È stato presentato nel pomeriggio di giovedì 26 giugno, a Siena, il Drappellone del Palio del 2 luglio 2026, l’opera realizzata da uno dei più apprezzati giovani pittori italiani, Ismaele Nones, destinata a entrare nel museo della Contrada vincitrice della prossima Carriera. La presentazione si è svolta alla presenza della sindaca di Siena, Nicoletta Fabio, e del curatore e critico d’arte Davide Ferri. Il Drappellone, tradizionalmente noto come “Cencio”, è dedicato alla Madonna di Provenzano e si inserisce nel calendario del Palio di Siena con un titolo che richiama anche l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, figura centrale della spiritualità medievale e della cultura religiosa italiana. L’opera si presenta come un’unica immagine compatta e coerente, costruita però su una struttura narrativa articolata che, per facilitarne la lettura, può essere idealmente suddivisa in tre livelli: una fascia superiore, una centrale e una inferiore, ciascuna con una propria funzione simbolica e compositiva.
Nella parte superiore del Drappellone trova posto la Madonna di Provenzano, fulcro iconografico della Carriera del 2 luglio. La figura mariana è rappresentata con i suoi attributi tradizionali, la corona e la lamina d’argento ottocentesca che funge da manto, elemento che richiama anche la riza delle icone ortodosse. Questa superficie, priva di decorazioni, diventa nello sviluppo del progetto uno spazio narrativo trasformato dall’artista in una sorta di campo visivo destinato ad accogliere ulteriori significati. All’interno di questo spazio si inserisce infatti la figura di san Francesco, raffigurato insieme al frate Benedetto da Piratro nell’atto della dettatura del cosiddetto “Piccolo testamento di Siena” del 1226. Il documento, oltre al suo valore storico, rappresenta un momento simbolico di forte legame tra il santo e la città di Siena, sottolineando un rapporto identitario che attraversa i secoli. Attorno alla scena si muovono inoltre numerosi uccelli, elemento iconografico ormai ricorrente nella rappresentazione di San Francesco e simbolo della sua predicazione rivolta al creato e alla natura.
La Madonna di Provenzano è collocata su una colonna, scelta che risponde a una duplice esigenza, compositiva e simbolica. La colonna, infatti, rappresenta tradizionalmente il legame tra terra e cielo, diventando così un elemento di mediazione tra la dimensione umana e quella divina. Ai lati della figura mariana si dispongono in modo ordinato le dieci Contrade partecipanti alla Carriera, suddivise in due gruppi da cinque, secondo una simmetria rigorosa che contribuisce a rafforzare l’equilibrio complessivo della composizione.
La scena si sviluppa poi nella parte inferiore, dove compaiono due cavalli che danzano e si affrontano in un cielo limpido. Uno è bianco e l’altro nero, richiamando la leggenda della Balzana, lo stemma di Siena, che secondo la tradizione deriverebbe proprio dai colori dei cavalli utilizzati dai leggendari fondatori Senio e Ascanio nella fuga dallo zio Romolo. I due animali non sono rappresentati in opposizione violenta, ma in una dinamica di gioco e di confronto festoso, quasi a suggerire che la competizione sia anche una forma di relazione e di riconoscimento reciproco.
La loro danza si svolge su un pavimento decorato che richiama la grande piazza della città, ispirato al motivo presente nella Sala del Pellegrinaio del complesso di Santa Maria della Scala. Questo elemento contribuisce a radicare la scena in un immaginario urbano e storico profondamente legato alla città, trasformando lo spazio pittorico in una trasposizione simbolica della piazza senese.
Dietro i cavalli, un muro di cinta chiude la scena e introduce un ulteriore livello narrativo. Su di esso è riportata la data del Palio, 2 luglio 2026, che ancora una volta riconduce l’immagine alla sua funzione celebrativa e alla sua dimensione temporale precisa. Al di sotto della piazza si sviluppa poi una cinta muraria sulla quale sono raffigurati i Terzi della città, lo stemma del sindaco e, al centro, la Balzana di Siena, elemento identitario per eccellenza della città.
Sotto questa fascia urbana si apre un paesaggio di colline che evoca direttamente il territorio senese, sottolineando il rapporto indissolubile tra la città e il suo ambiente naturale. La composizione si sviluppa così come un sistema stratificato in cui Siena appare non solo come luogo fisico, ma come costruzione culturale e simbolica che si estende dal centro urbano fino al paesaggio circostante.
Nella parte più bassa dell’opera emerge infine la figura allegorica di Diana, collegata alla leggenda del fiume sotterraneo che, secondo la tradizione, scorrerebbe sotto la città. Raffigurata con un’espressione insieme annoiata e rassegnata, Diana diventa una presenza ironica e malinconica, sospesa tra mito e memoria collettiva. La sua attesa della scoperta del fiume si trasforma in una metafora del rapporto tra la città e i suoi segreti nascosti, tra ciò che è visibile e ciò che rimane sotterraneo.
