Furto delle opere di Antonello da Messina: AStArte denuncia le falle nella vigilanza


L’Associazione Nazionale Storici dell’Arte contesta duramente il sistema di sicurezza degli istituti culturali siciliani dopo la sparizione di capolavori dal Polittico di San Gregorio, puntando il dito contro turni non congrui e l’assenza di personale formato per la tutela del patrimonio artistico regionale.

Il furto delle tre tavole superstiti del Polittico di San Gregorio e della Tavoletta bifronte di Antonello da Messina non ha colto di sorpresa l’Associazione Nazionale Storici dell’Arte, intervenuta sull’argomento con un comunicato. La presidente Silvia Mazza, nel commentare l’accaduto, ha voluto sgombrare il campo da ogni ipotesi di imprevedibilità, dichiarando che lo sconcerto presupporrebbe un evento inatteso, un fattore che nel caso specifico della sicurezza dei beni culturali in Sicilia non sussiste affatto. L’Associazione aveva infatti indirizzato, meno di due settimane prima del fatto, una comunicazione formale alla Regione Siciliana, evidenziando l’imprescindibilità di una specializzazione rigorosa nel comparto dei beni culturali. Tale appello assume oggi una valenza drammatica, specialmente in un contesto segnato dall’assenza della figura dello storico dell’arte nella recente definizione della Matrice professionale regionale.

Antonello da Messina, Polittico di san Gregorio: Madonna col Bambino o del Rosario tra i Santi Gregorio e Benedetto, Angelo Annunciante e Annunciata (1473; tavola, 170 x 203 cm; Messina, Museo Regionale Accascina)
Antonello da Messina, Polittico di san Gregorio: Madonna col Bambino o del Rosario tra i Santi Gregorio e Benedetto, Angelo Annunciante e Annunciata (1473; tavola, 170 x 203 cm; Messina, Museo Regionale Accascina)

“Agli storici dell’arte delle soprintendenze”, ricorda l’associazione, “compete la tutela del patrimonio storico-artistico, compreso quello conservato nei musei. La vigilanza e la custodia delle opere, invece, spettano al personale addetto alla sicurezza e alla sorveglianza degli istituti culturali: figure professionali che devono possedere competenze specifiche in materia di controllo, prevenzione e gestione delle emergenze. Tra le loro mansioni rientrano la vigilanza delle sale e delle aree espositive, il controllo e la protezione delle opere d’arte, il presidio degli accessi, la verifica dei comportamenti del pubblico, la salvaguardia degli edifici e dei beni custoditi, nonché la sicurezza del personale e dei visitatori. A ciò si aggiungono la gestione delle procedure in caso di allarme, la segnalazione di malfunzionamenti e la redazione della documentazione relativa a eventuali criticità. È dunque evidente che si tratta di una figura professionale cui è affidata una responsabilità rilevante nella conservazione e nella tutela del patrimonio culturale. Di fronte a questa esigenza di professionalità, nella Regione Siciliana il sistema della vigilanza degli istituti culturali è stato affidato in larga parte ai dipendenti della SAS – Servizi Ausiliari Sicilia, società in house partecipata in maggioranza assoluta dall’amministrazione regionale (85,13%). Tra i servizi affidati alla società rientra il “presidio non armato presso uffici ed enti della Regione”, che comprende il monitoraggio degli accessi, la gestione delle aperture e delle chiusure delle strutture, il primo intervento nelle situazioni di emergenza, l’attivazione delle procedure di sicurezza e la gestione dei sistemi di allarme. Il personale SAS opera in diversi ambiti strategici regionali: oltre alle strutture sanitarie e agli uffici amministrativi, anche negli istituti della cultura, tra cui parchi archeologici, musei regionali, biblioteche e gallerie d’arte. Una parte significativa di questo personale proviene storicamente dal bacino degli ASU (Attività Socialmente Utili), lavoratori rimasti per anni in una condizione di precarietà e successivamente interessati da percorsi di stabilizzazione attraverso specifici piani assunzionali regionali”.

Il punto centrale della questione sollevata da AStArte risiede nella mancata corrispondenza tra le competenze richieste e la formazione del personale. Questi addetti non sono stati selezionati attraverso procedure concorsuali disegnate specificamente per il settore dei beni culturali, né hanno ricevuto un addestramento conforme alla delicatezza dei compiti di vigilanza richiesti in un museo. Oltre alla carenza di specializzazione, si aggiunge il problema dei numeri: la dotazione organica risulta spesso insufficiente rispetto alle necessità degli istituti. La conferma di tale precarietà gestionale è giunta, pochi mesi fa, da una circolare del Dipartimento regionale dei Beni culturali, che ha dovuto intervenire d’urgenza sulle turnazioni proprio per tentare di colmare le gravi difficoltà di copertura del servizio.

Sebbene gli addetti alla custodia della SAS svolgano mansioni di vigilanza non dirigenziale inquadrate nel Contratto Collettivo Regionale di Lavoro della Regione Siciliana, emerge un contrasto con le clausole dello stesso contratto. L’articolo 31 del medesimo testo normativo stabilisce chiaramente che la ripartizione del personale nei vari turni debba avvenire sulla base delle professionalità necessarie in ciascun turno. È proprio il concetto di professionalità necessaria a costituire il nodo gordiano della vicenda. “Lo stesso contratto”, spiega AstArte, “disciplina inoltre il ricorso ai turni notturni e festivi, prevedendo limiti e specifiche indennità proprio in considerazione della gravosità di un’attività che richiede continuità, attenzione e responsabilità. La questione assume profili ancora più problematici se si considera che gli addetti alla custodia di alcuni musei regionali, che custodiscono altre opere di Antonello da Messina, insieme ad altri capolavori, sono anche reclutati tra soggetti con fedina penale non pulita, inseriti in specifici programmi di recupero. Il problema non riguarda certamente la condizione personale o il percorso individuale dei lavoratori, ma il fatto che un compito di tale responsabilità – la sorveglianza di opere di straordinario valore storico e artistico – richieda personale selezionato, formato e qualificato secondo criteri coerenti con le esigenze della tutela dei beni culturali”.

La conclusione della presidente Mazza è un atto d’accusa verso le politiche regionali: “affidare la sicurezza delle opere d’arte senza una specifica preparazione professionale significa”, dichiara la presidente, “esporre il patrimonio a una vulnerabilità che non può essere considerata accettabile”.




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