con opere realizzate su oggetti trovati, dipinti ispirati ai kanga dell’Africa orientale e un paesaggio sonoro realizzato in collaborazione con l’artista Magda Stawarska. Pittura, testo, oggetti e suono concorrono così alla costruzione di un’esperienza nella quale il Padiglione britannico stesso assume un ruolo centrale. La sua architettura diventa infatti un simbolo del Regno Unito e, proprio attraverso questo edificio, l’artista interroga il rapporto fra luogo, identità e casa, ma anche le diverse possibilità di movimento in un mondo nel quale alcune persone possono spostarsi liberamente mentre altre vengono percepite come “fuori posto”.
Il titolo Predicting History: Testing Translation allude a una condizione di incertezza e interpretazione. Prevedere la storia e mettere alla prova la traduzione significa confrontarsi con qualcosa che non è mai completamente stabile, con il tentativo di comprendere e di farsi comprendere mentre si attraversano luoghi, culture e sistemi di riferimento differenti. Per Himid l’esposizione diventa così una sorta di guida alla navigazione nella vita e nell’appartenenza al di là delle proprie radici, un modo per interrogarsi su ciò che può significare chiamare “casa” un luogo che inizialmente non lo era.
L’artista, che ha un passato nella scenografia teatrale e una particolare passione per l’opera lirica, concepisce le sale del Padiglione come spazi immersivi e multisensoriali. La pittura non viene dunque considerata soltanto come immagine da osservare, ma come parte di una costruzione ambientale dotata di una precisa energia teatrale. I visitatori sono invitati a entrare emotivamente in relazione con i personaggi e con le azioni che si svolgono nei dipinti, quasi come se stessero assistendo a una rappresentazione drammatica.
Sono cinque le grandi tele che costituiscono uno dei nuclei principali del progetto: Architects, Tailors, Chefs, Boatbuilders e Gardeners. Le opere presentano ambientazioni surreali nelle quali figure impegnate nel lavoro si incontrano e si confrontano: i personaggi indicati dai titoli parlano intensamente tra loro e discutono di problemi pratici e creativi, cercando soluzioni alle difficoltà che comporta l’adattamento a un ambiente non familiare. La dimensione del lavoro diventa così anche una metafora della costruzione dell’appartenenza, di un processo nel quale gli individui devono negoziare continuamente il proprio rapporto con il luogo in cui si trovano.
Il Padiglione britannico viene utilizzato da Himid come simbolo della Gran Bretagna: a un primo sguardo appare accogliente, luminoso, arioso e pieno di possibilità, e la sua atmosfera può evocare quella di una giornata estiva britannica idealizzata, ma questa sensazione viene progressivamente attraversata da elementi più inquieti. Suoni, testi e immagini introducono infatti una serie di dissonanze che mettono in discussione l’apparente serenità dello spazio. Alcune delle domande contenute nei dipinti hanno proprio questa funzione perturbante: Can Flies Settle Here e Can Poison Taste Delicious interrogano la possibilità di abitare, accogliere e riconoscere un luogo, introducendo un dubbio là dove sembrerebbe esserci soltanto apertura. A queste immagini si aggiunge il suono della voce di Nana Mouskouri che interpreta la canzone popolare Early One Morning, contribuendo alla costruzione di una dimensione malinconica legata alla perdita.
Anche l’architettura neoclassica del Padiglione diventa parte integrante della riflessione. Spesso interpretata come simbolo di autorità e permanenza, viene trasformata da Himid in un luogo nel quale mettere alla prova le idee di identità nazionale e personale. L’edificio rappresenta la Gran Bretagna, ma proprio questa rappresentazione permette di interrogare ciò che significa appartenere a una nazione, essere accolti in un luogo o percepirsi invece come estranei.
Il percorso si apre con Architects, il primo dipinto che i visitatori incontrano. Al centro della scena due figure discutono su come costruire un luogo sicuro nel quale poter appartenere. Attorno a loro compaiono architetture provenienti da climi, sistemi di credenze e tradizioni differenti: un igloo, un alveare, una chiesa e una moschea. La varietà delle forme architettoniche suggerisce immediatamente la pluralità dei modi in cui gli esseri umani possono concepire e costruire uno spazio da abitare. Una delle due figure indossa abiti luminosi ispirati a un determinato periodo storico e tiene in mano il modello solido di una casa cilindrica, una struttura che offre privacy e protezione. L’altra, vestita in modo elaborato con frange o piume, propone invece un’alternativa su ruote, pronta a essere spostata e a fuggire qualora fosse necessario. La contrapposizione mette in scena due idee differenti di casa: da una parte la stabilità e la protezione di uno spazio chiuso, dall’altra la possibilità di muoversi e di sottrarsi a un luogo che non garantisce sicurezza.