“La presentazione del Drappellone”, ha spiegato la sindaca di Siena, Nicoletta Fabio, “segna l’inizio del percorso che ci accompagnerà fino al Palio: è il momento in cui l’attesa prende finalmente forma e il 2 luglio non è più soltanto una data sul calendario, ma diventa un’emozione condivisa. Ismaele Nones ha saputo interpretare questo spirito con grande sensibilità, realizzando un’opera che guarda alla tradizione non come a un repertorio da ripetere, ma come a una fonte viva di significati, capace di dialogare con il presente. Il suo Drappellone è profondamente rispettoso dell’identità di Siena. Dai richiami al Pellegrinaio del Santa Maria della Scala alla Diana, dai cavalli bianco e nero che evocano le origini della città e la Balzana fino alla Madonna di Provenzano, ogni elemento è inserito in una visione personale e coerente. Particolarmente significativa è la scelta di rappresentare i due cavalli non nella competizione, ma in un atteggiamento giocoso, quasi affettuoso. È un’immagine che invita a riflettere sul senso più autentico della rivalità nel Palio: l’avversario non è soltanto colui contro il quale ci si misura, ma è una presenza indispensabile, perché senza sfida non esiste neppure quella straordinaria forza identitaria che alimenta la vita delle Contrade. Questo Drappellone ci restituisce l’immagine di una Siena nella quale la competizione non cancella il legame, ma lo rafforza; nella quale l’antagonismo convive con il rispetto e le differenze contribuiscono a dare forza a una storia comune. È l’armonia, nel senso più alto del termine, l’augurio che quest’opera consegna alla nostra Festa”.
“Sono orgoglioso, e anche emozionato, di presentare il lavoro di Ismaele Nones”, ha dichiarato Davide Ferri, curatore, critico d’arte e direttore artistico Arte Fiera Bologna. “Nones è uno dei principali esponenti della giovane pittura italiana del presente, un linguaggio che sta vivendo, da almeno dieci anni a questa parte, una stagione di grande effervescenza e visibilità nel contesto delle ultime tendenze dell’arte contemporanea. Non c’è niente di più potente, allora, delle possibilità che un’occasione così autorevole come il Palio offre a un’artista del nostro tempo di verificare e rilanciare i tratti salienti della sua poetica, e attraverso un confronto così proficuo con la tradizione. Osservando il Drappellone di Nones, sembra proprio che gli elementi che caratterizzano la storia del Palio e il suo paesaggio di immagini, la Madonna di Provenzano, i simboli della città e delle Contrade, sappiano stare in equilibrio con le forme e i modi della pratica dell’artista: la costruzione dell’immagine su un piano marcatamente bidimensionale che richiama la pittura antica e prerinascimentale; una visionarietà che sembra quindi sempre fare i conti con la storia della pittura; l’inclinazione alla narrazione, a costruire un racconto complesso in un primo piano molto ravvicinato e su fasce di rappresentazione sovrapposte. E al centro del dipinto l’immagine dei due cavalli, uno bianco e uno nero, rappresentati di profilo e in uno slancio ascensionale, che appaiono come sorvegliati dalla figura della Madonna di Provenzano: non solo un’evidenziazione della dimensione agonistica, ma un vero e proprio richiamo a una danza gioiosa e rituale attorno a cui ruota idealmente tutta l’immagine”.
“Questo Drappellone nasce principalmente dalle persone che ho incontrato in questo straordinario percorso”, ha spiegato Ismaele Nones. “Per questo vorrei fare dei ringraziamenti precisi. Ringrazio la Sindaca Nicoletta Fabio e la Direttrice Michela Eremita per la fiducia che hanno riposto in me e nel mio lavoro dandomi questo incarico. Ringrazio Michela Bacconi e Sara Corti per il prezioso aiuto che mi hanno dato in questi mesi nella gestione di tutta la logistica e della burocrazia. Ringrazio le sarte per la loro eccezionale disponibilità e per aver portato a termine il lavoro nel migliore dei modi. Ringrazio tutte le persone del Comune di Siena che mi hanno supportato e aiutato durante questo periodo. Grazie a Davide Ferri per la presentazione e il fruttuoso dialogo. Un grazie infinito a Emanuela Perra, che da sempre accompagna il mio lavoro con un confronto costante, proficuo e stimolante. Grazie alla Galleria Lunetta 11 per il supporto. Ma il ringraziamento più grande va a tutti i cittadini di Siena, per l’accoglienza, la disponibilità e l’affetto che mi avete dimostrato in questi mesi. Grazie di cuore. Viva il Palio. Viva l’arte”.
Per inviare il commento devi
accedere
o
registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo
l’accesso.