Dal 30 maggio al 30 giugno 2026, a Roma gli spazi di Blocco 13 ospitano Qb, la prima mostra personale romana di Ruggero Baragliu (Nuoro, 1987), a cura di Antonello Cuccu e Chiara Manca. L’esposizione inaugura sabato 30 maggio dalle 18 alle 21 negli spazi dell’associazione culturale dedicata all’arte contemporanea di via Benzoni, nel quartiere Garbatella, proseguendo fino al 30 giugno su appuntamento, con aperture anche serali. La mostra si inserisce nella sezione “Ospiti” di Blocco 13, progetto che negli anni ha accolto artisti come Pierluigi Fresia, Alessandro Finocchiaro, Luca Caccioni e Gianni Baretta. Con Qb, Baragliu porta a Roma una ricerca che unisce pittura e tensione plastica in una serie di opere di piccolo formato, frutto di un lungo processo di selezione, sottrazione e distillazione del gesto pittorico.
Il titolo della mostra, Qb, richiama infatti l’espressione “quanto basta” e sintetizza il principio che guida il lavoro dell’artista: un equilibrio costruito attraverso la riduzione dell’immagine ai suoi elementi essenziali, senza però rinunciare alla complessità della materia pittorica. La mostra presenta carte, tavole, oli e bassorilievi che testimoniano il progressivo slittamento della sua ricerca verso una dimensione sospesa tra bidimensionalità e volume.
Nel testo critico che accompagna l’esposizione, Antonello Cuccu mette in relazione il lavoro di Baragliu con il principio della sottrazione elaborato in architettura da Ludwig Mies van der Rohe e con il rigore cromatico e spaziale di Piet Mondrian. Secondo Cuccu, l’artista nuorese lavora sulla tela come su un “paiolo”, agitando strumenti e materia fino a raggiungere un equilibrio temporaneo e precario, destinato a rimettersi continuamente in discussione nell’opera successiva. In questa prospettiva ogni lavoro non appare come un oggetto concluso, ma come parte di un processo aperto che tiene insieme tutte le opere in una tensione continua. La pittura diventa così un campo di trasformazione in cui il soggetto originario viene progressivamente decostruito fino a lasciare emergere una sintesi essenziale.
La maggior parte delle opere esposte è stata realizzata appositamente nel 2026 per gli spazi di via Benzoni 13. Fa eccezione Senza titolo con dama, lavoro sviluppato tra il 2019 e il 2024, che introduce alcuni nuclei centrali della ricerca più recente dell’artista. Tra gli oli su tavola di piccolo formato figura Colosso, opera che gioca volutamente sul contrasto tra le dimensioni contenute del supporto e il riferimento al monumento simbolo della capitale. Il dipinto rappresenta anche un richiamo biografico alla città di Roma, dove Baragliu ha compiuto una parte fondamentale della propria formazione artistica all’Accademia di Belle Arti di via Ripetta.
Un ulteriore omaggio al contesto urbano che ospita la mostra è rappresentato da Garbata, bassorilievo in cui il segno pittorico assume una valenza plastica e tridimensionale. In quest’opera la pennellata non si limita più a descrivere la superficie, ma si trasforma in volume, accentuando il dialogo tra pittura e scultura che attraversa l’intera esposizione. A preparare questa evoluzione verso la tridimensionalità sono le sette carte della serie Ipotesi di scultura, nelle quali il tratto colorato costruisce e attraversa lo spazio attraverso tagli, rilievi e sollevamenti della superficie. L’immagine sembra progressivamente emanciparsi dalla propria origine bidimensionale, trasformandosi in presenza fisica.
Lo stesso Baragliu, in un’intervista pubblicata sull’ultimo numero del trimestrale “Ieri, oggi e domani”, ha descritto il proprio approccio alla pittura come una ricerca di visione totale dell’immagine. “Quando dipingo su tela o su tavola – afferma l’artista – è come se mi immaginassi una pennellata che può essere osservata da più punti di vista: una visione a 360° della pittura”.
La ricerca dell’artista nasce infatti da un confronto costante con la struttura stessa dell’immagine. Il soggetto viene sottoposto a un processo di riduzione e ricomposizione che ne conserva solo gli elementi essenziali, ricollocandoli però all’interno di una nuova scena pittorica e scultorea. Ciò che interessa Baragliu non è la rappresentazione mimetica del reale, ma la possibilità di far emergere una forma autonoma, capace di mantenere un legame con il dato originario senza dipenderne completamente.
Nato a Nuoro nel 1987, Ruggero Baragliu vive e lavora tra Torino e la Sardegna. La sua formazione affonda inizialmente nel linguaggio del writing, esperienza che lascia tracce nella costruzione gestuale e stratificata della sua pittura. Parallelamente sviluppa uno studio rigoroso della tecnica a olio, che diventa il fulcro della sua pratica artistica. Dopo il diploma all’Accademia di Belle Arti di Roma sotto la guida di Enzo Orti, prosegue gli studi all’Accademia Albertina di Belle Arti con Marco Cingolani e Arcangelo Esposito, consolidando un linguaggio personale caratterizzato da una continua tensione tra astrazione e presenza figurativa. Dal 2017 la sua ricerca si intreccia inoltre con il lavoro del collettivo IDEM Studio, fondato insieme agli artisti Angelo Spatola e Samuele Pigliapochi. Attraverso il collettivo Baragliu sviluppa progetti site-specific e pratiche collaborative che alimentano ulteriormente la dimensione progettuale del suo lavoro.
Nel 2019 presenta la personale Fade out presso Spazio E_Emme, seguita nel 2024 da Visione apparente, entrambe curate da Anna Oggiano. Nel 2020 espone invece alla galleria MANCASPAZIO nella mostra Frammenti, curata da Cecilia Mariani e Chiara Manca. Negli ultimi anni l’artista ha inoltre partecipato a diverse fiere e mostre collettive, tra cui Roma Arte in Nuvola e (Un) Fair Milano. Nel 2023, proprio durante Roma Arte in Nuvola, la galleria MANCASPAZIO riceve il premio Best Stand Prize. Nel 2024 Baragliu torna sia a Roma Arte in Nuvola sia a (Un) Fair Milano, dove una sua opera viene selezionata per una mostra curata dal board della fiera. Sempre nel 2024 prende parte a diverse collettive, tra cui Connections presso Candy Snake Gallery, curata da Andrea Lacarpia, This is (not) the end per il Festival delle Arti Molineddu di Ossi e “8 secondi” alla Galleria Moitre. La mostra romana è realizzata in collaborazione con MANCASPAZIO ed è accompagnata da un catalogo che raccoglie le opere esposte e i testi dei due curatori.
Per inviare il commento devi
accedere
o
registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo
l’accesso.