Il tema dell’acqua e dell’oceano occupa da decenni una posizione ricorrente nel lavoro di Himid. In Predicting History: Testing Translation questa presenza acquista una particolare rilevanza perché porta con sé la storia della potenza marittima britannica, strettamente legata all’espansione dell’Impero e alla tratta degli schiavi. L’oceano non è quindi soltanto un elemento geografico o naturale, ma diventa un archivio di storia, memoria e violenza. Questa dimensione emerge con particolare evidenza in Boatbuilders, dove due figure elegantemente vestite mettono in scena un animato confronto davanti al modello di una barca: anche in questo caso i personaggi sono impegnati in una discussione e stanno valutando le diverse possibilità a loro disposizione.
Accanto alla scena, alcuni remi di legno dipinti evocano la storia marittima di Venezia, città costruita sul rapporto con l’acqua e storicamente legata alle attività commerciali e agli scambi. Guardando verso la laguna, i remi sembrano creare un’illusione di fuga. Potrebbero suggerire la possibilità di salpare e lasciare il luogo in cui ci si trova, ma le loro forme spaiate introducono silenziosamente l’idea opposta: la partenza non è così semplice e l’illusione di poter sempre fuggire non corrisponde necessariamente alla realtà.
Il progetto prosegue inoltre con una serie di lavori che sviluppano la ricerca di Himid sui kanga dell’Africa orientale. Si tratta di tessuti decorati tradizionalmente indossati dalle donne, spesso caratterizzati da immagini umoristiche o satiriche e da una struttura nella quale un’immagine centrale è accompagnata da proverbi capaci di trasmettere significati sociali codificati. Himid adotta questo formato e lo trasforma in uno strumento per riflettere sul linguaggio come forma di comunicazione vissuta. Le parole e le immagini passano da un corpo all’altro, da una storia all’altra, da un contesto all’altro. La traduzione evocata dal titolo della mostra diventa così qualcosa di più ampio della semplice conversione linguistica: riguarda la necessità di interpretare significati, gesti, comportamenti e identità quando si attraversano ambienti culturali differenti.
Dopo la conclusione della Biennale di Venezia, Predicting History: Testing Translation sarà inoltre presentata in alcune sedi del Regno Unito grazie al sostegno di Art Fund. La tournée permetterà quindi all’installazione di proseguire il proprio percorso oltre Venezia e di entrare in dialogo con nuovi pubblici. Le tappe previste saranno alla Herbert Art Gallery and Museum di Coventry dal 12 febbraio al 23 maggio 2027, al MAC Belfast dall’11 giugno al 22 agosto 2027 e alla Glynn Vivian Art Gallery di Swansea dal 24 settembre 2027 al 9 gennaio 2028. Art Fund sostiene la commissione e la tournée che porterà l’installazione nelle sedi britanniche. Il progetto conta inoltre sul sostegno di diversi Supporting Partners: Frieze, alla sua seconda collaborazione con la commissione del British Council per il Padiglione britannico; Cork Street Galleries, iniziativa di The Pollen Estate; Henry Moore Foundation; Rothschild Foundation; Girlfriend Fund e Bloomberg Philanthropies, partner digitale. Un sostegno significativo arriva anche dall’Himid Circle, composto da Jill Hackel e Andrzej Zarzycki, Elia Mourtzanou, Suzanne McFayden e Nelumbo Collection, Cingilli Collection, Hollybush Gardens e Greene Naftali, oltre che da Shane Akeroyd e dai British Council’s Ambassador Circle e Global Circle. La commissione del British Council per il Padiglione britannico alla Biennale di Venezia è curata da Ese Onojeruo e affidata alla direzione di Emma Dexter in qualità di commissaria.
Nata nel 1954 a Zanzibar, Lubaina Himid è una delle pioniere del Black British Art Movement. Nel corso degli anni Ottanta e Novanta ha curato alcune importanti esposizioni dedicate all’arte di artiste nere, contribuendo a dare visibilità a una produzione che era stata esclusa dai circuiti delle gallerie mainstream.
La formazione teatrale di Himid costituisce un elemento importante per comprendere il carattere performativo delle sue opere. L’artista ha studiato Theatre Design al Wimbledon College of Art e ha sviluppato da allora un profondo interesse per la materialità e la performatività della pittura. Questo approccio è evidente anche nei suoi cut-out, dipinti figurativi realizzati su pannelli sagomati indipendenti che consentono ai visitatori di camminare tra le figure.
Himid vive e lavora a Preston, nel Regno Unito, ed è Emeritus Professor of Contemporary Art presso la University of Lancashire. Ha ricevuto il Turner Prize nel 2017, il Maria Lassnig Prize nel 2023 e il Suzanne Deal Booth | Flag Art Foundation Prize nel 2024. La sua attività espositiva si è sviluppata ampiamente nel Regno Unito e a livello internazionale. L’artista è rappresentata da Hollybush Gardens di Londra e Greene Naftali di New York.
Negli ultimi anni le sue mostre personali hanno coinvolto importanti istituzioni internazionali. Nel 2025 ha esposto al MUDAM di Lussemburgo e a Kettle’s Yard di Cambridge, in entrambi i casi con Magda Stawarska, oltre che alla UCCA di Pechino. Nel 2024 ha presentato Make Do and Mend al Contemporary Austin in Texas e alla FLAG Art Foundation di New York, Barricades a Hollybush Gardens di Londra e Street Sellers da Greene Naftali a New York.
Nel 2023 ha esposto Plaited Time/Deep Water alla Sharjah Art Foundation negli Emirati Arabi Uniti e What Does Love Sound Like? a Glyndebourne, a Lewes. Nel 2022 ha presentato So Many Dreams al Musée cantonal des Beaux-Arts di Losanna, Water Has a Perfect Memory da Hollybush Gardens a Londra e Zanzibar al Van Abbemuseum di Eindhoven. Nel 2021 una personale dedicata all’artista è stata ospitata alla Tate Modern di Londra.
Nel 2019 sono state presentate Lubaina Himid alla Tate Britain di Londra, Spotlights, The Grab Test al Frans Hals Museum di Haarlem, Lubaina Himid al CAPC di Bordeaux e Work From Underneath al New Museum di New York. Nel 2018 sono arrivate Gifts to Kings al MRAC Languedoc Roussillon Midi-Pyrénées di Sérignan e Our Kisses are Petals al BALTIC Centre for Contemporary Art di Gateshead. Nel 2017 l’artista ha presentato The Truth Is Never Watertight al Badischer Kunstverein di Karlsruhe, Navigation Charts a Spike Island di Bristol e Invisible Strategies al Modern Art Oxford.
La sua partecipazione alle mostre collettive è altrettanto ampia. Nel 2025 ha preso parte a Connecting Thin Black Lines 1985-2025 all’ICA di Londra, Feelings in Common al Pera Museum di Istanbul, Remember Respond Resist al The Box di Plymouth e Changes alla CCA Łaźnia di Gdańsk, in Polonia. Nel 2024 è stata inclusa in Friends in Love and War – L’Éloge des meilleur.es ennemi.es al macLYON di Lione e all’Ikon Gallery di Birmingham, The Time is Always Now: Artists Reframe the Black Figure al Philadelphia Museum of Art, al The Box di Plymouth e alla National Portrait Gallery di Londra, Entangled Pasts, 1768-now alla Royal Academy of Arts di Londra e Women in Revolt! alle National Galleries of Scotland di Edimburgo e alla Tate Britain di Londra. Nel 2020 è stata inclusa in Risquons-Tout al WIELS Contemporary Art Centre di Bruxelles.
Le opere di Lubaina Himid sono conservate in numerose collezioni museali e pubbliche. Tra queste figurano Tate di Londra, British Council Collection, Arts Council Collection, UK Government Art Collection, Victoria & Albert Museum di Londra, National Museums Liverpool e Whitworth Art Gallery di Manchester. Sono inoltre presenti nella Women’s Art Collection della University of Cambridge, al Museum Ludwig di Colonia, al Musée cantonal des Beaux-Arts di Losanna, al Museum of Modern Art di Varsavia, al Van Abbemuseum di Eindhoven, al CAPC Musée d’art Contemporain de Bordeaux, al Guggenheim di New York, al Guggenheim Abu Dhabi, al Hammer Museum di Los Angeles, al Baltimore Museum of Art del Maryland, al Rhode Island School of Design di Providence e alla Sharjah Art Foundation negli Emirati Arabi Uniti.
Per inviare il commento devi
accedere
o
registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo
l’accesso.